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Messaggi - uriel karlum

#1
...dove per situazione di gioco s'intende quel determinato mix di ambientazione, colonna sonora e carisma emotivo che fà sì che per tutta la duarata dell'azione non ci scrostiamo dalla sedia... (proviamo ad escludere i boss finali)


comincio io, a titolo esemplificativo:

1°: lo scontro dei garden (FFVIII, quasi cinematografico);

2°: il ritorno a nibelheim (FFVII, non c'è bisogno di spiegazioni...);

3°: il ghost train (FFVI, quando cyan incontra la famiglia).

à vous
#2
Off Topic / Miss Universo
31 Maggio 2007, 20:11:27
....ma è tutto così il nord europa?? :drool:




...




secondo me in quella vacanza ti annoierai a morte...
#3
Auguri & Presentazioni / Eccolo Sono Nuovo
31 Maggio 2007, 18:08:58
papà nemo colpisce ancora.... :ninja:
#4
Off Topic / Miss Universo
31 Maggio 2007, 17:20:14
mi pare di aver letto che studia danza dai 4 anni, nella scuola canadese della madre....................




..............se non sa muoversi bene lei.................


e poi un'ultima chicca:

 
Citazione"Non pensavo a nulla", ha detto Mori commentando il momento in cui è stata proclamata vincitrice.

Nel corso della manifestazione, Miss Usa Rachel Smith, è caduta scivolando sulla passerella, riuscendo comunque a conquistare la quinta posizione.

reuters italia


.....avrei proprio voluto vederla 'sta manifestazione.....
#5
Auguri & Presentazioni / Bella Raga
31 Maggio 2007, 17:05:51
bea vecc... welcome :ninja:
#6
Off Topic / Miss Universo
30 Maggio 2007, 19:23:51
non so se è solo una mia impressione, ma secondo me 100% giappo non è.......
#7
CitazioneVisto Pirati dei Caraibi: Ai Confini del Mondo.


Sgravato *_*

Cazzo, mi piace troppo questa serie, vuoi per il cast, vuoi per la regia, vuoi per la storia, ma ora è senza dubbio una delle mie saghe di film preferite.


sottoscrivo pienamente  :ninja:
#8
Eccoci. per prima cosa ti dico che di commenti nn sono esperto, quindi prendili un po' così.

per introdurre posso dire che comunque il racconto mi è piaciuto molto, sia per il carisma che per i temi trattati. certo, il finale triste lascia un po' l'amaro, ma in fondo è giusto così.

Forma: ci sono frasi e situazioni veramente encomiabili (il focolare dopo la battaglia(storia del veterano), la definizione della luna, l'uccisione inaspettata di 1234) che danno enfasi al racconto, sono fluidi, innalzano e catturano l'attenzione. sintattica a tratti giustamente complessa.
per quanto riguarda le critiche (non volermene a male), ne ho un paio. la prima riguarda la cascata di lacrime di Dondenic, se non sbaglio, incorniciato da un teatrino di commovente coesione con veterano e 1234. certo, è naturale piangere per gli amici caduti, sono pur sempre uomini; il fatto è che sono anche rudi  guerrieri, e che poco dopo non si definiscono nemmeno più uomini, ma crudi assassini.
il secondo è il comportamento altalenante di Oemerk, prima definito"riconoscente della sua situazione", poi bollato come superbo, poi racchiuso in un complesso d'inferiorità rispetto al fratello, e poi ancora coraggioso nell'affrontare veterano. Questa è una cosa che mi ha un po' sviato.

Contenuto: ottimo, assolutamente nulla da dire. Il volto dietro la maschera del tradimento, il desiderio cieco di vendetta e le ineluttabili conseguenze provocate dalle azioni di Veterano, sono le cose che sicuramente più colpiscono. Finale decisamente appropriato.

Va bene, in definitiva il racconto mi è piaciuto molto, e questo voleva essere solo un appunto, visto che non sono nessuno per giudicare.
Bello Bello.







Per finire metto un po' di considerazioni personali. Le stacco un pochino poiché sono mere impressioni del sottoscritto, e se vuoi astieniti pure dal leggerle, dato che ognuno ha il suo stile ed il suo modo di scrivere.
Per esempio, essendo piuttosto lungo, io l'avrei diviso in almeno un paio di capitoli (quelli del forum mi uccideranno) così da alleggerire un po' il carico di lettura.
Avrei forse snellito le descrizioni all'inizio, per far entrare subito nel racconto. Piazzare un dialogo o mettere l'uccisione dell'ultimo dei guerrieri della battaglia. Insomma magari inserire un accenno in più di azione. Avrei anche rallentato il ritmo prima del nome di Veterano, visto che anche questo ha una parte centrale nella storia.
#9
ultimo film visto: Slevin-patto criminale.
eh si, questo è un filmazzo. ottimo cast (bruce willis su tutti, che alla domanda "come hai fatto a scoprirci?" risponde semplicemente "sono un killer professionista, caxxo!!" :coolio: )
forma 8.5, contenuto 8
la prima mezzoretta vi sembrerà alquanto strana :ninja: , con omicidi a nastro che fioccano come funghi. ma alla fine ogni cosa sarà chiarita. enjoy
#10
Auguri & Presentazioni / Sono Nuova!
25 Maggio 2007, 12:54:22
Welcome :coolio:
#11
Shadow. Final Fantasy VI. Punto. :ninja:
#12
Storie / Heaven's Door-la Breccia Nelle Nubi
23 Maggio 2007, 13:12:03
mi scuso per il tempo che c'ho messo, e che poi ovviamente mi sono ridotto a scrivere negli ultimi due giorni... cmqsia questa è una parte molto importante. enjoy :ninja:

