// Ed ecco che accingo pure io a sta sezione, questa storia è a puntate e sarà continuata di volta in volta quando ne avrò voglia e ispirazione. ^_^
Doris aprì gli occhi, li richiuse e si girò su se stessa, li riaprì e vide la sveglia, erano le sette e trenta... Doveva alzarsi, doveva cominciare a lavorare al tanto agognato incarico, l'incarico che l'avrebbe fatta sfondare nel campo del giornalismo e quello che si accingeva a scrivere sarebbe stato l'articolo più importante della sua vita, perchè il primo su una rivista di così tanta fama... Beh, non proprio il primo, aveva già i suoi lettori ed era piuttosto conosciuta, ma non così tanto da sfondare. Aveva già una rubrica sul Newsly Report, piccola ma sua e aveva anche un ristretto numero di lettori accaniti. Ma questo articolo significava molto per lei, sarebbe stato uno dei prossimi articoli di fama nazionale e ci teneva davvero molto, fare la giornalista era il suo sogno: rendere la gente cosciente del mondo che la circonda. La sera prima aveva festeggiato il suo momento in un locale vicino al molo con il suo fidanzato Malcom Stewart, artista di talento che aveva aperto più vole una galleria personale riscontrando un cospiquo successo. Forse aveva bevuto troppo in quel locale tanto da diventare un po' brilla, ma non aveva nessuna linea di mal di testa in quel momento, al massimo si sentiva un po' stonata. Si alzò dal letto levandosi le azzurre coperte di dosso. Si accorse che aveva bisogno di un nuovo pijama, questo le andava già corto, non ostante lo avesse comprato un mesetto prima. Si chiese sorridendo fra se e se se è normale per una ragazza di 22 anni crescere così velocemente. Fuori dalla finestra già si sentivano i rumori della grande mela, non era abituata a tale frastuono, era andata a vivere negli Stati Uniti da poco. Non ostante ciò il suo appartamentino che dava sulla nona lo considerava come il posto più accogliente della terra. Vide la scodella ti Terry, la sua amata gattina bianca vuota, totalmente vuota, probabilmente ieri sera si era dimenticata di mettere da mangiare. Prese il cibo per gatti dalla dispensa e ne versò un po' nella scodella aspettando che Terry corresse a mangiare, ma non venne, probabilmente era sgattagliolata dalla finestra come faceva sempre e fra qualche oretta sarebbe tornata... Versò del caffè nella tazza, due cucchiai di zucchero e niente più, come piaceva a lei il caffè. Spostò la tenda e guardò fuori dalla finestra nel caso in cui Terry fosse lì, ma sarebbe comunque ritornata fra un po'... Mentre chiuse la finestra notò un palazzo che non aveva mai visto prima, si, viveva lì da poco, ma sapeva com'era fatto il suo quartiere, ma probabilmente si sbagliava. Non le interessava porvi pensiero ulteriormente, aveva l'articolo a cui pensare, doveva fare ricerche e documentarsi. Dopo essersi preparata scese di fretta e per poco non perdeva il taxi. - Sulla ventiduesima per favore... - Disse tutta eccitata per l'incarico, non fece neppure caso alla tipica stazione radio scelta dal tassista, la solita stazione con musica orrenda, che tanto la infastidiva. Giunta a destinazione entrò in sede centrale della casa editrice. Strano, oggi non c'era la solita e apatica signora Smith alla reception, ma al posto suo c'era una signorina giovane e pimpante.
- Buongiorno, la signora Smith è in malattia oggi? Comunque mi scusi, mi presento:' - Doris si spostò la cartellina sull'altro braccio e disse: - Sono Dorothy Ikanovich, ma gli amici mi chiamano Doris. -
- Buongiorno a lei, sono Rose Williamson. Lavoro qui da poco. -
- Strano, non l'avevo mai vista. -
- E' normale di solito lavoro nella sezione romanzi. -
Sezione romanzi? fu la prima domanda che venne in mente a Doris ma poi pensò che probabilmente quella casa editrice lavorava anche a una rivista recensente di romanzi...
- Comunque cosa posso fare per lei? - Disse Rose con voce cantilenante, quasi registrata.
- Ci sono messaggi per me dal direttore? -
- Mi scusi, perchè il direttore dovrebbe lasciarle dei messaggi? -
Doris si sentì mortificata da quella domanda, e poi disse quasi imbarazzata:
- Beh, è ovvio, perchè lavoro qui no? -
- Ah, mi scusi, non lo sapevo, sa: quest'edifico è piuttosto grande, in che sezione lavora lei? -
- Due giorni fa mi è stato affidato un'incarico per la rubrica principale del Newsly Report, ed è il mio primo incarico princpiale, perciò pensavo che il direttore volesse darmi qualche dritta... -
- Scusi, vuole scherzare? Di che incarico parla, qui siamo in una biblioteca. -
- Bi-Biblioteca? -
- Certo quest'edifico è stato adibito a biblioteca, la sede dell'Ethery Press è stata trasferita, non ne era a conoscenza? -
Doris era sconcertata, ma la sua immortale razionalità le fece pensare che le avessero dato un'indirizzo sbagliato, ovvero l'indirizzo della sede vecchia. Dopo aver riflettutto disse:
- Probabilmente ho ottenuto un'indirizzo sbagliato, chiedo scusa per il disturbo, arrivederci. -
E senza aspettare risposta uscì di fretta dall'edificio. Aspettò un taxi riflettendo e vergognandosi dell'accaduto. Le si fermò un taxi davanti, aprì lo sportello e salì. Eppure era certa che l'indirizzo fosse giusto, era pienamente confusa.
// Forse adesso non è ancora interessante, ma vi prometto che appena avrò più tempo la trama inizierà a infittirsi. Ciauuu^^
Era lì, ferma in mezzo alla gente che vagava per i marciapiedi della ventiduesima. Il taxi fermo davanti a lei e lei lì a fissarlo totalmente spaesata. In effetti lei non era mai stata alla sede centrale delle Etery Press, aveva sempre lavorato presso una succursale nel quartire accanto a quello del suo appartamento, di conseguenza non c'era da essere confusi, doveva solo ottenere l'indirizzo corretto. In ogni caso non aveva fretta, il direttore del Newsly Report (Heric Payton, o come lo chiamava scherzosamente Doris 'il signor grande capo mister Payton') le aveva dato una settimana di tempo per scrivere questo Dossier che sarebbe stato uno degli articoli più importanti del prossimo numero. Era davvero contenta che 'il signor grande capo mister Payton' era stato così genero e apprensivo con lei, forse per la sua laurea in lettere o forse perchè leggeva continuamente i suoi articoli nella sua rubrica 'Misteri' dedicata a eventi inspiegabili e sparizioni impreviste (nulla di riguardante alieni, UFO e robe varie, lei era solo una curiosona e le piaceva scrivere). Era sempre stata incuriosita da qualsiasi mistero, e faceva di tutto per torvare una soluzione a qualsiasi domanda, proprio come le imponeva la sua tipica intelligenza giornalistica. Forse anche per questo le interessava così tanto questo articolo, forse non si trattava solo di sfondare nel mondo del giornalismo, ma anche risolvere i vari misteri irrisolti nel mondo, ma era una cosa che forse nemmeno si immaginava, forse questo desiderio era solo una cosa inonscia, forse non sapeva nemmeno di avere questo desiderio...
Poco le importava, sapeva che fare articoli e dossier su misteri la faceva sentire bene, la faceva sentire soddisfatta, è questo che conta in fin dai conti, no? E per farlo adesso doveva solamente trovare documentazioni e interviste per questo tanto agognato dossier. Questo articolo le interessava più di qualunque altro.
- Trovami dettagli e documentazioni sugli Atlantici, Doris, chi sono stati, cosa hanno fatto e chi erano... - le aveva detto 'il signor grande capo mister Payton' - Fammi un discreto articolo su di loro e avrai una tua rubrica personale strutturabile secondo le tue esigenze. - Quando sentì queste parole Doris si sentì volare dentro, ora però non doveva deludere Payton.
Il taxi orami se n'era andato, tipico dei tassisti di new york, sempre in cerca di clienti decisi, o forse semplicemente qualcun altro più frettoloso di lei era salito mentre rifletteva. Ok, prese una boccata d'aria e pensò che poteva cercare la sede dell'Ethery Press un altro giorno, ora preferiva informarsi sugli Atlantici, la setta di qualche decennio fa su cui doveva scoprire informazioni e su cui doveva fare il dossier. E quale posto era migliore di una biblioteca, se non una come quella cui si ritrovava di fronte? Si fece forza soppressando il proprio imbarazzo e si diresse ancora verso Rose.
