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L'oscuro Darkfire

Aperto da Il Rosso, 30 Luglio 2005, 00:11:47

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Il Rosso

Bene, ecco la mia prima storia sul forum di FFSaga.  
Ho intenzione di riproporre qualcosa che stavo scrivendo su un altro forum... e che ora ha chiuso e che peraltro non avevo ancora finito. Spero che vi piaccia, lì avevo pochi lettori ma molto affezionati.   C'è anche da dire che erano pochi i frequentatori del forum... ma sto divagando.  :P

Dunque, quella che vi propongo non è una storia del tutto originale... nel senso che i nomi dei personaggi e l'idea iniziale sono tratti dal manga "Bastard!!", ma vi assicuro che poi tutto segue un filo differente.

Per quanto riguarda il genere... non saprei dirvi, soprattutto perchè la storia mi venne in mente in classe, durante la spiegazione, quando iniziai a scrivere su un foglio la prima parte.  :shiftyph34r: Non mi dispiacque e pensai di continuare: all'inizio aveva la presunzione del gotico, poi è diventato qualcosa di puro fantasy, si è spostato addirittura sul genere rosa... e, recentemente, ricalca qualche linea del poliziesco con delle punte di esaltazione mentale.  :P

Che dire, non è che sia una delle mie migliori storie, ma sto cercando di farne venire fuori qualcosa di simpatico.   Spero che vi piaccia.
Ah, dimenticavo, tutti possono fare commenti tra un post e l'altro, ma che siano costruttivi, niente spam, per favore.

Bene, detto questo mi preparo e posto le prime due parti.  :lol:

Il Rosso

#1
[span style=\'font-size:30pt;line-height:100%\']L'Oscuro Darkfire[/b][/span]

PROLOGO

Quella sera, la nebbia era talmente fitta che la si poteva tagliare con un coltello, le luci arancioni provenienti dai lampioni erano offuscate ma, tuttavia, conferivano a quella massa densa e bianca una sfumatura dorata; più avanti, dove un black out aveva quasi sommerso il viale nell'oscurità, qualcuno passeggiava lentamente respirando in maniera così profonda che pareva nutrirsi della nebbia stessa.
La figura era alta circa un metro e ottanta, dal fisico robusto e muscoloso, presentava due spalle molto larghe e, oltre ai suoi passi, si udiva un rumore metallico che lo seguiva fedelmente, come se quell'uomo stesse trascinandosi dietro una grossa spranga di ferro.
L'uomo, camminando, sembrava portare l'oscurità con sé, al suo passaggio le ombre si infittivano e la luce delle stelle sembrava venir meno; un attento ascoltatore avrebbe potuto udire che, tra un passo e l'altro, quell'uomo pronunciava sommessamente parole senza alcun senso, scandite di tanto in tanto da un colpo di tosse.
L'uomo si allontanò dalla strada ed entrò nel parco, vagando come un'anima in pena per i prati umidi; improvvisamente, il cono di luce prodotto da un faretto da giardino lo illuminò: l'uomo, in realtà, era un ragazzo che dimostrava tra i diciotto e i venti anni, le sue spalle larghe erano dovute al fatto che indossava un largo mantello nero con due zampe artigliate e scheletriche poste ai lati; il giovane, stranamente, aveva lunghi capelli di uno strano colore blu elettrico, i bulbi oculari erano rosso sangue e le pupille azzurre; dal ghigno folle che mostrava, quella figura grottesca esibiva due canini candidi palesemente troppo lunghi per essere normali e, infine, nella mano destra, il cui braccio pendeva inerte lungo il fianco, reggeva una spada gigantesca dall'elsa rossa, mentre sulla lama vi era un disegno in stile tribale di una fiamma blu.
Il giovane cadde in ginocchio, grosse vene gli pulsavano sul collo, la sua grande mano sinistra gli saettò sulla fronte e le dita strinsero, quasi volesse strappare via la carne dal cranio, dai denti gli uscì un verso che sembrava più quello di un animale che di un uomo, un ruggito carico di rabbia e frustrazione.
In lontananza, un lampo illuminò a giorno la città e, immediatamente, il giovane fu conscio del fatto che non era più solo.
<<Arshes Nei... Imperatrice del Tuono...>> disse con voce profonda.
<<Nemesis Darkfire, Signore della Fiamma>>, ribatté in risposta una voce femminile e pungente.
L'interpellato si voltò: davanti ai suoi occhi stava una giovane donna dalla bellezza ultraterrena, la pelle liscia e chiara, i capelli neri e striati con un motivo bianco che ricordava la forma di una saetta da cui spuntavano due orecchie graziosamente appuntite, gli occhi gialli con le pupille viola, le labbra carnose truccate di azzurro.
<<Il tempo è giunto, mio Signore Darkfire>>, tuonò l'Imperatrice Nei. <<Kall Su, Re dei Ghiacci, è ancora dalla tua parte, nonostante tutto. Continuiamo quello che avevamo cominciato, questa notte il mondo potrebbe essere nostro!>>
<<Potrò conquistare questo mondo, ma non intendo farlo!>> ruggì Nemesis, puntellandosi con la spada per rimettersi in piedi. <<Governerò nell'ombra, è questo che desidero! Fa parte dei miei piani che i mortali mi seguano inconsciamente!>>
<<Non ti riconosco più. Torna in te, Darkfire! Fai rinascere la tua crudeltà, falla germogliare nel tuo cuore! Fammi assaporare di nuovo la passione della tua malvagità, come quando eravamo amanti!>> aggiunse senza il minimo imbarazzo.
<<Attenta, Nei!>> disse Nemesis con voce imperiosa; si era infuriato all'improvviso. <<Non sfidarmi! Sono più potente di te, lo sono sempre stato e sempre lo sarò!>>
<<È vero>>, ammise Arshes Nei. <<Ma in questo momento sei debole, posso ucciderti!>>
<<E così tu credi sul serio che io non abbia più risorse?>> Nemesis rise, una risata forte e crudele. <<Non essere sciocca, donna! Io sono Nemesis Darkfire, il Signore della Fiamma più potente di tutti i tempi! A me si sono piegati tutti gli Arcidiavoli degli inferi. Come puoi tu, stupida mezzelfa, pensare di uccidermi?>>
Arshes Nei strillò infuriata come una tigre e Nemesis ghignò: aveva avuto quello che voleva, l'aveva fatta arrabbiare ricordandole delle sue origini di mezzosangue ma, prima che il giovane potesse fare qualsiasi cosa, un fascio di luce accecante si avvolse intorno al braccio bianco dell'Imperatrice del Tuono e partì come un fulmine dalle sue lunghe unghie viola, colpendo il Signore della Fiamma in pieno petto.

CAPITOLO I

Francis uscì dalla classe sbattendo la porta alle sue spalle, ignorò il rimprovero che gli fu gridato dall'interno dell'aula e, a passi lunghi, si diresse verso il distributore di bibite passandosi una mano tra i lunghi capelli castani in un gesto irritato.
Quella giornata era cominciata decisamente male, era stato costretto ad andare a scuola per tutto il tragitto a piedi nonostante la bassissima temperatura, durante la giornata aveva iniziato a nevicare e si era anche preso una nota dall'insegnante; non che gl'importasse, ovviamente, ma sarebbe stata una noia mortale al prossimo consiglio di classe, poteva già sentire le prediche provenienti dai professori, genitori sino a parenti che non sapeva neanche di avere.
Malgrado il gelo che regnava anche per i corridoi della scuola, Francis inserì una moneta nel distributore e sentì quel tetro rumore metallico provenire dalle profondità della macchina, digitò il codice giusto e una lattina di cola scese giù sbattendo.
Sospirando, il giovane introdusse le dita nella scatoletta del resto constatando che, però, non una moneta era stata lasciata cadere dalla macchina.
<<Oh, andiamo!>> disse spingendo lievemente sulla superficie di vetro. <<Su!>> e sferrò un pugno sulla tastiera con l'unico risultato di farsi male e un'amara imprecazione gli sfuggì dalle labbra.
Dopo essersi succhiato le nocche scorticate, Francis fece per aprire la lattina: la cola, smossa dalla caduta e dal movimento che aveva subito in mano al giovane schizzò fuori dall'apertura metallica e gli bagnò l'orlo della felpa.
Francis strinse i denti e, dopo essere rimasto in silenzio per alcuni istanti, cercò di risistemarsi come meglio poteva, si sfilò la giacca di jeans, poi la felpa e la annodò intorno alla vita, ritrovandosi in maniche corte, poi rimise la giacca e, in quel momento, una corrente fredda gli sbatté sul torace facendolo rabbrividire.
Dopo essersi abbottonato la giacca, Francis si distese lungo il muro e cominciò a sorseggiare la cola.
<<Ciao!>> disse una voce cristallina e Francis, voltandosi, vide l'unica persona che non si sarebbe mai aspettato di incontrare in una giornata brutta come quella: Julia.
Julia era una ragazza dai capelli rosso fuoco e profondi occhi azzurri, una bellezza che, quando camminava per strada, faceva girare il collo a tutti i ragazzi; Francis, come tutti, aveva tentato di piacerle, ma lei usciva con i ragazzi più grandi, quelli che dai poveri insignificanti come lui erano definiti "gli spavaldi", che potevano vantare una famiglia facoltosa e non facevano niente dalla mattina alla sera, avevano il futuro assicurato e vivevano sulle spalle di quelli costretti a lavorare per loro.
Julia, in definitiva, era il sogno proibito di ogni ragazzo della città, l'unica perfetta e irraggiungibile che nessuno osava neanche toccare per paura di ritorsioni provenienti da altri ammiratori.
<<Ciao, July>>, la salutò lui con scarso entusiasmo.
<<Cosa fai qui per i corridoi?>> chiese lei inclinando la testa di lato.
<<Mi hanno buttato fuori>>, rispose il giovane con un tono di voce che era una via di mezzo tra uno strano orgoglio e una muta rassegnazione. <<E tu?>>
<<Io esco quando voglio>>, sorrise Julia con quella sua tipica aria festaiola.
Francis strinse i denti e pensò che, per quanto quella ragazza fosse meravigliosa e desiderabile, la sua tendenza a sminuire qualsiasi cosa la rendeva talvolta più che irritante.
<<Ehi, che ti succede?>> domandò lei quando vide che l'espressione di Francis si era indurita, ma lui scosse il capo.
<<Su, andiamo a fare due passi!>> propose Julia con un sorriso e, naturalmente, Francis la seguì senza obiettare.
I due uscirono da una porta di sicurezza e si ritrovarono in una dei giardini della scuola che doveva fungere da punto di ritrovo in caso di incendio o terremoto, si ripararono dalla neve sotto una sporgenza del muro e si sedettero su un gradone.
<<Fa caldo...>> commentò Julia; nevicava, Francis capì subito che quello non era caldo, conosceva quell'espressione, l'aveva vista tante volte, adesso lei avrebbe chiesto qualcosa. <<mi offriresti un sorso?>> anche se era una domanda espressa con un largo sorriso e occhi dolci, equivaleva a un ordine.
Lui le porse la lattina e la fissò mentre beveva, le labbra rosee che si increspavano contro il freddo metallo, quegli occhi azzurri socchiusi e l'esile braccio alzato che la lasciavano scoperta facendo intravedere le forme del suo corpo sotto i vestiti aderenti.
Dopo quello che parve un istante, Julia smise di bere; le sue labbra erano lucide.
<<Che vita schifosa...>> balbettò Francis, abbassando lo sguardo.
<<Cosa?>>
<<La vita fa schifo>>, scandì bene questa volta. <<Ed è ingiusta!>> aggiunse con rabbia.
<<C'è qualcosa che non va? Ti va di parlarne?>> questa volta, la voce di Julia aveva assunto un tono vagamente confidenziale, ma era quello di un'amica, sarebbe sempre stato così.
Francis restò in silenzio per qualche istante mentre valutava la situazione con rapidità.
<<Passi tutta la vita cercando di essere qualcosa che non sei!>> disse lui, amareggiato. <<E quando ti accorgi che tutto ciò è impossibile... non sei niente>>.
<<Non abbatterti, Fran. Fidati: trovati una brava ragazza e andrà tutto bene>>, così dicendo, posò la sua mano dalle lunghe dita sottili su quella di lui.
In quel momento, Francis ebbe come l'impressione che il fuoco si fosse acceso nel suo sangue, si sentiva stordito, una rabbia cieca si era impadronita del suo essere: non era stato mai capito da nessuno, tutti fraintendevano quello che diceva, quello che pensava, ma doveva finire lì, quel giorno, in quell'istante! Serviva qualcosa di imprevedibile, qualsiasi cosa!
Fissò il volto di Julia che era l'unica cosa chiara e nitida in un mondo pieno di nebbie.
Lui non fu conscio di quello che faceva, di cosa stava pensando in quel momento, seppe solo che la sua mano si rivoltò e strinse forte quella di lei facendole scappare un gemito, poi si avvicinò e la attirò a sé, affondò la mano libera tra i suoi capelli e la tenne ferma. Un istante dopo la stava baciando con passione, sentiva le sue labbra fresche premute contro le sue, si sentiva come pervaso da una forza senza eguali che non aveva mai sperimentato prima, aveva quasi l'impressione che qualcuno lo stesse incitando, gridava nella sua testa e gli diceva che stava facendo la cosa giusta e, con violenza quasi animalesca, la trattenne al suo bacio con occhi iniettati di sangue.
Julia tentava di sottrarsi a quella stretta, lottava per allontanare quel corpo da lei, ma era troppo debole e stordita per opporsi a quella forza che aveva così poco di umano e così, alla fine, si lasciò andare.
Quando Francis si staccò da lei, allontanò lievemente il suo viso per guardarla negli occhi; Julia aveva lo sguardo basso, era rossa in volto mentre di mordeva il labbro inferiore. Poi alzò gli occhi che, rifletté Francis, esprimevano un'emozione che era una via di mezzo tra rabbia e sorpresa.
Julia allungò la mano e schiaffeggiò Francis con tutte le forze che aveva in corpo, il suo respiro era veloce e affannato, sembrava fosse sull'orlo del pianto.
Francis non si spostò, non parò lo schiaffo, si limitò a subirlo senza obiettare e la sua testa fu spinta di lato in seguito al colpo; quando i suoi occhi tornarono su Julia, la ragazza sussultò.
<<Scusa>>, disse lui, semplicemente; si sentiva improvvisamente male. <<Scusa, io... lascia stare>>. Portandosi una mano alla testa, si alzò e corse via.
Correva ancora quando, poco tempo dopo, si trovava a quasi mezzo chilometro dalla scuola, solo, in mezzo alla neve.
Un dolore alla testa gli fece salire le lacrime agli occhi, pareva che il cervello fosse invaso da fiamme, le forze lo abbandonavano; rallentando sempre più, con il respiro affannoso che si condensava in nuvolette di vapore dalla sua bocca, si lasciò cadere in ginocchio.
La corsa lo aveva spinto in periferia, si trovava in un parco malridotto che nessuno frequentava mai; non c'era un'anima in giro...
Con il dolore lancinante che cresceva, Francis si toccò le labbra: il sapore di Julia vi era ancora impresso, quasi non credeva a quello che aveva fatto, non si sarebbe mai creduto capace di un gesto tanto stupido, baciare la ragazza più popolare della città! E se era fidanzata? Il suo ragazzo non l'avrebbe mandata giù facilmente, Francis si vedeva già, inseguito da un gorilla alto due metri.
E intanto quel dolore alla testa cresceva, era cominciato tutto quando l'aveva baciata.
Per un istante, il giovane pensò che, nella sua sfortuna, poteva anche essere allergico al bacio di una donna, non avrebbe fatto differenza per la sua deplorevole vita fin quando, improvvisamente, così come era iniziato, il dolore svanì.
Francis restò disteso nella neve, massaggiandosi il punto della testa ancora percorso da violente fitte che andavano sempre più affievolendosi.
E un ricordo non suo gli esplose nella mente.

Il Rosso

CAPITOLO II

Julia chiuse il telefono e lo poggiò sul comodino, poi si distese sul letto e puntò gli occhi sul televisore. Un altro telegiornale, sbuffò e cercò il telecomando per cambiare canale: lo vide sulla scrivania, accanto al televisore.
Si disse che non valeva la pena di alzarsi, faceva troppo freddo e il posto che occupava sul suo letto aveva appena iniziato a riscaldarsi, lanciò un'occhiata all'orologio e vide che mancavano ancora dieci minuti alla fine del TG e che forse, dopo, sarebbe riuscita a prendere un programma interessante.
<<Quarto caso in questa settimana di occultismo>>, stava dicendo il mezzobusto alla televisione con voce grave. <<Questa mattina, le forze dell'ordine hanno fatto irruzione in un locale abbandonato lungo il confine, al suo interno sono stati rinvenuti libri, candele e simboli ritenuti appartenenti a una setta di adoratori del demonio. Degli adoratori, però, nessuna traccia anche stavolta. Gli investigatori stanno tentando di tracciare il profilo...>> seguiva la fine del discorso introduttivo e la visione del servizio.
Julia sospirò, si stava annoiando a morte.
Era per quello che odiava il periodo natalizio: tutti indaffarati, tutti che se ne andavano a passare le feste coi parenti e lei che era costretta a restare in città, da sola, perché erano i suoi parenti a passare le feste a casa sua. I suoi genitori erano usciti, correvano a fare le compere dell'ultimo minuto, suo fratello, probabilmente, avrebbe passato la nottata per le strade, con la sua auto e la sua ragazza, in ordine di importanza, fumando spinelli fino a perdere i sensi.
Con fare annoiato, la ragazza spostò lo sguardo sul cellulare, aveva appena tentato di chiamare l'ultimo ragazzo della sua personale lista, quello che la prendeva sempre in giro accusandola di cambiare un fidanzato ogni mese. Julia si era sempre chiesta cosa ci fosse di sbagliato in tutto ciò, ma con il tempo ci aveva fatto l'abitudine.
In quel momento il citofono suonò e, vincendo la pigrizia pensando che poteva essere qualche suo amico, Julia scattò giù dal letto come un gatto e corse alla porta.
<<Chi è?>> chiese. <<Chi? No. No! Non ci credo! Forza, sali!>> e spinse il tasto di plastica con su inciso il simbolo della chiave.
Un minuto più tardi, Julia aprì la porta alla sua amica Liz, una ragazza molto magra con corti capelli biondi che godeva della fama, apprezzata o meno, di sapere sempre tutto di tutti.
<<È un sacco che non ti vedo!>> esclamò Julia abbracciandola con vigore e baciandola sulle guance arrossate dal freddo.
<<Sì, ma finalmente sono tornata>>, rispose Liz con voce flebile, i suoi occhi stavano già saettando per la stanza cogliendo qualsiasi cosa poteva essere cambiata dalla sua ultima visita.
<<Credevo che non ti avrei più rivista dopo il trasloco>>, disse Julia poco più tardi, offrendo alla sua amica una tazza di cioccolato caldo.
<<Doveva essere così, ma a mia madre è venuta una crisi di nostalgia circa due settimane fa, così siamo dovuti ritornare>>.
<<Sono davvero contenta di vederti, così possiamo passare la serata insieme! Sto letteralmente morendo di noia...>> fece una smorfia.
<<E i tuoi dove sono?>>
<<A fare shopping natalizio. Non saranno di ritorno prima delle otto, abbiamo ancora tre ore abbondanti per parlare liberamente>>.
A quelle parole, Liz sollevò la testa e quel suo naso tagliente puntò Julia come un cane da caccia.
<<Giusto!>> disse. <<Raccontami cos'è successo in questi ultimi due mesi!>>
Fu allora che Julia si lanciò nel suo racconto, descrivendo quanti ragazzi aveva conosciuto, cosa pensasse di loro, di gite in macchina il sabato sera, giri di droga che, diceva, aveva intenzione di provare prima o poi, di un tatuaggio che avrebbe voluto farsi e aspettava solo di mettere insieme i soldi sufficienti e, dopo quasi un'ora, il discorso cadde su un argomento particolare.
<<Ehi, ti ricordi di Francis?>>
<<Chi, il metallaro?>>
<<Lui. Sai che ha fatto?>> quel tono di voce era famoso per chiunque avesse un minimo di confidenza con Julia, era un qualcosa che la tradiva sempre, un'intonazione che preannunciava ogni volta qualcosa di eclatante.
<<Cosa?>> la incalzò Liz.
<<Mi ha baciata>>, disse Julia roteando gli occhi; era chiaro che, in fondo, le faceva piacere il fatto di scoprirsi così desiderabile.
<<No! Davvero? E quando?>>
<<Circa un mese fa>>.
<<E perché?>>
<<Non so... stavamo parlando quando mi è saltato addosso, mi ha stretta a sé e mi ha baciata>>.
<<Con la lingua?>> azzardò Liz.
Julia annuì.
La ragazza bionda scoppiò in una risata che aveva molto poco di femminile, Julia rise con lei.
<<Non lo credevo capace di fare certe cose!>> esclamò Liz una volta che fu di nuovo in grado di parlare.
<<Nemmeno io>>, Julia sorrise.
<<E adesso dov'è? Se è ancora vivo... immagino che tutti i tuoi "amichetti" lo cerchino>>.
<<Sì, lo cercano tutti, ma sembra essere sparito>>, Julia scrollò le spalle. <<Da quel giorno non si è fatto più vedere, pare che sia scappato di casa, nessuno sa che fine abbia fatto, nemmeno i suoi genitori>>.
<<Mi pare giusto! Tutti conoscono il "Codice di Julia"!>>
<<Ti prego...>> la ragazza dai capelli rossi rise, fingendosi imbarazzata.
<<Ma insomma! È una regola: nessuno ti tocca perché, altrimenti, gli altri che non ci sono riusciti e sono rimasti a bocca asciutta gli farebbero fare una brutta fine, o sbaglio?>>
<<Sì, ma non è il caso di Francis>>, Julia si passò una mano tra i capelli. <<Non credo che lo vedremo mai più...>>

