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Le Catene Del Cielo

Aperto da T-Metal, 7 Febbraio 2006, 00:53:25

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T-Metal

---------------------------------------- Commento ----------------------------------------------------------------------

Ho voglia di creare una nuova storia a puntate, nessun grande progetto, solo una storia sciolta senza complicazioni (sperando torni l'ispirazione per Forgotten Memories >__>). Spero di non annoiare nessuno. Prenderò spunto da una storia che parecchi anni fa (una delle mie prime storie) non portai mai a termine.

Ps: evitate commenti su possibili orrori di ortografia o grammaticali, è quasi l'una e ho sonno.

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Le stelle brillavano di poca luce in quella notte senza luna.
Era possibile distinguere la sagoma del palazzo solo grazie a qualche luce proveniente dalle finestre.
Era un cielo così bello, così calmo, dipinto di un nero che sembrava respirare.
Amava la notte, amava le stelle. Era per lui sinonimo di pace e di sfogo. Gliera permesso davvero così poco uscire di casa che a stento sapeva come funzionava il mondo là fuori.
''E' per proteggerti e lo sai. Nessuno di loro ci vede di buon occhio, e nemmeno immagini cosa ti farebbero se ti prendessero.' diceva sempre suo padre, e mai una volta che gli avrebbe permesso di andare a correre in mezzo ai giardini con gli altri.
''Il mondo là fuori è duro e violento, sopratutto nel luogo in cui viviamo''
''E allora perchè non ce ne andiamo da qui?"
"Perchè sennò moriresti di fame. Evol, hai la fortuna di nascere in una famiglia di alto rango, ti invidiano in tanti ed in tanti vorrebbero essere al tuo posto. Perchè non smetti di lamentarti e ti godi la pace in cui ti abbiamo fatto crescere''
Quando era piccolo il padre gli faceva sempre questo discorso ed Evol concludeva sempre pensando che avrebbe tanto voluto conoscere gli altri bambini invidiosi, avrebbe tanto voluto giocare con loro.
Era cresciuto con la governante e la figlia della sua governante. Sua madre non c'era mai, ed in effetti era meglio così considerando il pessimo rapporto che aveva con il padre. Adesso probabilmente era a qualche
serata d'alta classe a spasimare con i signorotti di borgo.
Lui invece era lì in giardino, come ogni notte, a fissare il cielo coricato sul prato dei giardini.
Quella notte soffiava un dolce vento d'estate, e da oltre le mura che recintavano la sontuosa villa non proveniva alcun suono. Nulla poteva turbarlo, a parte...
"Evol! Possibile che stai sempre a poltrire?"
Riconosceva quella voce.
Fece un altro tiro alla sigaretta prima di rivolgersi alla fonte di disturbo.
"Veramente mi chiedevo cosa ci fai tu qui, lo sai che tua madre ti uccide se ti becca qui."
"Sta dormendo adesso, fammi fare un tiro."
"Safoh, ma non te la sai rullare da sola?"
"Lo sai che non mi riesce mai bene."
"E va bene ma se tua madre arriva non è mia, te la sei rullata da sola, non voglio guai."
"Si arrabbierebbe comunque per averti trovato qui."
"Si, cavolo, ho quasi vent'anni posso pure decidere io a che ora andare a dormire, casomai sei tu che dovresti stare a letto dato che sei più piccola."
"Faccio 18 anni fra due settimane io!"
"Tantissimo..." Disse sarcasticamente Evol riprendendosi la sigaretta dalle mani della ragazza.
"Senti Evol."
"Spara."
"Domani tuo padre non c'è, o sbaglio?"
"E' stato chiamato d'urgenza, è partito mezz'ora fa con tutte le sue guardie personali."
"Non ti ha detto il motivo?"
"Non mi dice mai niente del suo lavoro, poi a me non importa nemmeno."
"Sei sempre il solito... Possi..."
Fu interrotta da un grande boato.
I due balzarono in piedi vedendo delle luci provenire dall'altra parte del palazzo, vicino al cancello d'entrata.
"Che succede?" Chiese la ragazza preoccupata.
"Che diavolo vuoi che ne sappia, vieni, andiamo da tua madre, deve avvertire subito le guardie!"

Silea

Hai intenzione di continuarlo vero?
Mi ha preso!
[img]http://www.cartolinemusicali.net/files/il%20corvo/cartoline5.jpg" border="0" alt="" /]
[img]http://cof.rockmetal.art.pl/images/galeria/54.jpg" border="0" alt="" /]

"la morte temuta
la morte maliarda
la morte fottuta
la morte bastarda"

Io, subito feci di tutto per rivederla,
Stimolato dall'eccitante inerzia di mezzanotte,
Non conoscendo ancora neppure il suo nome.
Su un piccolo precipizio sopra l'abisso carnale
Danzai come un cieco chierichetto
Ubriaco di vino rosso, le sue labbra morte sulle mie
Bagnate col profumo della notte

T-Metal

// si è a puntate come Forgotten Memories^^.