- Ancora buon giorno. - Disse Doris con un imbarazzata.
- Ha dimenticato qualcosa? - Rispose Rose seccata.
- No niente, ora sono qui in qualità di semplice cliente... - Asserì Doris sempre più imbarazzata. Poi continuò:
- Vorrei analizzare dei documenti riguardanti movimenti di società segrete di questi ultimi dieci anni, avete documentazione di questo genere? -
- Sezione documenti storici: settimo corridoio, non so se troverai ciò che cerchi, ma puoi trovare reperti e articoli sugli avvenimenti privi di spiegazione concernenti l'ultimo decennio sulle librerie situate alla fine della sezione documenti storici. -
- Grazie. -
Non se lo fece ripetere più di due volte, cominciò a percorrere il corridoio che portava alla sezione Documenti Storici. L'aria dentro la biblioteca era piuttosto confidenziale, il solito luogo dove devi stare attento a tutto ciò che si fa o a tutto ciò che si dice, uno dei pochi luoghi al mondo dove esisteono ancora regole che ottengono rispetto. Sorpassò le scrivanie con la tipica lapada di vetro verde. Due o tre scrivanie erano occupate da studenti probabilmente universitari e adesso se ne stava aggiungendo un altro accanto a loro portando con se dei volumi di storia naturale. C'era un silenzio a metà fra il revernziale e il pacifico. Tuttavia Doris si sentiva piuttosto bene in un'atmosfera del genere, ama i luoghi di pace, si sente a suo agio in posti del genere.
Aveva raggiunto la traversa del corridoio, il 'famigerato corridoio numero sette' pensò sarcasticamente alla seccata Rose...
Quando svoltò sbattè addosso a un uomo che in quel preciso istante usciva da quel corridoio. Il libri che quest'ultimo aveva in mano caddero sul pavimento grigio e lucido creando un frastuono che riecheggiò nel corridoio facendo girare tutti i presenti, che dopo aver osservato la scena tornarono ai loro problemi. L'uomo in abito scuro si chinò in fretta per prendere i libri caduti, e lo stesso fece Doris per aiutarlo...
- Mi scusi davvero non l'ho proprio vista. - Sussurrò ormai nel più totale imbarazzo, mentre raccoglieva un raccoglitore con etichetta dal titolo: 'Cospirazioni e storia attuale.'
Ebbe giusto il tempo di leggere quando il tiziocon cui si era scontrato le strappò di mano il volume. Con la coda dell'cchio vide che quest'uomo aveva una cicatrice bella grande e profonda sulla mano.
- Non si preoccupi, mi scusi ma sono di fretta, arrivederci. - Rispose quest'ultimo frettolosamente dopo aver raccolto tutti i libri, poi si girò e prese a camminare verso l'uscita.
Peccato, forse quel volume avrebbe potuto interessarla, non si sa mai.
Riprese a camminare mentre pensava che oggi le stava andando tutto storto, con due figuraccie consecutive: volle sprofondare. Poi però pensò che finalmente poteva cominciare a lavorare, e riprese a camminare verso il fatidico corridoio sette.
Il corridoio era vuoto, non 'era nessuno, e alla fine di quest'ultimo, come se la strada creata dalle librerie portasse a una pianta di verde rigoglioso sotto alla finestra. Arrivò vero la fine delle mensole dove c'erano dei raccoglitori che molto probabilmente contenevano articoli di giornale datati ognuno per il corrispondente anno. Passò con il dito davanti a quelli degli anni '70 fino ad arrivare a quelli degli anni '80 per poi finire su quelli degli anni '90 che erano quelli che gli interessavano di più: Payton aveva detto che gli Atlantici erano 'falliti' in quest'ultimo decennio. Mentre prendeva sulle braccia i pesanti raccoglitori Doris notò che fra questi volumi mancavano quelli del '97 e del '98, ma poi intuì che li aveva presi il tizio con cui si era scontrata poco fa, pazienza, doveva fare più ricerche su quei due anni. Altra cosa che notò fu la presenza di volumi riguardanti anni dal 2005 al 2008. Probabilmente la biblioteca aveva finanziato quei raccoglitori per i prossimi anni, in fondo è incomprensibile che quando finisce l'anno i bibliotecari cercano tutti i quotidiani usciti nell'anno e li raggruppano, era molto più plausibile che li raccolgono quotidianamente. Fu comunque curiosa e mentre si allungava per prendere il raccoglitore 2005 sentì il promemoria impostato del cellulare squillare. Guardò ce ore erano: l'una e trenta... era tardissimo! Doveva pranzare con Malcom all'una e sicuramente era lì ad aspettarla! Com'era possibile che il tempo era passato così velocemente? Doveva scappare di lì, sfortunatamente aveva il credito esaurito e quindi doveva cercare una cabina telefonica nei paraggi. Corse in fretta verso la segreteria della biblioteca e vide Rose che si teneva la testa annoiatamente sulla mano mentre navigava su qualche sito internet. Già è vero poteva cercare qualcosa anche in internet, ma non era il momento di pensare a ciò, Malcom la stava aspettando da mezzora al ristorante...
Uscì di fretta dalla biblioteca pensando che oggi non si riconosceva più: aveva fatto una figuraccia alla segreteria della biblioteca, aveva tramortito un uomo che usciva di lì e ora stava pure facendo ritardo. Uscita dalla biblioteca si ritrovo di fronte al tipico traffico newyorkese dell'ora di punta. Gente che corre verso casa o verso il primo fast food per non perdere tempo nella corta ora di pranzo a disposizione. Faceva caldo, i volumi pesavano, era tardi e aveva fretta e fame. Le sfrecciarono dsavanti due o tre taxi senza fermarsi e questo la inervosiva ancora di più. Guardò l'orologio: l'una e quarantacinque. Era troppo tardi per correre al ristorante, poteva solo telefonare a Malcom e scusarsi per la buca che gli aveva dato. Cominciò a vagare la ventiduesima in mezzo alla folla cercando un telefono pubblico. Faceva sempre più caldo, e la fame la divorava da dentro. Intravide fra la folla una cabina: cominciò a farsi strada fra la gente e infine raggiunse la cabina, ma sfortunatamente era occupata. Si poggiò sfinita con la schiena sul lato destro della cabina, quello ombreggiato per resiprare un po', non le importava cosa pensava l'uomo al telefono al suo interno, era troppo stanca e poi sentendolo parlare al telefono aveva intuito che lui non aveva fatto caso a lei.
- No, no, non ti preoccupare, certo, li ho in macchina... - Sentì dire dall'uomo all'interno del parallelepipedo di vetro ma non ci fece caso, era troppo stanca. Sentì l'uomo attaccare, aveva finito, si ricompose e si girò aspettando che l'uomo uscisse. Quando uscì riconobbe che era l'uomo che aveva collisionato in biblioteca: lui fu stupido di rincontrarla, e lei lo salutò mentre arrossiva. Lui rispose e se ne andò con passo svelto lontano da lei per poi perdersi nella folla, lei lo segì con lo sguardo finchè non scomparve fra la gente. Entrò nella cabina e dopo aver inserito 2 o 3 gettoni compose il numero di cellulare di Malcom.
-- Il numero da lei selezionato è al momento irraggiungibile...
Provò a telefonare al ristorante, ormai conosceva il numero con tutte le volte che lei e Malcom avevano mangiato lì.
- Chips & Bacon Co., buongiorno, in cosa posso essere utile? -
Rispose squillante la voce all'altro capo del telefono.
- Buona giornata anche a lei, - Rispose ipocritamente Doris per quanto fosse nervosa... - Vorrei parlare con Malcom Stewart, può passarmelo per favore? -
- Certo, attenda un istante. - Poi dopo un po' di silnzio sentì la stessa voce che chiedeva se il signor Stewart era presente in quel locale, non sentì nulla e poi sentì riprendere la cornetta - Sono spiacente, non è qui. Arrivederci. -
- Arrivederci... -
E attaccò, cadde un gettone di resto... Si sentiva delusa, faceva ritardo molto spesso ma mai così tanto, e Malcom sicuramente era adirato e seccato e molto probabilmente ne aveva anche i motivi... Lo comprendeva se era tornato a casa.
Ultima speranza: telefonargli a casa. Reinserì il gettone e compose il numero di Malcom.
-- IL NUMERO DA LEI SELEZIONATO E' INESISTENTE.
Non poteva crederci, gli aveva telefonato ieri mattina stesso! Come poteva aver cambiato numero così in fretta? Forse aveva sbagliato a comporlo, era plausibile con la stanchezza che aveva in corpo:
-- IL NUMERO DA LEI SELEZIONATO E' INESISTENTE.