* * *

Essendo la sera della vigilia di Natale, le strade erano intasate di gente e le code automobilistiche sembravano non finire mai. Sotto la neve che cadeva lenta, si affollavano uomini carichi di pacchi dono, donne che entravano tutte trafelate nei negozi, bambini che strattonavano i genitori davanti alle vetrine piene di giocattoli e ragazzi che si lanciavano le palle di neve.
In mezzo a quel pandemonio in cui tutti sembravano indaffarati, stava un figura nera in piedi su un marciapiede, con una lunga giacca di pelle color notte e i lunghi capelli castani al vento che, stranamente, sembravano non bagnarsi.
La figura, tra tutta quella gente, sembrava quasi estranea: nessuno pareva accorgersi di quel giovane tetro, sembrava quasi un sogno... o un incubo, il vapore che si creava al suo respiro formava una nuvola molto più grande di quella di chiunque altro.
Lentamente, il giovane estrasse la mano sinistra dalla tasca che indossava un guanto di pelle, di quelli senza dita che si usano per fare sollevamento pesi e si scostò una ciocca di capelli dagli occhi.
Francis alzò lo sguardo: era tornato e i suoi occhi, un tempo comuni come tutti gli altri, sembravano ardere di fiamme nell'oscurità.
Improvvisamente, Francis prese a camminare; malgrado le persone intorno a lui non seguissero nessuna direzione in particolare, sembrava che il giovane nuotasse controcorrente nel grande fiume che non aveva un senso.
Francis girava per le strade della città senza una meta precisa, aveva iniziato a camminare dal centro e, quando si trovò in periferia, non era cambiato niente in lui: gli occhi erano fissi in avanti e il giovane non aveva battuto le ciglia neanche una volta durante tutto il tragitto, pareva quasi un automa.
Mentre camminava per una strada poco illuminata, un'auto nera si fermò accanto a lui, facendone uscire un tizio sui venticinque anni.
<<Ehi, tu!>> gridò a Francis il quale, immediatamente, si fermò. <<Sei Francis?>>
L'interpellato si voltò.
<<Diciamo di sì>>, rispose.
Il tale che era uscito dall'auto sorrise, si abbassò al livello del finestrino e, un istante dopo, uscì un altro tizio che reggeva un cric nella mano.
<<In città ti conoscono tutti...>> commentò il nuovo venuto.
<<Sono contento per loro>>, rispose Francis con voce profonda e fece per andarsene, ma si ritrovò il cric sul petto che gli sbarrava il cammino.
<<Crepa!>> urlò il ragazzo col cric e, usandolo come un'arma, lo alzò sopra la testa e fece per colpire, ma Francis lo bloccò con una mano sola senza apparente sforzo; pochi istanti dopo, l'aggressore fu costretto a lasciare la presa perché il metallo tra le sue mani era diventato rovente.
<<Bastardo!>> urlò l'altro sferrando un pugno.
Francis si abbassò e gli afferrò il braccio, fece un movimento secco e lo spezzò.
La tranquillità della sera fu rotta da urla di dolore.
Si sentì uno scatto, il tizio che prima aveva usato il cric aveva impugnato un coltello a serramanico.
Francis sospirò e, quando il suo avversario eseguì un affondo, lo schivò con facilità e gli sferrò un pugno in pieno volto sentendo la mascella che si frantumava sotto le sue nocche.
Questa volta le urla non furono nitide come le precedenti, Francis rivolse un ghigno ai due aggressori e li abbandonò nella neve che si tingeva di rosso per il sangue che uno dei due stava perdendo dalla bocca.
Il giovane continuò a camminare finché, tempo dopo, si ritrovò in una strada illuminata che conosceva fin troppo bene.
Quella era la strada in cui aveva trascorso ore delle sue giornate, perdendo tutto un pomeriggio per vederla un solo istante; e quante volte le era corso dietro, anni prima, chiedendole se aveva voglia di fare una passeggiata, ma lei aveva sempre altro da fare, doveva sempre vedersi con qualcuno, ma aveva sempre bisogno di qualcosa, di soldi.
In passato, Francis si era detto che il vero amore non aveva prezzo, che era disposto a dare qualsiasi cosa, che alla fine sarebbe stato ripagato.
Anni più tardi, si era scoperto ingenuo, debole... un verme.
Ma, gli era venuto in mente di recente, lui non era mai stato un verme, no. Lui era stato "reso" un verme, dannazione! E quando era troppo tardi, quando si era accorto che non poteva più fare nulla per aggiustare la sua reputazione incrinata, si era gettato nella depressione più totale.
Ma non sarebbe accaduto mai più: per anni aveva subito in silenzio, per anni si era dovuto accontentare dai rimasugli, ma quel tempo era finito, la sua vendetta si sarebbe sposata al potere del Male, quello che doveva essere suo di diritto se lo sarebbe preso e presto... presto sarebbero stati gli altri a implorare per poter mangiare le briciole della sua tavola.
Francis fissò in alto, una finestra era illuminata, si avvicinò al muro e, come se niente fosse, iniziò a camminare in verticale sulla parete.

* * *

<<Hai sentito?>>
Julia aveva appena condotto Liz nella sua camera da letto, al piano di sopra.
<<Sentito cosa?>> farfugliò Liz, tendendo l'orecchio.
<<Qualcosa fuori dalla finestra>>, Julia indicò il bianco tendaggio con un cenno del capo.
<<Sarà solo il vento>>, rispose Liz scrollando le spalle.
<<Ti ricordi quel film che vedemmo l'anno scorso?>> chiese Julia mentre, alzandosi in piedi, si recava verso la tenda bianca che copriva la finestra. <<La ragazza che sentiva un rumore, apriva di scatto la tenda e...>> aveva scostato il tendaggio ma, invece di scorgere solo fiocchi di neve turbinanti, aveva visto un volto.
Le due ragazze urlarono di terrore e fecero un passo indietro, inciampando l'una nell'altra; il giovane che le spiava con un ghigno malvagio sul volto entrò nella stanza superando, come un fantasma, il vetro e la parete.
<<Francis... sei tu?>> chiese Julia esitante che, impallidita dalla paura, aveva assunto un tono di voce infuriato e al tempo stesso terrorizzato.
<<In carne ed ossa, piccola!>> rispose l'interpellato con voce profonda.
<<Ma come hai fatto?>> mormorò Liz che aveva quasi perso la voce.
<<Inezie>>, rispose ancora Francis, agitando una mano. <<Anzi, sono venuto qui per ringraziare una persona>>, il suo sguardo si posò su Julia.
<<Ringraziare?>> ripeté la ragazza che cominciava a riacquistare un po' di coraggio.
<<Certo!>> Francis incrociò le braccia al petto e prese a camminare in cerchio per la stanza con i pesanti stivali che battevano sordi sul pavimento. <<Dopo quello che è successo tra noi un mese fa, ho appreso qualcosa su me stesso che non conoscevo. Secoli fa, in un regno lontano che porta il nome di Meta-Likana, visse un potentissimo stregone che tentò di conquistare il mondo, ma nonostante il suo potere spropositato, fu sconfitto. Il corpo dello stregone fu distrutto, ma la sua anima volò in trasmigrazione verso il regno dei morti; lo stregone, però, aveva permeato la sua essenza con un incantesimo, volò in questo mondo e si reincarnò nel primo corpo che riuscì a trovare, quello di un neonato, fondendo i due spiriti in una cosa sola. I suoi nemici, però, riuscirono a trovarlo e, non potendo toccarlo, stabilirono che lo stregone perdesse i suoi poteri e i suoi ricordi>>.
<<Ma che stai dicendo?>> mormorò Julia. Non stava credendo a una parola di quella storia, ma qualcosa nell'atteggiamento di Francis la inquietavano.
<<Malgrado ciò>>, continuò il giovane ignorando l'interruzione, <<lo stregone aveva previsto questa eventualità e, se non poteva dissolvere l'incantesimo dei suoi nemici, fece in modo che potesse essere spezzato. Dal bacio di una vergine>>.
<<Sei impazzito!>> strillò Liz alzandosi in piedi, ma un istante dopo fu avvolta da serpenti neri, apparsi dal nulla, che la stritolavano e le mozzavano il respiro.
Julia si allontanò strisciando dall'amica e gettò uno sguardo verso Francis, lo vide fare un cenno con la mano e, immediatamente, i serpenti svanirono in una nube di fumo nero.
Liz cadde sul pavimento, era svenuta.
<<Illusioni>>, commentò Francis. <<Ma possono essere molto reali>>.
<<Chi sei tu?>> strillò Julia con voce isterica.
Come in risposta a quella domanda, Francis fu avvolta da una fiamma e i suoi capelli divennero blu, i canini bianchi gli si allungarono visibilmente, gli occhi si colorarono di rosso e le pupille passarono da marroni ad azzurre.
<<Nemesis Darkfire!>> rispose, esibendosi in un inchino beffardo. <<Per servirti, mia Signora!>>
Nemesis fece un passo verso Julia che sfuggì strisciando, ma bastò una lunga falcata del giovane per raggiungerla; inginocchiandosi accanto alla ragazza, le strinse la gola impedendole di produrre alcun suono, fissava le lacrime di paura che sgorgavano da quegli splendidi occhi e scorrevano sulle guance lisce.
Poi, improvvisamente, gli occhi di Julia si rovesciarono e la ragazza svenne.
<<Ti porterò con me!>> sussurrò Nemesis caricandosi il corpo inerte di Julia sulle spalle. <<Avrò la mia vendetta e ti donerò il fuoco!>>
E con un guizzo, i due svanirono nel nulla.

CAPITOLO III

I giovani stregoni avevano atteso a lungo quel momento, per quel giorno avevano pianto, avevano sofferto, avevano dedicato tutta la loro vita e, finalmente, sapevano che forse sarebbero stati ripagati per i loro sforzi.
Alcuni si mostravano palesemente agitati, altri facevano di tutto per sembrare tranquilli ma i loro corpi muscolosi sudavano al di sotto degli ornamenti in piume e ossa che indossavano e le vene intorno ai bracciali in oro massiccio che serravano loro le braccia pulsavano spasmodicamente.
Erano molti riuniti lì, nel cortile del Tempio del Fuoco, alle pendici della Montagna che Brucia dinnanzi all'altare su cui ardeva la Fiamma Eterna, tutti per contendersi quel solo, unico titolo e quello spropositato e indivisibile potere.
In mezzo ad almeno cinquanta stregoni, uno solo era tranquillo sul serio, strava immobile, a torso nudo come tutti gli altri, sorrideva malvagio; era quello che tutti chiamavano, con finta ironia e con una venatura di paura, "l'Oscuro Darkfire".
Se Darkfire fosse seccato o meno da quel titolo che gli era stato affibbiato, nessuno poteva dirlo con certezza e, quando gli capitava di passeggiare di notte e di imbattersi in un gruppo di giovani adepti che cercavano di provocarlo sentendosi sicuri nella superiorità numerica, egli si limitava a sorridere mostrando loro i suoi canini lunghi e puntuti che nessun altro possedeva e che gli conferivano un'aria strana e malvagia in grado di far rabbrividire chiunque. Darkfire era odioso per i suoi compagni stregoni, era arrogante, presuntuoso, troppo potente per essere tanto giovane e, spesso e volentieri, si mostrava spietato oltre ogni limite, subdolo, doppiogiochista, sadico ma con un certo senso dell'onore verso la propria persona che saltava fuori con prepotenza quando gli si dava ingiustamente dell'incapace o cose simili.
Lì, nel cortile, Darkfire ignorava di proposito i commenti che i suoi compagni borbottavano a bassa voce credendo di non essere uditi. Che siano allegri, pensava Darkfire, perché ridere prima della disfatta è saggio, perché la paura non merita di essere resa manifesta nemmeno nel più tenebroso dei momenti. Ridete, stolti. Ridete e dimenticate per un momento che il mio potere contro il vostro unito è cento volte superiore!
Improvvisamente la porta del Tempio che raffigurava le divinità del fuoco si aprì, un'alta figura muscolosa dai lunghi capelli bianchi uscì lentamente. Era Dark Schneider, il Signore della Fiamma.


Julia si risvegliò di colpo.
Il suo primo pensiero fu la sensazione di avere paura, molta paura, un terrore cieco, senza limiti né controllo. Malgrado il cuore che le batteva talmente forte da minacciare di sfondarle il torace, la ragazza non aprì gli occhi, li tenne serrati con una forza che sfiorava la disperazione; qualcosa le diceva che, se solo avesse sbirciato, il terrore sarebbe tornato più selvaggio che mai, anche se non ne ricordava affatto la ragione.
Mentre i sensi le ritornavano lentamente, Julia si accorse del suo respiro veloce e affannoso, del fatto che la sua pelle era talmente sudata che i vestiti le aderivano completamente al corpo e, stringendo la mano, la sentì serrarsi intorno a qualcosa di molto simile a un lembo di stoffa.
Dopo quella che le parve un'eternità, la ragazza si costrinse lentamente ad aprire gli occhi: la prima cosa che vide fu un soffitto a volta di pietra grigia molto chiara, poi uno splendido candelabro dorato che ospitava almeno trenta grosse candele posto contro la parete di fronte, la mobilia era semplice ma elegante e Julia si trovava distesa su di un ampio letto a baldacchino dalle coperte rosso sangue.
Quella stanza aveva un qualcosa di particolare; in un certo senso ricordava molto l'ambiente ricreato in alcuni film per rappresentare la dimora di un vampiro molto raffinato, ma in questo caso era diverso, l'aria stessa che si respirava non sapeva di morte ma trasmetteva una potente energia.
Julia saltò in piedi e si guardò intorno: le sembrava di trovarsi nel bel mezzo di un incubo, il sangue le si era gelato nelle vene quando aveva visto che, in quella stanza, mancava la porta. Disperata, si schiaffeggiò con forza, urlò per il dolore e si passò la mano sulla parte offesa. Fu investita dalla consapevolezza che tutto era vero e per un istante temette che sarebbe svenuta nuovamente, ma si fece forza e, appoggiandosi al muro, si avvicinò alla finestra.
Quella che doveva essere la "finestra" si mostrava in realtà come un taglio nella parete senza vetri né tende ma solo con un davanzale alto e polveroso. Gettando lo sguardo all'esterno, la ragazza vide che la struttura in cui era imprigionata, qualunque cosa fosse, era circondata da una foresta di querce fitta e selvaggia oltre la quale stavano denti di piramidi di terra con la pietra ovale in cima che impediva alla pioggia di erodere la colonna centrale e, dietro ancora, aguzze montagne coperte di neve affilate come coltelli che sembravano essere prive della terza dimensione ma apparivano quasi disegnate sul cielo.
Doveva essere l'alba perché, volgendo lo sguardo alla sua destra, Julia vedeva un bagliore rosato che aumentava rapidamente riflettendosi su soffici nuvole bianche che, a loro volta, si specchiavano nelle acque limpide di un lago.
Sporgendosi ancora, lei riuscì a capire di trovarsi all'interno di qualcosa come un castello e, ai piedi della struttura dove la vegetazione era meno fitta, vide delle figure che correvano e si inseguivano tra i tronchi, esseri bianchi... scintillanti...
E finalmente, la ragazza ricordò... quegli orribili occhi colorati.
<<Come ti sembra?>> chiese una voce profonda che fece sobbalzare Julia per lo spavento; voltandosi, la ragazza vide, come se il suo pensiero fosse servito ad evocarne la presenza, Francis in persona che stava appoggiato contro una parete e sembrava essere sbucato dal nulla con indosso lunghi vestiti di pelle nera. Il suo aspetto era normale, nessuna parte del corpo colorata in maniera stravagante, ma un ghigno perverso gli deformava il volto.
D'istinto, Julia fece per indietreggiare, ma era già con le spalle al muro ed ottenne come unico risultato quello di sbattere la testa contro la parete rocciosa.
<<Oh, andiamo, non ti farò del male!>> la rassicurò Francis con aria stizzita. <<Ne ho avute di occasioni per ammazzarti, abusare di te o fare qualsiasi altra cosa mentre dormivi, ma tu sei ancora qui viva e inviolata, giusto?>>
Julia rimase in silenzio mentre i suoi occhi scendevano in giù esaminando il suo corpo come se dubitasse di tutto quello che le era stato appena detto.
<<D'altronde, sarebbe troppo facile>>, Francis scrollò le spalle e infilò le mani nelle tasche.
<<Dove mi trovo?>> chiese la ragazza alcuni istanti dopo stentando a riconoscere la sua stessa voce.
<<A Meta-Likana, tesoro!>> il giovane sorrise e allargò le braccia come una guida turistica che mostra un monumento. <<Nella regione orientale, per giunta. È un bel posto, ti piacerà>>.
<<Cosa?!>> sussultò lei. <<Sono a Meta... cosa? E quanto è lontano da casa?>>
<<Più che "quanto", io chiederei "in che modo" è lontano da casa, ma capirai; ti basti sapere che un mese fa, quando ho avuto la fortuna di baciarti al di fuori di qualche stupido sogno, l'incantesimo di cui ti ho parlato è stato spezzato, così ho riacquistato i miei poteri e sono tornato qui, nel mio palazzo che avevo lasciato in rovina molto tempo fa. È stata una tremenda seccatura anche perché, tra l'altro, ho scoperto che tutte le sale erano state invase da odiosi insetti troppo cresciuti. Naturalmente, in condizioni normali ci avrei messo meno tempo, ma devo ancora abituare il mio nuovo corpo al ritrovato potere...>> sorridendo, Francis fissò distrattamente una mano che si era portato davanti al volto.
<<Non capisco...>> mormorò Julia con un filo di voce.
<<Certo che non capisci! È ironico, ma anni fa ti avrei dato ragione! Per un periodo avrei voluto essere diverso e diventare qualcun altro, ma adesso disprezzo quello in cui stavo trasformandomi, ma adesso tutto è cambiato: le ingiustizie saranno pagate, i torti corretti ed io... finirò quello che avevo iniziato!>> uno sguardo folle partì dagli occhi di Francis che si levarono verso il soffitto mentre lui allargava le braccia ed alzava il tono di voce ad ogni parola.
<<Ma perché? Perché mi hai portata qui?>>
<<Ah, giusto. Vedi, mia cara July, la mia vendetta comprende anche te>>, il giovane si avvicinò a Julia che alzò le mani come a difesa, ma lui gliele afferrò nelle sue, bloccandole. <<Troppo e troppo a lungo ho sofferto a causa tua, ho corso rischi, mi sono esposto a dei pericoli, ma ora non più. Sono rinato nella malvagità più totale!>>
<<Non ti credo!>> ribatté lei fermamente. <<Ti conosco da molto tempo, so che non sei... malvagio!>>
<<Mi conosci?>> urlò Francis stringendo le mani di lei per la collera e strappandole un gemito di dolore, poi la lasciò libera, le diede le spalle allontanandosi per alcuni passi e poi si voltò nuovamente per fronteggiarla. <<Tu mi conosci? No, è una menzogna! Come puoi tu parlarmi di malvagità quando non è neanche chiaro da che parte stai? Non ti ho chiesto di amarmi, ma potevi avere rispetto per me e non trattarmi come uno straccio!>>
<<Non è stata colpa mia!>> strillò lei con lacrime di rabbia agli occhi. <<Non ho mai voluto farti del male!>>
<<Tu hai avuto il potere e l'hai usato male. Giustifichiamo il re incapace perché porta il suo popolo alla rovina? No, perché dalla sua parola dipendono troppe vite>>.
<<Ma io non ho voluto male a nessuno!>>
<<No? Le voci girano, piccola mia. Si sente dappertutto quando ti vanti di tutti i ragazzi che ti vengono dietro e spargono fiori ai tuoi piedi, ma non t'importa di loro e dei sentimenti che provano, sai solo che, quando vuoi passare una bella serata con qualcuno che ti paghi una cena, anche il povero ragazzo che ti odia a morte diventerà all'istante il tuo migliore amico>>.
<<Sei impazzito...>> disse lei dopo un lungo silenzio.
<<Forse. E forse no>>, Col tempo capirai, non sei una stupida; e ringraziami: voglio farti capire tutto per ripagarti del favore che il tuo bacio mi ha fatto>>.
Francis fece un cenno col capo e, con naturalezza, attraversò la parete al pari di un fantasma.
<<Aspetta! Riportami a casa. Adesso!>> ordinò lei correndo in avanti dopo un momento di esitazione e fermandosi davanti alla parete di fronte battendo con forza le mani contro i mattoni.
Dal nulla, la voce di Francis rimbombò nella stanza.
<<Resterai qui. Così ho deciso>>.
<<Non puoi farmi questo! Non puoi tenermi qui per le motivazioni che dici! Non sono valide!>>
<<Io adesso ho il potere e detto legge. Impara presto ad accettare questa verità e andrà bene per tutti>>.
In quel momento, Julia fu pienamente consapevole di essere rimasta sola.
Si accasciò contro la parete, rimase sola, singhiozzante e, quando rimase in silenzio, riuscì a sentire le decine di voci eteree che cantavano debolmente una triste melodia di grande potere.