X

La luce di una luna stanca ed affannata filtrava attraverso le fessure del tetto di paglia. La prima cosa che Tharius riuscì a scorgere fu la spessa fasciatura che gli avvolgeva la spalla. Con lo sguardo confuso mise a fuoco le luride coperte di un giaciglio improvvisato, infine notò uno strano oggetto tondo appoggiato su di un angolo i fondo al letto. Guardando meglio si accorse che quella era la testa di Dhelia.
La ragazza si svegliò non appena sentì lievi movimenti nelle lenzuola, si passò una mano sul viso e sorrise.
«sei sveglio. Finalmente. Erano due giorni che dormivi.»
«la spalla mi brucia ancora...» balbettò il giovane, provando a mettersi a sedere; «dove mi trovo?»
La porta sbattè di colpo, e in quel momento fece il suo ingresso nella capanna una donna corpulenta, dall'espressione burbera, ma che in sé celava una certa mansuetudine.
«te lo dico io dove ti trovi, ragazzo. Questo è il piccolo villaggio di Adornia, nelle isole Furimo. Il mio nome è Modrea, e sono il capo qui, mettitelo bene in testa. Due cose fanno arrabbiare la gente di questo villaggio. Le menzogne ed i guai. E dall'aria che ti ritrovi, sembri essere passato molto vicino ad entrambi» disse l'anziana, agitando minacciosamente l'indice sotto il naso di Tharius.
Dhelia scoppiò in una sonora risata; «non spaventarti Tharius, lo fa perché le piace sentirsi la massima autorità» esclamò la ragazza, che fino ad allora si era gustata l'intera scena divertita, «ma in realtà è una vecchina tanto dolce... è stata lei a toglierti la strana scheggia di metallo che avevi nella spalla.»
Il ragazzo rimase per qualche secondo senza dire nulla. Gli sembrava impossibile che quella donna tanto possente e ostile gli avesse concesso una tale gentilezza. Provò ad accennare un sorriso di ringraziamento, ma una fitta gli attraversò il braccio, deturpandogli il volto di una smorfia di dolore.
«non sforzarti troppo, ragazzo. Non vorrei che Dhelia ne avesse a male, visto quello che ha fatto per portarti fin qui...»
«Modrea!» gridò la ragazza, arrossendo all'istante.
«va bene, va bene. Vi lascio soli, avrete molte cose da dirvi...»
«di nuovo?» esclamò Dhelia imbarazzata, che non riusciva proprio a tenere a freno l'amica. Accompagnò la donna alla porta e rimase ad aspettare la prima domanda di Tharius.
«Dov'è Meredyl?»
«sapevo che l'avresti chiesto» sorrise amaramente Dhelia, senza però mostrarsi al giovane, «ma non devi preoccuparti. È in una delle scuderie abbandonate dall'esercito delle Furimo. Non credo se la stia passando male.»
Il ragazzo tirò un lungo sospiro di sollievo. Poi alzò lo sguardo su Dhelia, con espressione confusa e spaesata.
«perché siamo venuti fin qui?»
«Modrea è una mia cara amica. Prima di approdare a Isla Famria questo villaggio è stata per me una seconda casa, e lei una seconda madre. Si è presa cura di me per un po' di tempo, ma poi mi convinse anche di cercare una mia strada.»
«si capisco...» concluse Tharius, rimanendo però sospeso sull'orlo di una nuova domanda. C'era qualcosa infatti che lo turbava, una sorta di voragine nella memoria in cui non riusciva ad entrare. Esitò per un attimo, poi trovò il coraggio di parlare.
«che cos'è successo in quella nave?»
La ragazza rimase stupita. Saltò sul letto, incredula.
«che cosa? Ma davvero non te lo ricordi? Tharius, sei stato... beh... accidenti! Non ho mai visto una cosa del genere! Hai alzato le braccia, ha pronunciato quella parola, e poi... accidenti! Fiamme dappertutto, nascevano dalle tue mani, una ha liberato Meredyl dalle funi, un'altra ha disarmato i soldati ed un'altra ha quasi fatto un buco nello scafo, anzi lo ha proprio forato! Accidenti se non avevo mai visto prima una cosa del genere...»
«basta così» interruppe Tharius, al colmo della collera, «non mi interessa quello che è accaduto con il nome di quel demone. Prima mi potrò rimettere, e prima me ne potrò andare. Voglio dimenticare questa storia. Aveva ragione Meredyl. Ci siamo spinti troppo oltre. Continuare non ha alcun senso.»
Dhelia preferì non rispondere, anche se in cuor suo condivideva la scelta del ragazzo. Gli carezzò la fronte ed uscì dalla capanna.
   
I giorni trascorsero lieti nel villaggio di Adornia. Modrea faceva spesso visita a Tharius e, nonostante le frasi dure come la roccia, se ne prendeva amorevolmente cura. Nelle sue prime passeggiate all'esterno della capanna, il ragazzo scoprì come Adornia fosse un villaggio che si mantenesse saldo a tradizioni di pesca e semplice artigianato ligneo, grazie alla fitta boscaglia che sorgeva all'altro lato dell'isola. La prima cosa che il giovane fece fu naturalmente di recarsi a saggiare le condizioni di Meredyl, che Tharius trovò in forma smagliante. Il ragazzo comunicò all'amica dragonessa della sua decisione di interrompere le ricerche, e Meredyl ne fu più che compiaciuta.
Le settimane passavano tranquille e serene. Il sole stendeva sul mare un velo dorato ed il vento soffiava tra le fronde con una melodia incantevole ed ammaliante. A poco a poco Tharius si convinse di aver trovato un minuscolo angolo di paradiso, che gli ricordava incommensurabilmente la calma e la pacatezza di Isla Tyomoe, la sua vecchia isola natia. Si accorse di dimenticare lentamente tutto ciò che gli aveva procurato tanto dolore; gli spiriti dell'equilibrio, Wortrend e le confraternite. Quando si immergeva nel folto della foresta, Tharius immaginava una terra senza guerre, con mare e montagne come al tempo dell'antica stirpe. Già, l'antica stirpe. Che popolo fortunato ed incosciente. Avevano il paradiso tra le mani, e se lo lasciarono scappare come sabbia tra le dita.
Questo pensava Tharius, convincendosi di stare nell'unico posto che più rassomigliava alla sua idea di mondo.  

