Autore Topic: Background  (Letto 1477 volte)

Offline Richter

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« il: 2 Ottobre 2004, 23:16:53 »
bene ragassuoli,siccome che,ho la febbre a 39,sono solo in casa e mi sono stufato delle pugnette ho deciso di aprire questo topic dove potremo inserire qualora la vogliate inventare, la storia del vostro personaggio,possibilmente con un pizzico di gdr,cosi se volete dire "io sono nato da un culo,mi faccio arrestare x vagabondaggio ogni volta che prendo l'airship a sbaffo con i miei 3 kg di roba nel borsone" (e gia qui potrei anche dire di aver fatto il mio) oppure qualcosa di piu' nobile come "il mio nome e' marchiato nei cieli di vana diel,il mio nome rieccheggia per le valli di la thiene e le mie gesta sono cantate dai bardi dei 4 regni....eccetera,sapete dove scriverlo ^^


le regole sono semplici, un post a testa col background(chi ha + pg puo' farne di +),niente post del tipo "ottima idea" oppure "potevi continuare con le pugnette" ( :mhihi: )

lo metto in rilievo,spero che l'idea vi piaccia.

buon racconto^^
« Ultima modifica: 2 Ottobre 2004, 23:33:16 da Richter »

Offline Zaffiro

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« Risposta #1 il: 4 Ottobre 2004, 00:14:42 »
Due fratelli, un solo destino..... non hanno un vero e propio legame di sangue ma i loro destini si incroceranno.




ALBERO GENEALOGICO:



INFORMAZIONI GENERALI:

Agares Blight
Re imperiale del regno di Highland (situato a Tu'Lia) dal forte senso morale il cui desiderio è la prosperità del suo regno; lascerà il comando dell'esercito reale al figlio Luke il quale, assetato di sangue ed intenzionato a sottomettere sotto il suo dominio tutti i regni di Vana'diel, tramite un complotto scatenerà una guerra che portera' il regno alla fine mentre nella grande Citta Stato a Tavnazia la rivolta dei beastmen darà il via alla grande guerra che vedra' per la prima volta Taru Taru, Hume, Elvan, Mithra e Galka combattere insieme.

Luke Blight
Principe imperiale del regno di Highland e comandante delle truppe reali. Sanguinario, cruento ed arrogante, disprezza la vita ed e' appagato solo dal vedere bagnata di sangue la sua spada. Per lui uccidere un uomo o un bambino non fa alcuna differenza, arriverà ad assassinare il padre per ereditarne il trono ma la sua sete di potere porterà il regno alla fine nonchè alla fine dei suoi stessi giorni.

Jillia Blight
Principessa imperiale del regno di Highland; remissiva, gentile e dal nobile animo soffre per la guerra che dilania il suo popolo e per le atrocita' commesse dal fratello alle quali cerca di opporsi. Durante la guerra riesce a scappare grazie all'aiuto del suo amato Joey del quale perderà ogni notizia e di cui porta in grembo il figlio il cui nome sara'  Zaffiro.

Joey Atredeis
Figlio adottivo di una piccola famiglia nobile viene ripudiato dal padre perche accusato di essere un traditore del regno di Highland; con l'intento di fermare la follia sanguinaria di Luca Blight una serie di circostanze lo portera' a sposarne la sorella, Jillia, della quale era innamorato. Durante la grande guerra riesce a scappare e a mettere al sicuro la propia amata affidandola ad un suo amico d'arme, un nobile cavaliere di Sandoria, da quel momento in poi di lui si perse ogni traccia.

Seed Growen
Membro della guardia reale di Sandoria ed amico di vecchia data di Joey Atredeis, accoglie sotto la sua protezione Jillia Blight di Highland. Quando Joey scompare misteriosamente, per poteggere Jillia da possibili attentati, essendo lei una principessa reale ed in attesa del leggittimo erede al trono del regno di Highland di Tu'lia, decide di sposarla mantenedo con lei un puro rapporto di amicizia e amore platonico. L'incontro con Arela Djinn rappresenterà un qualcosa di inaspettato e sconvolgente il quale gli porterà un figlio..... Ereilavak.

Arela Djinn
"Donna" appartenente ad una antica famiglia di demoni la cui razza viene riconosciuta con il termine Djinn.
Manipolatrice delle forze arcane (oscurita') e di quelle elementali (fuoco, terra, acqua, aria, ghiaccio, fulmine); nonostante l'apparenza ha un'animo umile e l'incontro con un uomo mortale di nome Seed Growen le portera un po di serenita' non che un figlio che chiamera Ereilavak che terra' celato nelle sue stanze.



Work in progress

EDIT:
aggiunto breve descrizione per quanto riguarda la mamma di Riki^^
me intrippa sta roba faro un lavoro titanico*__* sono ancora solo hai profili ^.-
« Ultima modifica: 5 Agosto 2005, 16:35:49 da Zaffiro »
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Offline Huragano

