Oggi ricorre l'anniversario dell'ecatombe delle Twin Towers e sulle nostre reti nazionali e non (mi permetto il lusso di reputarle filo-americane) si ripetono a iosa brevi stacchetti che invitano a non dimenticare.
Colpito particolarmente da quello trasmesso da Italia1 (di proprietà o ex-proprietà del filo-americano per eccellenza) che cercava di dare un insegnamento morale all'intero auditorio (nero o rosso che sia), facendo leva su frasi del tipo "ci saranno sempre macchie (di sangue) da lavare e altre frasi da perbenista sull'odio, facendo apparire come chi è stato vittima per 1 volta, e dico 1, vittima da sempre....
Adesso, finita la prefazione vorrei porre una domanda semplice a tutti... avete mai ricordato celebrazioni televisive e non... speciali la sera prima in TV, commemorazioni in scuole, edifici pubblici, messaggi alla nazione del presidente, gesti di commozione del presidente della repubblica, manifestazioni organizzate dal partito di maggioranza, tese a ricordare vittime irachene, vietnamite, slave, ruandesi????
La vita di un uomo conta lo stesso, che sia Mogadiscio, che si New York, che sia Nuova Delhi, che sia Tokyo, che sia Melbourne che sia Milano....
CitazioneLa vita di un uomo conta lo stesso, che sia Mogadiscio, che si New York, che sia Nuova Delhi, che sia Tokyo, che sia Melbourne che sia Milano....
A tale proposito vorrei farvi leggere una cosa ma adesso nn ho tempo d scriverla la metto la prox volta ke mi collego...
ricordatemelo altrimenti se vi affidate alla mia memoria state freschi!!!
CitazioneBUONGIORNO AMERICA
di ENZO BIAGI
Ogni città del mondo può essere anche rappresentata da un simbolo o da un nome: una lupa, una caravella, un fiore. New York la chiamavano «la grande mela». Già nella Bibbia era il frutto proibito. Ora è anche il ricordo di un altro peccato: quello dell'orgoglio e della violenza. Adesso gli americani hanno due date da ricordare: il 1492, la scoperta della loro terra, e l'11 settembre 2001, quando si sono accorti che non esistono isole felici e il terrore è il padrone del mondo.
Il capo dei pompieri della città mi ha fatto da guida a vedere le scavatrici al lavoro dove sorgevano le torri: una immensa voragine, che ha segnato il destino, la fine della storia di 2.823 persone, e nel conto entrano anche i 19 pirati suicidi.
Quando uno pensava a New York era come se nella mente scorressero tante cartoline illustrate: prima, naturalmente, la statua della Libertà, con in mano una fiaccola, poi gli irriverenti disegnatori satirici l'hanno sostituita con una bottiglia di whisky, o con una siringa, a seconda dei mali degli States .
Adesso, quando Liza Minnelli canta «New York, New York» uno pensa alla Quinta Strada, ai magazzini Macy's, a Broadway, e c'è un nuovo nome, un altro itinerario da percorrere: il posto si chiama «Ground Zero». E una data da segnare nel calendario: 11 settembre 2001.
C'è un bellissimo dramma di Thornton Wilder: «Piccola città».
Ricostruisce tante storie e tante vite. E poi ha raccontato l'avventura di una diligenza che precipitava da un ponte: chi erano i viaggiatori? C'è al Ground Zero una mostra: che brutta parola, una memoria, tante fotografie, anche tipo tessera, che hanno portato i parenti delle vittime.
Ho notato qualche nome: si chiamava Harry Fernandez, faceva il pasticciere, era arrivato dall'Ecuador per cercare fortuna. Non l'ha trovata. E poi due nomi delle mie parti, Mary e James, trentini, dei vecchi italo-americani. Loro erano sull'aereo, chi sa, un anniversario, una vacanza progettata da chi sa quanto, volevano finalmente andare in California, ma si sono fermati per sempre a New York.
Ha scritto John Steinbeck, Nobel per la letteratura: «Talvolta abbiamo sbagliato, imbroccato il sentiero errato, abbiamo fatto una pausa per rinnovarci, riempirci il ventre e leccarci le ferite; ma non siamo mai scivolati all'indietro, mai».
Buon giorno, America. E ancora grazie. Sei venuta due volte a darci una mano: dopo il 1915, a mio padre, dopo il 1940 a me. Siamo liberi anche di scrivere Amerika: con quella kappa dispregiativa. La gratitudine, e la memoria, per qualcuno sono pesi insopportabili. Grazie.