Ci furono altre esplosioni mentre videro delle sagome incappucciate arrivare da dietro l'angolo dell'edificio.
I due si nascosero e aspettarono l'occasione esatta per scappare nella direzione opposta.
Entrarono nel palazzo dal retro e videro che un gruppo di persone dai volti coperti stavano entrando nell'edificio. Dov'erano finite le guardie? Cosa diavolo stavano facendo?
Entrarono di nascosto nelle cucine, da lì avrebbero seguito il corridoio per arrivare alle scale ed in seguito alla stanza della governante.
"Che diavolo aspetti ti vuoi muovere?"
"Ho preso un coltello, potremo difenderci" Bisbigliò Safoh.
Evol la prese per una spalla e la fece guardare di nascosto dalla porta:
"Visto che belle spade hanno, saranno debolissime in confronto al tuo coltello, adesso forza, va e difendimi"
"Sei sempre simpatico tu, eh! Anche nei momenti peggiori." Rispose la ragazza mentre un gruppo di incappucciati saliva le scale per le stanze di famiglia.
"Dai è il momento: andiamo" Sussurrò prima di tirare Safoh per un braccio e cominciare a correre.
Il corridoio da cui per gran parte era possibile osservare la hall, era ancora vuoto, ma sapevano che sarebbero entrati anche lì. Da fuori continuavano a provenire esplosioni e boati.
I due giovani videro degli altri incappucciati entrare nell'edificio, ma questi diversamente dagli altri rimasero fermi a studiare l'entrata. Evol riuscì a sentire qualcosa.
Un tipo del gruppo disse a uno col cappuccio blu:
"Il centro del palazzo dovrebbe essere oltre la sala. Penso che lì dovrebbe andar bene"
Cosa diavolo vogliono? Che stanno facendo?
Safoh aveva raggiunto la fine del corridoio:
"Evol, sbrigati, se rimani lì ti vedranno, muoviti!"
"Arrivo." Il ragazzo riprese a correre chino su se stesso.
I boati si interruppero.
"Mia madre la lascia sempre aperta nel caso la notte mi viene sete. Andiamo"
La porta difatti era aperta ma la stanza era vuota.
"Mamma, mamma!" Urlò la ragazza.
"Guarda, il letto è ancora in ordine. Non dormiva." Notò Evol.
"Non ti ho sempre insegnato che devi dormire a quest'ora?"
La governante era dietro di loro.
"Mamma! Sono entrati dei tipi strani in casa. Dobbiamo andare!"
"Tranquilla, non siamo noi quelli che cercano." Così dicendo la donna uscì dalla stanza e urlò:
"Il ragazzo è qui, l'ho trovato, venite!"
Evol rimase sconcertato.
"Ti staranno cercando nelle stanze di famiglia, dove avresti dovuto essere. Com'è che sei sempre stato così ribelle?" Disse la governante entrando nuovamente in stanza.
"Mah! Mamma"
"Fa silenzio, per un istante, figlia mia. Domani andrà meglio."
"Che diavolo fai?" Urlò Evol.
Il vetro della finestra si ruppe e degli incappucciati entrarono appesi a delle corde.
Evol tentò di scappare ma la governante lo fermò per un braccio:
"Senza fretta, figliuolo."
"Mamma!"
Altri incappucciati entrarono nella stanza dalla porta.
"Stai dalla parte loro bastarda! Mi hai cresciuto tu!"
"Mamma! Evol ti giuro che non ne so niente!"
La governante lo prese per l'altro braccio, aveva una forza assurda.
Poi sentì una botta in testa e fu tutto buio.
In seguito ci fu solo un piccolo istante di lasciva coscienza in cui vide la sua casa in lontananza esplodere. Un grande bagliore nel cielo costellato.
E poi nulla.

T-Metal

#3
"Se la lascerai andare così morirai per mano nostra" Diceva la sagoma nera sullo sfondo del cielo mentre quella bianca accanto annuiva.
Ce n'erano altre, erano tutte di colori diversi e tutte lo fissavano.
"Non è sicura nelle loro mani, e tu devi fare qualcosa." Disse ad un certo punto la sagoma azzurra.
"Non vorrai rischiare la nostra ira, immagino."
"Non ti converrebbe affatto."
"Chi diavolo siete?" Chiese ad un certo punto il ragazzo.
"Per ora non ti è dato saperlo, ammesso che tu non lo abbia ancora capito figliuolo."
"...Figliuolo?" Qualcosa non quadrava.
La sagoma azzurra gli si avvicinò tendendo una mano con dolcezza ma venne fermata dalla sagoma rossa:
"Ferma tu, non è ancora il momento!"
"Lo so, volevo solo... Rinforzarlo, non è semplice ciò che dovrà affrontare, se fallisce noi potremmo..."
"Deve farcela, capirà che ne va più della sua stessa vita, non ammettiamo errori."
"Ma cosa devo proteggere?"
"Va adesso. Destati."

Il ragazzo aprì gli occhi.
Che razza di sogno.
Dove si trovava?
A terra c'era del fango e la sua brandina era sporca e puzzava di vecchio. C'erano delle macchie di sangue.
Una luce proveniva da uno spioncino rettangolare.
Si scuotè ed andò a vedere attraversò. Due uomini mascherati stavano giocando a carte su un tavolino.
Uno si accorse di lui: "Toh! L'escremento si è svegliato, guarda."
L'altro si girò e lo guardò, si lasciò sfuggire una risata, e poi tornò a rivolgersi all'altra guardia.
"Dove diavolo mi avete portato?!" Chiese Evol.
"Va a chiamare Mart, digli che il ragazzo si è svegliato." Disse la guardia di spalle.
"Ma proprio ora che stavo vincendo!" Protestò l'altra.
"Va ho detto!"