La notte calò lesta, una sera di quasi tre settimane dopo l'arrivo ad Isla Adornia. Tharius augurò un buon sonno a Meredyl; Dhelia veleggiava nell'oceano dei sogni solo qualche capanna più in là.
Il ragazzo lanciò uno sguardo rapito alle stelle, dopodiché si recò al capanno per una quieta dormita.
Le palpebre si serrarono in un istante, e in un istante si riaprirono.
Il riflesso di una spettrale luce scarlatta filtrava attraverso le fessure nel tetto e nelle pareti, inondando la capanna di uno strano sentore. Il ragazzo si chiese per un secondo se si trovasse per caso in un sogno, ma quando si alzò e raggiunse l'uscio, capì come quella fosse l'incontestabile realtà.
Le grida di paura, il terrore negli sguardi, i secchi colmi d'acqua che venivano frettolosamente passati di mano.
Il villaggio andava a fuoco.
«sono nel porto! Sono nel porto!» ripeteva la gente tra gli spasmi.
Il porto... la scuderia... Meredyl!
Tharius non fece in tempo a voltarsi che un sibilo assordante sorpassò il buio sopra la sua testa. Il boato che seguì scosse le fiamme e l'esplosione si allargò come una macchia di sangue nell'acqua, mentre una pioggia di schegge di legno bruciato graffiava il nero della notte con lunghe scie cremisi.
Già una volta aveva veduto gli strumenti in grado di fare tutto ciò.
Come ho fatto a non accorgermi di quello che stava succedendo? Si domandò il ragazzo, rimandando però qualsiasi spiegazione. Si lanciò per la strada in direzione delle scuderie, con l'intento di trovare la sua dragonessa. Fu in quel momento che Dhelia gli si parò dinanzi.
«dannazione Tharius? Dov'eri finito?»
«io... io... dov'è Meredyl? Non mi sono svegliato... dov'è Meredyl?»
«non ti sei svegliato?» gridò Dhelia, a metà tra l'incredula e furiosa, «Meredyl non è alle scuderie» concluse con voce quasi trasparente.
Questo Tharius quasi se lo aspettava, così provò a raggiungere la dragonessa con il pensiero. Una fitta gli lacerò improvvisamente il cranio. Qualcosa gli impediva di arrivare a Meredyl. Non era Mephestòs, immancabile presenza racchiusa in un angolo della sua mente sin dall'incontro ai monti di ghiaccio.
Finalmente dalla fitta cortina che gli ottenebrava l'animo crebbe uno spiraglio di luce.
L'isola... dall'altra parte dell'isola!
Tharius riconobbe immediatamente la voce della dragonessa.
Afferrò Dhelia per un braccio e si lanciò in una folle corsa verso la spiaggia oltre la foresta. Ma una volta raggiunto il centro del villaggio, Wortrend e la sua tozza serpe alata sbarrarono il passo ai due ragazzi.
«osserva! Osserva ciò che Roduen sta commettendo per ritrovarti! Questo è l'uomo  che brucia l'uomo! Sete di potere e brama di sangue!»
«zitto, sta zitto!» gridò Tharius con tutto il fiato che aveva in corpo, «perché mi perseguiti? Perché non mi lasciate in pace?»
«perché questo non è ciò che vuoi, custode delle chiavi» rispose il cacciatore con voce solenne; «per quale motivo decidesti di abbandonare la ricerca? Guarda dietro di te, ecco che cosa hai provocato, restando qui!» Wortrend spaziò con il braccio, quasi a voler mostrare tutto il villaggio nella morsa delle fiamme, e le innumerevoli corazzate che illuminavano a giorno il mare con i lampi dei loro cannoni;
«stai giocando una partita dal quale non ci si può ritirare.»
«di nuovo questi discorsi senza senso? Ma che vuoi da me Wortrend? Che vuoi da me?»
«voglio che tu continui la tua missione. Quale credi che sia lo scopo di noi cacciatori? Ti ho parlato dei quattro spiriti, e del loro potere. Ma ti ho anche detto del quinto spirito. Se pensi che non abbia alcun senso raccoglierli tutti, ti sbagli. Poiché quattro rappresentano la strada per il potere, cinque significano spalancare le porte dell'assoluto.»
«le porte? Ho già sentito queste farneticazioni... che cosa sono?» domandò il ragazzo, sempre più confuso.
«le porte del cielo, giovane Tharius! Le porte che ci condurranno ad un nuovo mondo, libero da questa guerra infinita e da questa condizione di isole sperdute in un oceano troppo grande per noi. Ho imparato a conoscerti giovane Tharius, e so che questa è la cosa a cui aneli più d'ogni altra.»
Il ragazzo non potè far altro che ascoltare le parole del cacciatore senza muovere un muscolo, fino a quando una domanda gli sorse spontanea.
«perché fai tutto questo per me? Mi indichi luoghi sconosciuti, mi fai partecipe di segreti conosciuti solo alle confraternite...»
di tutta risposta Wortrend scoppiò in una sonora risata.
«credi che io non stia tutelando i miei interessi? Colui che custodirà le cinque chiavi avrà la facoltà di scegliere chi portare nel nuovo mondo. Ecco perché le confraternite assoldano i cacciatori, ed ecco perché io ti appoggio nella ricerca. Confido nella tua futura contropartita.»
«ti stai comprando un posto per il paradiso? Sei squallido» intervenne sprezzante Dhelia.
«se la vogliamo mettere in questi termini... ma chi è qui il più squallido? Chi ricerca la strada, o chi è sceso in battaglia e sparso sangue fino a ieri? Stiamo tutti cocendo nel nostro brodo; io faccio solo i miei interessi.»
Tharius abbassò lo sguardo. Sapeva bene chi era colui che aveva sparso sangue. Dhelia capì il suo sconforto e lo afferrò per un braccio.
«vieni, andiamo via di qui.»