Cominciava a sentirsi veramente confusa, qualcosa non andava davvero, si sentì impazzire... Che diavolo stava succedendo? Ok, Doris riprese con la sua tipica procedura di concentrazione: posò i volumi per terra nella cabina, si mise gli indici sulle tempie e cominciò a massaggiarle, chiuse gli occhi, prese fiato e cominciò a ragionare sul dafarsi. Ok, l'unico modo per non impazzire sul vero senso del termine era andare proprio a parlare direttamente con Malcom. Quel ragazzo era l'unico al mondo ad avere la capacità di tranquillizare Doris in ogni situazione, per Doris bastava che Malcom respirasse per essere felice. Si accorse di amarlo davvero tanto, lui era sempre vicino a lei in ogni momento, lei respirava grazie a lui, e mai come in questo momento aveva bisogno di stare vicino a lui. Decise quindi di andare a casa sua: uno dei tanti appartamentini sulla decima, quartiere piuttosto tranquillo non ostante si trovasse a New York, è quel tipico ambiente con molto verde e palazzi affiancati l'uno agli altri, i tipici appartamenti che si vedono nei film sentimentali.
Prese i volumi e uscì dalla cabina, si accorse però di non aver ancora messo nulla in bocca, ed aveva una gran fame. Fortunatamente c'era un Mc Donald a 2 isolati da lì. Mentre mangiava quell'ammasso di calorie color ham burger ripensava a tutti i disordini capitatigli in quella stessa giornata, e più ci pensava più non trovava una spiegazione logica.
Uscita dal Mc Donald notò che il traffico si era placato e c'era meno gente, di conseguenza sarebbe stato più facile trovare un taxi. Ora era lì ferma e sfinita con quei sei volumi di documenti sulle braccia che aspettava un dannatissimo taxi che non voleva arrivare. Guardò l'orologio: erano le tre meno un quarto e il caldo si faceva ancora sentire. Finalmente un taxi le si fermò davanti e si fece portare sulla decima, a due passa da casa di Malcom. Non ostante la stanchezza nn si stancava mai di gustarsi quel quartiere newyorkese, pieno di verde e tranquillità.
Giunta sotto casa di Malcom citofonò senza nemmeno guardare, ormai sapeva a memoria l'altezza del tasto... Le fu aperto il portone e salì.
Ora aveva un altro motivo per essere confusa, alla prota dell'appartamento la attendeva una donna piuttosto robusta sulla cinquantina con il solito abito lungo con ornamenti floreali.
- E' in ritardo oggi, ah, ma hanno cambiato servizio? - Disse la grassa voce della donna.
- Serivizo? Scusi ma lei chi è? -
- Dov'è il mio pranzo? -
Ora Doris era davvero stralunata, non capiva più nulla.
- Di che pranzo parla? -
- Ma lei non viene dal ristorante a tre isolati da qui? -
- Assolutamente no! Ho una faccia da cameriera? - Sbottò ormai pesantemente provata e stressata, poi continuò: - Mi può dire chi è lei? Che ci fa a casa di Malcom? -
- Io? Malcom? Di chi parla? -
- Oddio, non dirmelo, ti prego... - Disse Doris fra se e se...
- Scusi cosa cerca? io vivo qui da due anni? -
Doris si sentì svenire, ebbe un mancamento e si tene a stento sul muro. Poi si riprese e disse:
- Mi scusi forse ho sbagliato appartamento... - Totalmente demoralizzata.
Uscì dall'edificio e guardò il citofono, ora la tentazione di svenire era davvero forte: fra i cognomi non compariva nessun Stewart...
Si aggrappò alla ringhiera e si sedette sui gradini lasciando cadere a terra i raccoglitori... Si può sapere cosa stava succedendo? Il mondo era cambiato attorno a lei? Non sapeva più che pensare, c'era una spiegazione, ma era troppo... troppo irreale... La sua tipica mente razionale di giornalista la spingeva a rifiutare quell'ipotesi, cavolo qui si parla di realtà non di film o stupidaggini varie... Ma era l'unica spiegazione che riuscisse a trovare... Era come se fra ieri e oggi fossero passati anni... Poi guardò i volumi sparsi per terra... Era così, era l'unico spiegazione per cui un anno e mezzo fa la sede dell'Ethery Press era cambiata, che nel giro di due anni Malcom non abitava più lì mentre lei l'aveva visto il giorno prima e tutti quei dettagli, il palazzo che non aveva mai notato, il pijama che le andava stretto, e poi la conferma a questo inquetante sospetto: i manuali che andavano dal 2005 al 2008, ora ne era certa, aveva letteralmente saltato 4 anni della sua vita... Svenne.
Dicono che quando si sviene non si vede nulla... Niente di più falso, o almeno così non fu per lei. Si continua a vedere, i colori si mescolano e pian piano perdono croma... e i suoni, i suoni vengono distorti e diventano come boati, ma sempre più fievoli... La realtà distante, diversa e lontana da te, ecco tutto... Il problema era che per Doris era così anche la realtà in cui viveva prima di svenire, tutto era cambiato, lei era stata fuori dal mondo per circa 4 anni e per lei sembrava passata solo una notte... In 4 anni può succedere di tutto, il tuo ragazzo scompare cambiando appartamento, l'ubicazione dei luoghi è diversa, e magari i tuoi sogni muoiono... Già, molto probabilmente aveva anche perso la sua grande occasione, magari tutte le persone che conosceva a New York (ed erano davvero poche, dato che viveva lì da poco, no, 4 anni fa lei viveva lì da poco...) avevano perso i suoi contatti e adesso lei non sapeva come rintracciarle...
Sentì uno schiaffo, ma debole, probabilmente sul volto, no sentì quasi niente, poi un altro... E un altro ancora finche non ricominciò a respirare e a riprendere a vedere bene, ma si sentiva ancora molto stordita... Vide confusamente l'uomo che l'aveva schiaffeggiata, accanto a lei un gruppetto di persone incuriosite.
- Tutto bene? - Chiese premurosamente l'uomo.
- ...Si, credo... Credo di essere solo svenuta... -
- L'ho vista cadere dall'altra parte della strada, sicura di stare bene? -
- ...No, non si preoccupi credo sia solo... - Non poteva dire la verità, l'avrebbero presa per pazza aumentando le preoccupazioni... - Sono solo stanca... -
- Deve vedere un dottore, non è normale che lei sviene solo per stanchezza... -
- No, devo solo riposare, devo solo tornare a casa... -
- Qualcuno chiami un taxi... - Disse il signore riferendosi al gruppetto di gente che pian piano aumentava...
La aiutarono ad alzarsi e la accompagnarono alla fermata del taxi, anche se lei sempre più stordita, confusa, imbarazzata e sconcertata negava. Il signore che l'aveva svegliata aspettò fino all'arrivo del taxi... Ora sentiva meno caldo, ma non ostante ciò stava sempre più male... 4 anni... Si può sapere che diavolo era successo? Non poteva essere... possibile.
L'aria nel taxi era pesante, afosa... Ma quel dannatissimo pensiero no le si toglieva dalla testa... Si fece coraggio e disse:
- Scusi, mi sa dire in che anno siamo? -
Il tassita la osserò attravreso lo specchietto mentre rideva di tutta risposta e in seguito disse:
- ...Sta scherzando scusi? Nel 2008, perchè? -
Wow per il momento letta tutta!
Continuate ^^
L'ultima parte della frase del tassista le rimbombò in testa... Questa volta non svenne: poggiò la testa sullo schienale del sedile e chiuse gli occhi. Tentava invano di riordinare i pensieri, ma non ci riusciva, sperava fosse un sogno, ma sapeva che non lo era, sapeva che questa era la realtà, il problema è che questa era la realtà del 2008... Probabilmente aveva perso tutto, il suo lavoro, il suo gatto: ecco perchè il suo gatto non era in casa... E peggio di tutto Malcom... Abbassò il finestrino, aveva bisogno d'aria, anche se dal finestrino entrava solo aria calda...
- Signorina si sente bene? -
Proruppe il tassista, il solito tassista curioso e annoiato che vuole sapere tutto di te e solitamente ti racconta la sua vita...
- ...Si, si, va... Va alla grande, non si preoccupi... -
Rispose nel modo più falso che potesse Doris. Mille pensieri le vagavano per la testa: non poteva credere che tutto ciò stesse succedendo veramente: non poteva credere di non sapere nulla di ciò che era successo nei 4 anni passati... Cosa le stava succedendo? Dove era stata in quei 4 anni? Cos'era successo al mondo in quei 4 anni? Capì che l'unica cosa per sentirsi molto leggermente meglio era documentarsi su quei 4 anni e fortunatamente era ancora abbastanza lucida per ricordare un dettaglio (forse l'unico) a suo favore: i volumi 2005-08 in biblioteca...