T-Metal

#4
Fu portato di peso in una stanza impolverata dove al centro c'era una scrivania e su di essa vi era un uomo chino a scrivere su pergamene e pergamene. C'erano anche due sedie di fronte e molti armadi a vetrina alle pareti pieni di anfore e oggetti dall'aspetto deteriorato.
Evol aveva le mani legate.
Una delle due guardie borbottò qualcosa e lo spinse di peso su una delle sedie, poi entrambe uscirono dalla stanza e chiusero la porta.
Il ragazzo si guardava attorno con tutto il corpo dolorante. Non aveva idea di dove fosse finito. L'avevano portato lì attraverso un corridoio umido di pietra.
Non vedeva il cielo da giorni... Quanti giorni erano passati da quando era lì? Quanto aveva dormito?
Dov'era Safoh? Cos'era successo alla sua casa?
"Avrai tempo per avere le risposte alle tue domande, ragazzo, ma prima devi rispondere alle mie." Disse l'uomo sulla scrivania alzando lo sguardo verso Evol.
"Domande?"
"Avrai delle domande, no?"
"Si..."
"Ebbene, prima devi rispondere tu alle mie."
"Che diavolo sta succedendo?"
"Ti ho appena detto che per adesso le domande le faccio io, ragazzo."
Evol balzò in piedi dalla rabbia: "Che diavolo di presunzione! Mi portate qui di forza, non so cosa sia successo alla mia casa e pretendete pure che rimanga in silenzio!?"
L'uomo che adesso era alla luce diede una risata mista a qualche colpo di tosse.
Era vecchio e ricoperto di barba incolta. Aveva una lente sull'occhio sinistro.
Riprese a scrivere sulle pergamene.
"Dunque, non immagini il motivo della tua presenza qui?"
Evol come demoralizzato dalla testardaggine del vecchio si lasciò cadere sulla sedia. L'aria nella stanze era pesante, era di chiuso.
"Chi sei?" Chiese poi.
"Questa domanda te la concedo: sono stato scelto appositamente per il tuo caso. Vengo dall'accademia di Andarlyth. Ho seguito un concorso che mi ha portato qui."
"Accademia, sei uno studioso?"
"Professore, per l'esattezza. Tu invece rispondi alla mia domanda."
"Quale?"
"Perchè sei stato portato qui? Sono curioso di sapere se riesci ad intuire il motivo per cui la selezione comprendeva anche te."
"Non dovresti dirmelo tu, 'professore'?"
Il vecchio scoppiò in un'altra risata, e poi prese un'altra pergamena pulita e cominciò a scrivere sussurrando: "N...ome: Evol... Stirpe:... qual è il tuo cognome figliuolo?"
"Ma che diavolo..?"
Il vecchio lo guardò dubbioso, poi disse: "Potresti farmi vedere un attimo il polso?"
Il ragazzo si guardò il polso e vide dei segni in nero ed al centro un numero...
"Due?!" Si chiese incredulo.
"Perfetto, aspetta che controllo..." Il vecchio prese un foglio e esaminò ciò che vi era scritto risistemandosi la lente.
"Cos'è questo numero?"
"E' il marchio figliuolo. Tutti quelli come te ne hanno uno."
"Siete stati voi?"
"Venite selezionati con cura. Ritienti fiero."
Il ragazzo posò la testa sulle sue braccia...
Che diavolo sta succedendo...? Cosa mi vogliono fare?
"Ah, eccoti qui... Evol Indimion, maschio, occhi verdi, capelli castani, 1,82 m d'altezza, nativo di Elistos... Ah, sai che la mia Andarlyth è lì vicino?"
"Si può sapere perchè sono qui?!" Ringhiò Evol, sollevando la testa.
"E così non riesci ad intuirlo... Sei un caso di studio, ragazzo. Come dicevo prima quelli come te vengono scelti in base alle loro circostanze di nascita. Tu vediamo... Sei stato scelto per tuo padre... Dunque si, dovresti comunque rientrare nella selezione... Puoi attendere con calma mentre finisco di trascrivere i dati?"