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« Risposta #2 il: 4 Ottobre 2004, 16:45:41 »
Era un umano nato in un lontano posto chiamato Norg. Egli era figlio del sovrano, Karenozui Ghizamaluk X, e il suo nome era Michael Ghizamaluk XI. Egli era di sangue nobile e come tale si comportava.
Un giorno, un tremendo cataclisma di abbattè sulla città; era talmente violento da creare un portale in cui venne risucchiato al suo interno lui insieme a suo padre, dopodichè il portale si chiuse. Per Michael sembro solo di aver dormito per un paio di giorni, in realtà lui era rimasto addormentato per 2 mesi circa. Quando si sveglio, si trovo nei pressi di West Ronfaure: riusciva solo a vedere, sembro come paralizzato, quindi, stanco, si riaddormentò. Avrebbe voluto vicino a se sua madre e suo padre, ma loro non c'erano.
Passarono 6 mesi in cui sogno un uomo che si fece chiamare Rainemard. Era un uomo alto, forse un elfo, vestito di rosso, che gli disse di intraprendere la sua strada, la strada del red mage. Michael sapeva fin dalla nascità che lui voleva intraprendere la strada del Ninja, ma qualcosa nel tono della voce dell'uomo misterioso vestito di rosso gli fece cambiare idea, lo sentiva dentro ora piu che mai.
Si risveglio in una piccola locanda, accanto a lui c'era un elfo che badava a lui. L'elfo si era accorto che si era svegliato e con tono calmo e rilassato disse: "Buongiorno, Huragano.....hai dormito parecchio". Michael rispose: "Huragano? Chi è Huragano?". L'elfo spiegò che in lingua elfica, Huragano significa 'persona trovata in fin di vita'. A questo punto 'Huragano' chiese dove si trovava e chi era quell'elfo che si stava prendendo cura di lui."Mi chiamo Sharzalion e ti trovi al Lion Spring di San d'Oria"."San d'Oria??". Come faceva a trovarsi cosi lontano da casa sua? "Si, San d'Oria perché?"."No......niente...". Forse rispose cosi perché sapeva oramai di aver perduto tutti i suoi cari, quindi si rassegnò e si apprestò a ricominciare una nuova vità, si alzo dal letto e prima che uscisse, Sharzalion lo fermo come se volesse restituirli qualcosa. "Questo ce lo avevi addosso quando ti ho trovato...". Sharzalion gli diede un ciondolo tutto rosso: Michael non si ricordava di aver mai avuto tale ciondolo, cmq lo prese senza dire nulla e s'incamminò fuori dalla locanda.
Appena fuori si rese conto di essere dentro un enorme castello e subito notò che stavano reclutando nuovi Avventurieri, guardò di nuovo quel ciondolo rosso e si ricordò di Rainemard. Ora sapeva quale era la sua strada, quindi ando a presentarsi:
"Piacere, sono Huragano e faccio il Red Mage. Voglio diventare un Avventuriero"
« Ultima modifica: 4 Ottobre 2004, 18:18:05 da Huragano »

Citazione
T devo confessarti una cosa..ho paura di sconvolgerti..ma devo....matrix è un film e l'agente smith nn esiste ;;;_;;; keanu reeves è un attore e nn si fa kiamare neo..recitano tutti....so ke ora vorrai convincermi del contrario ma fidati di me ;_;