In poco tempo raggiunsero l'altro lato dell'isola, salirono su Meredyl e si lasciarono alle spalle l'immenso rogo di Isla Adornia, mentre poche navi di fortuna prendevano il largo colme dei profughi del villaggio, prima fra tutti, Modrea.
Il silenzio era una parete insormontabile. La dragonessa nuotò per ore, fino a che non riuscì più a trattenersi. Si bloccò in mezzo al mare nero e si rivolse al suo cavaliere.
Che hai intenzione di fare dunque, piccolo Tharius?
Il ragazzo fece un lungo sospiro.
«si va avanti.»  

...
#13
visto oggi Mimic3: the sentinel. voto 7 per la forma, 4.5 per il contenuto. finisce da skifo :frusty:  ed apre il sipario su un più che probabile quarto capitolo.
Ora, ricordo che il primo aveva anche il suo carisma, ma il secondo (non l'ho visto) di che parlava? potevano anche fare un film da maxibordello e chiuderla li...
#14
Storie / Heaven's Door-la Breccia Nelle Nubi
23 Aprile 2007, 17:03:55
IX

«Immagina.
   Immagina una civiltà al culmine del suo splendore, dove scienza e tecnologia hanno raggiunto il loro massimo sviluppo, una civiltà in cui la popolazione, grazie al progresso medico, sia in grado di vivere fin oltre i suoi limiti naturali. Questa civiltà era l'antica stirpe.
Eppure un'ultima cosa rimaneva per loro incompiuta: sconfiggere la grande nemica di ogni essere, la morte.
Ma per piegare la morte, si necessita prima sapere che cosa sia la vita.
Si formarono infinite schiere di Equipe di ricerca, team di esperti nati con il solo scopo di carpire il segreto che da sempre non ci è dato a conoscere.
Dopo vani ed innumerevoli tentativi, scoprirono che tutto ciò che regola l'esistenza su questo pianeta, la vita di piante, animali ed esseri umani, era celato in un potere che esisteva sin dall'alba dei tempi, il potere degli elementi.»
Tharius e Dhelia seguirono il cacciatore oltre un basso crinale montagnoso. La neve cedeva con facilità sotto il peso dei loro passi.
«Se ovviamente si fossero fermati a questa piccola considerazione, non avrebbero fatto molta strada. Vennero così a conoscenza del fatto che ognuno degli elementi è regolato a sua volta da uno spirito  che ne racchiude il potere originale, forme materiali che chiamarono "spiriti dell'equilibrio". Quattro. Come gli elementi della vita, forgiatori dell'esistenza.»
«qualcosa non mi torna» interruppe Tharius con un sussurro, «nel diario che ho letto si parlava di cinque spiriti, o meglio quattro più uno.»
il cacciatore lasciò passare qualche attimo di attesa, durante il quale i due ragazzi non potevano tenere a freno una certa curiosità.
«le considerazioni che hai letto in quel diario sono frutto di ulteriori anni di studio da parte della stirpe antica. Ogni cosa, compresi gli elementi, non avrebbero senso senza una forma di ordinamento degli eventi, ovverosia il susseguirsi dei secondi, dei giorni, dei secoli. Il tempo. L'ultimo degli spiriti dell'equilibrio.
Una volta dimostrata l'esistenza di queste forme materiali, che alcuni solevano chiamare anche "Dei", passarono alla ricerca vera e propria. Volevano analizzare gli spiriti dell'equilibrio per comprendere l'origine del loro potere, ricrearla in laboratorio e ghermirla per essi. Una volta fatto ciò, la stirpe antica avrebbe potuto attingere ad una energia infinita, capace di dominare gli elementi stessi e quindi la vita che da essi scaturiva. Immortalità ed onnipotenza, ovvero divinità terrena. Ma qualcosa non andò esattamente come si aspettavano.»
«ti riferisci alla grande ondata?» interruppe Dhelia con un tremito della voce. Ora che stava venendo a conoscenza di pericolosi segreti sepolti da tempo, non era proprio sicura di volerli condividere. Ricordava ancora come Meredyl aveva tentato di mettere in guardia Tharius riguardo ai rischi in cui potevano incorrere.
«esattamente» riprese il cacciatore, «l'esperimento riuscì, ma in un attimo si scatenò il potere di tutti i nuovi spiriti messi insieme. Superfluo dirvi che accadde quando cominciarono gli esperimenti sullo spirito dell'acqua.»
A quelle parole Tharius venne attraversato da un fremito di paura. Improvvisamente gli fu chiaro il motivo per cui tutte quelle uova di drago marino trovate da Meredyl giacessero sul fondo di una città sommersa. Evidentemente lo spirito dell'acqua era un drago marino, e i ricercatori della stirpe antica tentarono di rigenerarlo in serie.
«quindi, vediamo se ho capito bene...» intervenne il ragazzo, «gli spiriti racchiudono il potere degli elementi, quindi di creare la vita e via dicendo... l'antica stirpe cerca di riprodurli in laboratorio ed un intero pianeta viene sommerso. I draghi marini si spargono nell'oceano. Ed ora nessuno sa dove siano questi dannati spiriti, a parte quello che abbiamo appena incontrato.» Tharius lasciò passare qualche secondo, convinto sempre più di essersi perso nei suoi stessi ragionamenti;
«ma io, in tutto questo, che cosa c'entro?»
a quella domanda il cacciatore si voltò a fissare il ragazzo, un ghigno indecifrabile dipinto sul volto.
«e quale credi che sia la missione di noi cacciatori, ragazzo? Hai raccolto lo spirito del fuoco eterno, Mephestòs, l'unico di cui conoscessimo l'ubicazione, ma che nessuno aveva mai osato affrontare. Ora fai anche tu parte della partita.»
«faccio parte della partita? Ma che stai dicendo? Ehi, dico a te! ehi!»
Ma ormai il cacciatore aveva voltato le spalle ed era salito sulla sua creatura alata. Fece un cenno di saluto e lanciò in direzione dei ragazzi uno strano sorrisetto.
«sarebbe fin troppo lungo da spiegare! Adesso procedi per due miglia verso est. Li troverai una baia, e nella baia troverai la tua cara amica. Addio, per ora...»
dopodiché il cacciatore spronò il suo animale su nel cielo plumbeo.
Tharius piantò di forza la spada per terra, sbuffando.
«dannato lui ed i suoi discorsi inconcludenti! Ora non so se so di sapere di più o so di sapere di essere ancora più confuso.»
Dhelia fissò il ragazzo di sbieco. Tra i due si sentiva lei la più confusa.
«non preoccuparti di lui, Tharius. Pensiamo ad aiutare Meredyl, ora» disse infine la ragazza.
«hai ragione. Non c'è tempo da perdere.»
I due ragazzi presero a costeggiare la spiaggia, attraversando una lunga distesa di collinette innevate con il solito, fastidioso crepitio che cantava sotto gli stivali. Il respiro si faceva via via più pesante.
Più tardi, quello stesso pomeriggio, si aprì davanti ai loro occhi una stretta insenatura che si gettava su un mare del blu più scuro che avessero mai visto. Nella minuscola baia stavano ancorate alcune corazzate simili a quelle che li avevano attaccati all'isola deserta.