CAPITOLO IV

Dark Schneider rimase immobile e il suo sguardo severo vagò per il cortile nell'attesa che il silenzio giungesse tra i giovani stregoni. Il potente Signore della Fiamma, quel giorno, faceva ricadere la sua intera lunga chioma bianca sulla spalla sinistra, i muscoli fremevano e il torace ricoperto da disegni tribali si abbassava e si rialzava a intervalli regolari.
Come per omaggiare l'arrivo del sacro templare, la Montagna che Brucia ruggì con vigore ristabilendo immediatamente il silenzio in tutto il cortile.
<<Apprendisti!>> tuonò Dark Schneider, <<Oggi è il più grande giorno per uno di voi... è l'ora della rovina per tutti gli altri. Dopo cinquemila anni il mio corpo si è indebolito, ma il mio spirito è ancora forte. Tuttavia, dato che entrambi devono essere sani per controllare il potere, è giunto il momento di cedere la Fiamma ad uno di voi, al più meritevole>>, Dark Schneider si avvicinò all'altare su cui ardeva la Fiamma Eterna e immerse completamente la mano tra le lingue scarlatte; una volta ritirata, però, le dita alimentavano un fuoco che non consumava la carne e non sembrava danneggiare per nulla il potente stregone. <<Conoscete la nostra legge, apprendisti: il più forte vince. E solo il più forte sarà riconosciuto dalla Fiamma!>>


La paura è un sentimento strano e contorto. Può essere panico per un istante ma, con l'aiuto del tempo, anche il terrore può trasformarsi in qualcosa di normale ed ordinario.
Fu così che accadde a Julia. Francis la trasferì in sontuose stanze dove poteva avere tutto quello che voleva, permettendole di uscire facendo comparire una porta solo per i pasti e nelle ore del pomeriggio per passeggiare nei giardini di quella struttura che, anziché un castello, era una torre.
Sostanzialmente, se si escludeva il fatto che la ragazza fosse prigioniera, veniva ugualmente trattata come una regina e, dopo dodici giorni, le fu permesso di muoversi come meglio voleva all'interno della torre. Più volte, Julia prese in considerazione l'idea di scappare ma i rumori che sentiva provenire dalla foresta durante la notte avevano il potere di scoraggiarla del tutto; ruggiti, ululati, musiche suonate da strumenti invisibili e lamenti che sembravano provenire da un altro mondo.
Inoltre, vi era una cosa che Francis aveva assolutamente proibito: gli ultimi due piani della torre erano riservati e nessuno, eccetto egli stesso, poteva metterci piede.
Julia pensava a tutto questo quando, una mattina, stava facendo colazione con il suo potente carceriere in una sala riccamente arredata; la ragazza si chiedeva come facesse Francis da solo a tenere in ordine tutte quelle stanze ed era sicura che non ci fossero domestici a meno che, ovviamente, non abitassero gli ultimi due piani della torre.
Distrattamente, lo sguardo di lei cadde su di un quadro appeso tra tanti altri, raffigurava una splendida donna dai capelli neri striati di bianco con due occhi gialli e viola affiancata da un giovane uomo, alto e magro, dai lisci capelli azzurri con due occhi verdi e glaciali.
<<Chi sono quei due?>> chiese Julia indicando il quadro con una posata.
<<Chi? Ah, quelli...>> Francis sorrise. <<sono solo vecchi amici, compagni di antiche battaglie... gente più lontana a te di quanto lo sia Carlo Magno>>.
<<Hanno un nome?>> ribatté lei con freddezza.
<<Perché ti interessa?>>
La ragazza scrollò le spalle.
<<Così>>.
Francis sospirò.
<<Lei è Arshes Nei, Imperatrice del Tuono. L'altro è Kall Su, Re dei Ghiacci. Due vecchi cari amici...>>
<<Che non si fanno vivi, a quanto vedo. Che razza di amici sono?>> replicò Julia, tagliente.
<<Non sono peggiori di tutte le tue amiche che ti giravano intorno solo per conoscere i ragazzi che ti scaricavi alle spalle>>, rispose Francis sorridendo al viso scarlatto di Julia. <<Bene, adesso ti lascio>>.
Julia alzò lo sguardo dal piatto con un'espressione stupita: da sempre, egli la accompagnava durante le passeggiate al mattino e la ragazza aveva iniziato a considerare i suoi litigi con lui come parte della giornata.
<<Come? Perché?>> si alzò in piedi, infuriata. <<Vuoi lasciarmi qui nella noia? Cosa dovrei fare? Parlare con le armature?>>
<<Potrebbe essere un'idea...>> Francis indossò la sua giacca di pelle nera. <<ma il clima è mite, ti suggerisco di spogliarti e fare una bella nuotata nel laghetto>>.
<<Oh, certo! Così passiamo dal bacio a qualcosa di... "superiore", questa parola che ti piace tanto!>>
<<Sì, è una parola che adoro quando parlo di me stesso. Comunque sia è inutile sbraitare. Sarò di ritorno dopo il tramonto. Dì pure alla cuoca di preparare la cena>>.
<<Cuoca?!>> Julia divenne paonazza di fronte a quella freddezza cui non era abituata. <<Non abbiamo una cuoca! Non ho mai visto nessuno oltre te in questa schifosa torre!>>
<<Perfetto, allora scendi nei sotterranei. Se sopravvivi alle trappole potresti trovare qualche bel giovane muscoloso in grado di soddisfare i tuoi desideri adolescenziali. A presto>>, Francis le rivolse un ghigno e, un istante più tardi, sparì nel nulla.
Julia si lasciò cadere sulla sedia e sospirò. Il suo sguardo cadde sul vestito di seta azzurra che indossava, uno dei tanti abiti che trovava negli armadi delle sue stanze e si chiese cosa Francis intendesse quando parlava di "giovani muscolosi", poi le venne in mente che probabilmente la stava prendendo in giro.
<<Se non altro gli si è sciolta la lingua...>> commentò a denti stretti. <<Non l'avevo mai sentito parlare tanto prima di questo periodo, stava sempre zitto. E adesso vuole che mi spogli per fare una nuotata nel laghetto! Come se non lo conoscessi! Sarebbe capacissimo di tornare indietro e mettersi in cima a questa sua stupida torre per spiarmi dall'alt...>> in quell'istante fu come se una luce si fosse accesa nella sua mente.
Francis non c'era, il castello era deserto, era un'occasione unica, irripetibile! Finalmente, quel giorno Julia avrebbe potuto vedere cosa c'era negli ultimi due piani. Forse anche il modo di tornare a casa, era quello il motivo, non vi era dubbio. Lui non voleva farla salire solo perché da lì si poteva tornare a casa.
Senza attendere oltre, la ragazza si alzò in piedi e, raccogliendo la gonna tra le mani per evitare di inciamparci, uscì di corsa dalla stanza e corse verso quello che era il nucleo della torre, una grande scala a chiocciola larga e illuminata.
La ragazza saliva lentamente, cercava di fare meno rumore possibile non per paura di essere scoperta, ma per il terrore di non accorgersi di un eventuale suono. Magari Francis poteva decidere di tornare prima e, in quel caso, lei sarebbe stata pronta con una scusa per sviarlo.
Vi erano però dei suoni... delle voci che divenivano sempre più frequenti man mano che Julia saliva verso l'alto; voci eteree che pronunciavano parole incomprensibili a un ritmo sempre più veloce e che facevano impazzire. La ragazza si accorse di stare sudando, gocce le scendevano dal mento e dalla punta dei capelli, il vestito azzurro era divenuto blu sul petto e le orecchie le fischiavano mentre un dolore lancinante alla testa le faceva perdere le forze velocemente.
Poco dopo, con un gemito, Julia cadde in avanti, afferrò saldamente il bordo del gradino con le dita, non voleva cedere anche se era certa che la sua testa sarebbe esplosa da un momento all'altro, ma si portò le mani al capo e strinse forte come volendosi conficcare le unghie nel cranio; alzando lo sguardo, la ragazza vide la porta dorata, l'ultima porta che poneva fine all'interminabile scala a chiocciola.
Julia si alzò sulle ginocchia, temeva che sarebbe svenuta, strinse i denti e ringhiò mentre cercava di pensare a qualsiasi cosa che la distogliesse da quelle voci sempre più forti.
Raccogliendo le ultime energie, la ragazza salì i gradini che la separavano dalla porta e poggiò la mano sul grande battente a forma di testa di grifone, fu come se le urlassero nelle orecchie, per un momento ebbe un conato di vomito e sentì in bocca il sapore metallico del sangue, poi spinse la porta e, nel momento stesso in cui scivolò sui cardini, le voci si spensero e tutto il malessere che provava scomparve.
La porta conduceva in quello che sembrava il nulla più assoluto, una stanza oscura di cui non si distinguevano né i muri né il pavimento; la luce stessa che proveniva dalle torce sembrava bloccarsi di colpo sulla soglia.
Quel posto era diverso da tutte le altre stanze della torre, Julia poteva avvertire qualcosa come una presenza al suo interno, un'entità troppo grande per lei che minacciava di travolgerla ma, in un certo senso, la chiamava a sé, la attirava in maniera straordinaria, quasi trascinandola in un modo che, pensò la ragazza, era molto simile a una di quelle situazioni nei cartoni animati quando i personaggi si fanno trasportare dall'odore di una torta lasciata a raffreddare sul davanzale di una finestra, non avrebbe saputo descrivere quell'attrazione diversamente per la prepotenza e la facilità con cui la stava attirando all'interno della stanza.
Fu un passo solo per Julia ma, probabilmente, il più difficile della sua vita. Si ritrovò improvvisamente nell'oscurità e, guardandosi dietro, notò con spavento che la porta appariva in lontananza come un rettangolo luminoso che distava centinaia di chilometri.
<<Ma dove mi...>> mormorò la ragazza voltandosi ancora in avanti e scorgendo, in quel momento, quelle che sembravano tre piccole galassie all'altezza della sua vita.
Aveva visto sui libri di scuola, sfogliando distrattamente, la forma delle galassie: le aveva trovate molto belle, un vortice di stelle o una sfera; in quel caso, davanti ai suoi occhi, Julia aveva tre galassie a vortice grandi quanto pizze che andavano, da sinistra verso destra, di colore azzurro, bianco e dorato.
Esitante, la ragazza si avvicinò a quelle che erano le uniche fonti luminose in quell'oscurità e, quando si fermò esattamente davanti alle piccole galassie, queste persero a girare su se stesse prima lentamente, poi sempre più veloce fino a diventare dischi lisci e indistinguibili che somigliavano incredibilmente a CD di musica, tanto che lei fu addirittura in grado di specchiarsi sulla superficie.
E, in quel momento, nello stesso istante in cui la ragazza contemplava la propria immagine spaventata e stupita, vide comparire dei caratteri rossi e luminosi proprio al di sopra del suo riflesso. Erano lettere strane, non ne aveva mai viste di così prima ora, sembravano ideogrammi, forse erano rune o forse non volevano dire niente sul serio.
Julia restò a fissare quei simboli per lungo tempo, in attesa che succedesse qualcosa, ma dopo parecchi minuti era ancora lì, ferma e annoiata. Sbuffando, si voltò e fece per andarsene e già pensava alla lunga camminata per raggiungere la porta che la attendeva quando, dal nulla, esplose una voce.
LA FIAMMA CONSUMA E BRUCIA. NESSUNO RESISTE AL TEMPO DELLA FIAMMA, NESSUNO È IN GRADO DI OPPORSI A QUESTA LEGGE DI NATURA.
MA IL TEMPO SI FERMA PER IL MIO SIGNORE.
<<Chi c'è?>> urlò Julia, voltandosi e cercando la fonte di quella voce che non era né maschile né femminile, ma vi era solo oscurità e quei dischi, nulla di più.
TU NON SEI NEMESIS DARKFIRE.
<<No! Io stavo solo... lui non c'è! Stavo solo cercando... una stanza ma... devo aver sbagliato piano. Adesso... adesso vado>>.
NON ESISTONO MENZOGNE QUI, NESSUNO DEVE MENTIRE QUI. HAI SUPERATO LE DIFESE, HAI IL DIRITTO DI MUOVERTI COME VUOI SU QUESTO PIANO.
<<Le difese? Vuoi dire... le voci che sentivo mentre stavo salendo le scale?>>
TUTTAVIA, IL TUO CAMMINO POTREBBE ESSERE PERICOLOSO. NON POSSIEDI POTERI IN GRADO DI FAR SCUDO ALLA TUA MENTE.
<<Tu non puoi aiutarmi? E... e che cosa sei?>>
POSSO INDICARTI LA VIA.
<<E cosa sei?>> ripeté ancora, a voce più alta.
SONO IL SERVITORE DEL SIGNORE DELLA FIAMMA A CUI IO... NON LO SONO... HO GIURATO... MAI SERVITORE DI UN ESSERE MALVAGIO... FEDELTA'.
<<Cosa hai detto? Che ti succede?>> Julia si guardò intorno, spaventata. Era sicura di aver sentito un'altra voce... era la voce di un uomo.
POTRESTI TROVARE LE RISPOSTE CHE CERCHI. VUOI PROSEGUIRE?
La ragazza deglutì a fatica, poi annuì con il capo, in silenzio.
Immediatamente, le tre galassie che giravano presero a brillare in modo accecante tanto che Julia fu costretta a chiudere gli occhi, ma quando li riaprì l'oscurità si era dissipata e, adesso, si trovava sospesa in quello che sembrava un cielo blu con milioni di stelle che si stendeva in tutte le direzioni, le tre galassie che si erano fermate e, poco lontano da lei, un oggetto strano che girava lentamente su se stesso, sospeso a mezz'aria.
Avvicinandosi, la ragazza vide che era una sfera di vetro non più grande di un pugno chiuso al cui interno, vorticosamente, girava un fuoco che non si spegneva mai. Esitante, la ragazza protese una mano per toccare la superficie della sfera, pronta a ritirarla subito, ma si accorse che quell'oggetto era gelido.
Si accorse quasi subito che adesso vi erano due porte: una, a pochi passi da lei, conduceva giù per la torre, sembrava essersi avvicinata mentre un'altra, lontana chilometri interi, dava su una città... che Julia conosceva bene. La sua città.
<<Quella è la via d'uscita?>> sorrise. Ce l'aveva fatta.
Ma in quel momento, la voce proveniente dal nulla esplose di nuovo.
NEMESIS DARKFIRE HA VARCATO IN QUESTO MOMENTO LA SOGLIA DELLA TORRE.
<<Come? È tornato?!>> la ragazza gettò uno sguardo a ciascuna delle due porte. Non ce l'avrebbe mai fatta, Francis l'avrebbe raggiunta prima che fosse anche a metà strada.
Rossa per la rabbia, con le lacrime che le sgorgavano prepotenti dagli occhi, la ragazza attraversò la porta più vicina, ritrovandosi sulla scala a chiocciola della torre. Alle sue spalle, sentì la porta che si chiudeva da sola con un rumore metallico di serratura.

El seed

CitazioneDark Schneider

devo soppore che hai giocato a ffxi e che conoscevi dark shienider, o per caso eri tu?

cmq facevi parte dei tij perchè quel nome nn c'è la nessuno, io ero lionseed ho smesso di giocare a ffxi da un bel pezzo



ho indovinato?
[img]http://signormori.clarence.com/archive/images/Vita.jpg" border="0" alt="IPB Image" /][img]http://imagecache2.allposters.com/images/ADL/PWC050.jpg" border="0" alt="IPB Image" /]  

"MOLTI DI QUELLI CHE VIVONO MERITANO LA MORTE E MOLTI DI QUELLI CHE MUOIONO MERITANO LA VITA......
TU 6 IN GRADO DI VALUTARE?NON ESSERE TROPPO ANSIOSO DI ALLARGIRE MORTE E GIUDIZIO,ANCHE I SAGGI NON CONOSCONO TUTTI GLI ESETI.
IL MIO CUORE DICE CHE GOLLUM HA UNA PARTE DA RECITARE NEL BENE O NEL MALE, PRIMA CHE LA STORIA FINISCA......."

"LA VITA IMBROGLIA, LA MORTE BACIA"

Spendido amore
splendido perche'
hai dettato un programma geniale
solamente per me
lacrime d'oro e d'argento scorreranno e da cui
nascerà un nuovo mondo gentile e imperfetto
ma immune da tutto
nascerà un nuovo mondo gentile e imperfetto
ma immune da tutto
sì nascerà un nuovo mondo gentile e imperfetto
ma immune da tutto...
nascerà un nuovo mondo gentile e imperfetto
ma immune da tutto
nascerà un nuovo mondo gentile e imperfetto
ma immune da tutto... ahhh

Il Rosso

Citazione
CitazioneDark Schneider

devo soppore che hai giocato a ffxi e che conoscevi dark shienider, o per caso eri tu?

cmq facevi parte dei tij perchè quel nome nn c'è la nessuno, io ero lionseed ho smesso di giocare a ffxi da un bel pezzo



ho indovinato?
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Dark Schneider è il nome del protagonista del manga "Bastard!!" , lo stregone del fuoco. Tra l'altro l'autore si è ispirato a Dirkschneider, il cantante degli Accept UDO.   In sostanza non ero io a giocare, ma fidati che ce ne sono in molti con questo nik, a quel personaggio lo si ama semplicemente.  :love:

Uhm... se hai già letto tutta la storia in così poco tempo allora ti faccio i miei complimenti.  

Il Rosso

CAPITOLO V

Il cortile del Tempio del Fuoco era disseminato di sangue e cadaveri; era il tramonto, le prime stelle della sera iniziavano a brillare nel cielo, solo due figure, oltre a Dark Schneider, stavano ancora in piedi in mezzo a quella carneficina.
Nemesis Darkfire era ritto in piedi, il braccio alzato, nella mano destra stringeva l'ultimo dei giovani stregoni per la gola, lo stava sollevando da terra; un ghignò malvagio deformava il volto di Darkfire, i giochi di luce al crepuscolo lo rendevano più che mai simile a un essere infernale, fissava il suo ultimo avversario che, lottando per respirare, lo fissava con terrore.
Darkfire, invece, mostrava solo una spietatezza senza eguali, un sadico piacere nel veder soffrire, una gioia perversa nel stringere lentamente la presa...
E, alla fine, uno scrocchio cupo ruppe il silenzio e la testa del giovane stregone si rovesciò, il collo che formava un angolo irregolare.
Nemesis Darkfire lasciò cadere a terra il cadavere e si volse verso il Signore della Fiamma.
Tra i due vi era una strana tensione, Dark Schneider fissava il vincitore con sospetto, indecisione, sembrava quasi preoccupato.
<<Ho vinto>>, tuonò Darkfire. <<Pretendo il mio premio e il mio potere!>>
<<Allora avvicinati e mostrati degno di accettare la Fiamma>>.
Il vincitore si avvicinò a passi lenti e costanti all'altare, era l'unico a non aver subito alcuna ferita durante il combattimento, non un graffio attraversava la sua pelle, era rimasto completamente illeso.
Quando Darkfire fu giunti dinnanzi a Dark Schneider, lo stregone gli tese la mano destra dove ardeva ancora la Fiamma Eterna, il fuoco che non consumava la carne.
<<Tocca la mia mano>>, disse. <<Toccala e vedremo: se non sarai scottato dalla Fiamma, ne diventerai il nuovo Signore!>>
Doveva essere solo un tocco, niente di più, ma Darkfire allungò la mano e strinse con quanta forza aveva quella di Dark Schneider, avvertendo le ossa che scricchiolavano e la smorfia di dolore comparsa sul volto dello stregone.
<<Ma cosa stai facendo?!>>
<<Il tuo tempo è finito, Schneider!>> rise Darkfire. <<Il tuo reame, il tuo controllo appartengono al passato, oggi inizia l'era dell'oscurità!>>
<<Non puoi! Non prima che io ti metta al corrente dei segreti della Fiamma! Non sarai in grado di controllarla! Non sarai in grado di cederla in futuro! Pensaci, Darkfire: non m'importa della mia vita, ma così comprometti l'esistenza del mondo intero!>>
<<Sono molto più potente di quanto immagini>>, ringhiò di rimando Nemesis. <<Controllerò la Fiamma meglio di quanto tu abbia mai fatto. E non la cederò a nessuno, sarà mia per l'eternità!>>
<<Questo è impossibile! Non ti rendi conto di quello che stai dicendo, non comprendi quanto la Fiamma sia in grado di consumare!>>
<<E invece capisco molte cose, Schneider! Adesso comincia il futuro. Ricorda questo giorno, perché oggi si compiono tre grandi eventi!>>
<<E quali sarebbero?>>
<<Tanto per cominciare, io divento il nuovo Signore della Fiamma!>> il fuoco che ardeva tra le dita di Dark Schneider salì lungo il braccio di Nemesis Darkfire e prese ad ardere sulla sua spalla destra. <<Poi continuiamo con la tua morte!>> lasciò andare la presa ma, prima che Schneider potesse fare o pensare qualsiasi cosa, Darkfire conficcò la mano nel torace dello stregone, trapassando la carne e raggiungendo il cuore che strappò via, ancora caldo e palpitante.
Sorridendo, Darkfire bevve il sangue che gocciolava da quel cuore, l'ombra che proiettava era lunga e copriva quasi completamente il corpo dello stregone, riverso al suolo, i lunghi capelli bianchi che si allargavano come una ragnatela sulla pozza rossa che si allargava sulle pietre del cortile.
Quando ebbe finito di bere il sangue, Darkfire, con il cuore ancora in mano, sollevò Dark Schneider per la gola e lo tenne diritto davanti ai suoi occhi.
<<E per finire>>, disse, <<concludiamo con la tua rinascita!>> e, con forza, conficcò nuovamente il cuore nel petto dello stregone.


Julia scese freneticamente le scale, si accorse che era il tramonto benché fosse sicura di aver trascorso solo pochi minuti in quella strana stanza, ma non aveva tempo di pensare a cose del genere.
Con il cuore che le batteva come impazzito, si fermò davanti a uno specchio in un corridoio e fissò la sua immagine riflessa: non sarebbe mai riuscita ad ingannare Francis, il suo capelli erano scompigliati e in disordine, le pupille azzurre palesemente dilatate per il carico di emozioni che aveva provato, il sudore che le scorreva su tutto il corpo faceva aderire le vesti che indossava alla pelle.
E se quella voce avesse mentito? Che prove aveva che Francis fosse davvero tornato alla torre? Ma non poteva correre rischi, aveva solo un modo per cavarsela.
Corse giù per le scale sino alle sue stanze, temeva di incontrare il padrone di casa ogni volta che voltava un angolo o cambiava direzione ma, fortunatamente per lei, riuscì a raggiungere il suo alloggio. Chiuse la pesante porta di legno dietro di sé, si appoggiò con la schiena alla sua superficie e respirò affannosamente, sentiva il sudore freddo che le scendeva giù per la fronte.
Doveva togliersi quei vestiti, trovare un alibi, qualcosa che fosse in grado di sviare Francis.
L'idea le si accese nella mente all'istante: Francis aveva, pochi giorni prima, fatto apparire una porta nella parete di pietra che dava su un bagno di marmo e oro con una grande vasca; la ragazza corse nel bagno ed aprì il rubinetto tempestato di rubini, facendo scorrere l'acqua calda che prese subito a schiumare, poi si tolse la veste e la gettò di lato, in un angolo ombroso.
Se fosse riuscita a convincere Francis che si trovava nel bel mezzo di un bagno caldo, forse sarebbe stata in grado di passarla liscia; si immerse senza troppe cerimonie nell'acqua e avvertì immediatamente una sensazione di sollievo, tanto che si sentì quasi sicura che il suo piano avrebbe funzionato.
Pochi minuti dopo, Francis comparve attraversando la parete.
<<Scusa se ti disturbo>>, disse non tanto perché era dispiaciuto di essere entrato nel bel mezzo dell'intimità della sua ospite, ma più che altro per mostrarle che non si faceva scrupoli nel piombare dal nulla quando meno se lo si aspettava.
<<Oh, non preoccuparti!>> ribatté Julia, stizzita, cercando di coprirsi con le braccia, anche se la schiuma era talmente densa da non lasciar intravedere nulla, ma con Francis non si poteva mai sapere: in quei giorni, aveva scoperto che quel giovane aveva più di mille risorse e una vista a raggi X sarebbe stata davvero in tema insieme agli altri poteri che aveva manifestato.
<<Certo che non mi preoccupo, perché dovrei?>> sorrise.
<<Lascia stare. Sai, se c'è una cosa che ho imparato, è che non entri mai nella mia stanza senza un buon motivo. Allora, cosa c'è?>>
Francis ghignò.
<<Devo ricredermi: o non sei stupida come credevo oppure i giorni passati con me ti hanno resa più intelligente!>> ignorò l'espressione di rabbia sul volto di lei e continuò. <<Ho ospiti a cena, questa sera. Sono i capi delle città circostanti e hanno fatto un lungo viaggio per discutere di affari. Naturalmente, affari miei>>, poggiò la sua mano sul petto in una macabra parodia di un gesto raffinato.
<<Appunto, dato che sono affari tuoi, io che cosa c'entro?>>
Francis scrollò le spalle.
<<Sai, durante queste riunioni, di solito il padrone di casa cena in compagnia della sua donna; fa una buona impressione, capisci? È qualcosa di molto simile a una dimostrazione di potere, riesce a far capire ai miei ospiti chi è che comanda qui>>.
<<E tu vorresti che io interpretassi la parte della tua donna?!>> sbottò la ragazza, incredula.
<<Francamente, sì. Ti do anche la possibilità di decidere: puoi essere la mia donna o la mia schiava, a tua scelta>>.
<<Razza di bastardo!>> strillò lei. <<Io...>>
<<Hai tempo per scegliere>>, la interruppe Francis, alzando un dito. <<Finisci pure il tuo bagno, poi vedrai che gli abiti da indossare sono stati messi sul tuo letto. Vedi comunque di muoverti>>, con un gesto, una clessidra comparve su di un tavolino, la sabbia dorata scendeva lentamente verso il basso. <<Questa è un'ora. Se allo scadere del tempo non sarai in sala da pranzo, ti trasporterò direttamente al mio fianco. Mi pare ovvio che sarebbe abbastanza spiacevole se ti presentassi mentre non sei ancora vestita, o lo sarebbe almeno per te. Quindi ti suggerisco di affrettarti>>.
<<Ti odio...>> sibilò Julia a denti stretti.
<<Grazie per il complimento, ma se fossi in te parlerei di meno: il tempo passa. Bene, ti aspetto fra un'ora nella sala da pranzo. A più tardi>>, e parve cadere nel pavimento, attraversandolo e scendendo verso il basso.