Bravo T!!!
scusa se l'ho letta ora...
Cmq è interessante
// Dunque, continuo^^
- Scusi, ho cambiato destinazione, mi porti alla biblioteca della ventiduesima, non m'importa quanto mi costerà. -
- Ehi! Calma pupa! Ti ci porto subito, rilassati, toh, intanto senti un po' sta roba... -
Il tassista infilò una cassetta nel mangianastri, e in seguito lo stereo riproduceva un pezzo rap che il conducente cominciò a boccheggiare. Doris lo guardò allibita e sconvolta dalla deficenza di tale tassista, ma ci diede poca importanza, e si accorse di dare poca importanza anche a tutte le altre cose che le passavano per la testa... Ora non era più nella fase sconvolgimento, ma nella fase non curanza, quella fase dove ci si abbatte e non si ha voglia di far nulla. Non ostante ciò Doris era troppo scioccata (Stralunata! Sconvolta! Allibita! Curiosa! Arrabiata! Adirata!) per abbattersi.
Dopo una buona (e pesante) decina di minuti fra mille pensieri, preoccupazioni, paure il taxi si fermò davanti alla biblioteca. In strada c'era meno gente, sempre in proporzione alla tipica folla newyorkese, fra l'afa, lo smog e l'inquinamento acustico. Questa volta Doris entrò totalmente incurante di Rose che stranamente questa volta la salutò cordialmente. Doris rifece tutto il corridoio per arrivare al settimo corridoio... Era comunque incerta di prendere i volumi 2005-08, sarebbe stata l'ennesima prova della sua (Follia! Schizofrenia! Pazzia!) assenza in quel quadriennio... Posò i manuali presi in precedenza (anni 1990-2000), prese una boccata d'aria e si scostò un ciuffo di capelli dietro l'orecchio, si fece coraggio e prese il volume 2007, lo aprì e con grande dolore vide che era pieno di compie di giornali che andavano dal 2 gennaio al 31 dicembre 2007... I casi erano due, o stava impazzendo o... Non trovava altra spiegazione...
Figoso......ma all'inizio non c'era scritto che lo continuavate tu e nemo? beh...che fa quel pelandrone? -.-
Chiedilo a lui no?
Rimase in biblioteca fino a tarda notte, continuava a leggere, ogni giornale era una prova sempre più dura di quanto le stava accadendo, della realtà che le crollava addosso, o almeno, della realtà che si era persa... 4 Anni, 4 anni pieni di eventi, uccisioni, attentati, scoperte e invenzioni, e lei non ne sapeva nulla, nemmeno un dettaglio, per lei era scomparso tutto nel sonno di una notte... Quei giornali la prendevano sempre più, sfogliava e sfogliava, e più sfogliava più si sentiva estranea a un mondo dove lei era stata assente per 4 anni... L'Iraq per esempio, scoprì che l'Iraq adesso non esisteva più... O per lo meno esisteva ma era una federazione dove alcuni substati erano andati sotto la giurisdizione del governo degli Stati Uniti dopo che Saddam fu arrestato e giustiziato nel braccio della morte insieme a Bin Laden... Adesso tutti gli stati Europei facevano parte dell'Unione Europea, sotto un'unica moneta che comprendeva adesso tutta l'Europa. Spears, Britnay Spears era stata trovata morta per overdose insieme ad un ragazzo in un motel nel Nord Carolina tre mesi dopo aver girato il video per il suo ultimo singolo 'I'll catch you somehow'. Clinton era stato rieletto presidente... Lei non lo sapeva... Lei non sapeva nulla di tutto ciò, aveva perso troppo, quasi non riconosceva quel 'nuovo' mondo... Continuava a sfogliare e ad ogni pagina un evento che la sconcertava... Fino ad arrivare all'articolo del 23 Aprile 2007... In quella pagina trovò qualcosa, la cosa che più di tutto la sconcertò, una cosa che mai e poi mai si sarebbe aspettata di trovare non ostante dopo tutte quelle scoperte pensava che nulla più l'avrebbe stupita... Trovò un foglio... Uno straccio di un foglio più che altro... La cosa sconcertante è che quel foglio fosse firmato Doris Ikanovich...
Complimentoni la storia si fa sempre più interessante...ora mon cher ami continua
No, qui qualcosa non andava davvero... Quando lo aveva scritto? Non aveva idea nè ricordo di un appunto del genere, la scrittura era trasandata e sbavata (probabilmente da acqua...) ma riconosceva la propria calligrafia e soprattutto la sua firma, quella che era perennemente presente in ogni suo articolo... Nessuno di questi pensieri la fece soffermare, senza attendere aprì il foglio e lesse ciò che era leggibile...
<<...Increibile... Voglio scrivere, devo scrivere qualcosa ------uardo...
Non ci posso credere... Ma mi permetteranno di scrivere? Mi sar-------sso di parlarne a riguardo? Doris, io sono te e tu sei me, non c'è tempo per farsi domande, se stai leggendo questo scommetto che sei sconvolta, o meglio: che sono sconvolta, per ora non posso dirti molto ma fidati, ciò che leggi lo hai scritto tu... Non posso e non puoi scrivere altro, stanno arrivando, devo correre e tu devi leggere, perchè è l'unico modo per capire... Ora devi solo ricordare, e chiederti: 'Qual è il posto dove nasconderei qualcosa che voglio solo per me?' Cerc---------... ---D-Ris -K--Ovich-------...>>
Si lasciò cadere sulla sedia di fronte alla scrivania... lasciò cadere le sue braccia ai lati e spalancò gli occhi verso l'alto fissando il vuoto... La grafia era la sua ma non aveva memoria di quando aveva scritto una cosa del genere. E poi il messaggio diceva che lei doveva leggere. Leggere cosa? Rilesse velocemente il messaggio: 'Qual è il posto dove nasconderei qualcosa che voglio solo per me?'. Non sapeva cosa intendesse quella frase ma sapeva che l'avrebbe portata sempre più vicina alla verità, ma quale verità? Che forse stava diventando pazza, che forse la sua mente non funzionava più; si scosse da quei pensieri, non doveva pensare certe cose, perdeva tempo e lei aveva già perso quattro anni...
Si alzò in piedi e cominciò a camminare mentre si infilava il messaggio in tasca. Qualcosa che voleva solo per lei? Si trattava di un nascondiglio segerto, ma lei non aveva mai avuto un nascondiglio segreto, o almeno non nel suo appartamento a New York e non prima del 2005, dato che comunque era totalmente all'oscuro di ciò che le era successo in quei 4 anni di buio. Pensò nuovamente al suo appartamento, lo analizzò nei minimi dettagli nella sua memoria visiva. Sotto il letto? No, era troppo scontato. Magari nella dispensa? Troppo irrazionale come pensiero. Ma dove poteva essere? Casa sua in fondo era priva di posti dove nascondere cose, un bagno, una cucina unita al soggiorno con due divanetti e la camera da letto con l'armadio, il letto e il ritratto che le aveva fatto Malcom... Il ritratto... Un momento! Malcom aveva scritto all'angolo del ritratto una dedica per lei: 'You're my own, you're only for me. Malcom.' che tradotto significava, Tu sei mia, sei solo per me!
Prese a correre verso l'uscita della biblioteca senza nemmeno mettere a posto i volumi, non c'era tempo...
Arrivò a casa di corsa, era sudata e stanca, non ce la faceva più. Oggi per lei era una di quelle giornate che non capitano mai a nessuno, era una di quelle giornate che nessuno si era mai immaginato di vivere, era stanca, stressata, incredula e spaventata, ma a quanto pare le sorprese non erano finite e lei lo sospettava. Corse subito in camera sua senza nemmeno chiudere la porta d'ingresso e mai come in quel momento la sua camera da letto era sembrata così lontana e la sua casa così diversa. Sapeva che un'altra rivelazione improvvisa le sarebbe stata fatale ma doveva saperne di più, doveva capire che diavolo le stesse succedendo e le pareva pure ovvio che sarebbe successo qualcos'altro di allucinante, se lo aspettava, ne era certa.
Arrivò finalmente in camera sua.
Girò lo sguardo intorno a se... O stava diventando pazza o adesso si sentiva persa e spaesata persino in casa sua, ma era ovvio, con tutto ciò che le stava accadendo non era nemmeno certa che quella fosse casa sua...
Ma era ovvio che quella era casa sua.
Eccolo! Il quadro! Il quadro di Malcom era ancora lì, e questo le aveva dato un minimo briciolo di conforto, come se avesse avuto paura che adesso anche casa sua stesse cambiando a sua insaputa, ma questo era solo un pensiero dovuto alla paura e all'ansia, no, di più, al più profondo terrore e sconforto.