Guardando bene, Dhelia si convinse che fossero proprio le stesse.
«Roduen non molla l'osso» sentenziò la ragazza con un filo di voce, scrutando oltre il crinale dietro il quale si erano appostati.
«sembra proprio avercela con noi, Dhelia. Forse rubargli il diario non è stata una scelta saggia.»
«già, lo credo anche io. Per fortuna che ci ha salvato quell'uomo e la sua strana creatura...»
Tharius non rispose. Ora che era più vicino, poteva avvertire la presenza della dragonessa accompagnargli i pensieri. Provò a fare uno sforzo ed a mettersi in contatto con lei.
«Meredyl, Meredyl, mi senti? Sono io, Tharius!»
passarono alcuni attimi, durante i quali il cuore del ragazzo prese a battere con più forza.
«Tharius? Sia ringraziato il cielo! È stato orribile! Li ho visti arrivare ma non c'erano insenature dove nascondersi, c'erano reti dappertutto, e lance, ed arpioni...»
«si va bene così Meredyl» interruppe Tharius, sapendo quanto costasse alla dragonessa ammettere di essere stata sconfitta, «ora veniamo a darti una mano.»
I due ragazzi cercarono di scendere facendo il più piano possibile. Non potevano sapere se qualcuno li stesse osservando dalle navi di metallo.
Arrivati alla minuscola spiaggia, Tharius fece cenno che la dragonessa si trovava probabilmente nella nave al centro. Avrebbero dovuto immergersi nell'acqua gelida, oltrepassare da sotto la nave più vicina e poi salire sull'ammiraglia.
«ma tu sei tutto pazzo!» esclamò la ragazza, facendo attenzione a rimanere appiattita al suolo.
«vedi altre soluzioni?» rispose a tono Tharius.
Fu così che dovette rinunciare alla sua idea ed attendere il crepuscolo. Dhelia non aveva ammesso repliche.
Nel frattempo la marea era calata di molto, facendo rimanere la baia quasi completamente in secca. Le navi erano dovute arretrare, così che i due ragazzi poterono avvicinarsi all'ammiraglia direttamente dall'ora vastissima spiaggia, senza immergersi più di troppo nell'acqua gelida.
Avanzarono con circospezione, la testa a pelo dell'acqua, per evitare di esporsi più di troppo. L'acqua ghiacciata era pesante, toglieva il fiato dai polmoni.
Finalmente si aggrapparono allo scafo della nave. Il metallo sembrava quasi tiepido in confronto all'oceano.
Salirono a fatica servendosi di alcuni fori imbastiti nella carena di ferro, la pelle che tremava, le dita intirizzite, tanto da sembrare che si potessero spezzare da sole da un momento all'altro.
Ripensarono ai caldi ed assolati giorni nelle isole, e fu quasi una tortura, poiché in quel luogo muto e gelido quei momenti sembravano lontani miglia e miglia.
«Meredyl, so che sei qui. Ma dove esattamente?» domandò il ragazzo. Usare la telepatia gli costava uno sforzo devastante.
«credo nella stiva. Mi hanno bloccata con delle funi. Ti prego Tharius, fa presto. Se rimango ancora per un po' fuori dall'acqua...
«Si, ho capito» interruppe il ragazzo. La possibilità che il suo drago morisse non gli voleva nemmeno passare per la testa.
I due azzardarono qualche passo sul ponte della nave. Fu Dhelia la prima a dire ciò che tutti e due già pensavano da molto.
«c'è troppo silenzio. Non si vede nessuno. L'odore di trappola è forte...»
«lo so» capitolò Tharius, «ma non possiamo tornare indietro.»
La ragazza tacque. Si mise in coda a Tharius e lo seguì con il cuore in pace ed i sensi all'erta.
Entrarono in quella che a prima vista sembrava la plancia di comando. Superarono una porta stretta e buia, dopodiché presero a scendere per corridoi che sembravano pertugi e scale che parevano cunicoli di una caverna, tanto erano ripide e opprimenti.
I cardini di un pesante portone di ferro spezzarono il silenzio; davanti a loro si aprì una stanza piuttosto ampia. Al centro, illuminata da strani congegni che emettevano fasci di luce fredda e accecante, stava una sagoma appiattita al suolo, una maestosa corolla ossea ora spossata, meravigliose scaglie azzurre ora incupite.
«Meredyl, sei tu!»
il ragazzo non fece in tempo a sorridere per l'amica che la stanza si illuminò all'improvviso. Accecati, i due ragazzi non poterono far altro che raggiungere la dragonessa.
«quale splendida sorpresa!»
la voce di Roduen risuonò con il suo tono possente in tutta la camera.
«vediamo un po' chi sono i due pesci che ho preso nella rete. Tu, con l'armatura, io non ti conosco, ma capisco che sei delle Zareio. Tanto mi basta per farti fuori. E tu...»
L'uomo diresse uno rivoltante sorriso verso la ragazza, «tu, povera, piccola, indifesa bastardella... come hai potuto venire a rubare nella mia casa?»
Il nobile dimenticò completamente l'etichetta e nella foga di quell'ultima frase parve rischiare un infarto.
«la prima volta siete stati fortunati ad incontrare Wortrend, ma questa volta... uccideteli tutti!»
Wortrend... così è questo il nome del cacciatore... Tharius non finì nemmeno il suo pensiero che una squadra di dodici uomini irruppe nella stanza, brandendo armi sconosciute che al ragazzo parvero tutto fuori che spade.
«poveri stolti...» rise di gusto Roduen, «non hanno neanche mai visto un'arma da fuoco prima d'ora. Lou, dagli una dimostrazione!»
Un tuono scosse l'aria.
Tharius sentì una fitta lancinante alla spalla. Quando abbassò lo sguardo, scorse un foro fumante nell'armatura, ed un tiepido rivolo di sangue che scorreva giù per il braccio.
Seguì un urlo terrificante. Il ragazzo pensò di non aver mai sentito un dolore tanto forte prima di allora. Le ferite che si era procurato in una vita di battaglie sembrarono concentrarsi tutte insieme, in un unico punto.
La vista iniziò ad annebbiarsi, le voci a farsi echi lontani. Riconobbe Dhelia urlare «Tharius, per l'amor del cielo!», ma non ne era sicuro.
Ad un tratto sentì una voce che non era come tutte le altre. Sembrava quasi provenire da un altro mondo.
«questo è il momento, figlio dell'acqua. Invoca il mio nome, invoca il mio nome!»
Tharius sentì una strana forza pervadergli le carni. Il corpo sembrava bruciargli attorno, tanto che per far smettere tale delirio pensò che l'unica cosa giusta da fare fosse quella di gridare. Ma dalla sua gola sgorgò una sola parola, chiara, potente, incommensurabile.
«Mephestòs!»
Le palme iniziarono a brillare, le braccia a scuotersi, l'aria a divampare.
Fiamme. Presto l'intera stanza ne fu invasa. Poi, il freddo, il buio.
Quando riaprì gli occhi, le stelle punteggiavano il nero manto del cielo. L'aurora tingeva di rosa l'orizzonte ad oriente.
Il dorso della dragonessa gli sembrò la cosa più comoda su cui potersi sorreggere. L'acqua scura scorreva veloce sotto di loro, e Dhelia lo tenne stretto in un lungo abbraccio. La spalla gli doleva enormemente.