* * *

La grande sala da pranzo era stata arredata in stile indiano, vi erano veli e lampade d'atmosfera.
Il tavolo rettangolare era occupato su ogni lato: a un capo, su di un grande cuscino blu e oro, sedeva Francis, conosciuto dai suoi ospiti come Nemesis Darkfire; sul lato lungo, a destra, vi era il Re, esattamente di fronte al padrone di casa sedeva il Faraone, al lato sinistro aveva preso posto il Califfo.
Il tavolo era imbandito di ogni sorta di pietanza, ma nessuno aveva ancora iniziato a mangiare, tutti erano in attesa. I tre sovrani non spostavano gli occhi da Francis, ma il giovane non era per nulla interessato ai tre e continuava a fissare una piccola clessidra che portava a una catenella dorata appesa al collo, la sabbia che scendeva lentamente e lui che ne osservava il movimento senza battere ciglio.
Infine, quando l'ultimo granello fu passato nella metà inferiore della clessidra, la porta si spalancò e Julia entrò nella sala attraversando la distanza che la separava da Francis a lunghi passi.
I tre sovrani si voltarono per ammirare la donna di Darkfire: era davvero bella, indossava una veste indiana di seta bianca con veli che sventolavano alle sue spalle, ma nelle mani stringeva qualcosa di metallico e scintillante alla luce delle torce.
La ragazza si fermò di fronte a Francis e mostrò quello che portava in mano: era una grossa catena con una specie di collare all'estremità.
<<Volevi che indossassi questo per essere la tua schiava?>> sibilò con furia.
Francis sorrise, sembrava quasi curioso della piega che aveva preso la faccenda ma, ricordandosi che aveva ospiti, afferrò Julia per un polso, la fece sedere bruscamente sul cuscino accanto al suo e fece sparire la catena con un gesto della mano.
<<Perdonate il suo ritardo, signori>>, disse Francis. <<Ora possiamo iniziare a mangiare, servitevi pure!>>
Una musica indiana che era quasi un sussurro ed era ottima come sottofondo si levò dal nulla, tutti iniziarono a mangiare senza obiettare, persino Julia che si era resa conto solo in quel momento di quanta fame avesse.
Poco dopo, il Faraone prese la parola.
<<Darkfire, ti ringraziamo del pasto che ci offri, ma non abbiamo percorso miglia e miglia solo per mangiare. Dicci in fretta il motivo del tuo invito>>.
<<È molto semplice: in passato ho conquistato i vostri popoli ed ho ottenuto il loro giuramento di fedeltà. Adesso vi chiedo di onorare quel patto ed impugnare nuovamente le armi per me!>>
<<Quel patto non significa più niente per noi! Sono passati millenni!>> sbraitò il Re.
<<Oh, andiamo!>> ghignò Francis. <<Quanto credete che ci metterò per riconquistarvi nuovamente? Non l'ho fatto ancora solo perché i vostri eserciti mi servono integri, non decimati!>>
<<Se è così, allora perché non combatti le tue guerre da solo?>> il Califfo inarcò un sopracciglio.
<<Ho le mie buone ragioni. E poi, non sempre la magia è sufficiente per vincere le battaglie>>.
<<Vorresti farci credere che hai un punto debole?>> azzardò il Faraone con malizia.
<<Ho un ostacolo, se ti interessa tanto. Comunque non è niente che voi tre abbiate il potere di sfruttare, ve l'assicuro>>.
<<Mettici alla prova!>> lo sfidò il Califfo.
E allora Francis rise, una risata di puro divertimento e di derisione verso i suoi ospiti, i quali lo fissarono con il volto contratto dalla rabbia, desiderando con tutta l'anima di poter strappare quella lingua insolente.
<<Razza di stupidi!>> rise Francis, sempre più forte. <<Potrei conquistare i vostri imperi prima che termini questa cena! Non sottovalutatemi: molti sono i libri scritti su di me ancora conservati nelle vostre biblioteche, tutti raccontano di come io vi abbia conquistato senza fatica e da solo. Quante speranze credete di avere?>>
I tre sovrani si scambiarono uno sguardo di puro terrore, ognuno di loro attendeva con gli altri si alzassero per controbattere Darkfire, ma nessuno sembrava avere questo coraggio.
<<Ammesso che decidessimo di seguirti... cosa ci guadagniamo?>> chiese il Re, alla fine.
<<Tanto per cominciare, le vostre vite>>, Francis ghignò. <<E poi il bottino di guerra: badate bene, ho intenzione di invadere ricchi regni i cui forzieri straripano d'oro e gioielli, risorse a volontà, schiavi, donne... pensateci, amici miei>>, vi era un'enfasi terrificante in quelle ultime due parole, un tono che fece rabbrividire persino Julia che era quasi abituata al modo di fare del suo carceriere.
<<Pensateci?>> ripeté il Faraone, incerto.
<<Sì. Avete tempo sino a domani mattina. Passerete la notte qui, naturalmente, ma esigo una risposta da voi entro domani>>, Francis si guardò intorno e notò che la cena era terminata. <<Bene, potete andare adesso>>, batté le mani insieme e le porte della sala da pranzo si spalancarono, invitando palesemente i tre sovrani ad andarsene.
Quando ebbero lasciato la sala, le porte si richiusero, lasciando Francis e Julia da soli.
<<Qualcosa da bere?>> le propose lui e, senza aspettare una sua risposta, versò in due calici di cristallo una strana bevanda alcolica di cui la ragazza non conosceva la natura, ma era di colore bianco azzurrognolo, sembrava un liquore molto forte.
I due bevvero, Francis la fissava con una strana espressione.
<<Che cosa c'è?>> chiese lei, vagamente spaventata.
<<Dobbiamo parlare. Credo che sia importante>>.
<<Davvero? E di cosa?>> Julia posò il calice per non dare a vedere che le tremava la mano; non le piaceva il tono che Francis stava usando, avvertiva l'aria quasi elettrizzata, qualcosa non andava sul serio.
<<Vedi, mia cara, oltre a quello che tu potresti pensare, io ho scelto di tenerti qui non come una prigioniera: ti ho offerto tutto quello che potevi desiderare, vesti costose, gioielli, ogni comodità. Eppure, mi hai disobbedito: non dovevi salire in cima alla torre, non ne avevi il permesso>>.
Julia fissò gli occhi di Francis, erano freddi e privi d'ogni emozione ma, nel contempo, luccicavano d'un bagliore d'ira che non si manifestava esteriormente.
<<Cosa... cosa dici? Sei impazzito?>>, farfugliò lei.
<<Non tentare di incantarmi, non puoi mentirmi. E poi, ho i miei testimoni...>>
<<Testimoni?>> trasalì Julia. <<Che testimoni?! Sono solo calunnie, io... io sono rimasta tutto il giorno nella mia stanza, i tuoi testimoni sono falsi!>>
<<Io non credo>>, e allora, sul volto di Francis apparve un sorriso sadico e malvagio, si allontanò dalla tavola e si fermò di fronte a una tenda appesa contro una parete. <<Si è insospettita quando non sei andata ad avvisarla e ha deciso di venire a controllare>>, e allora, lui scostò la tenda rivelando una donna bassa e tozza con i capelli raccolti all'indietro, neri e striati di grigio che si guardava intorno, spaesata.
<<Lei? Ma... ma chi diavolo è?!>> Julia si alzò in piedi, spaventata da quella presenza che le risultava del tutto nuova, poi vide che Francis era più che divertito dalla situazione, ma era una gioia perversa.
<<Non la riconosci?>> il suo sorriso si allargò ulteriormente. <<È la cuoca!>>

CAPITOLO VI

Quella fu senza dubbio l'ora più terribile che Julia avesse mai provato. Non seppe mai cos'era successo di preciso ma, in un certo senso, era sicura di essere svenuta lì, davanti ai piedi di Francis e che qualcuno si fosse assunto il compito di portarla sulle spalle sino ai sotterranei della torre. Era strano, si disse, che il suo carceriere si prendesse tanti fastidi per occultare come meglio poteva tutti coloro che abitavano la torre, ma non era il suo problema più urgente in quel momento.
La ragazza si era risvegliata per un dolore tagliente che le causava un formicolio nelle braccia, aveva alzato gli occhi e si era resa conto che qualcuno l'aveva legata al soffitto con una corda per i polsi ad un'altezza sufficiente a farla stare appena in punta di piedi. Davanti ai suoi occhi, vedeva Francis avvolto dalle ombre che giocherellava con una catena.
<<Sarai soddisfatta, mi auguro>>, nella sua voce non vi era il solito sarcasmo, la solita ironia, quella sorta di gioia, seppur perversa, che Julia sentiva sempre quando le rivolgeva la parola.
<<Pensavo che fossi tu quello soddisfatto: finalmente sei riuscito a mettermi in una posizione che ti ecciti!>> ribatté lei, sprezzante.
Francis uscì dalle ombre, non vi era nulla al di fuori della rabbia sul suo volto, fu di fronte alla ragazza e le strinse il mento nella mano, costringendola a guardarlo negli occhi.
<<Da questo momento in poi dovrai rivolgerti a me con rispetto, è chiaro, ragazzina? Non ti è entrato in testa che qui la legge sono io e che se avessi voluto violentarti l'avrei fatto decine... centinaia di volte! Ma tu sei qui per essere punita, non per divertirti>>.
In risposta, con il volto in fiamme, Julia fece per colpirlo con un calcio, ma lui lo bloccò con la mano sinistra che aveva ancora la catena avvolta tra le dita, lei sentì il freddo acciaio di quegli anelli sulla pelle, erano innaturalmente gelidi.
<<La mia punizione per te comprenderà due fasi: nella prima conoscerai il dolore ed è una mia soddisfazione personale; nella seconda conoscerai la vergogna, un sentimento che non hai mai provato ma che hai inferto più volte di quanto immagini. Tuttavia, penso che alla fine mi ringrazierai perché la tua vergogna sarà molto inferiore rispetto a quella che meriteresti>>.
Francis si staccò da lei, lasciandola spaventata, ma fu uno schiocco secco che la fece trasalire: voltandosi, la ragazza vide un'alta figura avvolta da vesti nere e incappucciata che faceva scattare una frusta nera e lucida.
Con occhi che lacrimavano per il terrore, Julia si rivolse a Francis.
<<Non vorrai...>>
Lui annuì in silenzio.
<<Non puoi farmi questo! Vuoi delle scuse? Scusami! Francis, mi ascolti? Fermalo, ti prego! Ferma...>> non riuscì a dire nient'altro perché la frusta si abbatté sulla sua schiena e le fece uscire un urlo di dolore straziante.

* * *

Francis entrò nella grande sala da pranzo, il sole che sorgeva proiettava i suoi raggi luminosi sulla tavola ancora apparecchiata dalla sera prima e passava tra calici e bottiglie provocando suggestivi riflessi sulle pareti.
Il Re, il Faraone e il Califfo stavano aspettando il signore della torre, si erano alzati da poco, si stropicciavano ancora gli occhi ma se non altro rabbrividivano per l'assenza del freddo del mattino, un fenomeno strano che non si sarebbero mai aspettati di trovare in una torre di pietra.
<<Avete passato una bella nottata?>> chiese Francis, beffardo.
<<Sì, grazie>>, rispose freddamente il Faraone che, quella mattina, sembrava aver riacquistato un po' della spavalderia che aveva prima di essere invitato alla torre. <<E tu, Darkfire? Come hai riposato?>>
<<Io non ho dormito>>, Francis scrollò le spalle.
<<Non hai dormito? E perché mai, se posso chiedervelo?>> il Faraone si sforzava intensamente di far assomigliare il suo tono di voce a quello spavaldo di Francis, ma malgrado i suoi sforzi vi era un lieve tremolio che non riusciva ad escludere del tutto.
<<Oh, avevo una questione da risolvere. Ma vi prego, accomodiamoci>>, con un gesto della sua mano, il signore della torre fece svanire nel nulla i resti della cena per sostituirli immediatamente con la colazione.
I quattro cominciarono a mangiare in silenzio e, quando quella formale colazione fu terminata, Francis si sistemò più comodamente sul suo posto e parlò ai suoi ospiti.
<<Allora signori, parliamo di affari: avete pensato alla mia offerta?>> si protese in avanti e fissò tutti con sguardo penetrante mentre un ghigno gli stendeva le labbra. <<Siete con me... o contro di me?>> sibilò.
I tre si scambiarono uno sguardo di puro terrore, poi il Califfo rispose: <<Abbiamo deciso... di comune accordo... di seguirti, Darkfire. Non vogliamo più guerre di quante tu ce ne chieda e speriamo che tu rispetterai il patto>>.
<<Ma certamente. Bene, allora vogliamo firmare il contratto?>>
Davanti a ciascuno dei tre sovrani comparvero un foglio di pergamena privo di qualsiasi tipo di scritta e di uno spillo.
<<Che... che diavolo sono questi, Darkfire?>> azzardò il Re.
<<I contratti. Dovete bagnarli con il vostro sangue, per questo ci sono gli spilli. Basterà una goccia, non serve che scriviate il vostro nome, anche perché... il sangue non mente mai>>.
I tre fissarono le pergamene con la stessa espressione di qualcuno che sta valutando quanto è profondo il baratro che sta per saltare; gli spilli erano lucenti e sottili... e se Darkfire ne avesse avvelenate le punte?
<<Allora, cosa aspettate?>>
Forse fu la paura per l'eventuale ira di Francis che indusse i sovrani a raccogliere immediatamente gli spilli e bucarsi le dita: gocce di rossa linfa vitale caddero sulle pergamene, macchiandole. Quasi immediatamente, quei fogli ingialliti si arrotolarono da soli e scomparvero.
<<Molto bene>>, Francis si alzò in piedi, si stiracchiò. <<Avete delle domande?>>
<<Vorremmo sapere contro chi dovremo combattere, quando ci sarà la battaglia e quante forze dovremo spiegare>>.
<<Bene. La battaglia sarà contro il regno di Ifrit, a sud>>.
<<Ifrit?!>> trasalì il Califfo. <<Ifrit è troppo potente per noi, ci farà a pezzi!>>
<<Ma state dimenticando la mia magia>>, rispose Francis. <<Vi basterà impiegare tutti i vostri uomini, al resto penserò io, dovete solo fidarvi di me. La battaglia sarà prima di quanto immaginate, quindi tenetevi pronti a partire da un giorno all'altro. Ora potete andare a prepararvi per tornare nelle vostre terre>>.
I tre sovrani si voltarono e si diressero verso la porta d'uscita, ma non avevano fatto neanche dieci metri che la voce di Francis li fermò.
<<Ah, una cosa>>, i tre si voltarono. <<Volevo solo avvisarvi che i miei nemici vengono puniti... ma è qualcosa di lieve in confronto a quello che capita ai nemici che credevo amici. Capite quello che intendo, vero?>>
<<Cosa vuoi dire esattamente, Darkfire?>> chiese il Re anche se aveva compreso perfettamente; la fronte gli sudava.
<<Oh, ma è semplice: ho un esempio per voi>>, con un gesto della mano, fece scostare magicamente due tende che coprivano una parete; vi era una grossa campana di vetro appesa al soffitto, al suo interno una persona, una figura dai capelli rossi legata con catene pendenti dai lati della campana, indossava ancora la veste bianca della sera prima, ma era strappata in più punti e sulla sua pelle liscia vi erano tagli insanguinati.
I sovrani sgranarono gli occhi e arretrarono, inorriditi.
<<Darkfire... cosa significa questo?>> mormorò il Faraone.
<<È solo un esempio>>, ghignò Francis. <<Guardatela bene, perché neanche la mia donna può scansare la punizione quando mi disobbedisce. Ed io sono convinto che il lento dolore sia molto più convincente della rapida morte, non credete?>>
Silenzio.
<<O forse preferite un esempio di tortura della mente?>> continuò il signore della torre. <<Sapete, per questa sgualdrina che ha osato disobbedirmi non ho ancora deciso se è più adatto l'oblio o un incubo agghiacciante, senza fine>>.
<<Ma cosa può aver fatto di tanto grave per meritarsi questo?>> sbottò il Califfo.
<<Mi ha disobbedito, tutto qui. Tenetelo a mente, perché questa è la punizione per chi mi tradisce>>.
Dall'alto, Julia riuscì ad aprire lievemente gli occhi, vide in basso Francis e i suoi tre ospiti; avrebbe voluto coprirsi meglio perché le sue vesti lacerate mostravano la sua pelle in troppi punti, ma le forze le mancavano e avvertiva solo vagamente la presenza delle catene che le stringevano le braccia.
Si rese conto solo allora che non poteva sfidare un nemico del genere, che se voleva vincerlo avrebbe dovuto usare l'astuzia, che solo pensando come lui sarebbe riuscita a tornare a casa.
Poi si chiese se lui avesse veramente ragione, se il risentimento che provava verso di lei fosse davvero fondato e, dopo un breve esame di coscienza, si rese conto che effettivamente si era comportata da stupida per tutta la sua vita, ma neanche lui aveva il diritto di trattarla in quel modo.
Entrambi avevano la loro parte di torto e nessuno ragione.
Chiudendo nuovamente gli occhi, un po' per nascondere le lacrime di rabbia che lottavano per sgorgare dai suoi occhi ma soprattutto per pensare, Julia si impose di ricordare tutto quello che Francis le aveva detto in passato, quelle poche parole che si era scambiata con lui prima che cambiasse, qualsiasi cosa fosse in grado di fornirle un'arma e di farle visualizzare un punto debole.
Francis era stato definito da Liz come "il metallaro", forse quello poteva esserle d'aiuto, ma qual era il suo gruppo preferito?
E, improvvisamente, un'idea si delineò nella mente della ragazza.