Le passò di nuovo per la testa Malcom. Ma dov'era finito? Perchè non era qui con lei a darle affetto, a tranquillizzarla? Ma cominciò ad abituarsi all'idea che questo mondo non era il mondo dove si era addormentata ieri, non era il mondo dove la sera prima lei aveva festeggiato con Malcom, questo era un mondo a lei estraneo e lei estranea ad esso, un mondo dove Malcom era scomparso e non era più qui con lei...
Prese il quadro con molta fretta e per poco non le cadeva a terra dietro di lei con tutto il peso di quella cornice che lei tanto aveva desiderato per un quadro di Malcom.
Lasciò il dipinto sul letto e poi lo rovesciò: trovò infilato nell'angolo di legno un altro pezzo di carta, simile a quello che aveva trovato in biblioteca, simile a quello che per poco non le aveva cusato un infarto.
Si spostò una ciocca di capelli dalla fronte e frettolosamente aprì il foglio.
La grafia era di nuovo la sua...
Ok Doris, ho trovato un posto per scriverti nel caso succeda ciò che temo possa succedere. So che sei sconvolta e so che non ne puoi più di rivelazioni: anch'io faccio fatica a rendermi conto che ciò che scrivo lo sto scrivendo a me stessa. Se Malcom fosse qui sarei più tranquilla, ma so che anche lui è stato preso, ma sono certa che lui sia vivo, da qualche parte nella loro base lui è vivo, lo sento dentro di me, lui è vivo... Ok, la situazione è grave, loro ti osservano, loro mi osservano, loro CI osservano, è questo il loro compito, controllare che tutto vada secondo i piani. Ora cerca di trovare altre risposte, so che ancora poco ti è chiaro, ma non posso dirti tutto troppo velocemente perchè loro mi cercano e non posso stare troppo tempo nello stesso posto, ma ti lascerò indizi in modo che tu possa capire. Probabilmente quando leggerò questo messaggio sarò sull'orlo della follia ma spero che tu, cioè io, sarai abbastanza forte da non abbandonare tutto e scappare... Ora corri, c'è un altro pezzo di diario sotto il mattone accanto alla pianta all'ingresso di questo edificio, ora va e leggi, leggi ciò che hai scritto tu stessa e conosci la verità in modo che tutti possano leggere e che tutti possano essere liberi.
Doris
Chiuse il foglio nella sua mano dopo aver letto a bassa voce e si coricò sul letto con lo sguardo verso l'alto. Cosa stava succedendo? Quando aveva scritto quei fogli? Oh quanto avrebbe voluto essere stretta dalle braccia di Malcom, le mancava così tanto... Una lacrima le rigò il viso. Quella lacrima non era dovuta soltanto alla mancanza di Malcom ma a tutto il mondo che le stava crollando addosso. Sapeva che nessuno a parte se stessa avrebbe potuto aiutarla. No. Nemmeno lei stessa avrebbe potuto aiutarsi.
Adesso le lacrime si succedevano in un ritmo disperato e costante.
Mai come adesso si era sentita così sola. Dov'erano finiti tutti? Dov'era Malcom? Cosa gli era successo? Perchè tutto questo doveva succedere? Perchè? Ora stava piangendo senza sosta. Abbracciò il cuscino e si girò su se stessa...
Non ebbe nemmeno il tempo di notare che il cuscino era bagnato dalle sue lacrime che si accorse che dalla porta d'ingresso che lei si era dimenticata di chiudere qualcuno la stava osservando...
Si alzò di scatto sul letto in un istante. Era in ginocchio con le mani sul cuscino e lo sguardo pieno di terrore colmo di lacrime puntato su quell'uomo alla soglia della porta. Stava tremando? Non ebbe nemmeno il tempo di chiederselò che urlò:
- Chi diavolo sei? Cosa vuoi?!? -
- Non ti permetteremo di ricordare, non possiamo permettertelo. -
Il tizio scomparve tanto velocemente quanto silenziosamente lasciandola nell'ansia più pura.
Ora stava tremando, lo sentiva nella pelle, non riusciva a calmarsi e non ne aveva voglia perchè sapeva che se avesse smesso di tremare sarebbe scoppiata nuovamente in lacrime. Si alzò di scatto in piedi e corse nervosamente verso la porta:
- Si può sapere chi diavolo sei?? Non potete permettermi cosa?? Sono stanca di tutto ciò! Odio tutto!! Vi odio tutti!!! -
'Vi odio tutti'? Cosa voleva significare? Quelle parole le erano uscite spontanee dalla bocca e le erano così familiari... Ma era troppo scioccata e stanca per pensarci.
Era lì, sull'uscio della sua porta di casa che urlava contro le scale vuote e grige... Si accorse che ormai il tizio era scomparso.
- Io voglio solo che tutto torni come ieri... perchè devo subire tutto ciò? Malcom, dove sei? -
Un'altra lacrima le rigò il viso, mentre singhiozzava.
Tornò dentro e chiuse la porta a chiave. Era definitivamente stanca, era tardi ed era stanca, ma la sua stanchezza non derivava dall'orario, ma dall'oblio in cui era precipitata. Non aveva più forza nemmeno per pensare a quanto si sentisse disperata e sola.
Tornò verso la sua camera e crollò sul letto. Prese il cuscino fra le braccia e si asciugò le lacrime. Si assopì pian piano ma un pensiero la fece svegliare di soprassalto: e se il giorno dopo si fosse svegliata e tutto sarebbe cambiato ancora? E se magari il giorno dopo sarebbero passati altri 4 anni?
Ma la stanchezza era troppa per permettere alle preoccupazioni i tenerla sveglia e crollò nel sonno più profondo.
// Continuo anche se so che questo topico è ormai morto... ^^
Buio, piccole luci rotonde e bianche sopra di lei... Era legata? C'erano delle persone con dei cavi in mano. Parlavano tra di loro, o meglio: mormoravano tra di loro. Poi silenzio e un flash rosso, seguito da un altro bianco. Girò la testa di lato e vide un simbolo strano, poteva essere una stella con una goccia scavata all'interno. Una delle persone vestite di porpora con i cavi in mano le girò di nuovo la testa verso il buio e le luci e in seguito un altro flash rosso...
Doris aprì gli occhi. Questo si che era un sogno strano. Si alzò a sedere stordita con la mente pensante ancora al sogno mentre si stropicciava gli occhi. Quando riuscì a focalizzare meglio la vista vide il quadro di Malcom poggiato sulla sedia e il mondo le crollò di nuovo addosso ricordandole la pazzia in cui era caduta.
Fece colazione stancamente, doveva pur mangiare qualcosa se non voleva morire di fame... In efetti, il giorno prima, non aveva mangiato quasi niente. Eppure quel caffè aveva un sapore così amaro, e questo era strano dato che lei aveva sempre amato il caffè senza succhero ma dopo tutto non aveva la forza di stupirsi per questo cambiamento, c'erano stati quattro anni di cambiamenti che lei non aveva vissuto.
Mentre sorseggiava quella tazza fumante di caffè amaro pensava insistentemente a quei messaggi scritti da se stessa e a cosa volessero significare. Pensava che quei fogli, quegli stralci di parole l'avrebbero portata alla verità, o a qualcosa che l'avrebbe fatta sentire meglio, o a Malcom, o a semplicemente un obiettivo che non la facesse sentire così persa come si sentiva in quel momento.
Indossò qualcosa di pulito dopo aver finito il caffè restante nella tazza e cominciò a cercare spasmodicamente il foglio scritto da lei stessa. Era caduto accanto a letto quando lei ieri si era addormentata. Lo sollevò con stanchezza e lo rilesse velocemente. Il prossimo obiettivo di quella caccia al tesoro non era lontano. Prese le chiavi di casa e uscì chiudendo per bene la porta.
Arrivata al portone scese gli scalini. Ai lati dell'ultimo gradino c'erano due vasi... Avrebbe dovuto cercare da ognuno dei due lati... No, si ricordò che quei fogli li aveva scritti lei stessa e sapeva che lei sceglieva sempre la destra, lo faceva da bambina, era un gesto che lei considerava scaramantico.
Si avvicinò al vaso di destra e cercò una mattonella diversa dalle altre. Stranamente erano tutte uguali, ma spostando il vaso per vedere meglio ne vide una con un graffio strano, che somigliava a una D. Si sfregò le mani per pulirsi della terra del vaso e tentò di sollevare la mattonella con le unghia senza riuscirci. Si accorsè che la gente fuori dal portone la guardava stranita, poco le importò.
Riprovò a sollevare la mattonella con le chivi di casa e questa volta ci riuscì. Sotto un insetto che scappo velocemente c'era un foglio minuscolo.