«non potevamo di certo aspettarcelo, nobile Roduen.»
Il mozzo interruppe subito il suo più che vano tentativo di calmare il capitano. Il relitto fumante della nave ammiraglia spariva sotto le acque nere dell'oceano, mentre Roduen lo osservava inabissarsi dal ponte della corazzata d'appoggio.
«egli possiede il primo spirito, la prima chiave; gli ingranaggi hanno finalmente cominciato a girare. Date ordine a tutti i miei cacciatori, contattate gli altri membri della confraternita. L'alba dei tempi è alle porte.»  

...
#15
Storie / Heaven's Door-la Breccia Nelle Nubi
31 Marzo 2007, 14:25:03
:coolio: si, trecento è un film fico... ma gli spartani avevano i pettorali d'acciaio che scendevano in guerra senza armatura? ke baracconata.....

VIII

Quando Tharius posò il piede a terra, il crepitio della neve fu l'unico suono ad interrompere il silenzio quasi irreale che aleggiava sulla pianura, ammantata nella sua interezza di bianco accecante.
In lontananza, a settentrione, si poteva scorgere il solenne profilo di imponenti montagne d'avorio.
Il viaggio sul dorso di Meredyl era stato lungo e faticoso, anche e soprattutto per la dragonessa.
Dopo aver lasciato l'arcipelago delle Ushkas si erano diretti a est, verso le Zareio, con il fine di recuperare l'armatura del giovane cavaliere.
Una volta vestito del suo metallo, Tharius decise per i monti di ghiaccio boreali.
Si lasciarono alle spalle le acque calde degli arcipelaghi per entrare in quelle gelide ed inesplorate del profondo nord.
La decisione era stata un duro travaglio. Sebbene riluttanti a seguire le indicazioni dello sconosciuto cacciatore, il cavaliere ed il suo drago si convinsero di non avere altre scelte a disposizione.
Dhelia aveva già sentito parlare della confraternita del tempio di giada, così come anche di miriadi di altre associazioni segrete composte dai nobili delle isole che, servendosi degli sconfinati capitali che possedevano, si dichiaravano guerra per scopi oscuri e misteriosi. Anche se, in tutta sincerità, pensava che si trattasse solo di fantasie.
La ragazza ricacciò indietro tutti i suoi pensieri e liberò la mente. Davanti a lei Tharius incedeva sulla neve con passo sicuro.