CitazioneCitazioneBuon giorno, America. E ancora grazie. Sei venuta due volte a darci una mano: dopo il 1915, a mio padre, dopo il 1940 a me. Siamo liberi anche di scrivere Amerika: con quella kappa dispregiativa. La gratitudine, e la memoria, per qualcuno sono pesi insopportabili. Grazie.
Si... gratitudine... a me se prima mi offri un panino e poi mi obblighi a restituirtelo con 40 anni di lavoro... beh... non ti sono poi molto grato
Ecco il brano ke vi avevo anticipato...
Ricordo mio nonno che diceva che se li ammazzi tutti, ma proprio tutti allora sei Dio.
Se ne ammazzi 6 milioni sei Hitler, ma se ne ammazzi solo 3 sei Stalin e con 2 milioni sei la peste.
Se ne ammazzi un milione sei un tiranno jugoslavo, ammazzandone cinquecentomila sei la bomba atomica, con duecentomila il direttore della centrale di Chernobil, se ne ammazzi centoventimila sei la Vandea ma se ne ammazzi tipo ottantamila dirigi una fabbrica chimica tipo Bhopal e con cinquantamila vieni classificato come non più di un terremoto del quinto grado della scala Richter (ma solo se ti scateni in un paese del terzo mondo).
Se ne ammazzi ventimila sei un ottimo generale del corpo d'armata ma se ne ammazzi diecimila sei solo un conflitto locale.
Se ne ammazzi seimila ("magari" dentro due grattacieli) allora sei Bin Laden e si accende lo Special ma se quei seimila sono x esempio bambini in Iraq allora non sei un cazzo.
Con "solo" due/tremila morti sei una semplice alluvione.
Mille morti e sei un tifone indiano, ottocento un pilota bombardiere con una pessima mira (almeno così dichiarano al Pentagono) ma se ne ammazzi cinquecento con un missile aria/terra allora la mira è ottima.
Se ne ammazzi duecento sei un effetto collaterale di una bomba intelligente, ma se ne ammazzi cento sei un "eroe" mediorientale che si è immolato facendosi saltare in mezzo agli infedeli.
Se ne ammazzi cinquanta sei uno scaltro incursore, se ne ammazzi quaranta sei un vile attentatore. Se ne ammazzi trenta sei un ottimo chirurgo al massimo della sua carriera, oppure sei un giudice di Corte Suprema americano in uno stato con la pena di morte.
Se ne ammazzi ventiquattro sei un poliziotto con la Uno Bianca, meno di venti sei un ottimo fante, se ne ammazzi dieci un buon poliziotto asiatico, se ne ammazzi otto sei un serial killer, ma se ne ammazzi cinque sei solo un incidente del sabato sera.
Se ne ammazzi tre sei un anestesista distratto, se ne ammazzi due un carabiniere che è inciampato nell'inseguimento.
Ma se ne ammazzi uno e uno solo, allora diranno che sei un assassino e ti metteranno in galera!
:( :( :( :( :(
-daccordo con Pablo, purtroppo se sei uno straccione non conti niente
-e pensare che Biagi è stato defenstrato...
-ricordo quando un aereo di linea americano sconfinò in territorio sovietico ai tempi della guerra fredda, dopo diversi avvertimenti andati a vuoto Mosca lo buttò giù, l'America gridò allo scandalo, dopo qualche anno si seppe che la CIA aveva messo alla guida di quell'aereo dei loro agenti, incaricati di sconfinare apposta nello spazio aereo sovietico, per vedere se l'URSS aveva le palle di abbattere un aereo civile americano, praticamente era stato fatto tutto così, tanto per vedere che cazzo sarebbe successo...
morirono 400 persone...
-qualcuno si meraviglierebbe se si scoprisse che l'attentato delle T.T. è una montatura?
ormai nn mi meravijo + d niente... il mondo fa skifo, l'america è la capitale del mondo...
:spam:
Eh, Enzo Biagi è il più grande giornalista italiano per me. Nonostante sia stato minacciato da un omino brutto e scemo che governa lo stato, lui non ha mai ceduto e ora tornerà in Italia. E' grazie a lui e Santoro, che il giornalismo non è finito a miserabile me..a...continuate così siete grandi! :D :D :D