Aspettò che l'insetto si allontanasse e sollevò il foglio, lo sventolò per spolverarlo e poi lo scrutò attentamente:
Ciao Doris, se leggi questo foglio sei a buon punto della tua ricerca, ho trovato un posto dove nascondere il mio (tuo) diario. Si trova nel casetto dove nascondi il tuo sogno, quello che per niente al mondo rinunceresti.
Tieni duro, non arrenderti Doris, fallo per Malcom...
Doris Ikanovich
Dai continua che lo aspettavo ^^
// Grazie Hurino mio, allora qualcuno ancora legge *_*
// Allora continuo:
''Il cassetto dove nascondi il tuo sogno''... Cosa voleva significare? Non aveva senso? Forse voleva riferirsi a un cassetto della sua scrivania all'Ethery Press? No, troppo scoperto come luogo, se avrebbe dovuto nasconderlo non l'avrebbe mai messo lì, e poi non era mai stata nel suo ufficio alla sede... E se il prossimo obiettivo fosse andato perso? Lei non era stata mai così imprudente, troppo improbabile.
Ma allora cosa voleva significare?
Forse anche sta volta riguardava Malcom... Una fredda e magra, ruvida mano le stritolò il cuore... Mai come adesso si accorgeva di quanto lo amava e di quanto potesse mancargli... E' incredibile come la vita in una notte si possa trasformare e dipendere da una caccia al tesoro a metà fra la pazzia e la solitudine dove o combatti o ti arrendi, dove in ogni dove non c'è altro che ignoto e diversità. Malcom era scomparso, stato preso o catturato con il dubbio della sua morte, e lei era lì a cercare disperatamente un maledetto diario nascosto da un indizio che non la portava da nessuna parte.
La rabbia cominciò a crescerle dentro.
In ogni caso l'indizio era troppo generico, non aveva idea di dove cercare.
''Il cassetto dove nascondi il tuo sogno''.
Mentre rifletteva risalì le scale dell'edificio dirigendosi verso il suo appartamente pensando a qualsiasi possibile posto, pensando con ragionamenti fantasiosi e disparati, razionali e irrazionali... Non arrivava a nessuna soluzione.
Prese le chiavi in mano e le infilò nella serratura e pensò che probabilmente il sogno si riferiva alla sua aspirazione giornalistica... Dunque: lei scriveva sempre i suoi articoli amatoriali e non sul suo portatile sul tavolo del soggiono, ma quel tavolo non aveva cassetti e in ogni caso il portatile avrebbe dovuto essere nel cassetto e non sul tavolo con il cassetto.
Chiuse la porta dietro di se mentre si massaggiava il labbro con il dito indice per facilitare la ocncentrazione, lo faceva sempre quando doveva riflettere.
Ispezionò la casa con lo sguardo cercando qualsiasi cosa avesse un cassetto. Cercò nella scrivania, nel cassetto delle robe intime (qui sarebbe stato piuttosto strano nascondere un sogno...), nel cassetto delle posate in cucina... Quali altri cassetti c'erano in casa sua?
Ispezionò ancora la cucina con lo sguardo mentre si poggiava al tavolo lateralmente. Niente. Nessun altro cassetto.
Si riportò l'indice a massaggiarsi il labbro mentre con l'altra mano tamburellava le dita impazientemente sul tavolo.
''Il cassetto dove nascondi il tuo sogno''.
Niente da fare. Nessuna soluzione.
Stiracchiò il braccio che aveva poggiato sul tavolo e per sbaglio colpì la borsa con cui portava con se il portatile, semplice borsa con codice per l'apertura, simile alle ventiquattrore dei ragionieri.
Già! Il portatile! Probabilmente il suo diario era un E-Diary! Ecco cosa c'entrava il sogno, aveva pensato bene riferendosi al sogno giornalistico. Si sedette al lato del tavolo, spostò la borsa porta-computer e si mise davanti a se il portatile, lo acccese e cominciò la spasmodica ricerca di un qualsiasi file di testo a lei sconosciuto e dal nome strano.
Passò circa un quarto d'ora cercando e alla fine trovò solo un file che sembrava interessante. Era a buon punto nella sua ricerca, lo sentiva.
Sfortunatamente si stava illudendo: il file era un semplice file di beckup di un articolo da lei iniziato e mai portato a termine, stranamente nel file, però, lesse la parola Atlanticus ripetuta più volte in mezzo al codice.
Poco le importava, non era il file che cercava.
Continuò a cercare per circa mezz'ora e non trovò niente.
La disperazione stava ricrescendo nel suo cuore, in un istante pensò a Malcom, all'indizio scritto da se sessa che le riferiva che per liberare Malcom avrebbe dovuto portare a termine la ricerca. Era stanca di tutto ciò ma sapeva che per salvare Malcom avrebbe dovuto continuare.
Spense il computer e prese la borsa porta-computer per rimetterlo a posto, girò le 7 rotelline per inserire il codice (D-o-r-o-t-h-y, non era molto originale, erano solo le lettere numerate in alfabeto della parola Dorothy) e aprire la borsa e scoprì che il codice non era più quello perchè la borsa non si apriva.
In effetti aveva notato che la borsa aveva uno strano pesò, dentro non era vuota...
Il diario!! Il diario era certamente lì dentro e tutto combaciava: 'il cassetto' era la borsa dove costudiva il suo 'sogno' ovvero il computer con tutti gli articoli! L'aveva trovato! Ora doveva solo trovare il codice!
Dunque il codice era di 7 cifre numeriche. Poteva essere Malcom scritto nello stesso procedimento di Dorothy? Impossibile, Malcom era composto da solo 6 lettere... Ma era certa che avrebbe dovuto ragionare sulle lettere, ne aveva la consapevolezza interna dato che chi aveva congeniato tutto ciò era lei stessa e a lei erano sempre piaciuti gli enigmi carattero-numerici. Dunque, 7 cifre.
Prese l'ultimo indizio ritrovato e lo rilesse attentamente. Non aiutava affatto. Lasciò l'indizio sul tavolo e ricominciò a guardare la borsa pensando di romperla ma non ci sarebbe riuscita, la borsa era troppo rigida.
La prese in mano e la rigirò cercando la parte più debole della borsa invano tranne che aver notato la seguente scritta sul retro dlela borsa:
''Il cassetto dove nascondi il tuo sogno''.
Ancora tale frase, forse era solo un aiuto per capire che tale era il 'cassetto dei sogni' oppure... La sua faccia si illuminò ancora più rapidamente quando si accorse che tale frase era composta da 7 parole, 7 come le cifre del codice! Ora aveva capito! Dovebva ragionare sulle lettere, aveva trovato la frase su cui ragionare le cui parole erano 7 copme le cifre del codice... Le singole cifre del codice non erano altro che la quantità di lettere in ogni parola della frase
Il (2) cassetto (8) dove (4) nascondi (8) il (2) tuo (3) sogno (5).
2848235, provò a inserirlo. La borsa si aprì, ce l'aveva fatta, all'internò c'era un diario, finalmente in tutto quel buio avrebbe trovato un po' di luce, una scia di speranza, e tale scia portava a Malcom, ce l'avrebbe fatta, avrebbe dovuto farcela, ce la doveva fare.
Ciò che lesse però non le portò altro che dolore sconcerto, paura e sconforto, perchè tutto ora era chiaro, ogni minimo particolare le si rivelava con una fitta di dolore simile a un cokltello che ti trafigge costantemente l'anima...
Lettera dopo lettera, parola dopo parola, frase dopo frase, ogni cosa era sempre più lucida, chiara e dolorosa e come Doris stava imparando a sue spese al dolore non c'è abitudine, si soffre e basta.
Ma qualcosa si era svegliato in lei, ciò che aveva letto le aveva si inferto un dolore incontenibile, ma le aveva anche aperto gli occhi e adesso ci vedeva, vedeva più lontano di prima e forse quel che vedeva poteva essere solo un'illusione causata dalla sua follia, dal suo desiderio che tutto fosse chiaro, e infatti tutto era chiaro, fin troppo, tanto da essere reale.
Quattro anni, quattro anni saltati, quattro anni mai vissuti, quattro anni cancellati, quattro anni dimenticati... Le avevano cancellato dalla memoria quattro anni, gli ultimi quattro anni della sua vita, tabula rasa, deserto di ricordi, cimitero del passato e niente di più, ma ora aveva gli occhi aperti non ostante loro glieli avessero chiusi, loro, gli stessi che tenevano rinchiuso Malcom, gli stessi che possedevano il cosiddetto 'volante planetario', gli stessi che avrebbero dovuto non esistere più, ma ora lei aveva gli occhi aperti, magari ricoperti di lacrime ma aveva gli occhi aperti, e dopo aver salvato Malcom avrebbe aperto gli occhi all'umanità...