T-Metal

Caso di studio, mero caso di studio.
Era stato definito così. Da quanto tempo nel mondo esterno venivano condotti studi su esseri umani? E poi che c'entrava suo padre?
"Perchè sono stato scelto per via di mio padre? Cos'ha fatto di sbagliato stavolta?" Chiese il ragazzo.
Il vecchio alzò lo sguardo dalla pergamena e con fare dubbioso disse: "Daliantor Indimion, è tuo padre, no?"
"Certo, ma che c'entra?"
"Beh, sei suo figlio, dovresti sapere che è stato uno dei più grandi Avanquisitori di quest'epoca, no?"
"Si, a quanto mi è stato detto, ha acquisito per il regno le solite terre gelate e inutili a nord di Elistos... Com'è che le chiamano? Arcot... Arc.."
"Arcosiane quelle a sud, e Archiviane quelle a nord... Comunemente questo tipo di territorio viene definito impuro. Nel mondo, di lande inumanizzate così, ne esistono tante."
"Sono ammirato" disse sprezzante il ragazzo, poi continuò: "Continuo a non vedere il nesso."
"Non ti hanno mai detto il motivo per cui tali terre vengono definite impure?"
"Perchè so che me lo dirai tu adesso?"
"Hai un caratteraccio figliuolo. Tuo padre sarà pure stato un grande Avanquisitore, ma non se l'è cavata benissimo nell'educazione" Disse il vecchio sorridendo mentre osservava divertito il modo in cui il ragazzo ignorava le sue sottili offese. Poi continuò: "Le terre impure sono terre di questo grande mondo dove non si sono mai trovate tracce umane. Sono pertanto ricoperte di una particolare fauna che non ha ricevuto contatti con tecnologia o inquinamento.
Più comunemente, però, vengono definite terre impure quelle lande in cui sono sopravvissute tracce organiche e/o inorganiche di razze ormai estinte."
"Razze estinte?" Chiese il ragazzo incuriosito.
"Si, con razze estinte mi riferisco alla fauna estinta che era presente su questo pianeta prima che iniziamo a portar traccia delle epoche che scorrevano... Prima della storia scritta, insomma."
Il vecchio prese una pipa e se la portò alla bocca, poi si chinò e aprì un cassetto da dove prese tabacco e fiammiferi. Con molta cura sistemò il tabacco e dopo aver acceso prese un profondo tiro dalla pipa. Poi si rivolse al ragazzo e continuò a spiegare.
"Queste tracce fossili, comunque, intaccavano l'organismo di chi qualsiasi essere vi entrava in contatto, depositando un virus che dalle accademie fu definito 'Impural'. I più grandi studiosi dell'accademia di Andarlyth e di molte altre della storia si interessarono a questo fenomeno fin quando non si arrivò ad una grande scoperta..."
"Evviva..." Disse sarcasticamente Evol incrociando le braccia e poggiando i piedi sulla scrivania mentre guardava fisso il vuoto.
Il vecchio lo guardò torvo tirando un altro tiro dalla pipa, prima di rinunciare a sperare che l'ira del giovane svanisse.
"La sensazionale scoperta fu che l'Impural, benchè impossibile da eliminare, continuava a vivere nell'organismo senza aggredirlo, nè ucciderlo, ma ancora più sensazionale è il fatto che questo virus era trasmissibile geneticamente durante la riproduzione.
Purtroppo i figli nati dagli infetti da Impural, morivano alla nascita aggrediti dal virus."
"Cosa vuoi dirmi, dunque?" Disse Evol tornando a guardare il vecchio.
"Sin dai tempi della storia scritta tutti i regni si espandono conquistando e depurando, grazie agli Avanquisitori le terre impure. Tuo padre ha depurato e consegnato al governatore di Elistos gran parte delle terre Arcosiane... Tuo padre è infetto da Impural, ma tu hai raggiunto la pubertà senza problemi genetici, nè fisici, ragazzo, esattamente come tutti gli altri 4 casi di studio.
Questo è un laboratorio di ricerca governativo, finanziato dal monarca, sullo studio dell'Impural. Il monarca vent'anni fa ha mosso legge nella quale richiede che tutti i rari casi come voi, che siete un miracolo scientifico, vengano esposti al governo e ai suoi laboratori."