Offline Almodeon

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« Risposta #3 il: 4 Ottobre 2004, 18:57:58 »
Lo trovarono una notte.
Pioveva e il terreno era molle di fango, poca vegetazione ancora sopravviveva all'incessante calpestare di quegli esseri; orchi, li chiamavano. Uno degli elfi della pattuglia che quella notte era stata assegnata alla roccaforte delle bestie, si era spinto fino all'estremo dell'accampamento, solo. Arrivato in quel posto che pochi hanno visto e ancora meno sono tornati per descrivere, si sedette sotto uno spuntone di roccia per ripararsi dalla pioggia incessante, quando, scrutando attorno a se vide qualcosa. Non riuscì bene a distinguerlo, sembrava un fagotto informe di stracci, ed era proprio sulla riva delle sorgenti termali che in quel punto sgorgavano. Incuriosito, dopo essersi sincerato di non avere orchi alle calcagna uscì allo scoperto. Un sibilo acutissimo e poi uno schiocco; una freccia avvelenata giaceva a terra, e sulla pietra dietro di se si potevano scorgere ancora le tracce del veleno di cui era cosparsa. Non c'era tempo per pensare, subito estrasse l'arco, e con una mira dettata probabilmente dalla necessità piantò una freccia nel collo dell'orco che lo stava caricando. L'orco ululò e da tutto l'accampamento si sentirono, come un coro di morte, le voci dei suoi simili in risposta, proprio mentre il corpo senza vita si accasciava sulla pietra nuda. Il guerriero si gettò sul fagotto e scoprì che era morbido... e che era vivo. Senza perdere un secondo di tempo si lanciò verso il cunicolo per scendere verso l'uscita dell'accampamento.
Quando arrivò alle porte della Capitale era ridotto a uno straccio, Il sangue marchiava la sua pelle e la sua faccia, e trascinava una gamba. Il fagotto era miracolosamente intatto, sebbene sporco di sangue, quello del guerriero e quello delle bestie che erano perite sotto i suoi fendenti. Li portarono subito allo Chateau, dove la regina in persona si prese cura di loro. Disse che era un onore per lei servire un elfo così valoroso, e d'altronde l'esserino la incuriosiva; sapeva che era un TaruTaru, una razza pacifica che abitava dall'altra parte del mondo, immersa nella natura, ma si rendeva anche conto che un cucciolo di quella razza non avrebbe potuto trovarsi là; la domanda era ovvia: come aveva fatto a giungere fin lì? Ebbe l'impressione che la risposta non sarebbe stata tanto banale.
Un paio di giorni dopo l'esserino diede segni di vita, la regina corse vicino al giaciglio in cui era stato posto e lo osservò per l'ennesima volta. Era di corporatura media per la sua razza e la sua età, i capelli erano di colore marrone e i suoi occhi, beh, i suoi occhi erano chiusi per ora. Notò con tenerezza che era piuttosto paffutello e soffice al tocco, ma non sapeva se la cosa era normale o no; i contatti con quel mondo erano negli ultimi tempi piuttosto difficili. Mentre rimuginava su questi fatti la manina della creaturina si mosse, come per cercare di aggrapparsi a qualcosa. Lei gliela prese, o meglio, lasciò che lui l'afferrasse, e lo guardò. Ed egli aprì gli occhi, due enormi occhi color della quercia, enormi e luminosi come una mattina di primavera, ma freddi come l'inverno più rigido. Passarono alcuni secondi prima che riuscisse a focalizzarli su qualcosa, e quando riuscì a inquadrare la regina, con un tono quasi di sorpresa, disse: "...mamma...?" Non c'era traccia di paura, non c'era senso di smarrimento, nemmeno quando l'elfa che stava vicino a lui rimase zitta e gli rispose con uno sguardo di infinita tristezza. Richiuse gli occhi.
Gli anni passarono e il piccolo Almo cresceva, almeno in intelligenza, dato che il suo corpo rimase sempre quello di un ragazzino paffutello ed eternamente tenero. La regina lo aveva chiamato così, in ricordo del nonno morto da molto tempo. La Creaturina, come lo chiamavano i soldati dello Chateau, aveva dimostrato fin da piccolo di essere speciale, forse semplicemente perchè sembrava avere innate le arti arcane della Magia Nera. Cominciò ad allenarsi quando era molto giovane, da solo, dato che le arti che praticava erano relativamente un mistero per la gente di San'Doria. Bene o male venne il giorno in cui acquistò abbastanza coscienza di se e indipendenza da decidere di lasciare la sua Protettrice e la, ormai sua, Città. La curiosità verso il mistero delle sue origini era troppo potente, quindi decise di approfittare di una pattuglia che partiva all'alba per arrivare senza pericoli all'Outpost di Valkrum, una regione che si affacciava sull'oceano che gli avevano raccontato piena di strani mostri. Lasciò solo una lettera per la Regina, non una parola, non un saluto, non un ringraziamento, e partì.
Attraversò il Ronfaure con i suoi mostriciattoli che ormai guardava dall'alto in basso (metaforicamente), arrivò alla Pianura di La Theine, dove ancora poteva dare il suo contributo ai soldati, senza sentirsi un peso morto. Alla fine giunse a Valkrum, la prima tappa del suo lungo viaggio. Ci arrivò senza intoppi, e per un po' rimase in quella landa pericolosa ma affascinante. Scoprì Selbina, una specie di piccolissima cittadina portuale, si allenò per settimane contro gli esseri del posto e, alla fine, giunse di nuovo quella sensazione. Doveva continuare il suo pellegrinaggio. La gente che aveva incontrato gli aveva raccontato di una città mistica che si trovava al centro del mondo. Il nome non gli era noto, sapeva solo che era un punto nevralgico del commercio di quel mondo, e quindi doveva essere il posto ideale per cercare informazioni sulle sue origini. Durante una situazione particolarmente ostile aveva incontrato un cavaliere nero che lo aveva salvato; com'era prevedibile i due strinsero amicizia, e non solo scoprì che il suo Senpai era in realtà un Umano, ma che era una donna! Cosa questa incredibile dato che generalmente questi lavori più duri erano affidati agli uomini, più forti e resistenti. Una sera, mentre si trovavano seduti insieme accanto al fuoco, chiacchierando venne a galla il nome Jeuno. Il Taru incuriosito e un po' spiazzato chiese chi fosse questo personaggio. Il cavaliere nero rispose: "Non 'chi?', bensì 'cosa?'. E' la Città centrale, la Capitale del commercio, il Centro di questo mondo infestato dai mostri.".
E così partirono, l'indomani, destinazione: Jeuno! Altre terre, altri luoghi, il piccolo Almo non sapeva più cosa aspettarsi, il suo nuovo protettore si rivelò una specie di guerriero d'altri tempi mentre fendeva i nemici con la sua falce per permettere al suo piccolo amico di procedere senza incidenti. E così anche a Batallia Downs, una landa desolata, costellata di mura diroccate e resti di vecchie costruzioni. Arrivarono tutti e due salvi, al termine del giorno, quando ormai le stelle spuntavano nel cielo.
La città si aprì di fronte ad Almo, che rimase senza parole. Troppa era la commozione per essere arrivato tanto lontano, e forte era la convinzione di avere finalmente la possibilità di conoscere qualcosa di se stesso, delle sue origini, della sua famiglia.

<- continua ->


Scusate se sono stato prolisso, abbiate pazienza non sono proprio abile in ste cose -_-