CitazioneLettera dopo lettera, parola dopo parola, frase dopo frase, ogni cosa era sempre più lucida, chiara e dolorosa e come Doris stava imparando a sue spese al dolore non c'è abitudine, si soffre e basta.
Ma qualcosa si era svegliato in lei, ciò che aveva letto le aveva si inferto un dolore incontenibile, ma le aveva anche aperto gli occhi e adesso ci vedeva, vedeva più lontano di prima e forse quel che vedeva poteva essere solo un'illusione causata dalla sua follia, dal suo desiderio che tutto fosse chiaro, e infatti tutto era chiaro, fin troppo, tanto da essere reale.
Quattro anni, quattro anni saltati, quattro anni mai vissuti, quattro anni cancellati, quattro anni dimenticati... Le avevano cancellato dalla memoria quattro anni, gli ultimi quattro anni della sua vita, tabula rasa, deserto di ricordi, cimitero del passato e niente di più, ma ora aveva gli occhi aperti non ostante loro glieli avessero chiusi, loro, gli stessi che tenevano rinchiuso Malcom, gli stessi che possedevano il cosiddetto 'volante planetario', gli stessi che avrebbero dovuto non esistere più, ma ora lei aveva gli occhi aperti, magari ricoperti di lacrime ma aveva gli occhi aperti, e dopo aver salvato Malcom avrebbe aperto gli occhi all'umanità...
Quindi? -_-
Dai a sto punto potevi fare a meno di continuare il racconto ripetendo le stesse cose
Ps: non ostante?
Pps: come hai fatto a scrivere dal futuro? O_O Oct.20, 12.00 Am e io ho sccritto il Oct.20, 10.40 Am O_O
Malcom, Malcom era loro prigioniero, Malcom era stato catturato e lei doveva liberarlo e in seguito avrebbe avuto la sua pesante vendetta...
Cominciarono a riaffiorare immagini alla sua mente ma sapeva che avrebbe fatto fatica a ricordare qualcosa di concreto, l'unica immagine che le riaffiorava in mente era un giardino con due statue angeliche che protendevano l'una verso l'altra come per richiamare aiuto e protezione, in quel luogo nevicava, ma lei sentiva caldo in quel luogo. Ricordava inoltre se stessa che urlava a Malcom e a qualcun altro con un volto familiare accanto a lui, a cui lei aveva gridato 'Vi odio tutti!'. In quel momento collegò uell'immagine alla sera prima quando qualcuno l'aveva spiata e le aveva detto: 'Non ti permetteremo i ricordare'...
Troppo tardi... pensò con un ghigno sul volto e all'improvviso capì che la persona che aveva incontrato la sera prima era la stessa presente in quel ricordo accanto a Malcom...
<<Dylan...?>> Disse fra se e se, e capì che era Dylan il nome di quel tizio...
Hai pensato mai di farci un libro? :bleh:
Anche se può sembrare spam, con sto post ti fò vedere che io ci sono ed osservo sempre *_*
CitazioneHai pensato mai di farci un libro? :bleh:
Anche se può sembrare spam, con sto post ti fò vedere che io ci sono ed osservo sempre *_*
// No, tranqui mi fa piacere che ci sia qualcuno che legge ancora... Ma ti sta
// piacendo? Comunque non sono uno scrittore, preferisco essere considerato un
// cantastorie^^
CitazioneCitazioneHai pensato mai di farci un libro? :bleh:
Anche se può sembrare spam, con sto post ti fò vedere che io ci sono ed osservo sempre *_*
// No, tranqui mi fa piacere che ci sia qualcuno che legge ancora... Ma ti sta
// piacendo? Comunque non sono uno scrittore, preferisco essere considerato un
// cantastorie^^
Certo sta venendo benissimo solo che manca di succo la trama, ma sono sicuro che fra poco farai ricollegare tutti i pezzi =)
// Ok, continuo^^
Prima di agire decise di riposare, le nuove scoperte l'avevano sì caricata di grinta e di odio, di forza, ma era comunque sconvolta e i ricordi continuavano a comparire prepotentemente e irregolarmente nella sua testa, ma non tutti, comparivano a caso. Il suo sonno all'inizio fu disturbato ma poi crollò in un sonno pesante. Sognò ancora una volta Malcom, ma stavolta dietro a delle sbarre, che le tendeva le mani con delle lacrime agli occhi e lei che continuava a scrivere incurante di lui, finchè lui non le urlò che la amava ancora e a quel punto lei lo guardò...
Qualcuno bussò alla porta svegliandola.
<<C'è nessuno?>> Diceva la voce dietro quest'ultima.
Silenziosamente, Doris, si avvicinò allo spioncino e cercò di capire chi diavolo potesse essere giusto in quel momento.
Un tizio in giacca e camicia si guardava intorno dietro la porta aspettando che qualcuno aprisse. Sembrava innocuo.
Doris mise la catena per bloccare la porta in modo che non si aprisse più di qualche centimetro o poco più e infine aprì:
<<Cosa sta cercando?>> Chiese nel modo più freddo che potesse.
<<Chiedo scusa se la disturbo, ma è lei Ikanovich Dorothy?>>
<<Chi lo vuole sapere?>>
<<Vengo dalla Ethery Press, abbiamo saputo che lei è tornata dalla vacanza in Francia.>>
In Francia? Ah già! è stato lì che quei bastardi mi hanno cancellato la memoria, probabilmente c'ero andata in cerca d'informazioni e ho cercato una scusa per non essere cercata dall'edizione, probabilmente mi avrebbero fatta scoprire da quei bastardi... Saranno cambiate parecchie cose in ufficio.
...Un momento? Come avranno fatto a capire che sono tornata allora? Ah già, qualche giorno fa sono andata proprio in cerca della sede dell'edizione.
<<Si, Sono tornata l'altro ieri>> mentì spudoratamente sapendo che dell'altro ieri si ricordava poco e niente. <<Il viaggio è stato stancante ma è tutto ok, cosa desidera?>>
<<Il capo la vuole vedere. Probabilmente ha un nuovo servizio per lei. Vuole un passaggio?>>
<<Se non le è di disturbo...>>
<<Non si preoccupi, è proprio per questo che sono qui, avrei potuto spedirle un fax o contattarla via telefono, ma sa com'è il boss, quando ha qualcosa di grosso fra le mani, non vuole perder tempo.>> Le rivolse un caldo sorriso d'intesa.
Il boss? Già è vero, è così che lo chiamavano in ufficio, le vecchie abitudini non sono cambiate... Mi devo liberare al più presto di questa scocciatura e poi comincerò ad agire. Pensò.
<<Ok, mi preparo un attimo e scendo.>> E chiuse la porta.
Dannazione, giusto ora si dovevano far vivi...
Si preparò e scese.
Riporto up questo capolavoro....spero che la mente del racconto ritorni a spolverarlo....
Parcheggiata di fronte all'edificio c'era una BMW nera metallizzata pulitissima, così pulita che sembrava che il cielo avesse trovato uno specchio. Qualcuno con una sigaretta accessa aspettava al posto di guida. Quando la vide arrivare la spense e si preparò a partire.
Appena montò in macchina le sicure furono chiuse e partirono.
<< Allora, ci racconti come è andata in Francia. Ne abbiamo di strada da fare >> Le chiese il tipo accanto al posto di guida mentre le lanciava un altro caldo sorriso di intesa, lo stesso che le aveva lanciato davanti all'entrata di casa.
<< Parigi è bellissima. >> Rispose spiazzata dalla domanda. Adesso la macchina entrava in una corsia di accellerazione.
<< Tutto qui? Eppure c'è stata per così tanto tempo. >> Adesso il sorriso cambiava.
Erano in autostrada.
<< Ma dove stiamo andando? >>.
<< Stia tranquilla, continui a raccontare... >> Le rispose il conducente con uno sguardo d'intesa al tipo accanto a lui.
Doris cominciava ad agitarsi.
<< Ho già detto che Parigi è magnifica... Mi dite per cortesia dove mi portate >>
<< Parigi, uh? Eppure lei aveva lasciato le dimissioni, lei non aveva mai detto all'Ethery Press di andare a Parigi in vacanza... Lei si licenziò.>> Disse il tipo dal sorriso inquetante. Non erano dell'Ethery Press, questo era certo...
Mi hanno scoperta. Sono due seguaci... Sanno che ricordo poco e mi hanno ingannata per incastrarmi e scoprirmi...