T-Metal

Quiete Prima Della Tempesta

Impural, era questa la causa per cui Daliantor, suo padre, lo aveva segregato in casa sin dalla nascita? Voleva proteggerlo? Eppure non aveva mai avuto cura del figlio.
Evol si era sempre sentito trascurato dai genitori, ed aveva imparato a farne a meno. Era cresciuto con Safoh e la madre, la sua governante, la stessa che in un qualche modo lo aveva tradito, che lo aveva portato via di casa, la stessa casa che per lui era stata una prigione per tutta la crescita... Cominciava a chiedersi se avesse realmente perso qualcosa.
In ogni caso non era ancora libero. Non vedeva il cielo da giorni, il cielo che lui tanto amava ammirare dal suo giardino.
Il vecchio aveva ripreso a scrivere sulle pergamente, mentre di tanto in tanto continuava a tirare dalla pipa sputando fumo che man mano diventava sempre più denso in quello spazio chiuso.
"Oh, perdonami, ti infastidisce?" Chiese l'uomo d'improvviso.
"Mi stupisce il lato contraddittorio della tua gentilezza..." Rispose il giovane con voce colma di rancore.
"Contraddittorio? E perchè mai?"
"Cosa volete farmi adesso? Per quanto devo rimanere chiuso qui?"
"Beh dipende da te, figliuolo. Me ne duole ma se non stai al gioco potresti non uscire mai di qui. Purtroppo per il governo non sei altro che un caso di studio, una semplice cavia."
"Continui ad essere contraddittorio... Vuoi dirmi che tu sei diverso da loro?"
"Non amo confrontarmi agli altri, sono solo uno studioso, niente di più. Il mio ultimo fine è di conoscere qualcosa di più sull'Impural... Io devo..."
"Non m'importa, per me sei uguale a loro, anzi, può darsi pure che tu sia un semplice e mero pupazzo del monarca e del governo."
"Ragazzo! Sono morti centinaia di neonati di quello che non ti ha ucciso! Sei la chiave per aiutare questo sporco mondo a migliorare!"
Sei molto di più... Già, devi prenderne coscienza, ragazzo.
"Molto di più?!?" Sbraitò il ragazzo in uno scatto di ira.
"'Molto di più?' E' così che ti consideri? Ecco un'altra punta della tua presunzione, figliuolo. I tuoi genitori potevano educarti meglio!"
"Cosa ne sai tu dei miei genitori?! Maledizione! Non ammetto che uno sconosciuto che mi considera una semplice cavia per i suoi scopi di parlarmi di me e di giudicare la mia vita!" Urlò Evol.
La porta si aprì d'improvviso ed una delle due guardie entrò nella stanza. Si rivolse al  vecchio e disse:
"Tutto bene professor Dialamon?"
"Si, è tutto a posto... E' pronta l'ala d'osservazione?" Chiese il professore rivolgendosi alla guarda.
"Certo, predispongo per l'esperimento?" Rispose la guardia grattandosi la barba incolta.
"Si, per favore."
La guardia lanciò un fischio ed immediatamente entrò anche l'altra guardia che cominciò a sollevare con forza Evol tirandolo per le spalle.
"Dialamon..." Commentò il ragazzo dopo una risata isterica. "Alla fine non mi hai detto nemmeno come ti chiami."
"Heric, Heric Dialamon è il mio nome." Disse il vecchio.
"Non lo scorderò." disse con disprezzo il ragazzo.
"Andiamo." Si dissero le guardie.
"Indimion, me ne dispiace, davvero. Me ne dispiace. Resisti e combatti finchè puoi..."
Il ragazzo lo ignorò e si lasciò spingere dalle guardie verso la porta da cui era entrato.