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Offline Richter

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« Risposta #4 il: 6 Ottobre 2004, 16:34:01 »
La mia storia inizio' 21 anni fa,nelle terre ora desolate di ifrit cauldron che una volta portava il nome di Volca,regno dei Djinn,una razza di semidei dai poteri incredibili;nonostante fossero demoni questi esseri non avevano intenzioni bellicose e si impegnavano a regnare sulle terre del nord e mantenerne il possesso..il re di questa antica razza alata era Iblis,persona dal cuore di pietra incapace di provare sentimenti per qualcuno nemmeno per mia madre Arela donna dall'animo umile come il piu' semplice dei mortali,promessa in sposa a lui da ragazzina,ne gli importava di avere contatti con lei.
Un giorno la regina decise di fare un giro tra le vecchie rovine di FeiYin dove ella andava a giocare da bambina...entrata nell'antica costruzione,dopo alcuni metri senti' delle urla che chiedevano aiuto,si diresse verso la direzione da cui provenivano e vide un umano dall'armatura lucente che tentava di difendersi da un immenso gigante di cristallo che stava per avere la meglio su di lui,ma basto' un cenno della mano di Arela per disintegrare quella montagnia che frano' come neve sciolta...l'umano dopo essersi ripreso e aver capito cosa era successo,si prostro' ai piedi di Arela e le chiese cosa avrebbe potuto fare per sdebitarsi con lei ed ella con un espressione triste e desolata rispose:"fammi compagnia...".
Durante la passeggiata la regina racconto' la sua storia al cavaliere,presentatosi come Seed Grown membro delle guardie reali di Sand'oria,ed gli rimase molto scosso dallo stato d'animo di questa donna,cosi potente da piegare ogni cosa al suo volere ma allo stesso tempo cosi indifesa e sola...quando giunse il momento di dividersi la regina gli chiese con voce debole:"ci rivedremo?" e lui con un piccolo sorriso fece cenno di si.
I due si rividero molte volte,per molto tempo finche' un giorno,per un gioco di sguardi comincio' ad ardere una fiamma di passione tra i due, passione che diede al mondo come frutto un bambino dalle sembianze umane che la regina custodi' nelle sue stanze segretamente.
Pochi mesi dopo in una giornata come tutte le altre successe un fatto che avrebbe' segnato il destino dei Djinn;nel cielo si levo' una nube scura,un fascio di luce immenso avvolse il castello di Zvhal,situato non molto distante da Volca, e dopo pochi secondi da quella luce si distinsero cinque colonne di cristallo da cui uscirono cinque esseri spaventosi dall'armatura nera come il buio piu' totale,da cui vapori purpurei come il sangue esalavano in un flusso continuo,i loro volti inespressivi suscitavano paura e sgomento e nessuno sapeva cosa fossero o da dove provenissero e come e' costume di molte razze cio' che non si conosce viene perseguitato...
Re Iblis dopo aver assistito a quella scena dal monte di Volca diede ordine alle sue truppe di organizzarsi al piu' presto possibile per un eventuale attacco e dopo poche ore centinaia di esseri alati uscirono dalla fortezza di volca alla volta di Zvahl;intanto i 5 esseri che fluttuavano nell'aria comunicavano tra loro telepaticamente e scrutavano l'orizzonte quando ad un tratto un dardo infuocato trafisse uno di loro ad una spalla e questo senza emettere un fiato lo estrasse e si volto' verso la vallata di xarcabard che nel frattempo era gremita di truppe urlanti di demoni alati...dopo questo atto di belligeranza i cinque esseri guardandosi negli occhi cominciarono a spostarsi lentamente verso i soldati e arrivati a pochi metri da loro si fermarono...in quel momento un silenzio tombale regnava sulla vallata,da una parte orde di demoni con le loro spade di fuoco,dall'altra cinque persone immobili che non emettevano un fiato;a un certo punto quel silenzio fu rotto da un grido di Iblis:"Ayaxut!" che in lingua Djinn significa "attaccate" e subito i soldati iniziarono a scagliare dardi magie e tutto quello che era in loro potere contro questi esseri che in pochi secondi furono avvolti da una potente esplosione seguita da una grossa nube di fumo,ma quando questa si dissolse i cinque erano ancora li,impassibili come se nulla li avesse mai turbati,poi uno di loro che aveva le sembianze di una antica razza chiamata Tarutaru scese in terra e alzando una mano verso il cielo apri un varco tra le nubi,da cui usci una creatura dalle sembianze ancora piu' infernali,Ifrit il dio del fuoco,colui che era nelle leggende popolari di vana diel fece la sua apparizione al comando di questi 5 demoni.I Djinn sapendo che nulla avrebbero potuto contro un Dio,da guerrieri invincibili e sicuri di loro stessi diventarono impauriti come il piu' piccolo dei conigli e tra il panico generale Ifrit inizio il suo attacco verso di loro scagliando enormi quantita di energia sottoforma di fuoco devastando in un battere di ciglia quella che prima era una legione inarrestabile,in pochi minuti tutti i Djinn vennero sconfitti compreso Iblis che dopo aver resistito ai primi attacchi cadde sotto i colpi potenti del Dio.Finita la battaglia Ifrit si volto verso il regno di Volca e staccando un pezzo di una montagna ne fece un grosso meteorite infuocato che scaglio' violentemente contro il castello.
Arela vedendo la battaglia dalla torre + alta capi' tutto e preso il suo bambino volo' in fretta e furia verso Sand'oria dove avrebbe potuto trovare rifugio se non per lei,almeno per il suo pargolo....Il castello di Volca venne distrutto,la razza Djinn sterminata e all'interno del cratere era rimasto solo fuoco e lava incandescente;li ifrit fece la sua dimora terrena in attesa che quelle cinque entita' cosi potenti l'avessero richiamato in aiuto.

come direbbe kato

del maul! :mhihi:

continua..
« Ultima modifica: 6 Ottobre 2004, 16:35:44 da Richter »

Offline katoplepa

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« Risposta #5 il: 6 Ottobre 2004, 20:04:41 »
"oste, un caffé corretto con la sambuca"
esordì Katoplepa, stancamente appoggiato al bancone del bar...
era mattina presto e lui, ozioso perdigiorno, non era abituato a queste levatacce, solitamente infatti era uso frequentare il locale in questione solo la sera, fino alle ore piccole, sparando minchiate a raffica con gli altri avventori...

il locale in questione era la Taverna situata nel quartiere del Porto di Sandoria, ricettacolo di gentaglia strana e personaggi loschi, avventurieri di tutte le fatte che transitavano dal Porto del Regno verso chissà quali destinazioni, chissà quali commerci... Kato solitamente si perdeva in discussioni animate sul Re, sulle tasse, sulla guerra, sulle donne, insomma era sempre dedito alla dissertazione con chi avesse la sventura di imbattersi in lui e di intavolare una discussione... tante belle parole, ma pochi fatti... Kato era un pigro, gli piaceva bere e mangiare, fare tardi la notte e dormire tutta la mattinata, correre dietro alle donne e fare il pagliaccio in generale in ogni occasione, insomma, un gran cinghiale!

Quella mattina però era diverso, si era alzato e aveva raggiunto la Taverna perchè doveva aspettare un amico che gli aveva dato appuntamento lì, egli era di ritorno da un lungo viaggio ed era parecchio tempo che non tornava a Sandoria ed aveva un sacco di cose da raccontare, sarebbe arrivato con la nave del mattino e lui voleva essere pronto ad accoglierlo...

Mentre era appoggiato al bancone che finiva di esaminare il fondo del suo caffé, cercando di svegliarsi definitivamente, stava per ordinarne un altro quando una voce decisa lo chiamò : "Kato!"
"chi è che strappa?" rispose, arrogante come al solito...
si girò e vide il suo amico, Voodoo, scintillante nella sua armatura bianca!