CAPITOLO VII

Otto giorni.
Gli otto giorni più lunghi che Julia ricordasse fino a quel momento, otto interminabili giornate in cui ebbe l'impressione che la sua mente si sdoppiasse, una parte che rimaneva cosciente della realtà e l'altra che vagava nell'oscurità, tra le illusioni evocate da Francis.
Il Signore della Fiamma aveva mantenuto la sua promessa e la punizione inflitta alla sua prigioniera furono incubi terrificanti che si manifestavano durante la giornata, nei momenti più impensabili, cominciando improvvisamente  terminando in maniera altrettanto repentina.
E malgrado la ragazza si fosse in un certo senso abituata all'idea delle illusioni, ogni volta che esse si manifestavano era come se dalla sua memoria fosse cancellata quell'importante informazione che le ricordava la natura irreale di quegli incubi, come un velo nero che si posa sopra una luce per oscurarla.
E man mano che continuavano, gli incubi producevano effetti impensabili sul suo corpo, lo alteravano, facevano alzare la febbre, in un certo senso era come se il metabolismo fosse in qualche modo forzato.
Il quarto giorno, Julia si trovava distesa sul suo letto quando scene di cadaveri raccapriccianti si mostrarono ai suoi occhi, ricordava di aver urlato finché, successivamente, si era trovata in ginocchio sulle scale della torre, tossendo furiosamente con il sangue che le macchiava le labbra.
Il sesto giorno comparve una megera in ombra che si spostava fluttuando per i corridoi, il volto piatto senza occhi, naso o bocca che era rivolto verso la ragazza e le lunghe mani bianche e spettrali che si protendevano per toccarla. Al suo risveglio, Julia era nella sala da pranzo, distesa sul pavimento dopo essere inciampata in una sedia con un sudore gelido che le scendeva giù dalla fronte.
L'ottavo giorno, dopo una raccapricciante visione della propria morte, la ragazza si costrinse a pensare: era ancora sulle scale, si sedette e appoggiò cautamente la schiena al muro dove le ferite provocate dalla frusta bruciavano ancora se stimolate.
Lacrime di rabbia e di dolore le rigavano il volto, odiava Francis con tutte le sue forze, avrebbe voluto ucciderlo con le sue stesse mani, lo detestava a tal punto che dimenticò completamente la punizione cui era sottoposta e si dedicò unicamente al suo desiderio di vendetta.
Francis... o Nemesis Darkfire, qualunque fosse il suo vero nome, per quanto si mostrasse superiore e invincibile di fronte a chiunque, aveva mostrato un chiaro punto debole: il suo ego spropositato.
E credendosi superiore a tutti, Francis apprezzava tutti coloro che condividevano i suoi gusti superiori; Julia aveva visto qualche volta il vecchio Francis divenire immediatamente amico di qualcuno con cui condivideva anche solo un'idea malgrado lo conoscesse da pochi minuti e sperava che quel difetto non fosse del tutto scomparso.
Mentre respirava affannosamente, si rece conto che la personalità del suo carceriere, in fondo, non era cambiata del tutto. In effetti era lo stesso Francis che conosceva da anni, aveva solo qualcosa in più, una venatura di malvagità, ma il resto era rimasto, anche se non avrebbe saputo dire da quanto tempo quel seme oscuro stava germogliando nel suo cuore, forse si era ritrovato anche in passato a meditare vendetta contro il mondo e, improvvisamente, ebbe paura di quella mente così strana e contorta di cui conosceva solo una delle migliaia... o milioni di sfaccettature.
E quello le bastava.
Vi era una cosa cui Francis non sarebbe stato mai in grado di rinunciare: la musica. Julia ricordava molti episodi in cui i suoi amici erano costretti a battergli sulle spalle per attirare la sua attenzione perché alle orecchie portava sempre i due auricolari del lettore CD e altre volte, quando lo incrociava per i corridoi della scuola e lo salutava con un cenno, passandogli accanto poteva udire un velocissimo assolo di chitarra, una furiosa batteria o un cantante dalla voce imponente.
E una stanza che Julia non aveva mai visitato. Non perché Francis l'avesse proibito, ma semplicemente perché considerata priva di significato per lei, una stanza che adesso iniziava ad avere un'importanza esponenzialmente più grande.
La stanza in questione si trovava al quarto piano, la ragazza aveva visto molte volte Francis aggirarsi per i corridoi della torre con passo affrettato, quasi furioso, borbottando imprecazioni a bassa voce con gli occhi che mandavano scintille in uno dei suoi momenti di collera apparentemente privi di motivo, poi si affrettava verso quella stanza e vi si chiudeva per ore ascoltando la sua musica, l'unica cosa che sembrava indispensabile per lui, anche più del cibo o dell'acqua.
Ma come sfruttare questa debolezza? Serviva qualcosa di più... forse...
Colta da un'idea improvvisa, Julia saltò in piedi: doveva attuare il suo piano in tempo, prima del manifestarsi di un altro incubo. Corse su, al sesto piano, verso il laboratorio che aveva visitato tanto tempo prima quando Francis le aveva mostrato quasi tutte le stanze della torre.
Sperava di non incontrare il carceriere, l'aveva visto scendere ai piani inferiori, era anche l'ora di pranzo e forse stava mangiando; Julia sapeva che non avrebbe avuto altre occasioni.
Spalancò la porta del laboratorio e la chiuse alle sue spalle: così come la prima volta, ebbe l'impressione che qualcosa si sprigionasse da quella stanza, era come un sussurro di morte, di sofferenza... ma anche di inesauribile potere; dai grossi tomi rilegati, allineati sugli scaffali, era emanato un calore arcano, sul lungo tavolo di marmo erano disposti strumenti di cristallo, alcuni liquidi bollivano tranquillamente sotto l'effetto di fiammelle svolazzanti, su di un leggio era aperto un grosso libro dalle pagine ingiallite che mostrava simboli arcani che fecero girare la testa a Julia solo a vederli, la scrivania del Signore della Fiamma era in fondo.
Ma era altro che la ragazza cercava, qualcosa di particolare che Francis le aveva mostrato tempo prima: corse verso gli scaffali dove erano riposte le centinaia di bottigliette dove erano contenuti i filtri dell'incantatore, ricordava di essere stata attratta da un liquido dorato, splendente... lo vide.
Fu quasi come sentire la voce di Francis nuovamente nella sua mente.
"Questa è una droga potentissima, la più potente in natura. Di solito viene data alle bestie magiche per tenerle buone, la prendono facilmente perché è inodore e insapore, agisce in pochi minuti e potrebbe uccidere qualsiasi essere umano normale con una goccia, è talmente potente che l'organismo semplicemente non riesce a sopportarla e ha l'effetto di un veleno. Comunque sia, se in futuro ti capiterà di bere accidentalmente una droga del genere, ti basterà bere anche un ventesimo di goccia di questo antidoto" e aveva indicato un vaso in cui era contenuta una pozione color arancio acceso.
Senza indugiare, Julia raccolse la bottiglietta della droga, poi ne riempì una vuota con l'antidoto e corse fuori con entrambe, desiderosa di lasciare quanto prima possibile quel luogo.
Appena fuori le parve quasi di vedere Francis ma poi, dopo essere quasi svenuta per lo spavento, si rese conto che era solo un altro incubo e, con mani ancora tremanti, corse verso la sua stanza, l'unico posto in grado di garantirle un minimo di sicurezza.
Fu sollevata quando riuscì a chiudere la porta alle sue spalle, si trovava da sola, il vetro delle bottigliette nelle sue mani era diventato caldo a contatto con la pelle sudata.
Il suo sguardo cadde su quel tavolo che Francis le aveva concesso, un tavolo dove era sempre possibile trovare qualcosa da mangiare e da bere dato che i cibi si rigeneravano magicamente.
La ragazza ricapitolò il suo piano: doveva fare in modo che Francis si fidasse di lei, sapeva cosa fare, era l'unico modo; poi bisognava trovare il modo di distrarre la sua mente, creare un diversivo e infine... sì, era un piano rischioso ma era l'unico.
Julia prese una bottiglia contenente una bevanda alcolica e ne gettò all'interno metà della droga in suo possesso, poi la richiuse; il suo sguardo vagò per il tavolo, doveva cercare qualcosa che potesse nascondere... e vide una ciotola di cristallo piena di ciliegie rosse come il sangue. Quelle andavano bene.
Con dita tremanti smosse le ciliegie, doveva trovarne una particolare, la meno rossa, quella che sarebbe stata evitata... ed eccola lì: aveva una venatura bianca, non era del tutto matura ma sarebbe stata determinante e, con un po' di fortuna, la ragazza sentiva di potercela fare: aprì la minuscola bottiglietta dell'antidoto e immerse completamente la ciliegia che aveva scelto tenendola per il gambo, rimase immobile per parecchi minuti, forse anche dieci, finché decise che era pronta, la rimise nella ciotola e, afferrando la bottiglia di quella bevanda alcolica in cui si nascondeva la droga, uscì dalla stanza.

* * *

La "stanza della musica" era davvero particolare: sui muri vi erano quelli che a prima vista potevano essere poster di gruppi, poi ci si accorgeva che erano come disegnati sulla pietra, uno scaffale ospitava una fila lunghissima di CD, lo stereo era qualcosa di assolutamente particolare, sembrava una di quelle galassie in miniatura che Julia aveva visto nei piani proibiti della torre anche se al di sotto vi erano i normali comandi che anche lei conosceva; al centro della stanza vi era una specie di triclinio come quelli che usavano gli antichi romani ma senza dubbio dal design più adatto alla stanza.
Preoccupandosi di lasciare la porta aperta, la ragazza poggiò su un tavolino la bottiglia e la ciotola, poi si mise a camminare distrattamente lungo la fila di CD: quei gruppi non le dicevano nulla, non li conosceva, non li aveva mai sentiti prima ma doveva sceglierne uno; non seppe dire perché, ma quella scelta le sembrò molto importante. Alla fine, un album sembrò attirare la sua attenzione: si chiamava "Ecliptica".
Julia prese in mano il CD, non aveva idea di chi fossero quei cantanti, vide sul retro la lista delle canzoni: My Land, Fullmoon, Destruction Preventer... si disse che una valeva l'altra.
Mise il CD nell'insolito lettore e fece partire la prima traccia alzando il volume ma non sufficientemente da destare sospetti, poi si guardò intorno mentre ascoltava: quella musica era insolita, non le comunicava niente ma non era brutta, forse ascoltandola in situazioni più sicure sarebbe stata persino carina.
Ma non c'era tempo da perdere: cercando di sistemarsi i capelli con le mani, Julia abbassò lievemente la il suo vestito intorno al collo in modo da lasciare scoperta la bianca spalla, poi si distese sul lettino in una posizione naturale, anche se la sua mano indugiava sulla gamba ed attese, cercando di calmare il battito incessante del suo cuore e movendo volontariamente il piede al ritmo della musica cercando di farlo sembrare un gesto di trasporto.
La ragazza fissava la porta aperta, sapeva che Francis sarebbe giunto da un momento all'altro, di sicuro la musica l'avrebbe attratto.
Nervosa, chiuse gli occhi e deglutì... e quando li riaprì lui era comparso dal nulla, chino su di lei, osservandola con le mani in tasca.
Lei urlò e si alzò di scatto da dove era distesa, lui la fissava un silenzio.
<<Mi hai... mi hai spaventata!>> strillò con le ginocchia che le tremavano.
<<Sì, lo so, era mia intenzione>>, Francis si sedette dove prima Julia era stata distesa, il suo sguardo passò distrattamente sulla bottiglia e la ciotola di ciliegie. <<A quanto pare intendevi restare qui per un po'>>.
<<Io... sì. Ero curiosa, non ascolto la musica da quando non ho più il mio stereo>>, disse con voce tagliente, ma se ne pentì subito. Francis però parve non accorgersi di quel particolare.
<<E come ti sembra la musica che ascolto io?>> chiese.
<<Non è male... no. Anche se con un po' di tempo potrei apprezzarla meglio>>, rispose sinceramente Julia.
<<Capisco>>.
<<E poi...>> Julia sorrise, si protese in avanti, poggiò un ginocchio sul lettino e si distese sulla schiena di Francis stringendo le sue braccia sottili intorno al collo di lui. <<Pensavo che sarebbe stato bello conoscerti meglio>>.
Francis rise.
<<Dove vuoi arrivare, vipera?>>
<<Pensavo solo che, essendo costretta qui, tanto vale finirla con questa guerra tra di noi, non sei d'accordo?>>
<<Sì, presumo sia un'idea che anche nella tua testolina vuota sia sorta, alla fine. Sono contento per te>>.
Julia oltrepassò il lettino e si sedette accanto a Francis.
<<Questa musica inizia a piacermi, questo assolo è bellissimo, una chitarra velocissima>>, disse.
<<Non è una chitarra ma una tastiera con il suono alterato>>, Francis allungò la mano verso la ciotola delle ciliegie e fece per prenderne una rossa e grande, ma la ragazza lo precedette e la afferrò per prima per il gambo.
<<Ehi, che diavolo fai?>>
Julia rise, i suoi occhi azzurri parvero illuminarsi mentre teneva la ciliegia all'altezza del suo viso.
<<Vieni a prenderla>>, lo invitò con un sussurro mentre, sempre tenendola per il gambo, posava quella ciliegia dal rosso così intenso sulle sue labbra.
Francis inarcò un sopracciglio, qualcosa non quadrava.
<<Hai bevuto?>>
<<Ho solo voglia di divertirmi>>.
<<Questo mi pare evidente ma, per quanto ne so, nonostante la tua fama di sgualdrina fai in modo di far sudare sempre tutto. Questo mi pare troppo veloce per i tuoi gusti>>.
<<Oh, ma non hai capito?>> Julia ridacchiò. <<Era tutto un gioco! Tutti i ragazzi che ho avuto... non è che amavo farli disperare per me e poi concedermi a loro, ma dovevo dimostrare a tutti una certa compostezza altrimenti si sarebbero fatti strane idee su di me, non credi?>>
<<Mi pare una grossa idiozia...>>
<<Questo perché non capisci ancora quello che senti>>, Julia mangiò la ciliegia lentamente, troppo lentamente, quasi baciandola, poi si protese in avanti, il suo volto vicino a quello di Francis e capì che era sulla buona strada quando vide la testa di lui farsi lievemente indietro. <<Tu sei intelligente, Francis... sei razionale, ultimamente sei anche troppo preso dai tuoi incantesimi per renderti conto di quello che ti accade. Io non so se potrò mai essere come te...>>
<<No, non lo sarai mai>>.
<<...ma sono certa del fatto che nella vita ci sono cose più importanti della tua razionalità, capisci? Ci sono domande che non devono necessariamente prevedere una risposta, ci sono cose che è meglio non conoscere, ci sono momenti in cui è giunto il tempo di liberare quello che è in te. Per questo devi capire che ci sono per forza cose più importanti del tuo potere>>.
<<Dimmi cosa potrebbe essere più importante del potere>>.
<<Che ne dici della passione?>>
Julia si fece avanti e lo baciò con forza. Dapprima sentì le labbra di lui serrate, poi si rilassarono e il bacio fu ricambiato, avvertiva un calore provenire dalla sua bocca, un fuoco innaturale che bruciava nei suoi polmoni, era come un soffio potente di vita.
<<Francis, ho capito quello che sento per te. Ti desidero, non puoi negarti!>>
<<Io... posso... posso tutto!>> esclamò lui, ma i baci gli impedivano di parlare e sembrava che le forze lo stessero abbandonando, Julia stessa si stupì dell'effetto che aveva su quell'uomo e, anche se osservò che c'era qualcosa di strano anche in questo, riconobbe che in fondo volgeva a suo favore.
<<Vogliamo bere?>> la ragazza prese la bottiglia e per un momento la sua mano tremò, poi vide Francis sorridere.
<<Sì, certo. Prima tu e poi io>>.
Senza indugiare, Julia portò la bottiglia alle labbra ed iniziò a bere velocemente lunghe sorsate, sentì le guance in fiamme per l'alcool contenuto nella bevanda, la droga era davvero insapore.
Quando ebbe finito di bere passò la bottiglia a Francis che a sua volta la portò alle labbra mettendola quasi in verticale; mentre lo fissava, Julia notò che la vista le si appannava rapidamente, la musica diveniva lontana.
Velocemente, cercò la ciliegia meno matura, quella che aveva immerso nell'antidoto, la trovò e, immediatamente, la mangiò avvertendo un sapore amaro in bocca.
<<Ehi, che cosa fai?>> le chiese Francis.
Julia si accorse che quel suo movimento così repentino doveva essere sembrato alquanto sospetto ma l'effetto dell'antidoto era stato immediato, i suoi sensi stavano tornando velocemente.
<<Mi piacciono, non posso farne a meno>>, con un gesto quasi innocente portò alle labbra le sue dita dalle unghie lunghe quel tanto che bastava per apparire più seducente, poi Francis le fu addosso e la baciò, si staccò alcuni istanti dopo e la fissò.
Julia vide che gli occhi di lui apparivano più opachi, la droga stava facendo effetto.
<<Togliti quel vestito>>, le ordinò.
<<Cosa?>>
<<Togliti quel vestito. Adesso. Credimi, è meglio che lo faccia tu da sola. Avanti, ubbidisci!>>
Julia arrossì e il suo viso divenne dello stesso colore dei suoi capelli, poi si rese conto che la droga stava provocando in Francis qualcosa di strano, ora che lo vedeva appariva più simile a un animale che a un uomo.
<<Che diavolo hai da guardare?!>> una luce rossa passò sugli occhi di lui, la sua mano saettò sul bavero del vestito di lei e lo strappò, la ragazza urlò mentre il suo corpo veniva denudato, l'altra mano di Francis le bloccò i polsi, lo sentì chinarsi e baciarle il collo, il calore delle sue labbra cresceva istante dopo istante.
<<Smettila, non così...>>
<<Sta' zitta!>>
Julia sentì mordersi la spalla, erano morsi forti ma affettuosi, non riusciva a muoversi, il peso di Francis le era completamente addosso, poi lo sentì alzarsi e le sue mani le bloccarono la testa e la alzarono in modo da far incrociare i loro sguardi.
Francis respirava affannosamente, il suo volto era imperlato di sudore.
<<Julia... Julia io ti a...>> poi i suoi occhi si rovesciarono e svenne, cascando di lato.
La ragazza lo fissò, lo vide dormire. Scappò verso la sua stanza, doveva mettersi addosso qualcosa, era praticamente nuda.
E mentre saliva le scale, le venne in mente che Francis aveva cercato di dirle qualcosa prima di svenire, ma lei era talmente spaventata che non ricordava nulla.

* * *

SEI RITORNATA. COSA DESIDERI, SIGNORA?
<<Tu sai da dove vengo, vero?>> gridò Julia. Era di nuovo al buio, in compagnia di quella voce.
LO SO, TU PROVIENI DAL MONDO SOTTOSTANTE.
<<E sai precisamente da dove? Cioè, la mia città...>>
CONOSCO IL TUO LUOGO NATIO.
<<Puoi condurmi lì? Voglio tornare a casa!>>
CHIUDI GLI OCCHI.
Julia sentì addormentarsi, sognò di restare ferma mentre il terreno scorreva sotto il suo corpo con velocità quasi nauseante.
E quando riaprì gli occhi indossava gli abiti del suo mondo, jeans, una giacca, era distesa su una panchina di un parco che conosceva bene... quel parco dove, d'estate, passava le serate con i suoi amici.

Il Rosso

#6
CAPITOLO VIII

La stanza era bianca, la luce proveniva da lampade a neon sul soffitto, era insonorizzata e gli unici pezzi d'arredamento erano un tavolo bianco, due sedie di metallo e un grande specchio sulla parete.
Julia era seduta su una delle due sedie, tamburellava con le unghie sulla superficie legnosa del tavolo, era un modo per creare qualcosa, un rumore in quel silenzio che la spaventava.
Improvvisamente la porta si aprì, la ragazza quasi saltò in piedi per la sorpresa ma era solo il detective Charl, un uomo alto, sui trent'anni, dai capelli neri e un ciuffo ribelle sulla fronte.
Charl sorrise e salutò Julia, lei rispose con un debole cenno del capo, lo vide sedersi e posare due bottiglie di cola sul tavolo.
<<Ho pensato che sarebbe stato il caso di bere qualcosa>>, disse lui.
Julia sorrise. A dire il vero non aveva molta voglia di bere perché il suo stomaco era vuoto e non smetteva di brontolare, ma apprezzò comunque quel gesto; era stata una giornata massacrante... ed era ancora  metà mattinata. Dopo essersi svegliata, Julia non aveva potuto fare colazione, sua madre l'aveva messa in macchina ed erano corse a fare degli esami del sangue, poi erano arrivate appena in tempo per l'appuntamento con il detective Charl.
A tre giorni dal suo ritorno a casa, Julia non riusciva ancora a restare tranquilla, sussultava ad ogni minimo rumore e, quel che era peggio, i suoi incubi ad occhi aperti non ne volevano sapere di andarsene; sua madre la credeva pazza, non l'aveva detto esplicitamente ma la ragazza sapeva che era così e, nel pomeriggio, vi era un altro appuntamento con lo psicologo.
<<Allora, Julia, cerchiamo di fare in fretta... ho l'impressione che a te non piaccia stare qui, vero?>>
<<No>>, la sua voce suonò incrinata, quella situazione era talmente ingiusta che a stento riusciva a trattenere le lacrime.
<<Bene, allora ti chiedo di essere più chiara possibile e di rispondere sinceramente alle mie domande, va bene? Allora cominciamo>>.
Il detective mise sul tavolo una serie di fogli e sfilò una penna dal taschino, scrisse qualcosa in cima alla prima pagina. Julia fissò lo specchio, sapeva che...
<<Allora, cosa sai dirmi su questo individuo che ti ha rapita?>>
<<Si chiama Francis ma... ma si faceva chiamare Nemesis Darkfire>>.
<<Dark... cosa?>>
<<Darkfire>>.
<<Non è raro che i malviventi usino nomi del genere, mi pare un classico. Puoi descrivermelo? Età? Corporatura? Aspetto fisico?>>
<<Lui ha la mia età e... è alto, ha le spalle larghe, capelli lunghi, castani...>>
<<Mi pare che abiti in questa città... o perlomeno abitava. Abbiamo visitato il suo indirizzo, i suoi genitori non sanno che cosa gli sia accaduto e si sono... come dire... "preoccupati" quando hanno saputo che era responsabile della tua sparizione>>.
Julia sapeva benissimo che il termine "preoccupati" era alquanto riduttivo.
<<Era... faceva delle cose strane, ragionava in modo particolare ma... ma non era pazzo>>.
<<Capisco>>. Charl sospirò, stava per aprire la domanda più spinosa. <<E... noi tutti non siamo ancora convinti di quello che ci hai detto riguardo... il luogo in cui ti ha portata>>.
<<Meta-Likana!>> sbottò Julia. <<Si chiamava Meta-Likana, ho dovuto ripetervelo almeno un migliaio di volte!>>
<<Ma Julia, cerca di capire, non esiste un luogo con questo nome. E poi come sei tornata? Ci hai detto di esserti addormentata e che ti sei risvegliata su quella panchina, mi sembra...>>
<<Ma è la verità!>> strillò lei. <<Vi ho descritto quello che ho visto: la torre, i boschi, le montagne che sembravano dipinte sul cielo! Non mi sono sognata tutto, dovete credermi!>>
<<Non sto dicendo questo, ma quando avremo i risultati del tuo esame del sangue scopriremo se sei stata drogata in qualche modo. Inoltre tu stessa devi ammettere che hai degli strani attacchi durante la giornata in cui...>>
<<Sono incubi! Perché non volete credermi?!>>
<<Julia, noi vogliamo solo aiutarti...>>
<<E perché non lo fate? O forse i soldi con cui vi paga la mia famiglia sono troppo pochi?>> la ragazza saltò in piedi, si avvicinò allo specchio e sbatté forte la mano sulla superficie riflettente fissando i suoi stessi occhi. <<Quanti di voi nascosti mi credono? Mi state esaminando da ieri come un criceto da laboratorio! Mamma, lo so che sei lì dietro, vieni qui e smettila di spiarmi!>>
<<Julia, ti prego, siediti...>>
Ma lei si limitò a voltarsi e fissò il detective negli occhi.
<<Vi ho detto quello che so: Francis... o Nemesis Darkfire è pericoloso! Non so come faccia, non m'importa se voi non credete al fatto che è un mago, che attraversa le pareti e sposta le cose con un gesto, è più intelligente di tutti voi messi insieme ed io... io sono riuscita a scappare quasi facendomi violentare da lui!>>
In quel momento la porta si aprì ed entrò Nikky, la madre di Julia. Entrambe avevano i capelli rosso fuoco anche se quelli della madre erano decisamente più opachi, gli occhi invece erano di quell'azzurro identico per entrambe.
<<Buongiorno, signora>>. Charl si alzò in piedi, Nikky gli rivolse un cenno del capo, poi la sua attenzione si concentrò sulla figlia.
<<Non ti si può nascondere niente, eh? Bene, sono qui, cosa vuoi dirmi?>>
<<Sono stanca, ecco cosa! Voglio andare a casa, voglio mangiare qualcosa e soprattutto voglio mandare al diavolo tutti questi interrogatori!>>
<<Non essere stupida! Dopo tutto quello che stiamo facendo per te... e non dimenticare che sei stata tu a frequentare quel... quel tipo! Lo dicevo io che non era un ragazzo raccomandabile, sempre sotto casa nostra... e la musica che ascolta, poi! Non mi stupirei se partecipasse a delle sette o...>>
<<Sì, va bene, va bene! Ma tutto questo non serve a niente! Voglio solo che la polizia si muova per trovarlo, ma adesso sono al sicuro, non può comparire dal nulla e passare inosservato in mezzo alla gente! Adesso va tutto bene!>>
<<Sì, va tutto bene se escludiamo il fatto che vedi cose inesistenti e sputi sangue! Questa situazione mi è insostenibile ma devi capire che se resti sola non hai possibilità di...>>
<<Tu credi che lui mi abbia toccata, vero? Che mi abbia violentata! Ci è andato vicino ma non era in sé. Credi che non mi sia resa conto di come mi guardi? Forza, dillo che ti faccio schifo!>>
Con occhi che mandavano fiamme, Nikky schiaffeggiò Julia.