T-Metal

#7
Eco Di Pioggia

Solo quando fu ormai fuori dalla stanza il ragazzo cominciava a rendersi conto di quello che gli stava accadendo. Fino a quel momento era stato come intontito e tutto gli appariva fin troppo irreale, ma adesso, mentre le guardie lo spingevano per quell'umido corridoio di pietra privo finestre, si accorse che tutto stava cadendo.
Non temeva di quello che gli potevano fare, o di cosa sicuramente gli avrebbero fatto.
Sapeva di essere forte, sapeva che, grazie al mondo in cui era cresciuto, avrebbe resistito a qualsiasi male morale, ma ciò che gli faceva più paura era che non trovava un motivo per cui combattere.
Suo padre si era forse fatto vivo per venirlo a liberare? Safoh adesso era libera insieme alla donna che aveva tradito la sua fiducia ed ora lui era lì e non trovava niente, non trovava nessuno. Sapeva di non avere amici lì, sapeva che probabilmente nessuno sarebbe venuto a cercarlo.
I tre svoltarono a destra al bivio che gli si presentò davanti. Le guardie erano silenziosissime. Si sentiva solo il rumore dei passi ma pian piano sentiva sempre di più una leggera corrente provenire dalla fine del corridoio, ovvero dove si stavano dirigendo... L'ala d'osservazione.
Esperimento, Impural, Daliantor e le vite di tutti quei bambini... Non gl'importava niente di tutto ciò. Voleva un motivo, voleva rivedere il cielo.
"Dunque cos'è quest'esperimento?"
Le guardie lo ignorarono e quasi di tutta risposta cominciarono ad allungare il passo e a spingerlo più violentemente. Per loro non era altro che un oggetto. Cosa sarebbe accaduto se avesse cominciato a correre nell'altra direzione?
Non gl'importava. In un certo senso era curioso di sapere cosa volevano fargli.
Alla fine del corridoio vi era una porta con una sicura ben fissata. Una delle due guardie sbloccò la serratura con una chiave e si scambiò uno sguardo d'intesa con l'altra, in seguito aprirono la porta e spinsero Evol all'jnterno.
Il ragazzo si ritrovò d'improvviso nel buio e non fece in tempo a girarsi che la porta da dove era entrato si richiuse seguita dal clic della sicura.
Non vedeva nemmeno le sue mani.
Avanzò a stentoni tentando ri raggiungere un posto dove sedersi ma nodì che la fredda parete non era più a mattoni di pietra ma era liscia e levigata... Era forse metallo?
Sentì uno spiffero sulla mano sinistra e cominciò a tastare la parete fin quando non arrivò ad una fessura. Cominciò a seguirla con le dita fino a intuire che probabilmente quella lastra di possibile metallo era removibile, o perlomeno scorrevole in qualche direzione.
Continuò a seguire le pareti tastandole fin quando non trovò una sporgenza rettangolare.
Finalmente.
Ci si distese sopra e si riposò un istante. Non era stanco ma non aveva voglia di far nulla. Continuava a pensare ed a chiedersi a dove fosse finito, e continuava ad analizzare i suoi pensieri, i suoi cari, cercando un motivo. Cercava e non trovava.
Cominciava ad avere la mente stanca. Pensò al giardino di casa sua. Il giardino che danzava al vento. Pensò a quando era disteso sulla soffice erba che gli solleticava il collo. Voleva solo la libertà, quella che sin dalla nascita non aveva mai ottenuto. Adesso era stanco. Da quanto tempo era lì dentro?
Non chiudere gli occhi.
Il ragazzo balzò d'improvviso in piedi e disse:
"C'è qualcuno?"
La risposta fu il silenzio. Tutto sommato come poteva esserci qualcuno? A giudicare dai suoi spostamenti e dalle pareti che aveva seguito lo stanzino in cui si trovava non era molto grande... Come avrebbe fatto a non notare o perlomeno scontrarsi con qualcuno? Era nella sua testa?
Si risedette e poggiò la testa sulle gambe, esasperato.
D'improvviso comparve di fianco a lui una sottile linea di luce che pian piano diventava sempre più spessa.
Il ragazzo si sollevò nuovamente in piedi: la lastra di metallo si stava sollevando.
Si stropicciò gli occhi per riabituarsi alla luce perchè di fronte a lui gli si aprì una sala vuota ed enorme con al soffitto parecchi riflettori. Sulla parete destra vi era una ventola enorme con debite protezioni che probabilmente serviva a cambiare l'aria.
Evol notò che in alto a sinistra vi era una vetrata e delle persone con delle pergamene e delle penne erano pronti a prendere appunti.
Fra esse vi era anche Dialamon. Fissava Evol con apprensione, o per lo meno apparente tale.
D'improvviso si sentì una voce amplificata nell'ala che diceva:
"Inizio esperimento numero 1: Reazione ad interventi variabili da cavie omogenee. Le cavie N1 e N2 sono pregate di indossare le protezioni nei contenitori a loro forniti."
Esperimento N1? Sapeva di essere il N2, ma chi era il N1? Poi, però notà che di fronte a lui, dall'altra parte della sala c'era qualcuno che, in una sezione uguale ma simmetrica alla sua, stava aprendo il contenitore (quello che nella sua sezione a lui era sembrata una panca) e tirando fuori delle protezioni per braccia, collo, petto e gambe e stava cominciando ad indossarli.
Pensò a quello che Dialamon gli aveva detto poco prima: Me ne duole ma se non stai al gioco potresti non uscire mai di qui.
Cominciò ad indossare anche lui le protezioni e si diresse verso il centro dell'ala e con aria provocante si rivolse verso gli studiosi che l'osservavano dalla finestra do vetro. Alcuni di loro si dissero qualcosa, altri continuavano a scrivere sulle pergamene. Dialamon, diversamente continuava a fissarlo, adesso quasi incuriosito.
Quando Evol si voltò notò che la cavia N1 d'improvviso era dietro di lui, non l'aveva minimamente sentita arrivare. Sembrava che lo stesse fissando negli occhi, ma in realtà guardava il vuoto. Poteva avere si e no 14 anni...
"Ehi, sai cosa ci devono fare?" Chiese Evol.
Il ragazzino continuò a fissare il vuoto e non si mosse minimamente. Si comportava come se di fronte a lui non ci fosse nessuno.
"Ehi, mi senti?" Ripetè, ma non ottenne alcuna reazione di risposa.
D'improvviso sentì come un suono d'avvertimento, e la voce amplificata di prima disse: "Avvio condizioni necessarie".
La ventola cominciò ad aumentare la velocità di rotazione e pian piano una nube di fumo bianco cominciò ad entrare nella sala.
Il ragazzino spalancò gli occhi.