I due amici si intrattennero a lungo a parlare, Voodoo era un Paladino che viaggiava per il mondo aiutando gli altri avventurieri nelle missioni più dure, era un grande combattente ed aveva dalla sua parte la forza della Luce, la magia del "bene" che lo aiutava nel suo compito di estirpare le forze del male dalle terre di Vana Diel! Kato era affascinato dai suoi racconti, dai posti meravigliosi che aveva visitato, dalle prove durissime che aveva affrontato e vinto, dalle ricche ricompense che aveva ottenuto e percepiva in lui una grande forza interiore, la forza di un uomo che sapeva quale era il suo compito nella vita!

"ma dimmi di te piuttosto Kato, cosa hai fatto in questo tempo?"
e fu in quel preciso istante che Kato si rese conto che non aveva nulla da dire all'amico, nessuna avventura da raccontare, nessuna conquista da vantare, nessun traguardo raggiunto e nessuno scopo nel futuro prossimo... vergognandosi un po' si rese conto che non poteva continuare a gettare via il tempo in questo modo, non poteva nascondersi nelle bettole per non affrontare gli orrori della guerra e sottrarsi alle sue responsabilità, stordendosi con alcool ed erbapipa... decise che era giunto anche per lui il tempo di andare in cerca di avventure, in cerca di gloria e di tesori nascosti, anche lui voleva dare il suo contributo alla lotta contro le forze del male e promise all'amico che un giorno non lontano si sarebbero reincontrati di nuovo e anche lui avrebbe avuto una storia da raccontare, la Sua storia...

Kato partì seguendo la strada del Warrior, secondo la tradizione più classica dei soldati di Sandoria, era anche la scelta che più si avvicinava al suo modo di essere: libero, senza vincoli, un guerriero che faceva della forza bruta e della abilità con le armi le sue risorse principali, degno erede della dinastia degli Elvaan cavalieri del Regno di Sandoria...

passarono gli anni, molto sangue di beastmen fu versato agli angoli più remoti del pianeta, dalle terre aride e assolate di Kuzotz con i suoi immensi deserti, alle fredde distese innevate di Valdeaunia dove la forza dell'Oscuro Signore dell'Ombra è più forte, Kato divenne così un abile Guerriero che imparò a cavarsela in ogni situazione...

Un giorno, i due amici si reincontrarono al Porto di Sandoria, tra una nave e l'altra, dentro la stessa vecchia Taverna e si riabbracciarono...
"Kato vecchio mio, quanto tempo" disse Voodoo, "sono felice di vederti di nuovo" disse Kato... i due parlarono a lungo e finalmente Kato non si vergognò più di fronte al suo amico, anche lui infatti era diventato un grande guerriero che sapeva il fatto suo, pur avendo seguito la sua strada era diventato ugualmente molto forte...

"Voodoo amico mio, sono passati tanti anni e la mia vita è cambiata ormai, non c'è più nulla che tu possa insegnarmi ormai"

"ti sbagli Kato, il cammino che hai compiuto è stato importante per farti crescere, ma le vere battaglie non le hai ancora combattute, ricorda: Sky is the limit!"

"beh!! ma del melo!!"  :ninja:

Tornando alla Mog House quella sera Kato si fermò ad ammirare le stelle che si vedevano dalla banchina del porto, pensò alle parole dell'amico Voodoo e riflettè sul fatto che molto probabilmente aveva ragione, erano ancora tante le cose che doveva ancora fare, tante le avventure che doveva ancora vivere, tante le persone che voleva incontrare di nuovo,  tante quelle che ancora doveva conoscere e in fondo pensò che era meglio così, non aveva infatti nessuna voglia di smettere!!!

Decise che da quel momento in poi si sarebbe fatto chiamare "Conan : The Barbarian" e pensò orgoglioso che era uno sporco lavoro, ma qualcuno lo doveva pur fare^^

:alien:
[img]http://www.antimilan.altervista.org/controcampo_file/fotina.jpeg" border="0" alt="IPB Image" /][img]http://www.antimilan.altervista.org/immagini/campagna2003-2004.gif" border="0" alt="IPB Image" /]

Offline Meteor

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« Risposta #6 il: 6 Ottobre 2004, 22:09:17 »
La storia di Meteor l'arciere è oscura e piena di misteri, nessuno conosce i fatti come sono andati realmente, solo leggende girano attorno a questo giovane ragazzo...

Nato da padre e madre ignoti, fu trovato da un gruppo di avventurieri della vicina nazione di San D'oria alla Sprig of Water della foresta di Jugner, era una notte di luna piena, l'acqua era di un blu profondo e una luce fioca illuminava la zona, un luogo insidioso, ma nessuno di quel gruppo conosceva la paura. La scena che si trovarono davanti era delle più insolite, il bimbo in fasce giaceva tra le zampe di una femmina di tigre, ed altre tre la proteggevano. Quando le fiere si accorsero di essere osservate si avvicinarono al gruppo, ma non con aria aggressiva, e come capirono le buone intenzioni, si allontanarono dal bambino cosicchè il gruppo potesse avvicinarsi e prenderlo con se, questi coraggiosi guerrieri capirono l'eccezzionalità dell'evento e decidero che avrebbero accolto il bimbo con loro e lo avrebbero portato in città.
Il nome di quei guerrieri è un nome che nessuno può non conoscere, il loro nome è sulla bocca di tutti, le voci delle loro gesta risuonano con maestosità da Jeuno a Bastok, da San d'oria a WIndurst; Katoplepa , Zaffiro ed Ereilavak non sono gente comune...
Prima di Lasciare il ragazzo nelle mani di una donna con l'intento di crescerlo nelle vie della forza e dell'onore, Katoplepa gli fece un dono, dono che Meteor porta ancora con se dopo anni, una perla verdina con incisa a fuoco una parola: FinalFantasySaga.
Meteor crebbe come un ragazzo normale, tra le cure e l'amore di mezza città ^^, era un ragazzo semplice, aiutava un pò tutti nella città con i lavori di vita quotidiana, fino al giorno che una lettera pervenne a lui.
Non era altro che una lettera inviatagli dai Cavalieri del Tempio di San d'oria, i Beastmen erano tornati e anche Meteor come molti giovani, era stato chiamato a difendere la sua città.
Fu istruito nella via del Guerriero, gli fu insegnato l'uso della spada e dello scudo, per sei lunghi anni Meteor imaprò a combattere e inizio a girare Vana Diel insieme ai cavalieri, combattendo per il suo re.
Ma un giorno tutto crollò, cosa successe di preciso quel giorno, nessuno lo sa con certezza, ci sono molte versioni dei fatti, la più sentita è quella che Meteor abbia assistito ad una tortura di una donna, nelle segrete di Chateau D'oraguille, una tortura senza senso perpetuata dai Cavalieri, solo per il gusto di divertirsi, e vista la scena gli fu impartito l'ordine di infierire il colpo di grazia, Meteor inorridito guardava la donna supplicante negli occhi, una lacrima scese dal suo rude volto scavato dagli anni di Battaglie per la corona, per un ideale che ora non abbracciava più, puni quegli uomini nel peggiore dei modi, diede loro quello che loro volevano dare a quell'innocente, e scappò , scappò da San D'oria, se ne andò da quella realtà che non gli era mai parsa cosi terribile prima d'ora, alcuni dicono di averlo intravvisto in quel di Windurst, ma scomparse per anni dalla sua patria.