* * *

La strada passava veloce sotto l'automobile, Julia era seduta accanto a sua madre, al volante, mangiando la sua prima colazione alle sette di sera, un panino comprato in un fast food. La sua bocca era talmente secca che faceva fatica a mandare giù ogni boccone, aveva mal di testa, la gola le bruciava per aver continuato ad urlare per quasi quattro ore contro lo psicologo. Ma perché doveva essere così difficile dire la verità? Perché nessuno voleva capire? Ma d'altronde, doveva ammettere a se stessa che l'aver avuto un incubo proprio due ore e mezza prima non era stato un punto a suo favore.
Fu Nikky a interrompere quel silenzio imbarazzante.
<<Julia, il detective Charl vorrebbe tracciare un profilo su quel delinquente del tuo amico>>, vi era un'enfasi sulle ultime due parole che alla ragazza non sfuggì, ma decise di ignorare quel particolare.
<<E allora?>> chiese con voce monotona.
<<Mi ha chiesto di parlare con te e capire qualcosa. Entrambi siamo convinti che potrebbe appartenere a delle bande di vandali già schedate>>.
Julia si concesse un colpo di riso.
<<Francis? No, lui non si sarebbe mai aggregato a certa gente!>>
<<E perché no?>>
<<Quando lo... lo conoscevo, prima del suo cambiamento... posso dire che era diverso anche allora. Aveva qualcosa in più rispetto a tutti gli altri, aveva degli atteggiamenti da... non so, quasi da adulto>>.
<<Sì, e per provare la sua maturità ha deciso di rapirti e sfruttarti come meglio credeva!>> ribatté Nikky a denti stretti.
<<Ti ho già detto che non mi ha toccata!>> sibilò la ragazza mentre avvertiva nuovamente la rabbia crescerle in corpo.
<<Ma perché ti ostini a negarlo? Cosa ci guadagni? Io al posto tuo lo denuncerei anche come un maniaco, anche se non mi avesse fatto niente! Ma da come lo ricordo, è capacissimo di fare tutto!>>
Julia si soffermò a pensare a quelle parole; era strano: odiava Francis ma, nonostante tutto, non voleva aggiungere menzogne alla lista dei suoi crimini, non le sembrava giusto.
<<Bella educazione che dai a tua figlia!>> ghignò la ragazza.
<<Quando sarai più grande ti accorgerai che ho ragione>>, borbottò Nikky svoltando violentemente a sinistra. <<Sì, ti renderai conto che in questo mondo non c'è spazio per i deboli di cuore e si può vincere solo mangiando l'altro prima che lui mangi te!>>
<<Ora sì che parli come Francis...>> commentò Julia.
Nikky per poco non investì un tizio che stava attraversando la strada, si fermò al bordo della carreggiata e rivolse a sua figlia un'occhiata rabbiosa e sconvolta.
<<Che cosa hai detto?!>>
<<Io... niente... scusami...>> balbettò Julia.
Nikky non replicò, suonò il clacson inducendo un automobilista ad affrettarsi, mise la freccia ed inserì la seconda rivolgendo alla figlia un aspro: <<Ne riparleremo a casa>>.
Quella situazione era assurda. Julia quasi si pentì di aver lasciato la torre di Francis, il continuo controllo di sua madre e di tutto l'esercito che aveva assoldato per trovare il colpevole di quel rapimento la stava sfinendo oltremisura.
Ma c'era dell'altro, qualcosa che non quadrava perfettamente.
Julia non aveva mai avuto un buon rapporto con Nikky, negli ultimi anni la situazione era degenerata e capitava che le due non si rivolgessero una parola anche per giorni interi ed erano capaci di starsene per ore nella stessa stanza senza neanche guardarsi.
Ora che però c'era Francis di mezzo, Nikky era diventata come una tigre inferocita, desiderava a tutti i costi trovare il colpevole del rapimento di sua figlia; forse, immaginò Julia, l'amore che sua madre aveva per lei era più grande di quanto poteva sembrare.
<<Mamma?>> la chiamò debolmente.
Nikky rispose con uno stizzito mugolio interrogativo, un chiaro segno che era in ascolto.
<<Senti, mi dispiace. Io non volevo...>>
<<Basta così, Julia>>. Il suo tono di voce forzatamente calmo. <<Non voglio più sentire una parola in proposito almeno fino a casa, va bene?>>
Sospirando, Julia appoggiò completamente la testa allo schienale del sedile e si addormentò.

* * *

Mezzanotte, tutta la famiglia era ancora sveglia, qualcuno aveva bussato.
<<Avanti!>> esclamò Julia mentre regolava il volume dello stereo.
La porta si aprì, entrò un ragazzo dai capelli corti e neri, con larghi jeans e una felpa verde.
<<Ancora sveglia?>> chiese lui.
<<Sono sveglia, Bob! Che razza di domande fai?>>
<<Non essere isterica!>> prese immediatamente posto sulla sedia davanti alla scrivania.
<<Allora, che diavolo fai nella mia stanza? Vuoi rompere anche tu un po'?>>
<<No, sono qui solo come fratello maggiore. Julia, noi vogliamo aiutarti>>.
<<Precisamente... "noi" chi?>> chiese la ragazza con diffidenza.
<<Il nostro gruppo, è ovvio! Siamo tutti pronti per trovare quel Francis e sistemarlo come si deve!>> e per dare maggiore enfasi alle sue parole, picchiò forte il pugno sinistro nel palmo destro.
<<Non penso che si lascerà pestare da voi...>> osservo Julia con aria di sufficienza.
<<Non dire idiozie, è solo un uomo contro cinquanta!>>
<<Solo un uomo...>> mormorò la ragazza. No, Francis non era solo un uomo, non poteva esserlo, era troppo potente, imponente. E improvvisamente le sembrò un miracolo essere riuscita a sfuggirgli.
<<Ti senti bene?>> le chiese Bob con apprensione.
Julia fissò la faccia di suo fratello, vide cadergli gli occhi dalle orbite, del sangue usciva dal suo naso, la pelle del viso si riempiva di macchie violacee; poi l'incubo terminò.
<<Sì>>, rispose lei con rabbia. <<Sono stanca, lasciami sola>>.
Bob si alzò in piedi, fece per andarsene ma il vento si alzò improvvisamente e con una violenza tale che spalancò la finestra della camera da letto.
<<La chiudo io>>, si offrì il giovane, con due passi fu davanti alle persiane e fece per chiuderle. Ma una mano si serrò intorno alla sua gola e gli mozzò il respiro.
Bob cercò di urlare, ma dalla sua bocca non uscì altro che un rantolo soffocato, poi il braccio spinse in avanti e fece volare il giovane da una parte all'altra della stanza, sbatté contro il muro e svenne accanto alla porta d'ingresso.
E allora, la figura in nero entro. Era Francis... nella forma di Nemesis Darkfire, i capelli blu che si alzavano al vento, gli occhi rossi dalle pupille azzurre che fissavano con rabbia Julia.
La ragazza non riuscì ad urlare, cercò di strisciare verso il basso ma fu come se mani invisibili la tenessero diritta, poi una forza ignota la costrinse ad alzarsi, Nemesis le fu di fronte.
La schiaffeggiò con forza, Julia urlò di dolore e cadde sul pavimento, aveva il labbro sanguinante.
<<Ti prendi gioco di me?>> sibilò Nemesis. La sua voce era molto diversa da come Julia la ricordava, era un sibilo, ad ogni parole nuvole di vapore bollente si alzavano dalla sua bocca, faceva davvero paura. <<Nessuno si è mai preso gioco di Darkfire, né in questa vita, né in quella precedente!>>
In quel momento un gran trambusto, qualcuno stava salendo le scale; un istante dopo, Nikky e suo marito comparvero sulla soglia della porta.
<<Che succede qui?>> urlò il padrone di casa osservando entrambi i suoi figli riversi al suolo. Nikky, invece, sembrava una statua di gesso tanto era sbiancata, un particolare che non sfuggì a Julia.
<<Potrei spiegartelo, stupido>>, sibilò Nemesis rivolto all'uomo. <<Ma neanche in mille anni la tua intelligenza limitata potrebbe capire una virgola di quello che ti direi. Ora dormi!>> con un gesto della mano lo sospinse all'indietro facendolo sbattere contro uno specchio nel corridoio e mandandolo in frantumi.
<<No!>> strillò Julia, fece per alzarsi e correre da suo padre, ma delle forze che non riusciva a vedere la tenevano ancora ferma sul pavimento.
<<Adesso tu verrai con me>>, dichiarò Nemesis.
<<Lascia stare mia figlia!>> urlò Nikky dimostrando più coraggio di quanto ne sentisse in realtà, si protese in avanti e strinse forte Julia tra le braccia.
<<Fatti da parte, donna!>> le intimò Nemesis. <<Sei troppo vecchia per i miei gusti e pertanto non mi farei scrupoli ad ucciderti!>>
<<No, non lo farò! Assassino, prima o poi ti prenderanno! Hai capito, Darkfir...>> si interruppe.
Silenzio.   
<<Mamma, stavi per dire... "Darkfire?">> sussurrò Julia, ma una pressione più forte delle braccia di sua madre le fece capire che era il caso di stare in silenzio.
<<Tu stavi per dire il mio nome...>> osservò Nemesis scandendo lentamente le parole.
<<Cosa? Io... non conosco il nome di pazzi criminali come te!>>
<<Scusa idiota! Dimmi come fai a conoscere il mio nome! Da quanto ne so, sei troppo ipocrita per ascoltare tua figlia quando ti descrive i suoi aggressori e i nomi che gente come te non riconosce semplicemente non vengono memorizzati! Allora, vuoi parlare?>> dopo quelle ultime parole, Nemesis parve rimanere stupito. <<Però aspetta, io ti conosco...>>
Istintivamente, Nikky abbassò la testa, ma fu come se una mano invisibile le alzasse il mento mettendo bene in vista il viso verso Nemesis.
Julia era sconvolta, non riusciva a capire quello che stava succedendo.
<<Aspetta...>> ripeté ancora Nemesis. <<Ma sì... sì! Sei tu!>> rise con la sua risata malvagia che sembrò far tremare le pareti, Nikky strinse Julia in maniera quasi spasmodica e fu allora che la ragazza capì che sua madre aveva sempre nascosto qualcosa, c'era un particolare nel suo passato che non voleva fosse conosciuto, un qualcosa che aveva a che fare con Francis.
<<Nonostante tutto, non sei cambiato!>> ringhiò la donna, abbandonando ogni tipo di segretezza.
<<Tu invece sì, Nikyliana! Hai rinunciato al tuo potere, vero? Peccato, avresti potuto essere ancora tanto giovane e bella, dimostrare l'età di tua figlia...>> Nemesis si interruppe, si portò una mano al mento, pensieroso. <<Ma... qualcosa non quadra... tu te ne andasti nel 3422. Secondo il calendario di questo mondo, era circa intorno all'anno 1220, o sbaglio? E ricordo che...>>
Nikky si umettò le labbra, quello fu un segnale esplicito per Nemesis: aveva centrato il bersaglio.
Ghignando, le sembianze del giovane cambiarono e, un istante dopo, al posto di Nemesis Darkfire si ritrovò Francis che, senza pensarci due volte, prese posto sul letto ed incrociò le braccia appoggiando la schiena allo schienale.
<<Credo che sia il momento di vuotare il sacco, Nikyliana. Nel rispetto di tua figlia, soprattutto. E ti consiglio di farlo perché, come sai, il mio modo di raccontare gli avvenimenti non ha mai tenuto conto dei sentimenti altrui...>> si fissò le unghie con aria annoiata.
Julia alzò il capo.
<<Mamma... cosa vuol dire tutto questo?>> quasi non riconobbe la sua voce, aveva paura di quello che stava per ascoltare ma, nonostante tutto, si sentiva curiosa.
<<Julia, non voglio che tu sappia. È troppo doloroso, non adesso. Volevo aspettare, farti crescere...>>
<<Non aspetterà oltre!>> la interruppe Francis. <<Adesso, Nikyliana, adesso! Tenerle tutto nascosto è stato un insulto ma, come ti  ho già detto, è meglio che senta tutto dalla voce di sua madre piuttosto che dalla mia>>.
Nikky sospirò, Julia la sentì tremare. Voleva confortarla ma, prima che potesse dire qualsiasi cosa, sua madre iniziò il suo racconto.
<<Secoli or sono io... non appartenevo a questo mondo. Il luogo in cui Darkfire ti ha condotta, quella era la mia terra natia; quel luogo non si trova su questo pianeta ma su di un piano diverso, sovrastante il nostro. A quel tempo fui una strega, un'incantatrice; fui presa come apprendista da lui, Nemesis Darkfire>>.
Julia restò ammutolita, quello che sua madre stava dicendo rimbombava nel vuoto della sua mente.
Francis ridacchiò.
<<Ricordo quando ti accolsi nella mia torre, eri come un pulcino bagnato, infreddolita, sporca. Però notai che avevi anche un bel corpo, davvero niente male. Sì, assomigliavi parecchio a Julia così come è adesso...>>
<<Non capisco, mamma. Vuoi dire che conoscevi Francis da... da tanto tempo?>>
<<Non era esattamente così>>, rispose Nikky. <<Nemesis Darkfire fu sconfitto ed ucciso, il suo corpo distrutto; quella che abbiamo qui è la sua reincarnazione. Quando lo conobbi era completamente diverso a livello di DNA. Adesso di lui è rimasto solo lo spirito in un corpo diverso>>.
<<Questo corpo non mi dispiace>>, commentò Francis. <<Ma adesso non divagare, Nikyliana. Continua a raccontarle cosa è successo>>.
Nikky interruppe l'abbraccio con Julia, la afferrò per le spalle e la fece voltare in modo che i loro sguardi si incrociassero. La ragazza non aveva mai visto gli occhi di sua madre così opachi, spenti.
<<Darkfire raccolse eserciti, si alleò con le più raccapriccianti creature delle tenebre, aveva due potenti alleati che praticavano, esattamente come lui, una stregoneria superiore rispetto a quella ordinaria, qualcosa di irraggiungibile>>.
<<Ma cos'è che voleva con esattezza?>> chiese Julia.
<<Solo dominare il mondo. O almeno, questo è quello che diceva, ma ho sempre sospettato che ci fosse qualcosa di più, qualcosa che lo spingeva a combattere oltre la sua sete di potere>>.
<<Nikyliana, stai divagando di nuovo!>> le fece notare Francis.
<<Va bene, va bene>>, Nikky lanciò uno sguardo inferocito al giovane, poi riprese la sua storia come se niente fosse. <<A quel tempo io partecipavo alla guerra, Darkfire mi aveva insegnato numerosi incantesimi e potevo offrire il mio aiuto alle truppe. Malgrado avessi trascorso decenni come sua apprendista, ero ancora giovane come quando lo incontrai, dimostravo più o meno la tua età, Julia. E anche Darkfire sembrava essere immune al tempo, era il potere della magia che scorreva in noi a farci invecchiare tanto lentamente. Fu proprio quella notte, quando Darkfire tornò nella sua tenda per riposare, io ero lì ad accoglierlo ma lui era infuriato perché alcune delle sue legioni erano state spazzate via.
Io fui lì per confortarlo, mi sedetti accanto a lui, ricordo che feci portare dai servitori un liquore molto forte, della frutta, mi pare ciliegie...>>
Julia lanciò un'occhiata a Francis, lo vide sogghignare. Se non altro, adesso la ragazza era del tutto sicura di aver preso da parte di madre il suo modo di pensare.
<<Coraggio, Nikyliana!>> la incitò Francis. <<Adesso viene la parte più bella!>>
Nikky sospirò.
<<Forse... forse non era il caso di bere tanto. Ma fu anche colpa mia, volevo confortarlo e gli passavo un bicchiere dopo l'altro finché, quando fu ubriaco, mi saltò addosso e lì...>>
Julia esitò.
<<Sei stata... con Francis?!>>
<<Con quello che era un tempo!>> la corresse Nikky. <<Adesso è diverso, come ti ho già detto, ma... ecco, da quella notte io... insomma, scoprii di aspettare un bambino. Mesi dopo diedi alla luce... te, Julia>>.
Il mondo di Julia crollò. Le mancò il respiro, non credeva a quello che aveva sentito. Quelle parole non avevano alcun senso! Era Francis, aveva fatto qualcosa, forse quello era solo un altro incubo. Ma una voce crudele le diceva che era tutto maledettamente vero.
<<Ma...>> balbettò. <<Papà, lui... lui è mio padre! Francis... Darkfire, voglio dire... non può essere...>>
<<Da adesso in poi non conosco nemmeno io la storia>>, ammise Francis. <<E, a dire il vero, sono molto curioso di sapere. Sbrigati, Nikyliana!>>
<<Darkfire non fu proprio un padre esemplare>>, disse Nikky a denti stretti. <<Anche se fu ucciso solo due giorni dopo la tua nascita, ricordo che ti vide una sola volta e solo per dirmi con aria di sufficienza che insieme avevamo fatto un buon lavoro! Che razza di mostro!>> scandì la donna con voce disgustata. Francis ridacchiò. <<Comunque sia, Darkfire doveva continuare la sua guerra, ma vi era un ostacolo persino per lui: era rappresentato da un sacerdote molto potente che seguiva una divinità del Bene, il suo nome era Dart Nywtwilight. Egli riuscì a distruggere diverse legioni di Darkfire e, quando i due si incontrarono per la prima volta, il duello che ne seguì fu davvero eclatante! I cieli stessi tremarono, ma Darkfire commise un errore e fu ucciso. Senza più niente da perdere in un mondo che stava crollando su se stesso, decisi di cercare fortuna nel mondo sottostante, questo. Così operai un incantesimo che ci avrebbe portate qui. La mia magia non era però potente come quella di Darkfire che poteva spostarsi per lo spazio senza tener conto del tempo: per noi fu solo un istante, ma nel nostro viaggio erano passati secoli interi! E fu per questo che ci ritrovammo in questa epoca.
Rinunciai alla mia stregoneria solo dopo aver sposato un vedovo e aver modificato i suoi ricordi e quelli di suoi figlio per fargli credere che tu, mia cara, fossi davvero sua figlia>>.
<<Quindi... Bob non è mio fratello?>> mormorò Julia.
<<E brava, la mia Nikyliana!>> esclamò Francis, balzando in piedi. <<Hai commesso un'azione davvero ignobile, sono contento di te! Ma pensa che ironia, stavo per violentare mia figlia! Ma in fondo, non sei più mia figlia adesso che il sangue che scorre nelle mie vene è diverso dal tuo. Sì, credo che possiamo continuare da dove abbiamo terminato...>>
<<Darkfire, fai sempre più schifo!>> strillò Nikky.
Francis rise.
<<La cosa si fa interessante: la donna che ho amato, la donna che amo... pare che anche Julia sia una tua reincarnazione, non è vero, Nikyliana? Comunque devo correggermi: non è amore, solo un po' di sano divertimento. Bene, la questione è sotto una nuova luce, adesso dobbiamo ragionare sul da farsi...>>
<<Devi solo andartene da qui!>> Nikky si alzò in piedi, fece per fronteggiare Francis ma, più bassa di lui di quasi tutta la testa, non lo intimoriva neanche lontanamente.
<<Non posso lasciare nostra figlia in giro per il mondo...>> ghignò. <<Anche perché ho scoperto qualcosa di interessante: durante la mia reincarnazione, fui ostacolato dai miei nemici ma riuscii a stabilire che il bacio di una vergine avrebbe potuto liberare la mia essenza. Ebbene, dato che è stata Julia a liberarmi, pare che un contatto del genere che stimola certi impulsi nel mio cervello sia in grado di indebolirmi. Per questo è riuscita a farmela ed è scappata, quindi desidero tenermela vicino e... se vuoi venire, cara Nikyliana, credo che sarebbe una splendida riunione di famiglia!>>
<<No!>> con un urlo, Nikky alzò la mano e gran parte della mobilia della stanza volò con violenza verso Francis, ma a lui bastò alzare una mano per bloccare tutto a mezz'aria.
<<Ma bene, vedo che non hai perso la pratica. Allora dimmi, Nikyliana: vuoi scontrarti con me in un duello di magia che farebbe crollare questo palazzo? Non pensi a Julia? Non credo ne uscirebbe indenne e tu saresti troppo impegnata a difenderti per proteggerla. E se tu decidessi di difenderla? Moriresti ed io la prenderei per riportarla alla torre. Sai bene che non puoi competere con il mio potere e, in ogni caso, tu perdi. Quindi deciditi: sei con me o contro di me?>>
Nikky esitò, lanciò uno sguardo a Julia, poi si rivolse a Francis.
<<Solo se tratterai bene mia figlia, non le farai del male e non la sfiorerai neanche con un dito!>>
<<Mi pare accettabile come condizione>>, rispose Francis.
<<E ricorda, Darkfire: è mia figlia, non la tua!>>