<< Voi e la vostra pseudo-confraternita... Cosa avete intenzione stavolta? >>
Disse con arroganza.>>
<< Cancellarti unicamente la memoria e ricostruirtene un'altra è stato un errore. Abbiamo scoperto che avresti ricordato... I tuoi maledetti appunti ti hanno aiutato a ricordare un segreto troppo grande, ci avevi previsti... >> La macchina accellerò e sorpassò una chevrolet. erano a 150. << Già, la prima volta siamo stati buoni, questa volta però l'ordine è di eliminarti e non rischiare più... >> Adesso il sorriso era davvero inquetante, quasi un ghigno. Estrasse una pistola e disse << Sparirai senza rivelare a nessuno chi siamo, questo è solo un piccolo recapito degli Atlantici... >> Adesso tolse la sicura e puntò in mezzo agli occhi di una Doris a metà fra il terrore e l'odio più puro...
Il conducente all'improvviso urlò:
<< MA CHE CA...!!! >>
Qualcuno in Harley Davinson andava contromano contro di loro, era proprio diretto verso di loro...
// Ehilà che fine avevi fatto? ^-^ bene bene ti stai dando da fare eh? o.o
Il tipo sull'Harley era piuttosto lontano ma ben visibile.
E' il momento!
Pensò all'istante Doris.
Deviò con violenza la pistola del confratello e un proiettile partì deviandola di qualche centimetro facendola urlare.
Tentò di conquistare l'arma ma non ci riuscì e partì un altro proiettile che questa volta colpì lo sportello.
Ora!
Mentre teneva la pistola con tutta la sua forza si coricò sui due sedili posteriori e assestò un calcio a due piedi sullo sportello sfondandolo. Mentre si gettava sulla strada notò che il tipo sull'Harley saltò dalla moto lasciandola schiantare frontalmente con la macchina.
Lei rotolò e si fermò a qualche metro prima della (fortunatamente) piccola esplosione. Rimase a terra fino a quando le fiamme si calmarono.
Si era scorticata il giocchio sinistro, le faceva male ma riusciva ancora a muoversi.
Mentre tentò di alzarsi vide il tipo dlela moto che saltava via dalle fiamme verso di lei. La prese è la portò di corso fuori dalla carreggiata tappandole la bocca...
Il fuoco consumava la macchina mentre i due scapparono in una casa abbandonata lontana qualche centinaio di metri dalla strada.
<<Fra un po' arriveranno gli altri a far sparire ogni traccia...>>
Disse lo sconosciuto con il casco ancora in testa.
<<Chi sei tu?>> Chiese Doris con un filo di voce.
<<Qualcuno che un tempo era tuo amico.>> Rispose mentre si toglieva il casco.
Il suo volto era familiare: capelli castani di lunghezza media, qualche ciuffo su dei taglientissimi occhi verdi, taglienti ma a metà fra i rischiosi e fidati.
Egli le sorrise con un sorriso ammiccante e sicuro.
Si, era lui. Era lui che in un suo ricordo parlava con Malcom, in quel ricordo erano circondati da statue angeliche in un giardino. Malcom gli bisbigliava: "Sei l'ultima persona di cui ci fidiamo, non ci tradire..." Poi un flash e si passava ad un altro ricordo: Doris, mentre veniva portata via da alcune guardie gli urlava: "Sei un bastardo! Stan, mi ricorderò di te, ricorderò ciò che mi hai fatto, ciò che hai fatto a Malcom"... Adesso Doris si chiedeva se si potesse fidare di questo vecchio amico sconosciuto...
<<Stanley, giusto?>>
<<A quanto pare son rimasto nei tuoi ricordi!>> Disse con una presunzione buttata sullo scherzo. <<Su, che altro ricordi, spolveriamo le foto della mente.>> Concluse ridendo.
<<Non ricordo tutto di te.>> Fece una pausa e guardò dalla finestra della casa diroccata verso la strada, poi lo riguardò negli occhi. <<...C'è qualcosa di importante da ricordare di te, vero?>>
<<Non so, dipende tutto dalla fiducia che voi avevate in me. Vi ho tradito? forse, ma quanto vi fidate voi adesso di me. Fino a quando la fiducia verso qualcuno è radicata dai ricordi? Credo ci siano cose che gli eventi non possano scalfire, l'amicizia è una di queste. Ti va di lasciartelo dimostrare?>>
<<Non voglio dimostrazioni, solo che adesso mi servi e basta, devo trovare Malcom.>>
Ricominciò a guardare verso le fiamme dell'auto che fagocitava l'Harley. Delle macchine nere arrivarono e si fermarono, scesero degli uomini in giacca e cravatta...
<<L'Empire State, giusto?>> Chiese Doris seduta su una delle scatole nel retro del furgoncino in movimento.
<<Esattamente. Ce ne sono molte altre... Il quartier generale non è in se l'edificio, ma l'insieme, la riunione dei quattro ereditari. Essi sono al vertice della gerarchia e nessuno sa chi essi siano, nemmeno i loro secondi in ordine di importanza e di potenza. Si ha un membro nuovo solo quando uno dei quattro muore lasciando il proprio potere in eredità al nuovo. Il loro potere sta nel fatto che ognuno di loro possiede un quarto del codice d'accesso al Volante. Una chiave plurialfanumerica.>> Rispose con fermezza Stan guardando il paesaggio scorrere da una piccola apertura nel telo del furgone.
<<Pluri...che?>>
<<Plurialfanumerica. In altre parole con soli 4 simboli, considerando l'alfabeto latino si arriverebbe a 26 caratteri, più altri 10 simboli numerici viene raggiunto un totale di 36 simboli. Considerando che nulla impedisce che nella chiave i simboli vengano ripetuti calcolando tramite permutazioni ripetibili. Esistono circa 4 milioni di miliardi di possibilità. Esse sono troppo poche e con una serie di elaboratori abbastanza potenti anche un comune hacker otterrebbe la chiave.>>
<<Ah... Ora ricordo perchè all'università ero indecisa tra giornalismo o matematica applicata e calcolo differenziale.>> Disse sarcasticamente Doris aspettando il proseguimento della spiegazione.
<<Per ovviare a questo problema l'organizzazione ha scelto che i simboli appartengano a tutti i tipi di alfabeti mai esistiti, tra cui alfabeti conosciuti esclusivamente dall'organizzazione stessa.
Tornando alla locazione della sede centrale le possibilità sono varie. All'epoca della Seconda Guerra Mondiale, il quartier generale era situato al centro del Reich che Hitler voleva costruire.>> Borbottò Stan mentre si accendeva una sigaretta.
<<Hitler? L'associazione centra con il nazismo?>>
<<il nazismo centra con l'associazione. Hitler fu uno dei grandi 4. Differentemente da come tutti pensano egli non si sparò per il crollo del Reich, ma per evitare che la sua parte del codice venisse allo scoperto.>> Fece una pausa e tirò profondamente dalla sigaretta, poi come destato riprese a parlare.
<<Evitiamo di divagare, abbiamo poco tempo. Dunque, considerando che in seguito ai fatti della Seconda Guerra Mondiale, la sede si spostò alla nuova attrazione del lusso e potere. L'Empire State Building. Essa però non funzionò e a causa dell'attacco che questo edificio subì nel 1945 colpito da un bombardiere B25 i 4 si spostarono al Pentagono...>>
<<Stan, dannazione! Non m'importa la cronologia degli Atlantici! Voglio solo sapere dov'è l'attuale sede centrale e se Malcom potrebbe essere mantenuto lì.>> Urlò improvvisamente Doris.
<<Ehi!? tutto bene lì dietro?!!>> Si intromise l'autista dal cambinato del furgoncino a cui avevano chiesto un passaggio.
<<Si va tutto bene!!>> Rispose ad alta voce Stan. Poi si rivolse a Doris e disse <<Ci sto arrivando, Calmati. Attualmente l'Empire State Building non è al centro di nessuna attenzione politica ma nonostante ciò rimane ugualmente uno dei simboli più potenti ed è per questo che penso sia lì la sede attuale e per lo stesso motivo penso che Malcom sia trattenuto in uno dei 106 piani di quell'edificio, ma non possiamo esserne certi.>>
Doris scoppiò nervosamente a ridere.
<<Credi che in questi ultimi giorni abbia avuto una qualche certezza su cui contare? Tu, per esempio, come fai a sapere tutte queste cose? Posso fidarmi?>>
<<Forse hai ragione, forse non ti puoi fidare nemmeno di me, ma su qualcosa puoi contare.>>
<<Ah si? Su cosa?>>
<<Su Malcom, e so che lui conta su di te. Perciò tu dovresti contare su quel che provi per lui, perchè so che questa è l'unica certezza che hai adesso, ed è per questo che ti chiedo di fidarmi di me, per un mio vecchio amico, per dimostrargli che è ancora mio amico...>>