Le leggende narrano che la donna prima di andarsene dopo essere stata portata in salvo, donò a Meteor un arco, lui era disarmato, la grande fuga lo aveva provato, era perduto non sapeva in cosa credere o in chi credere, continuava a scappare il suo carattere si induri, e decise che sarebbe tornato là dove fu trovato, e avrebbe investigato sulle sue origini, torno a Jugner, che divenne la sua casa. Tra quei verdi alberi imparò la via dell'arco, diventando un arciere formidabile, senza paura cacciava e cacciava notte e giorno, scovando gli animali più strani e remoti, senza paura li affontava non guardava quanto erano forti, lui li sconfiggeva.

La gente cominciò a notarlo, divenne il terrore di Jugner, ma i deboli e le persone umili non avevano nulla da temere, aveva un carattere duro, ma era dotato di una bontà incredibile.

Giurando che non si sarebbe fatto coinvolgere dalle attività del re tornò a san D'oria a salutare le persone che le erano più care, incontrò i suoi "trovatori" e in quel momento la perla che aveva al collo cominciò a suonare, la scritta che vi era incisa brillava di una luce abbagliante, kato e gli altri lo avevano accolto nel loro gruppo, "sei cresciuto e sei diventato forte" dicevano, "anche se non servi San D'oria, c'è più Onore in te che in tutti i Cavalieri insieme". Cosi Meteor riparti, felice di non essere più da solo, ora faceva parte di un gruppo, un gruppo che non lo avrebbe mai abbandonato, riparti per esplorare Vana Diel fino nei suoi angoli più remoti, non stupitevi di incontrare l'arciere Meteor nelle fredde terre di Xarcabard, o nel caldo Tempio di Uggalepih, la natura è la sua casa, l'estremo è il suo mestiere, non teme nulla, in gruppo è il primo a gettarsi contro i nemici, pur di difendere gli amici.


Decisamente Work in Progress  :mhihi:

VangeV livello 71
 
LO RE™

Custode dell'arco del maestro Estel e ultimo portatore del suo messaggio di Speranza. Proteggerò Vana Diel, fino a che ne avrò le forze, questo arco continuerà a scoccare per tutto ciò in cui crediamo e combattiamo, la speranza non è morta...