CAPITOLO IX

Mattina.
Francis era abituato a svegliarsi con il cinguettio degli uccelli ma, quel giorno, era stato qualcosa di diverso a destarlo dal sonno. Strinse gli occhi, il materasso era così comodo, avrebbe potuto passare tutto il giorno lì disteso ma, ben presto, udì nuovamente quel rumore: era un suono metallico che, ancora troppo stanco, non fu in grado di identificare.
Sospirando, aprì gli occhi. La sua stanza in stile indiano era resa sfuocata dal velo che avvolgeva il letto; accanto a sé, il giovane aveva ancora il libro che aveva letto prima di addormentarsi, aperto ad una pagina sbagliata.
Con movimenti assonnati, Francis allungò la mano verso il comodino ed afferrò il calice ancora mezzo pieno del liquore che si era portato a letto la sera prima, lo bevve in un sorso e fu quasi completamente sveglio.
Si alzò in piedi, non aveva vestiti addosso e, senza indugiare, si distese sul pavimento e cominciò a fare flessioni sulle braccia.
Di nuovo quel rumore, stavolta fu più chiaro: era una lama che cozzava contro un'altra.
<<Centoundici... centododici... centotredici...>>
I capelli ricadevano sul suo volto, il ritmo delle flessioni non rallentava, i muscoli erano tesi.
<<Duecentoquarantaquattro... duecentoquarantacinque... duecentoquarantasei...>>
Neanche la voce tremava.
<<Quattrocentosettantasette... quattrocentosettantotto... quattrocentosettantanove...>>
Senza mai indugiare.
<<Cinquecento!>>
Francis si alzò in piedi, sciolse i muscoli e si diresse verso la doccia dove, con un gesto della mano, fece scorrere l'acqua. Quando terminò, si avvolse in una vestaglia blu e andò alla finestra: il sole era sorto, si appoggiò con i gomiti sulla balconata a gettò lo sguardo verso il basso: vestite con comodi abiti da combattimento, Nikky stava addestrando Julia nel duello con la spada.
Francis rise di gusto, le due interruppero l'allenamento e guardarono verso l'alto tenendo una mano sugli occhi per proteggerli dal sole nascente.
<<Nikyliana, che cosa stai facendo?>>
<<Non è cosa che ti riguardi, Darkfire!>> ribatté con rabbia Nikky.
<<E invece sì! Fammi indovinare: stai addestrando Julia in modo che possa difendersi da me, non è così? Che pensiero toccante, sei davvero una madre esemplare! Peccato però che le cose siano andate così. Forse tua figlia sarebbe cresciuta meglio con accanto una figura paterna...>>
<<Ha avuto un padre! Non parlare di cose che non capisci! Che ne sai tu del valore della famiglia? Ti è mai importato qualcosa delle persone che ti stavano intorno? No! Le hai solo spremute come limoni fino all'ultima goccia e, quando non ti sono più servite, le hai gettate via senza ritegno!>>
<<Mi fai così egoista?>> Francis ridacchiò. <<E allora perché tengo te e Julia qui con me se non mi siete utili in alcun modo?>>
<<Fammi indovinare... per divertirti?>> sibilò Nikky.
Francis si portò una mano sul mento, la sua espressione divenne interrogativa.
<<Ora che mi ci fai pensare... sì, immagino di sì>>.
<<Hai visto? Non sei affatto cambiato, Darkfire!>> disse la donna con disprezzo.
<<Ma se non sono cambiato... perché stavi con me? Non mi pare di averti mai tenuta prigioniera, o sbaglio?>>
Quella domanda lasciò Nikky senza parole, Julia fissò sua madre con le pupille degli occhi dilatate.
Francis rise ancora.
<<Continuate pure il vostro allenamento, Nikyliana. E non preoccuparti: a pranzo ti porterò una sorpresa che risponderà per te alla mia domanda>>. Così dicendo, si allontanò dalla finestra.
Julia si avvicinò a sua madre.
<<Mamma...>>
<<Razza di verme...>> mormorò lei fra sé.
<<Mamma?>>
<<Sì, cosa c'è?>> la donna sembrò tornare alla realtà.
<<Perché non te ne sei andata prima?>>
<<Non dovresti fare queste domande. Pensa che se me ne fossi andata, tu non saresti certamente nata!>>
<<Questo non c'entra nulla! Non tentare di sviarmi!>>
<<Cosa vuoi che ti dica... circostanze di secoli fa che ora non hanno più alcuna importanza. Ma non mi pento di quello che ho fatto perché il destino mi ha dato te...>>
<<Mi sembra che tu stia cercando di intenerirmi con questi discorsi strappalacrime>>, lo sguardo di Julia era fisso. <<Non mi fanno effetto, mamma. Anzi, non m'importa niente di quello che pensi di farmi credere!>>
Nikky fece per schiaffeggiare sua figlia, ma lei si fece indietro.
<<Eh, no! Non provare a toccarmi! Non hai autorità su di me dopo che mi hai condannata a una vita di menzogne senza fine!>> urlò. <<Sai, sono sicura che se ne avessi saputo qualcosa in più, la cosa avrebbe preso una piega diversa, non so in che modo! E sei tanto contenta che il destino ti abbia dato me? In tutti questi anni ci siamo parlate così poco che a volte faticavo per ricordare il suono della tua voce!>>
<<Tu non puoi capire! E sarebbe bastato che tu non frequentassi quel tipo per impedire il ritorno di Darkfire!>>
<<Come facevo a sapere che un idiota nascondeva al suo interno un antico stregone?!>>
<<Se tu fossi stata meno stupida, ti saresti accorta che quello era idiota solo dal tuo punto di vista! È stato sempre troppo veloce di pensiero e adesso siamo veramente nei guai!>>
<<Non è stato veloce di pensiero, è stato solo impulsivo quando ha deciso di mettermi le mani addosso!>>
<<E perché ha fatto questo? Dopo che tu ti sei atteggiata per anni provocandolo e con quella tua stupida mania di voler frequentare migliaia di ragazzi contemporaneamente!>>
<<Non cominciare con questa storia! Neanche il tuo passato è precisamente immacolato!>>
<<Non lo nego, ma io sono riuscita ad avere il senso della misura!>>
<<Bel senso della misura!>> Julia unì i piedi e fece scorrere le sue mani dalla testa fino alla vita, come presentandosi. <<Guarda cosa ti ha dato il tuo senso della misura!>>
<<Adesso basta! Ti proibisco di rinfacciarmi della vita che ti ho concesso!>>
<<Da come ne parli sembra che tu abbia fatto tutto da sola!>>
<<Potrà sembrarti strano, ma è la pura verità! Darkfire non ha mai fatto niente che vada oltre...>> si interruppe.
Julia si avvicinò, il suo volto a pochi centimetri da quello di sua madre e cominciò a parlare lentamente scandendo una parola dopo l'altra.
<<Dimmi una cosa: perché non lo chiami per nome? Francis va bene? No, non credo, non per te. Come lo chiamavi? Nemesis? O no, forse "Nem." O "Nemmy?">>
Stavolta, Julia non fu abbastanza rapida: lo schiaffo di sua madre la prese in pieno volto, la ragazza perse l'equilibrio e cadde sul terreno. Nikky quasi si pentì, non avrebbe voluto colpirla tanto forte, si chinò per aiutarla ma Julia alzò la testa; la sua mano destra era sulla guancia scarlatta, i capelli rossi le ricadevano sul viso, gli occhi che sbucavano tra le ciocche mandavano fiamme e, di fronte a quello sguardo, Nikky indietreggiò di un passo.
<<Sei soddisfatta, adesso?>> ringhiò. <<E allora perché non continui? Perché non usi uno degli incantesimi che ti ha insegnato Nemmy?>>
Nikky fece per ribattere, ma finalmente capì: quella discussione non sarebbe finita tanto presto, Julia aveva una tale rabbia in sé che aveva bisogno di sfogarla in qualche modo, aveva voglia di litigare.
<<La questione è chiusa, Julia. Riprendi la tua spada, parleremo dopo>>.
<<No, invece parliamo adesso!>>
<<Stiamo parlando da stamattina, perché ti ostini a continuare?>>
<<Perché ti odio! Odio il fatto di essere cresciuta nella finzione! Odio l'aver considerato miei parenti due estranei! Odio non aver mai potuto conoscere quella che sarebbe dovuta essere la mia casa! Maledizione, hai idea di come mi sento? Sbattermi in faccia tutta la verità in un colpo solo?!>>
<<Io non volevo dirti nulla, è stato Darkfire che...>>
<<Non m'interessa!>> strillò Julia talmente forte da coprire la voce di sua madre. <<Avresti dovuto prepararmi a questo giorno, non sei stata né più né meno del mio vero padre!>>
<<Definiresti Darkfire tuo padre?! Non è lui che ti ha cresciuta e sputare nel piatto dove hai mangiato sarebbe davvero la tua colpa!>>
<<No>>, Julia si allontanò. <<La vera colpa sarebbe negare tutto quello che hai fatto!>>
Nikky sospirò, le braccia le cascarono inerti lungo i fianchi, osservò sua figlia che si allontanava e tornava alla torre. Non ebbe la forza di seguirla.

* * *

Julia entrò nella torre, salì le scale, era diretta verso le sue stanze.
<<Accidenti, che bel caratterino...>>
La ragazza quasi sobbalzò per lo spavento, si voltò e vide Francis che sbucava da un'ombra; un attimo prima non c'erano, né lui... né l'ombra.
<<Ah, sei tu...>>
<<Non mi dai il buongiorno? Non mi saluti da brava bambina?>> ghignò.
<<Quanto sei idiota...>> ringhiò lei e, voltandogli le spalle, riprese a camminare.
Francis non indugiò, la raggiunse e prese a camminarle accanto.
<<Certo che hai un bel modo per ringraziarmi!>>
<<Ringraziarti per cosa? Per tenermi qui prigioniera? Per complicare la mia esistenza?>>
<<Per cominciare ti ho tolto la maledizione degli incubi, mi pare già tanto! Che vuoi farci, in questi giorni mi sento buono>>.
Julia si fermò.
<<Sei così buono che devi condannarmi ancora a questa punizione, non è vero?>>
<<Vorresti andare via?>>
Julia annuì, poco convinta.
<<E allora che aspetti?>> Francis allargò le braccia come per sottolineare la cosa più ovvia del mondo. <<Sei libera, puoi andare dove meglio credi! Naturalmente, devi superare la foresta... e ti garantisco che non è una passeggiata>>.
<<Visto?>> Julia si concesse un colpo di riso sarcastico e scrollò le spalle. <<Io non so fare magie come te o... mia madre. Non so usare la spada, non so fare niente! Posso solo combatterli con il pennello dello smalto, questa è la verità!>>
Francis sorrise, si avvicinò alla ragazza e le cinse la vita con un braccio, avvicinandola a sé.
<<Oh, sarebbe terrorizzante...>>
<<Lasciami! Che hai in mente?>> malgrado tutto, Julia non poté fare a meno di arrossire; il respiro di Francis le era sulla guancia, lo ricordava, era bollente, ustionante ma, oltre al bruciore, trasmetteva anche una strana forma di piacere, era il sollievo nella sofferenza.
<<Nulla>>, sussurrò lui. <<Vuoi vedere qualcosa? Posso condurti io. Nella foresta non vi sono solo pericoli ma anche cose meravigliose. Vuoi vederle?>>
<<Che... che genere di cose?>> mormorò lei.
<<È una sorpresa, ma penso che ti piacerà. Coraggio, non avere paura>>. Così dicendo, afferrò la mano destra di lei e se la poggiò sul petto. <<Adesso chiudi gli occhi>>.
Julia non fu in grado capire il motivo di quella strana sensazione di sicurezza che si era impadronita di lei, seppe solo che le sue palpebre calarono e fu avvolta da quella strana oscurità fiammeggiante che era l'abbraccio di Francis.
Fu un lampo, come se il terreno scivolasse a fortissima velocità sotto i piedi, poi tutto si fermò.
Julia aprì gli occhi: era nel bel mezzo della foresta, si trovava nei pressi di un laghetto con una cascata che formava un piccolo arcobaleno, scogli emergevano dal pelo dell'acqua, vi erano numerosi salici, cespugli carichi di fiori colorati, il calore del sole era quasi una carezza.
<<Stai bassa>>, le disse Francis, attirandola in un cespuglio. <<Dobbiamo stare nascosti>>.
<<Cosa c'è qui?>> chiese la ragazza un po' impaurita, ma Francis la zittì premendosi un dito sulle labbra; poi, con un cenno, la invitò a guardare verso l'acqua.
Qualcosa uscì fuori, delle sagome che si arrampicarono sugli scogli, erano sirene dai lisci capelli di color rosso fuoco, azzurro, verde, biondo dorato, platino, violaceo, con le code argentate, che si sedevano sugli scogli per prendere il sole, volgendo gli splendidi visi dagli occhi a mandorla verso il cielo. Avevano un aspetto molto giovane anche se indefinito: ad alcuni potevano sembrare l'equivalente di ragazzine tredicenni, ad altri la manifestazione di giovani donne che potevano avere al massimo venticinque anni, aggraziate e con le braccia candide, regine del mare che si specchiavano nell'acqua e si sistemavano i capelli.
<<Sono bellissime>>, sussurrò Julia, affascinata ma anche con una punta di invidia.
<<Già... bellissime e bastarde. Avete molto in comune...>> ghignò Francis. <<Ma forse devo correggermi: tu non hai mai ucciso nessuno>>.
<<Uccidono?>> trasalì la ragazza.
Francis inarcò un sopracciglio.
<<Ma a scuola che facevi? Hai mai sentito parlare del "l'Odissea?">>
Julia rimase in silenzio, Francis si batté una mano sulla fronte.
<<Cosa c'è? È grave?>> Julia sembrava molto preoccupata.
<<Mettiamola così: se un giorno dovessi trovarti da sola con delle sirene... insomma, non prestar loro ascolto, va bene?>>
I due attesero qualche altro minuto finché, dal fogliame situato dall'altra parte del lago, uscì fuori un animale bianco e splendente: era un cavallo bianco e lucente, i raggi solari parevano soffermarsi sul suo manto, sulla fronte gli spuntava un lungo corno di madreperla.
<<Sai cos'è quello?>> chiese Francis con un filo di ironia nella voce.
<<Un unicorno!>> sorrise Julia. <<Bellissimo! Avevo un portachiavi a forma di unicorno, una volta!>>
<<Questo è già qualcosa>>, il giovane scrollò le spalle. <<Ma aspetta, non è finita>>.
L'unicorno si fermò, girò la testa e si guardò indietro; un istante dopo, dalla vegetazione uscì un altro unicorno, stavolta più piccolo, che trotterellò verso il primo. Era un puledro, non si muoveva con la grazia dell'adulto e il suo corno era appena accennato sulla fronte ma, nonostante tutto, aveva qualcosa in più, come un alone di innocenza palpabile intorno al suo essere.
Julia rimase senza parole, continuava a fissare quelle creature in modo da poter ricordarle per sempre.
<<Ti è piaciuto il viaggio?>> Francis sorrise.
<<Moltissimo!>>
<<Adesso vieni, andiamo a fare colazione>>.
I due si alzarono e si diressero nel cuore della foresta.

* * *

Stavano seduti su rocce che affioravano dal suolo, Francis aveva colto degli strani frutti da un albero, sembravano pere grosse come meloni di colore arancio e a strisce gialle, avevano un sapore dolce e invitante.
Fu Julia a interrompere per prima il silenzio.
<<E così... vuoi dominare il mondo, vero?>>
<<Esattamente>>, rispose Francis con semplicità.
<<Ma perché? Vuoi distruggere tutto, anche le cose belle che abbiamo visto oggi! Vuoi solo portare avanti la tua guerra!>>
<<Ci sono molti modi per dominare il mondo>>, il giovane si alzò in piedi e cominciò a passeggiare avanti e indietro davanti a Julia. <<Ricordi cosa disse tua madre? Su Dart Nywtwilight, il sacerdote che mi sconfisse?>>
La ragazza annuì.
<<Ebbene, Nywtwilight non aveva niente più di me. Niente! Avrei potuto sconfiggerlo ma perché è riuscito ad avere la meglio? Perché è stato aiutato dalla sua divinità! Gli sono state fornite informazioni e, una volta che sono uscito di scena, se fosse stato malvagio, Nywtwilight avrebbe potuto dominare il mondo>>.
<<Certo, ha capito che avrebbe condotto il mondo solo ad un'altra guerra!>> esclamò Julia, ma Francis la zittì con un cenno annoiato della mano.
<<Il mondo era mio, mi trovavo a un passo dalla conquista totale, non ci sarebbero state più altre guerre e, con l'aiuto della divinità, il mio avversario avrebbe dominato>>, il giovane si fermò davanti a Julia, piegò le ginocchia e i loro sguardi si incrociarono. <<Perché le divinità sono molto più al di sopra rispetto a noi? Perché possiedono un dono detto "onniscienza". Nywtwilight mi ha ucciso perché conosceva delle cose, non ha dominato il mondo... ma le informazioni erano rimaste. Ecco, Julia cara, questo è un semplice esempio su come si può dominare il mondo senza spargimenti di sangue. Perché la conoscenza ti concede un grande potere!>>
<<Non capisco...>> mormorò la ragazza dopo alcuni istanti.
Francis sorrise.
<<Allora mettiamola così: tu sei onnisciente, conosci tutto di tutti, qualsiasi cosa, qualsiasi atto caritatevole, qualsiasi mancanza, qualsiasi... desiderio>>, aggiunse sfiorandole la guancia. <<La passione in ognuno, la perversione, la violenza! Quanto potere avresti? Non puoi neanche immaginarlo. Hai idea di cosa significa poter ricattare la gente? E se fosse poco onorevole? Con quel sapere potresti avere tutte le ricchezze di cui hai bisogno e... non c'è nulla di più vantaggioso che conoscere il punto debole del proprio nemico!>>
Julia indietreggiò sulla roccia, vi era qualcosa di febbrilmente folle in quel discorso che la spaventava.
<<E tu... cosa farai? Come conquisterai il mondo?>>
<<Io non sono per la conoscenza... troppo noioso avere in mente tutta quella robaccia inutile. Io sono per la guerra fatta in un certo modo>>.
<<E non hai rimorso?>> lo stuzzicò Julia.
Stavolta, Francis indugiò per un istante.
<<Ho pochi rimorsi nella mia vita... ma niente che ha a che vedere con le vite che ho tolto. Solo per le cose che... che non ho fatto>>.
Julia si avvicinò curiosa e, quando Francis alzò di scatto lo sguardo per fissarla negli occhi, rimase come fulminata.
<<Adesso torniamo alla torre. Devo andare avanti con il mio lavoro>>.
<<Sì, solo... un minuto>>, rispose la ragazza.
Era tutto così assurdo, tutte quelle emozioni vorticavano nella mente di Julia minacciando di spaccarle il cranio. Francis che si era rivelato un potentissimo e antico incantatore, che la rapiva per portarla in una torre di un luogo sconosciuto e inesistente, che si rivelava essere stato il suo vero padre, un mostro odiato da sua madre e che... che quel giorno si comportava in modo completamente diverso, quasi con tenerezza.
Qualcosa non andava, Francis non era mai stato nessuno prima di diventare Nemesis Darkfire.
Perché si comportava in quel modo? Perché era diventato gentile in un istante? Cosa vorticava in quella mente in grado di formulare decine di incantesimi diversi senza neanche impegnarsi?
Un attimo prima non c'erano, né lui... né l'ombra.