T-Metal

Il rumore continuo della ventola era ossessivo e Evol cominciava a sentirsi stonato e intontito.
"Ehi! Dove sei finito?" Urlò.
Nella nube bianca che si era venuta a creare non riusciva più a vedere molto: La finestra degli studiosi ormai non era altro che una sagoma grigia nel bianco e i rumori che sentiva arrivavano alla sua testa sempre più lontani.
"Eeeehiiiiiiiii!!!" Urlò ancora.
D'improvviso sentì qualcuno correre...
Alle spalle!
Il ragazzo si voltò e d'improvviso una sagoma dal bianco della nube gli piombò addosso.
Una sagoma nel bianco del cielo?
Mentre si dimenava riconobbe gli occhi del ragazzino che era con lui prima, ma erano diversi, erano come... Impregnati di sangue e le vene attorno alle pupille sembravano esplodere.
Lo spinse di lato e rotolò nella direzione opposta.
"Cosa cavolo ti prende?" Gridò Evol d'istinto sapendo comunque che il ragazzo non era più se stesso, se mai lo fosse stato.
La cavia numero uno fu di nuovo in piedi e saltò all'indietro scomparendo di nuovo nel bianco in un modo inquietante, come se le sue articolazioni fossero flessibilissime, anzi, come se non avesse articolazioni.
Evol si guardò attorno spaesato cercando qualcosa da fare. Ormai non si vedeva più niente e sentiva solo il logorante rumore della ventola.
"L'esperimento sta dando esito negativo, rischio perdita cavie! Interrompere l'erogazione di Gas Fossile!" Disse una voce lontana proveniente forse dal microfono.
Poi vide come un'ombra muovesi nella sagoma grigia rettangolare in alto ed una voce sconosciuta urlare: "No, non interrompete!"
Poi d'un tratto un calcio ben assestato alle gambe fece cadere Evol di schiena a terra, ed una mano con una dura stretta che nemmeno le guardie avevano avuto lo afferrò su una spalla.
Si sentì scaraventare di lato sbattendo di schiena ad un muro causandogli un dolore lancinante.
Non puoi fare altro che difenderti, ragazzo!
Alzò con fatica lo sguardo e vide il ragazzino arrivare di corsa nella sua direzione.
Tentò di scanzarsi intuilmente ed immediatamente il ragazzino fu su di lui.
Lo teneva per la gola con una mano e con l'altra si reggeva al muro, a fianco a loro la ventola continuava a girare vorticosamente.
Mentre sentiva l'aria nei polmoni bloccarsi tentava di spingere il ragazzo con entrambe le mani sul suo petto ma la stretta era troppo forte e la forza nelle braccia di Evol cominciava a mancare. Cominciava a sentire freddo, freddo alla testa, freddo alle gambe, freddo ai polsi.
Sentì a stento la voce irrequieta di Dialamon urlare: "Fermate tutto! Rischiamo l'esperimento!", ma il ragazzino con la sua forza sovrumana stringeva sempre di più e non stentava a mollare la presa.
Tutto si faceva più buio e Evol sentiva sempre più freddo... Poi con le ultime forze rimastegli urlò e spinse con i palmi delle mani sul petto del ragazzino tentando di scaraventarlo via e improvvisamente, mentre la ventola sopra di loro cominciava a girare nel senso opposto, sentì la cavia numero uno urlare a squarciagola e mollare la presa.
Evol cadde di lato senza vista tentando di riprendere fiato, massaggiandosi leggermente la gola. Pian piano sentì nei polmoni l'odore intenso di quel gas svanire ed aria normale farsi strada nei suoi bronchi.
Si stropicciò gli occhi tentando di riabituarsi alla vista e rimase sconcertato quando vide le sue mani ricoperte di sangue. Si spostò di lato e si tastò il corpo cercando invano una ferita, e man mano che il fumo scompariva notò che il ragazzino era a terra inerme.
Con gran fatica si rimise in piedi ed aspettò che ormai tutto tornasse più visibile per scoprire che il ragazzino era in un mare di sangue che sgorgava da due profondi fori nel petto.
La cavia numero uno era morta.

T-Metal

Sole Spento

Quando lo riportarono in cella rifiutò il cibo e si coricò sul letto tentando inutilmente di riposarsi. Gli avevano permesso una doccia, ma sentiva ancora l'odore del sangue di quel ragazzino sulle sue mani, sentiva ancora il calore di quel liquido scarlatto bagnargli il volto ed il fatto che era rinchiuso non migliorava come si sentiva.
Quando le guardie chiusero la sua cella la luce all'interno diminuì ebbe come un brivido.
Si rigirò sulla brandina e strinse con la testa il duro cuscino.
Voleva solo essere libero, e questa volta anche dai suoi pensieri. Cos'è successo al ragazzino? Com'erano riuscito a ridurlo così? Poi c'era tutto quel sangue, gli occhi del cadavere bagnati del sangue che era riversato sul pavimento.
No, voleva eliminare quell'immagine.
Sentì dei passi provenire da fuori la cella, poi il rumore della serratura e la cella si illuminò per un istante. Dialamon entrò e la porta dietro di lui fu richiusa.
Evol si girò dal lato opposto senza proferire parola, non aveva niente da dire.
Il professore lo guardò senza dire niente pure lui, poi prese lo sgabello che c'era in un angolo nascosto dalla penombra, lo posizionò davanti al letto e vi si siedette.
Sapeva che il ragazzo non voleva parlare, così, per evitare di forzarlo, rimase in silenzio aspettando una qualsiasi reazione.
Evol non voleva dire niente, non voleva, ma fu come se le parole uscirono dalla sua bocca senza la sua volontà.
"Cos'è successo?"
Dialamon trasse un profondo respiro, e senza muoversi rispose:
"Quello era gas fossile, contiene spore impoverite di resti fossili delle terre impure."
Ci fu un istante di silenzio ed Evol disse nuovamente:
"Cos'è successo?" Il timbro della sua voce celava il suo sconcerto, ma era comunque una voce ferma e ricolma di rancore.
"Lacon Staltos, la cavia numero uno è deceduta durante l'esperimento. Le cause di quei fori sul suo torace sono ancora inaccettabili ma abbiamo una teoria... In ogni caso sappiamo che una lunga esposizione al gas fossile stimoli istinti primordiali e precedenti all'evoluzione umana. Tali comportamenti sono attualmente altro capitolo di ricerca."
Evol si alzò e rimanendo fermo chiese:
"Lo so che è morto, avevo il suo sangue che ribolliva sulle mie mani, ho ripreso coscienza accanto al suo cadavere immerso nello stesso sangue... Poteva avere 5 anni meno di me... Cos'è successo a quel ragazzo?!" La sua voce cominciava ad alzarsi.
"E' stato esposto troppe volte a quel gas... Del giovane che era non era rimasto più nulla. L'esperimento era quello di vedere come interagiva con un altro, come dire, un altro caso come lui."
"Ho capito... Ma la mia domanda era un'altra." Il ragazzo si voltò verso il professore e cominciò a fissarlo negli occhi attendendo una risposta. Il vecchio non resistette a quello sguardo ed immediatamente abbassò il suo, poi disse:
"Non è semplice, ragazzo. Ti dicevo poco fa che i risultati dell'esperimento sono inaccettabili."
"Parla."
"Abbiamo notato che ogni cavia reagisce al gas fossile in modo diverso. E' come se ognuno rispondesse agli stimoli prodotti dalle sostanze fossili in un modo proprio, personale. Non è la prima volta che si verifica un fenomeno simile. Ma nel tuo caso è  diverso."
"Nel mio caso?" Evol continuava a fissare Dialamon con uno sguardo sempre più a metà fra l'incertezza e la rabbia.
"Si, il tuo caso. Si è verificato qualcosa di inaspettato. Hai per caso sentito freddo mentre respiravi quel gas?"
"Freddo?" Disse guardando verso il basso socchiudendo gli occhi per sforzarsi di dircordare. Poi tornò a fissare il professore e disse: "Si, sentivo le articolazioni fredde mentre quel ragazzino mi stringeva la gola..."
"Anche le altre cavie, sotto esposizione a gas fossile, asserivano di avere sensazioni di freddo improvviso o di calore, non è la prima volta. Ma nel tuo caso è avvenuto qualcosa di mai verificato negli altri esperimenti."
"Di cosa parli?"
"Davvero vuoi dirmi che non te ne sei accorto?"
Il ragazzo rimase interdetto aspettando la continuazione.
"Mentre Lacon ti stringeva la gola, mentre tu tentavi di respingerlo, mentre sentivi freddo..." Trasse un profondo respiro e cominciò anche lui a guardare negli occhi il ragazzo. "Mentre tutto ciò accadeva, quando la cavia numero uno ha urlato abbiamo visto delle lame di possibile ghiaccio fuoriuscire dalla sua schiena, all'altezza delle tue mani..."
Evol rimase sconvolto da quanto disse Dialamon. Non poteva essere vero.
"...Io? ...no..." Disse il ragazzo guardando un punto imprecisato del vuoto di fronte alla brandina. I suoi occhi erano lucidi.
"Evol, non siamo sicuri ancora di..."
"...Io si. Sparisci, mi hai detto quello che..."
"Ragazzo..."
"...Esci da questa cella, sono stanco. Voglio dormire."
Dialamon guardò il giovane un'ultima volta, poi si alzò ed uscì dalla cella lasciando il ragazzo da solo.