Offline Akira-Hizaki

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« Risposta #7 il: 6 Ottobre 2004, 22:59:15 »
Qualche anno fa, nella prosperosa Tavzania, viveva una nobile famiglia elfica... gli "Elender Von Arthis".. Molto noti al tempo per la loro antica dinastia di Summoner... Ogni figlio nato da un Elender doveva diventare un Summoner.
Tale famiglia divenne ancor più nota e famosa quando il sommo Vlad Elender Von Arthis ebbe la nomina di King Of Summoner, egli era infatti il più potente ed abile Summoner su tutta Vana'Diel.
Egli aveva enormi ricchezze, un incredibile fama, e un enorme potere.. politico e magico...
All'età di trent'anni diventò padre di un piccolo elfo... Vlad Reajan Elender Von Arthis...
Tanta fama e ricchezza non diedero alla testa al nobile elfo, e si mise da subito ad istruire il figlio verso le arti magiche dall'età di quattro anni..
E' risaputo che i Summoner oltre alla sacra arte dell'evocazione conoscono in parte la magia bianca.. Ma il piccolo elfo di magia bianca non ne voleva sapere.. Reajan si divertiva molto a sollevare piccoli massi con la sua forza magica... La nera arte arcana era la sua devozione.
Vlad non era molto felice di questo, gli Elender da sempre sono stati oltre che a Summoner dei bravi White Mage, e Reajan sarebbe stato la pecora nera della famiglia... Ma Vlad era molto elastico come padre, e fece percorre al figlio la strada che preferiva...
La vita scorreva tranquilla a Tavzania... finchè in una splendida notte avvenne l'epico e famoso attacco da parte dei Beastman..
Da subito il panico era sovrano.. Molti cercavano rifugio nella reggia di Vlad, il protettore di Tavzania, altri nelle segrete del castello del re...
I piccoli maghi neri Taru Taru tenevano a bada i numerosi Orchi con i loro potenti incantesimi, fino all'arrivo dei terrificanti Behemot, che distrussero in un istante le mura protettive della città, facendo entrare orde di orchi...
I Behemot vennerò sconfitti in pochissimo tempo dalla potentissima evocazione Diabolos, di Vlad.
L'attacco continuò ad essere bloccato da Vlad, che era riuscito a portarlo all'esterno della città, combattento assieme alle guardie e ai suoi Phenix, Diabolos e Bahamut.. Ma per quanto potente possa essere, Vlad, aveva pur sempre una forza magica limitata... Infatti, quando ormai la vittoria sembrava imminente, un enorme demone comparve davanti alle mure... evocò un Drago, una Fenice, e una Tartaruga gigante, e li scagliò contro le tre evocazioni di Vlad.. Il demone cn un solo fendente uccise centinaia di soldati, poi sbattendo il calcagno creò un onda durto ke spazzò via tutto... Vlad venne scaraventato all'interno della città...
Il piccolo Reajan intanto era in fuga assieme alla madre Willow da due orribili Goblin, ma vennero salvati da un gruppo di guardie, che gli indicarono il luogo dove si trovava Vlad..
Arrivati da Vlad però non trovarono il maestoso e nobile elfo com sempre lo avevano visto.. Egli grondava sangue, aveva i vestiti lacerati, e la gamba destra schiacciata da un enorme portone in acciaio.. Il piccolo Reajan cercò di sollevare il portone cn tutte le sue forze, ma era impossibile alzare un portone di tal peso per un bambino...
Quando Vlad riprese conoscenza, strinse a sè la moglie e il figlio, con le ultime forze rimaste evocò Bahamut, e gli ordinò di trarre in salvo il bambino e l'elfa... L'avatar ubbedi e con molta velocità volò verso Sand'oria, ma si ritrovò alle costole il drago evocato dal demone..
Bahamut cercò di schivare il piu possibile l'attacco del potente drago...finchè il drago scomparse... ma Bahamut aveva ricevuto troppi danni, e cercò di avvicinarsi il più possibile alla terra per un atterraggio.. Ma a 20 metri da terrà scomparsse privo di forza.. facendo cadere i due nel vuoto...
Willow abbracciò Reajan con forza, per proteggerlo, e un istante prima della caduta sul suolo usò tutto la sua forza magica bianca per proteggiere il figlio... Reajan svenì...
Al suo risveglio ricordava ben poco di cosa era successo... Sapeva che suo padre era un fortissimo Summoner, ma non sapeva di essere cresicuto e nato a Tavzania...
Reajan si rese conto di trovarsi in braccio ad un robusto e fiero elfo dai capelli argentati, ed era all'interno di una maestosa dimora, con un elfo anziano cn vestiti tutti decorati ed una corona.. Molto probabilmente era il re...
L'elfo portò in braccio Reajan fuori dal palazzo, e guardandolo gli disse " Piccolo... Il mio nome è Katoplepa.. stai tranquillo.. ora sarò io ad occuparmi di te..."

continua...

AF1~Done AF2~Done AF3~Done AF 3.2~ Work in progress Limit Break 1~Done Limit Break 2~Done Limit Break 3~ Work in progress
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Pascal scrive:
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Reajan Elender[sono a fare i quiz] scrive:
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Toyo_O. scrive:
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Offline ~Ete®nal~

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« Risposta #8 il: 6 Ottobre 2004, 23:54:08 »
"La luce fiaca del sorgere del sole svegliava Tazvania, giovani fanciulli correvano tra i vicoli della cittadina, rombi di tamburi riecheggiavano nell'aria..
Soldati provenienti da ogni regno marciavano nella strada principale, incitati dalle grida del popolo:
Aprivano la marcia gli impavidi elfi provenienti da Sand'Oria, seguiti da Galka, Mithra ed umani.. Infine i piccoli Tarutaru chiudevano la fila, con la loro goffa camminata (causata dalle piccole gambette), riuscendo così a far sorridere anche il più serio tra gli uomini.
Sembrava esserci un'aria di festa, tra le colorate bandiere dei diversi regni ed i canti dei bardi: tutt'altra invece, era la causa dell'incotro di gran parte degli eserciti dei diversi regni a Tazvania!
La notte non tardò a calare e come un tuono preannuncia il temporale, forti urla inumane promettevano morte e distruzione..
Fu allora che i soldati disposti tra le mura della città medioevale strinsero energicamente le proprie armi: sapevano che mancava ormai poco allo scontro, forse un'ora, due.. La più lunga e nervosa attesa che quei guerrieri avessero mai provato..
Quelle mura proteggevano persone innocenti, contadini, vecchi, donne, bambini.. Ma questo non importava a quei mostri che uccidevano per piacere, per il gusto del sangue.. O meglio, questo è ciò che pensavano a quel tempo..

Un boato conluse quel desolante silenzio, iniziò così l'ultima resistenza dalle mura di Tazvania:
Un enorme macigno si schianto' a terra, i beastmen non sembravano per nulla intimoriti, avanzavano indistintamente verso il cancello principale.
Frecce vibravano nell'aria, fiondandosi nei corpi di quei mostri come un falco su una preda, ma ciò sembrava non bastare, le orde di orchi continuavano ad avanzare, presto sarebbero giunti in prossimità del borgo.
Ai Ranger si affiancarono gli innoqui (all'apparenza) Tarutaru, che cominciarono a recitare arcane frasi. Dal cupo cielo, si formarono nove di vari colori, dalle quali scendevano enormi blocchi di ghiaccio, lampi e massi infuocati.
L'orda orchesca venne decimata e l'impero sembrava avere la meglio, la vittoria ormai, era  vicina!
Fu allora che comparvero, come dal nulla, delle enormi bestie demoniache, sembravano non aver paura di nulla, intimorivano chiunque gli gurdasse..Erano Behemoth.
Questi attaccarno direttamente le mura, sfondandole, e mentre l'esercito accompagnato dai canti incoraggianti dei bardi cercava di bloccare la loro entrata, altri beastmen entravano dal portone centrale.."

"E fu a quel punto che lei entrò in scena, Sir?" Chiese uno dei tanti bambini seduti attorno alla fontana di Sud San D'Oria, in prossimità della Taverna.

"No" rispose sorridendo il cavaliere che stava precedentemente raccontando la storia "in quegli anni avevo circa la tua età! Non avrei mai potuto affrontare una simile minaccia.."
Un alone di curiosità sembrava esserci nell'aria "ed allora come finì la storia?" intonarono i bambini..