Passarono due giorni di marcia estenuante tra le impervie montagne di ghiaccio, prima che le parole del misterioso cacciatore prendessero forma.
Superato l'ennesimo crinale montuoso, davanti agli sguardi allibiti di Tharius e della ragazza si aprì una bianca pianura sconfinata; al suo centro svettava solitario un minaccioso cono innevato dalla cui sommità scaturiva una densa cortina di fumo, eppure questa non saliva al cielo, tutt'altro, si divideva in varie spirali che avvolgevano l'intero profilo del vulcano fino al suolo, strangolando la montagna con un funereo e soffocante abbraccio.
«ci siamo» esordì Tharius con un tremito nella voce, «forse è questo il luogo di cui ci parlava il cacciatore, il luogo dove troveremo tutte le risposte per uscire da questa storia.»
«allora proseguiamo» lo incalzò Dhelia, «questo posto è tutto fuorché rassicurante. Facciamo in fretta.»
I ragazzi scesero con passo incerto dalla montagna. Quasi tutta la mattinata fu spesa a colmare la distanza che divideva la catena montuosa dal vulcano, lo spesso strato di neve appesantiva i respiri, inzuppava le vesti ed affievoliva le speranze.
Più volte Tharius pensò di rinunciare, di tornarsene a casa sul dorso di Meredyl, ma quella montagna sembrava attirarlo a sé con una forza inspiegabile, ed il ragazzo non fece nulla per resistervi. Credeva che forse, una volta raggiunto quel vulcano, avrebbe trovato il fuggevole motivo che tanto gli serviva per continuare a svegliarsi il mattino, a posare i piedi sulla terra, o su quella poca che era rimasta.
Arrivarono alle pendici del monte verso la metà del pomeriggio.
Un piccolo ingresso di pietra si ergeva dalla neve inclemente, segnalandosi con due piccole fiammelle che bruciavano alla base di rispettive colonne.
Il portale dava su un profondo e nero corridoio che si incuneava nel ventre della montagna.
Tharius sguainò la spada ed entrò, seguito a pochi passi da Dhelia.
L'interno si rivelò per il lungo ed opprimente cunicolo che era, le pareti spoglie ed irregolari, opera della natura, non certo di mani umane. Eppure nella penombra soffocante si potevano notare i strani rilievi che popolavano quelle pareti.
Tharius continuò ad avanzare a passi circospetti, finché il corridoio si gettò in una ampia stanza illuminata da migliaia di bracieri dorati e da alte volute di fiamme che si alzavano regolari dal pavimento. L'unico percorso libero dal fuoco era un lungo spazio diritto che portava dall'altro lato della sala ad una scalinata in oro massiccio, oltre la quale non esisteva più parete, ma solo un immenso muro di fumo che saliva lento dalla base sino al soffitto. Non un rivolo di nebbia si distaccava per la stanza, l'immensa colonna di vapore partiva dalle viscere del vulcano per poi uscire dalla sua sommità.
Tharius lanciò uno sguardo deciso alla ragazza dietro di lui;
«resta qui, vado a dare un'occhiata.»
Dhelia fece per rispondere, di dire al ragazzo di fare attenzione, ma questo aveva già voltato le spalle e si dirigeva verso la scalinata.
Una volta salitovi, iniziò ad esaminare la parete di fumo compatto. Provò ad immergervi le dita, a disegnarvi delle scie; il calore che in teoria avrebbe dovuto bruciargli i polpastrelli in realtà non era presente.
All'improvviso tutte le colonne di fuoco smisero di innalzarsi e si ritirarono nei fori bui da cui provenivano.
Tharius si scosse di un fremito inquieto. Si volse di scatto e vide che anche Dhelia, dall'altra parte della camera, aveva una espressione agitata.
Quello che successo subito dopo fece tremare il ragazzo dal terrore.
Lentamente, dall'impenetrabile cortina di vapore uscì una mano scheletrica, le cui unghie erano cinque piccole fiammelle. Poi fu la volta di un braccio, lungo fino all'inverosimile, smilzo e avvolto in una pelle bruno chiaro. Infine la creatura fece il suo ingresso completo nella stanza. Era alto poco più di tre volte il ragazzo; il corpo rinsecchito era tutt'ossa, in contrasto con l'ampio petto smisurato, dove nel di dentro brillava una vigorosa fiamma che faceva intravedere la sua terrea luce attraverso le costole.
Il muso era un teschio marcescente, lunghe corna come quelle dei montoni, e dalle vacue cavità ottiche si poteva ammirare il fuoco che vi bruciava all'interno.
Tra le zampe irte di artigli e le ginocchia prendeva posto una ulteriore articolazione, contraria rispetto alla rotula, così da permettere alla creatura di potersi elevare ancor di più di quanto già poteva fare.
Tharius cadde a terra, ai piedi della scalinata. Nonostante il caldo, il respiro si era gelato in gola, la paura per quel demone salito dalle viscere dell'inferno lo attanagliava e lo paralizzava al tappeto. Non poteva muoversi.
La spada era solo un lontano pensiero a cui la mano si stringeva.
La creatura ruggì con violenza, mentre Tharius serrò gli occhi, ormai certo della fine.
«come osi, tu le cui mani sono sporche di sangue, entrare in questo luogo sacro?»
la voce della creatura era così profonda da far pensare al ragazzo che fosse la stessa bocca degli inferi a parlargli.
«rispondi!» lo sollecitò il demone.
Tharius ripensò alle parole cui aveva appena ascoltato. Mani sporche di sangue. Si, lui aveva ucciso, ma non se n'era mai reso conto sul serio, non l'avevano mai giudicato per questo, ed in quel momento gli parve di essere di gran lunga peggiore della creatura che gli si parava innanzi.
«sono Tharius, dell'isola Tyomoe» rispose il ragazzo con voce tremante, restandosene a terra.
«Tharius... questo nome...» balbettò la creatura, che ad un tratto indurì lo sguardo, e le fiamme del petto e del volto presero a divampare con più forza;
«Tharius, il creatore della distruzione, l'angelo del vuoto!» sbraitò il demone, lanciandosi verso il ragazzo a braccia levate, «non ti approprierai della mia anima senza il mio permesso!»
il giovane scansò l'attacco rotolando di lato, ma le scarne braccia del demone ripresero a mulinare nell'aria, abbattendosi sul pavimento con forza devastante.
Tharius evitò a stento gli attacchi, si alzò in piedi e si mise a correre verso Dhelia, al lato opposto della stanza.
«Dhelia! Vattene di qui!» gridò il ragazzo, ma la creatura, con un gesto che il giovane non potè vedere, fece crollare parte della roccia che sovrastava l'uscita, ostruendo il passaggio.
Siamo in trappola...pensò Tharius, scosso da fremiti di spavento.
Strinse il pugno sull'elsa e si fece coraggio.
«non so chi tu sia, demone degli inferi, ma non sono colui che dici. Io sono qui per cercare risposte.»
«non sono risposte quelle che brami, o sommo accusatore» replicò la creatura fermando la sua corsa, «ma il potere ultimo, il potere che ti permetterà di aprire la breccia celestiale. Io, Mephestòs, signore delle fiamme scarlatte, non ti permetterò di compiere ciò che centinaia di anni fa è stato evitato.»
Tharius si riscosse per un momento, ripensando al diario che aveva letto ed a ciò che Meredyl aveva detto. Potere ultimo, breccia celestiale... che c'entri qualcosa con la causa della grande ondata?
La creatura riprese ad attaccare. Il giovane indietreggiò abbastanza per schivare i colpi delle unghie fiammeggianti, ma presto si accorse che stava portando il demone sempre più vicino a Dhelia.
«aiutami Tharius, aiutami!» gridava la ragazza in preda al panico.
Fu allora che il giovane si fermò all'improvviso, abbassando la spada.
«non siamo qui per combattere, signore del fuoco, e la ragazza alle mie spalle non ha colpe. Siamo qui per cercare risposte» ripeté il ragazzo in tono supplichevole.
«l'unica risposta è una morte lenta ed atroce!» si sgolò il demone, affondando le nocche verso Tharius.
Il giovane scansò di lato, poi capì il solo modo di porre fine alla battaglia. Passò sotto il braccio ancora abbassato della creatura e puntò la spada verso il torace, ora sufficientemente vicino per essere colpito.
Affondò con tutta la forza che aveva in corpo, gridando come un ossesso. Il demone ricambiò con un urlo agghiacciante, mentre le fiamme nel cranio e nel petto si affievolivano sempre più.
A poco a poco il silenzio si impadronì della sala.
La creatura si dissolse in una nube vermiglia, vorticò attorno a Tharius, lo alzò a mezz'aria ed infine gli penetrò nel cuore.
Il ragazzo potè sentire un dolore lancinante esplodergli nel torace, mentre cadeva a terra. Il buio lo avvolse per un attimo, un'oscurità popolata di un'unica voce.  
«in questo infausto giorno tu hai preso parte al mio potere. Tuttavia ti servirò come il nuovo padrone che sei. Quando avrai bisogno di me invoca il mio nome, Mephestòs, e lascia che il mio spirito ti venga in aiuto. Il potere delle lingue scarlatte sgorgherà dalle tue mani. Addio Tharius, figlio dell'acqua.»
La luce gli ferì gli occhi all'improvviso, mentre nelle orecchie un unico suono ovattato gli impediva di riconoscere tutto ciò che accadeva intorno.
Vide Dhelia che lo incitava a rialzarsi, poi a poco a poco l'udito riprese a recepire i rumori, ora angosciosamente chiari.
La stanza era smossa da tremendi scossoni, rischiava di accartocciarsi su se stessa da un momento all'altro.
«dobbiamo uscire! Alzati!» gridava la ragazza sempre più spaventata.
Tharius si mise in piedi a fatica, scrutò l'uscita ricoperta di massi e seguì la giovane attraverso un piccolo foro che, in seguito alle violente scosse, si era fortunosamente aperto nello strato di macerie.
Prima di ripercorrere il lungo corridoio, si fermò ad osservare i bassorilievi incisi lungo le pareti, che ora brillavano nel buio.
Riconobbe una figura umana e quattro rune diverse che gli circolavano intorno, più una sul capo. In alto, un grande cono luminoso si allargava nel cielo inghiottendo l'uomo e tutto ciò che lo circondava.
«che ti succede Tharius, dobbiamo uscire!» gli urlò la ragazza vicino alle orecchie, per ridestarlo dai suoi pensieri.
Il giovane annuì poco convinto e seguì Dhelia sin fuori dal vulcano.
Nel momento in cui uscirono, dalla bocca della montagna si innalzò una immensa colonna di fuoco.
«via di qui!» gridò Tharius, afferrando la ragazza per un braccio e lanciandosi in una corsa disperata attraverso la neve.