T-Metal

Lui si è accorto di te, hai fatto un buon lavoro, figliuolo.
"Lui chi?"
Tuo,
mio,
nostro padre.
"Padre? Cos'altro centra adesso?"
Ti conviene portare più rispetto.
Devi essergli grato. Tutto ciò che hai, e che un giorno avrai non sono altro che suoi doni.
Le sagome nel cielo erano sempre più sbiadite, la testa di Evol si fece sempre più pesante.
"Sono stanco di questi sogni, sento che impazzirò... Voglio svegliarmi."
Ingrato, cosa ti fa pensare che tu stia sognando in questo istante?
Potrebbe essere l'unico momento in cui tu, infimo, e purtroppo utile essere, sei realmente sveglio.
Di cosa credi siano fatti i sogni?
Il ragazzo rimase interdetto nel vedere che tutte le sagome si voltarono.
Arriva.
Poi vide come una sagoma priva di colore, anzi, del tutto trasparente, prendere forma mentre camminava verso di lui ed indicarlo come se fosse peccatore di chi sa quale atrocità... Si sentì inferiore...


Quella mattina (era mattina?) si svegliò (era sveglio?) più stanco del solito e la testa (come nel sogno) gli pesava. Voleva vedere il cielo, voleva respirare aria d'aperto, ne aveva bisogno.
Pensò a quanto la sua vita fu stravolta in soli due giorni per un qualcosa che lui non aveva fatto, per qualcosa che non aveva scelto: nascere.
Ripensò alle nottate passate a guardare le stelle con Safoh, le stelle di un firmamento che per lui era sempre stata la sua unica certezza, in un mondo di persone da cui diffidare. Safoh... Chissà dov'era finita?
La porta della cella si aprì ed uno delle guardie (stavolta incappucciata) entrò. Alle mani aveva delle manette ed una corda:
"Alzati, dobbiamo renderti innocuo." Ed immediatamente anche l'altra guardia (anch'essa incappucciata) entrò in stanza dirigendosi verso il ragazzo.
"Cos'è? Avete paura che mi mordo?" Disse mettendosi a sedere sul letto con tono nervoso. "Guardate che non sono contagioso..."
La guardia con le mani libere si diresse verso il ragazzo e lo fece sollevare tenendolo fermo. Evol sentì la paura nei movimenti delle guardie e provò disgusto per se stesso ripensando all'accaduto del giorno prima. Lasciò comunque che le guardie lo ammanettassero e gli legassero le braccia dietro la schiena: aveva pocha voglia di fare storie, sapeva che comunque non sarebbe cambiato molto.
"Posso almeno sapere cosa dovete farmi stavolta?"
"Sei richiesto in riunione per ciò che hai fatto ieri."