A quel punto l'elfo Reajan intervenne sorridente dicendo "Nathel, tu avresti dovuto essere un bardo, non un Cavaliere Nero, spendi troppo tempo a raccontare le vicende tue, e del nostro popolo!"

I bambini subito replicarono "un Cavaliere Nero?! Le nostre madri ci hanno detto di non fidarci mai di uno di loro.. Non sono nulla di buono!"

Nathel sorrise "un Cavaliere Nero e' spinto a combattere da un desiderio di vendetta, io voglio vendicare il mio paese, la mia famiglia, i miei amici..
Uhm.. Ad ogni modo.. Dov'ero giunto...? Ah si! Ora ricordo.."

<<To be Continued..>>


[span style='color:blue']On FFXI[/i][/span]
[span style='color:gray']Server[/span] Fairy  [span style='color:gray'] Name[/span] Nathel  [span style='color:gray'] Rank[/span] 4[span style='color:gray']
Jobs[/span] Dark Knight [48][span style='color:gray'] - [/span] Warrior [30] [span style='color:gray'] - [/span]Ranger [15][span style='color:gray'] - [/span]Thief [15][span style='color:gray'] - [/span]Monk [12]
[span style='color:gray']AF 1 Dark Knight[/span] [span style='font-family:Impact'][span style='color:green']Completed[/span][/span]

Offline Eberlin

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« Risposta #9 il: 24 Aprile 2005, 09:59:09 »
Apro gli occhi….nulla…fumo corpi morti…niente…
Mi giro….nessuna anima viva….tutti morti….il mio compagno di fianco a me è dilaniato….ancora respira, sta piangendo. Lacrime, lacrime offuscano la mia vista.
Il massacro è compiuto. Non ho ricordi della mia infanzia, solo un uomo il mio comandante. L’ unica figura che ricordo, il primo ricordo. L’ uomo più spietato che io conosca. Uccidi mi disse, uccidi per vivere. Siamo mercenari. Altre figure si alzano… sono i miei compagni…altri demoni. Dovevamo morire, morire tutti. Abbiamo fallito…non abbiamo difeso il villaggio. Mi avvicino alle palizzate, fumo odore acre di carne bruciata. Il villaggio e ridotto a un cumulo di macerie. Rantoli… rantoli di persone morenti che invocano pietà e misericordia. Pianti di madri e di bambini… l’ orda è passata. Raggiungo il municipio…orrore… orrore infinito. E’ la mia ragazza…davanti a me il suo corpo martoriato… è appesa, crocifissa alla porta del municipio, col ventre squartato.Le gambe non mi reggono, cado in ginocchio. Scoppio in lacrime, Perché… perché! Grido di dolore, inutile pianto fra mille lamenti. Odio rabbia offusca il mio cuore…. Vendetta! Vendicherò questo scempio, o morirò nel tentativo… Ultime parole…poi buio, sono svenuto dal dolore. Riapro gli occhi… sono in una tenda, odo le voci dei miei compagni…i pochi sopravvissuti. Mi alzo, sento ancora dolore, dolore nell’ anima. Esco dalla tenda, silenzio…i miei compagni mi guardano…pietà nei loro volti. Esco dal campo… con me ho solo un coltello, quanto basta. Seguo le tracce del nemico, in lontananza vedo i fuochi del loro campo. Agirò col favore della notte….nessun onore…nessuna pietà, solo odio.

Raggiungo il campo nemico…suoni di festa…risa per la vittoria….lamenti dei prigionieri che sanno che verranno sacrificati al Signore oscuro. Poche guardie di ronda…. Mi avvicino a una….il coltello scivola sulla sua gola, nessun gemito. Mi impossesso dei suoi abiti…devo entrare nel campo…. Voci…voci mistiche mi pregano di non andare… fermati non dannare la tua anima….è tardi….il dado è tratto. Sono nel campo… soldati…. prostitute… canti… scherni…. Vedo un trofeo…teste… teste mozzate dei miei compagni appese a un bastone….odio…rabbia.
Mi avvicino al fuoco centrale… un prigioniero e al centro del cerchio…deriso…maltratto… le bestie giocano con lui…si divertono….ancora rabbia….non posso aiutarlo.
Entro nel padiglione del capo….non mi vedono…. sono troppo presi dai festeggiamenti. Sento all’ interno voci… voci di donne e bambine. C’è un tavolo…nessuna guardia…solo una donna….un bambino…e Lui. L’ ira mi assale, fulmineo esco dall’ ombra….come una pantera dai cespugli si avventa sulla preda ignara, così io, angelo vendicatore, mi avvento su di lui. E’ un attimo… la mia lama penetra il suo stomaco, segue una altro colpo alla gola…non muore rantola ancora….i suoi occhi…occhi vitrei pieni di tristezza….occhi del condannato. Sa che sta per morire. Le due figure sono impietrite….la sua famiglia lo vede morire…nessuna pietà. Estraggo il cuore…ancora pulsante…. le voci ritornano…cosa hai fatto!….sii dannato…non sei migliore della tua vittima…alzo il cuore come trofeo poi lo lascio cadere….lo pesto…. La donna urla…il figlio piange…scappo…corro… rapido senza voltarmi… domande…domande sorgono in me… avrebbe voluto cosi,la mia fanciulla, Ielenia?…non credo…tardi… tardi per pentirsi…. La vendetta è compiuta… la mia anima dannata.
Ora vago….vago come uno spettro in cerca del Signore delle tenebre per continuare la mia lotta.

prosecuzione della firma di pasqui:
Citazione
Pascal, linegage è davvero pakko scrive:
beh direi in firma
Pascal, linegage è davvero pakko scrive:
ghghghghhghghghghghghghghghgh
Eberlin scrive:
ti devo rammentare la regola della "L" e quanto sn piu basso risp a te?  ^^