Oramai mancava poco alla spiaggia.
La marcia era stata lunga ed ininterrotta, e Tharius ebbe tutto il tempo di rammaricarsi per il poco che era riuscito a scoprire. Rimuginava senza sosta sulle enigmatiche parole del signore del fuoco, senza però riuscire a concludere granché. Poi, il bassorilievo, la voce che gli aveva parlato nelle tenebre, tutto quanto lo faceva andare in confusione.
Meglio troppi pensieri, che nemmeno uno, pensò.
Ad un tratto uno strano senso di vuoto lo colse. Il ragazzo si mise subito in allarme, ma quando realizzò ciò che poteva essere successo, il più bieco terrore lo colse.
«che ti succede?» domandò la ragazza al suo fianco.
«Meredyl... lei, non la sento più! È scomparsa!»
quando raggiunsero la riva in cui si erano lasciati, non vi era nessuna traccia della dragonessa.
«lei, lei... non può... io l'ho sempre avvertita, anche quando mi lasciava da solo, io sentivo che c'era, e adesso invece...»
«calmati Tharius...» tentò di rincuorarlo la ragazza, ma non c'era verso, il giovane era troppo sconvolto, si era gettato a carponi sulla spiaggia, i pugni stretti sulla neve.
Dhelia avvicinò il volto al suo, e vide una cosa che mai avrebbe pensato di vedere.
Sulla guancia pallida del giovane si allungava una minuscola, cristallina scia trasparente. Una lacrima.
Allora il mondo che tanto odi non ti ha privato per sempre di un cuore... pensò la ragazza, mentre gli carezzava il viso con dolcezza.
D'improvviso l'aria iniziò a comprimersi ed a dilatarsi con suoni cupi, l'acqua di colpo spazzata dal vento. Ali. Le stesse ali che avevano sentito nell'isola su cui avevano riparato dopo la fuga da Isla Famria.
Tharius alzò lo sguardo al cielo e vide la medesima tozza creatura che li aveva salvati, sul suo dorso ancora il misterioso cacciatore.
«non temere per la tua creatura, Tharius, guardiano del fuoco» esordì l'uomo con voce dura, «ora che lo spirito di Mephestòs ti appartiene, sei degno di conoscere la verità.»

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