CAPITOLO X

<<Darkfire! Lord Darkfire!>>
Il soldato entrò nella tenda senza troppe cerimonie ritrovandosi di fronte a Nemesis Darkfire in persona; l'uomo crollò in ginocchio, il Signore della Fiamma lo fissava dall'alto verso il basso.
<<Parla>>, disse.
<<Lord Darkfire, mi manda il mio sovrano! Le truppe di Ifrit sono troppo potenti, non riusciamo a fare breccia nelle loro difese!>>
<<Il Re ha fatto esattamente come gli avevo ordinato?>> chiese Nemesis con sospetto.
Il soldato rimase senza parole per un istante, i suoi occhi erano sgranati dal terrore, poteva quasi percepire la collera dello stregone.
<<N... No, Lord Darkfire. Il mio sovrano ha ritenuto opportuno...>> si interruppe quando la mano di Nemesis si serrò intorno alla sua gola e lo sollevò da terra.
<<Avevo detto a quello stupido cosa doveva fare!>> sibilò. <<Perché non mi ha ascoltato?!>>
Il soldato fece per rispondere, ma la presa era troppo forte, gli mancava il respiro.
<<Molto deludente, soldato. Non sei servito a nulla! Guardie!>> a quel segnale, nella tenda entrarono due dei soldati dell'esercito di Nemesis, uomini senza armatura ma avvolti da vesti nere con un cappuccio che non toglievano mai.
<<Maestro?>> chiese una delle guardie, inchinandosi.
<<Giustiziate questo idiota e portate la sua testa al Re come monito: che impari cosa significa ignorare i miei ordini!>>
A nulla servirono le urla di protesta dell'uomo: le due guardie lo presero e lo trascinarono fuori dalla tenda.
Nemesis si voltò, passò una mano tra i suoi capelli blu e socchiuse gli occhi rossi.
<<Già il sesto questa settimana>>, commentò Julia. <<Di questo passo i tuoi alleati resteranno senza uomini!>>
La ragazza era distesa sulla schiena in un letto pieno di cuscini: nella tenda di Nemesis Darkfire vi erano solo comodità, nulla a che vedere con la vita da campo che facevano i soldati.
<<Sono fin troppi, è meglio che sfoltisca le fila eliminando gli incapaci>>, ghignò. <<Tu piuttosto... mi ha fatto esasperare sul fatto che non dovrei troncare delle vite in questo modo e adesso ne parli con questa leggerezza?>>
Julia scrollò le spalle.
<<Prima o poi ti abitui anche alle cose peggiori>>, disse sorseggiando il suo bicchiere di liquore azzurro. <<E poi non m'importa>>.
Nemesis sorrise, si avvolse nel suo ampio mantello nero che recava il suo simbolo, la fiamma scarlatta, avvicinandosi a Julia.
<<Cos'è che t'importa?>>
<<Intanto... vorrei sapere perché mia madre ha avuto una tenda tutta per sé mentre io devo sorbirmi la tua fastidiosa presenza!>>
Nemesis inarcò un sopracciglio in una delle sue espressioni che sottolineavano quanto fosse ovvia la risposta a quella domanda.
<<Ma diamine, è un fatto di etica morale! Lei è troppo avanti con gli anni, noi siamo giovani, cosa penserebbero gli uomini se vedessero il loro generale portato nella tenda da una donna che potrebbe essere sua madre?>>
<<Ma perché, quei "cosi" che sono i tuoi soldati sono in grado di pensare?>> ghignò Julia.
<<Sono un po' lenti ma sì, sono in grado di pensare>>. Nemesis si sedette accanto alla ragazza, la vide girare su se stessa e distendersi dall'altra parte, si puntellò sui gomiti ed avvicinò il suo viso a quello del giovane stregone.
<<E perché non vuoi dirmi cosa sono?>> chiese.
Nemesis sorrise e le diede un colpetto con il dito sul naso.
<<Ma che domande! Per non farti passare l'appetito quando mangi!>>
<<E invece mi fai passare il sonno! Dai, sono curiosa, dimmi cosa sono!>>
Nemesis incrociò le braccia, parve pensarci.
<<Allora?>> lo incitò Julia.
<<Sto pensando cosa me ne viene se ti dico questa cosa>>.
<<Vuoi un bacio?>>
<<No, grazie, i tuoi baci mi fanno venire sonno!>>
<<Ehi, bastardo!>>
<<Ma è la verità, lo sai come funziona, no? E poi ho promesso a tua madre che non ti avrei toccata. Ma se vuoi, puoi andare a chiederle se ti concede il permesso...>> Nemesis fece roteare gli occhi.
<<Non dicevo sul serio!>> Julia si fece indietro, si sedette sul materasso ed incrociò le braccia al petto. <<Fai sempre schifo, non ho intenzione di aiutarti a peggiorare>>.
<<Come desideri>>, si alzò in piedi e si diresse verso il tavolo su cui era riprodotto i terreno di battaglia con i vari eserciti in miniatura. <<Per fortuna le prigioniere non mancano...>>
Anche Julia si alzò, si diresse verso la tavola imbandita di vivande, prese un pezzo di carne e cominciò a mangiare.
<<Già, le tue prigioniere. Toglimi una curiosità: che fine fanno dopo che ti sei divertito con loro?>>
<<Finiscono nel cibo che distribuisco>>, ghignò Nemesis abbassandosi appena in tempo per schivare il pezzo di carne secca che Julia stava mangiucchiando un attimo prima.
<<Sei davvero... schifoso!>> urlò.
<<Stavo scherzando, stupida!>>
<<Lo so, ma è l'idea che fa schifo!>>
<<Ti fa schifo questo e vorresti sapere cosa sono i miei soldati?>> rise lo stregone.
<<Lascia perdere>>, sospirò Julia avvicinandosi a Nemesis davanti alla riproduzione del terreno di battaglia; era un oggetto davvero bello, un plastico con montagne, alberi, rilievi, fiumi e, naturalmente, le truppe. <<Dimmi una cosa, Francis: perché ti interessa il regno di Ifrit?>>
<<A te piaceva incontrare i tuoi amici?>> chiese Nemesis senza staccare gli occhi dalla mappa.
<<Io... sì...>>
<<Anche a me. Ora ascolta, devo rimediare all'errore che quel Re incapace ha commesso! Le sue truppe dovevano spostarsi qui, vedi? Naturalmente, a prima vista, è una posizione molto svantaggiosa e in casi normali l'esercito di Ifrit li avrebbe sconfitti, ma quegli stupidi non hanno ancora imparato a riconoscere il potere della mia magia! Razza di idioti! Sono andati da quella parte e...>> con un gesto della mano, una legione del Re si staccò, andò verso le truppe di Ifrit e, quando vi fu accanto, ogni pezzo prese fuoco e si polverizzò.
<<Carino come effetto...>> commentò Julia con un sorriso. <<E adesso che si fa?>>
<<Aspettiamo. Fortunatamente l'errore non è grave, perderemo solo un po' di tempo; ma mi fa davvero infuriare il fatto che non mi si ascolti!>> con foga, Nemesis picchiò il pugno sul tavolo facendo saltare tutte le miniature degli eserciti.
Julia gli fu dietro la schiena e gli cinse la vita con le braccia poggiando la testa sulla sua forte schiena.
<<Non potevamo restare alla torre a guardare unicorni?>> chiese con voce mite.
<<Il dovere chiama ognuno di noi. Ma... a proposito, da quando mi abbracci di tua spontanea volontà?>> Nemesis si voltò, afferrò la ragazza per le spalle e la fissò negli occhi.
Per un attimo, Julia sussultò: trovarsi di fronte a quegli occhi rossi dalle pupille azzurre avrebbe fatto tremare chiunque, la parte centrale dell'iride era quasi un puntino nero, il respiro di Nemesis era sempre bollente, come se un fuoco divampasse nei suoi polmoni eppure... eppure aveva qualcosa di mortalmente affascinante che la fece sorridere.
<<Da quando mi sono accorta che in te è rimasto di Francis più di quanto tu stesso voglia ammettere>>, ammiccò.
La collera si sciolse come neve al sole sul volto di Nemesis e lo stregone sorrise appagato.
<<Non è che inizio a piacerti?>>
<<Non essere stupido!>>
<<No, ma io lo dico per te>>. Con un movimento repentino, lo stregone la prese in braccio e cominciò a passeggiare per la tenda. <<Nemesis Darkfire, l'oscuro Signore della Fiamma non conosce amore e compassione, ride delle suppliche, non concepisce la pietà e brama solo la distruzione! Io sono l'essenza del caos!>>
<<Fammi scendere, pazzo furioso!>> rise Julia.
Per un attimo un sopracciglio di Nemesis si mosse spasmodicamente, poi lo stregone sorrise e obbedì.
<<Su, adesso lasciami solo. Anzi, va' a trovare tua madre: è un po' che non la vedi, o sbaglio?>>
<<Sì, va bene>>, sospirò la ragazza. <<Ci vediamo più tardi!>>
Ed uscì dalla tenda.

* * *

Nikky era distesa sul suo letto, fissava con occhi sgranati il soffitto della tenda.
Tra le dita stringeva una sfera perennemente fredda, un globo che non poteva essere riscaldato dal calore corporeo, il dono a cui Darkfire aveva accennato dicendo: "Ti porterò una sorpresa che risponderà per te alla mia domanda". Quel dono che le era stato fatto un mese prima... o un istante prima? I giorni erano passati troppo velocemente per poterlo dire con chiarezza.
Una sfera dei ricordi, il risultato... il coltello nella piaga. Ma la donna non temeva quella verità, non per lei...
<<Posso entrare?>>
Nikky lanciò uno sguardo all'ingresso, Julia aveva scostato un lembo della tenda ed indugiava sulla soglia.
<<Oh, certo, entra pure>>, sorrise Nikky affrettandosi a nascondere la sfera sotto il cuscino.
La ragazza, tornata quasi in buoni rapporti con sua madre, percepiva che vi era ancora una certa freddezza tra loro ma, nonostante tutto, credeva che la cosa si sarebbe risolta con il tempo.
<<Come stai, mamma?>> chiese prendendo posto su una sedia.
<<Ripasso incantesimi, ci serviranno se ci troveremo in difficoltà>>, rispose la donna scrollando le spalle. <<E tu? Spero che quel bastardo rispetti la promessa di...>>
<<Sa tenere le mani a posto>>, la precedette Julia evitando di confessare che, per la maggior parte dei casi, era ella stessa ad imporre il semplice contatto fisico. <<Ed è... buono con me... solo con me>>, aggiunse.
<<Non decollare, vedrai che si comporterà diversamente dopo che si sarà divertito>>.
<<Tu credi?>> chiese la ragazza nascondendo abilmente il tagliente sarcasmo che aveva sulle labbra.
<<Fidati di me, non è la prima volta che si comporta così... e non sarà l'ultima>>.
<<Eppure qualche giorno fa mi ha detto che quando... quando l'ho risvegliato, tra noi si è formato un legame particolare, ma non ho capito con esattezza cosa intendesse>>.
<<Certo che ne inventa di cose!>> esclamò Nikky, ma vi era poca convinzione nella sua voce.
Passarono alcuni istanti in silenzio, entrambe erano alla ricerca di qualcosa di cui discutere; fu infine Julia a sollevare un nuovo argomento.
<<Ma lui cos'è?>> chiese.
Nikky assunse un'espressione interrogativa.
<<Cos'è, voglio dire... il Signore della Fiamma. Tu lo sai?>>
<<Ne so qualcosa>>, sospirò la donna sedendosi più comodamente sul letto. <<Anticamente si diceva che il mondo fosse composto dagli elementi aria, acqua, fuoco e terra ma, successivamente, si scoprì che alcuni di essi erano divisi in categorie e sottocategorie praticamente infinite. Non si sapeva, però, che questi elementi in fondo non appartengono ai mondi che conosciamo: furono strappati a piani esistenziali lontani e successivamente usati per creare tutto quello che vedi. Gli elementi, però, hanno da sempre cercato di tornare ai loro luoghi d'origine e perciò fu necessario trovare degli uomini potenti che li custodissero. Darkfire ha ricevuto la Fiamma, tanto per intenderci>>.
<<Quindi vuoi dire che è così potente solo perché possiede la Fiamma?>>
<<Non esattamente. Semplicemente toccare uno degli elementi originali richiede un notevole potere; io ero divenuta una brava incantatrice negli anni e conoscevo incantesimi di livello elevatissimo ma, davanti a Darkfire anche senza Fiamma, risultavo sempre come una formica di fronte a un leone, capisci?>>
Julia annuì.
<<E come... come ha fatto ad avere la Fiamma?>>
<<Il precedente Signore della Fiamma era Dark Schneider. Egli la conquistò a suo tempo, vi è sempre il solito procedimento: i giovani dotati del dono della magia sono condotti al Tempio del Fuoco dove si addestrano fino all'età di diciotto anni, poi vengono portati, in un giorno particolare dell'anno, nel cortile del tempio dove combattono tutti contro tutti. Solo uno ne esce vivo ed è lui che conquista la Fiamma>>.
<<E l'ultimo fu Francis, giusto?>>
<<Sì, ma qui la cosa si fa particolare perché vedi... Darkfire ha da sempre dimostrato un potenziale molto più sviluppato rispetto a quello degli altri stregoni. Ti basti pensare che, dopo essere uscito indenne dal combattimento contro gli altri stregoni che pare si fossero coalizzati contro di lui, ha preso la Fiamma e ha ucciso Dark Schneider, uno degli incantatori più potenti mai esistiti!>>
Julia sgranò gli occhi.
<<Ha ucciso...>>
<<E non è tutto. In lui c'è qualcosa di oscuro che va oltre la nostra comprensione. La Fiamma concede il potere sul fuoco... ma tutti gli elementi devono essere tramandati perché consumano coloro che li possiedono. Darkfire no: non sembra minimamente influenzato dall'azione della Fiamma nel suo corpo, è unico nel suo genere!>>
Alcune ore più tardi, quando Julia tornò nella tenda di Nemesis, non poté fare a meno di ripensare alle parole di sua madre. Francis era davvero una persona enigmatica, sembrava nascondere un segreto dietro l'altro, alternava giorni di crudeltà ad altri di profonda malinconia.
Entrando nella tenda, la ragazza ne assaporò il tepore e gettò lo sguardo alla ricerca del generale delle truppe. Francis era disteso sul letto, avvolto nel mantello, dormiva. Aveva qualcosa di macabro, forse era dovuto al fatto che il colore dei suoi capelli era ancora di quello strano blu, sembrava molto stanco.
Sospirando, Julia decise di farsi un bagno, si recò nella stanza adiacente e cominciò a spogliarsi.
<<I vestiti puoi anche lasciarli sul pavimento!>> scandì la voce di Nemesis dall'altra parte.
<<Allora sei sveglio>>, commentò Julia con tranquillità.
<<Sì. Non hai paura che possa spiarti?>>
<<Che m'importa... chissà quante volte mi hai vista senza che me ne accorgessi>>.
Silenzio.
<<Vero>>.
<<Tanto avevo sempre immaginato un futuro da nudista>>, rise la ragazza.
Francis, disteso sul letto, si concesse un debole sorriso, poi si schiarì la voce.
<<Senti, mi chiedevo... c'è stato mai nessuno dei tuoi innumerevoli amori di cui ti è importato qualcosa oltre le quattro settimane?>>
<<Non saprei. Forse Mark, te lo ricordi? Quello biondo, alto...>>
<<Che aveva di speciale?>>
<<È durato quasi cinque settimane!>> rispose Julia con una risatina.
Nemesis sospirò, strinse i denti, si portò una mano sugli occhi. Aveva mal di testa, quel male assurdo adatto solo alla gente comune. E una rabbia senza ragione cresceva istante dopo istante nel suo corpo.
<<Senti, volevo portarti a vedere qualcosa...>>
<<Davvero? Cosa?>>
<<Finisci il bagno e poi copriti bene: farà freddo>>.

* * *

<<Come ti sembra?>>
<<Bellissimo...>> Julia era praticamente senza parole.
Erano al polo nord, sotto un cielo cosparso da milioni di stelle; la ragazza non ne aveva mai viste tante in vita sua, erano davvero così tante da far girare la testa... senza contare la splendida aurora boreale che si snodava davanti agli occhi dei due.
<<Un tempo venivo spesso qui...>> ammise Nemesis riferendosi, naturalmente, alla sua vita precedente. <<Ehi, ma tu stai tremando!>>
<<Non è niente, solo un po' di freddo>>.
<<Vieni qui>>. Senza aggiungere altro, il giovane la strinse tra le sue braccia e, immediatamente, la ragazza sentì il calore innaturale di quel corpo avvolgerla dolcemente. <<Cos'è che ci manca? Una cioccolata calda come piace a te?>> chiese con un sorriso.
<<Mi conosci bene!>> rise Julia. <<Perché, potresti...>>
Bastò un gesto della mano di Nemesis p

Il Rosso

CAPITOLO XI

Vi era una ragione per cui il regno di Ifrit fosse tanto temuto da tutti: il Tempio del Fuoco si trovava su di un'isoletta annessa ai suoi territori ed erano migliaia i pellegrini che ogni giorno vi si recavano in preghiera. Grazie al commercio che si creava, il regno poteva permettersi un esercito praticamente invincibile che, quando fu attaccato da Nemesis Darkfire, contava quasi dieci milioni di soldati contro i due milioni complessivi tra le truppe del Signore della Fiamma e quelle dei suoi alleati.
Eppure Nemesis aveva sempre detto che da solo avrebbe potuto schiacciare senza problemi tutto Ifrit. Perché era stato costretto ad affidarsi ai tre sovrani per combattere la sua guerra?
Due mesi dopo l'inizio, la crociata di Nemesis Darkfire sembrava essere giunta al termine: i soldati dei suoi tre alleati, potenziati magicamente, avevano fatto irruzione nella città capitale mentre Nemesis, Julia e Nikky erano giunti sino al porto dove si erano procurati una barca a vela per raggiungere l'isola del Tempio del Fuoco.
La barca era comandata tramite la magia e si dirigeva verso un'isola dalla ricca vegetazione che presentava, al centro, un enorme vulcano fumante, imponente contro il cielo.
<<Sembra che stiamo vincendo...>> commentò Julia gettando lo sguardo verso la città in fiamme.
Nemesis rise, una risata malvagia che fece venire i brividi alla ragazza.
<<Stiamo vincendo? No: io sto vincendo! Loro stanno perdendo...>>
<<Cosa vuoi dire?>> Nikky si fece avanti. <<Le protezioni che hai fornito ai soldati li rendono praticamente immortali! Perché non dovrebbero vincere?>>
<<Perché si troveranno di fronte a potenze ben più grandi>>, si voltò verso l'isola. <<Mi sono serviti tutti come esche, dovevo far uscire loro allo scoperto e... oh, sono davvero puntuali!>>
Dalla bocca del vulcano uscirono volando a folle velocità quelle che sembravano quattro comete bianche che si diressero verso la città.
<<Cosa sono?>> chiese Julia quando le comete passarono velocemente sopra la barca.
<<Sono i guardiani. Dentro il vulcano sono del tutto invincibili, avevo bisogno di attirarli fuori. I soldati non saranno in grado di sconfiggerli, verranno uccisi uno dopo l'altro ma il loro numero è sufficiente per tenerli impegnati tutto il tempo che occorre!>>
Julia e Nikky si scambiarono uno sguardo, poi quest'ultima alzò gli occhi verso Nemesis.
<<Vuoi dire che fin dall'inizio avevi deciso che sarebbero morti?!>>
<<Non scaldarti tanto, sappi solo che ho fatto di peggio>>.
<<Ma li hai usati come esche!>>
<<Avevo bisogno di entrare nel vulcano e, come ben sai, in quel luogo non è possibile operare un teletrasporto. Rilassati, Nikyliana, prima che perda la pazienza!>>

* * *

Attraversando l'isola, i tre si ritrovarono ben presto al Tempio del Fuoco.
Era molto diverso da come Nemesis lo ricordava: la vegetazione era cresciuta selvaggia quasi nascondendo l'edificio a occhi mortali, nessun braciere era acceso, l'altare impolverato, la Fiamma era stata portata via da quel luogo.
Nemesis guidò attraverso una galleria nel tempio, poi delle scale che salivano verso l'alto che portavano all'esterno, sul versante del vulcano dove vi era un'ampia scalinata che conduceva verso l'alto e terminava poco al di sotto del cratere, in una caverna.
Il condotto era quasi completamente buio, faceva caldo e per alcuni minuti tutti camminarono in silenzio. Fu solo più tardi che si imbatterono in una porta d'acciaio la cui superficie era incisa con strani simboli.
<<Allora, che cosa aspetti?>> chiese Nikky a Nemesis che si era fermato di fronte alla porta.
<<Questa non la ricordavo>>, rispose lo stregone continuando a fissare i simboli. <<Qualcosa è cambiato>>.
Vi era una nota nella sua voce che a Julia non piacque per niente, poi si accorse che Nemesis stava leggendo.
<<Cosa c'è scritto?>> azzardò.
<<"Quello che un tempo fu strappato è qui contenuto. Nel nome del sacro Equilibrio non può essere esiliato. Segregato dalle forze divine, giace nell'oscurità. DN">>.
<<DN?>> Nikky si avvicinò. <<Cosa vuol dire?>>
<<Non lo so, ma non m'importa! Non ho fatto tanta strada per indugiare di fronte a una stupida porta!>>
<<Francis, aspetta! Non mi piace quello che hai letto, forse è meglio che ce ne andiamo!>>
<<Tranquilla, in questo luogo potevano impensierirmi solo i guardiani... e sono stati mandati via...>> ghignò Nemesis. <<Adesso basta, abbiamo perso fin troppo tempo!>> e così dicendo, spalancò la porta.
Gli parve strano che non fosse protetta da trappole magiche ma, cosa ancor più insolita, non era neanche sbarrata: la porta si spalancò e i cardini scivolarono senza produrre il minimo rumore.
Julia rabbrividì.
<<Fa freddo!>> disse.
Era vero, un'ondata di aria gelida si era alzata all'istante.
<<Freddo in un vulcano?>> tremò Nikky. <<Darkfire, andiamocene immediatamente!>>
<<No, non adesso!>> esclamò Nemesis mentre la temperatura si alzava di nuovo vertiginosamente ma, quando fece per muoversi, rimase come paralizzato.
<<Cosa succede?>> strillò Julia, il volto sbiancato.
<<Qualcosa è stato cambiato. In questo preciso istante, lo avverto! Ma è impossibile un cambiamento del genere!>> si voltò verso Nikky. <<Nikyliana, lo senti?>>
<<Sì...>> rispose la donna dopo alcuni istanti. <<Qualcosa è cambiato... nel presente e nel futuro. Ma cosa?>>
Julia non capiva quello che stava accadendo, desiderava solo andarsene da quel luogo, correre via con tutta la forza delle sue gambe ma, nonostante tutto, non riusciva a muovere un muscolo.
<<Io me ne vado, Darkfire! E Julia viene con me!>>
<<Fai come vuoi, Nikyliana>>, rispose Nemesis con voce cupa. <<Però ti conviene fare attenzione: tu stessa hai detto che qualcosa è stato cambiato e sarebbe davvero spiacevole uscire da questa galleria e scoprire di trovarsi nel bel mezzo degli inferi. Tutto può essere ed io sono l'unico in grado di proteggere te e Julia>>.
<<Ci stai offrendo la tua protezione?>> chiese la donna a denti stretti.
<<Vi sto consigliando di non gettare via le vostre vite. Adesso io vado, non ho tempo per queste idiozie>>. Senza aggiungere altro, riprese a camminare in avanti addentrandosi nelle profondità del vulcano.
Julia guardò sua madre, non l'aveva mai vista così infuriata e preoccupata al tempo stesso.
<<Che facciamo, mamma?>>
<<Non abbiamo scelta. Stammi vicina ed avvisami per ogni minima anomalia. Andiamo>>.

* * *

La galleria conduceva esattamente nel cratere del vulcano, Julia e Nikky videro che Nemesis dava loro le spalle e fissava il mare di lava davanti ai suoi occhi, immobile, senza neanche respirare.
<<Francis, va tutto bene?>> chiese Julia avvicinandosi e gettando lo sguardo nella direzione che Nemesis fissava; e fu lì che sussultò per lo spavento.
Nel bel mezzo della lava incandescente spuntavano quelle che sembravano due enormi stalagmiti d'ambra che contenevano, al loro interno, due scheletri riccamente vestiti. Sembravano morti da secoli eppure le loro vesti erano perfettamente conservate, vi erano ancora i capelli, azzurri per uno dei due scheletri e neri striati di bianco per l'altro.
<<Cosa sono quelli?>> mormorò Nikky.
<<Ecco cos'è stato cambiato>>, disse Nemesis. <<Dovevo trovarli vivi e integri ma... qualcosa ha distrutto i loro corpi>>.
<<Chi erano, Francis?>> chiese Julia con voce appena udibile.
Silenzio. Nemesis fissò con aria inespressiva i due scheletri.
<<Arshes Nei... e Kall Su. I miei compagni incantatori>>.
<<Mi ricordo di loro!>> esclamò Nikky. <<Dart Nywtwilight li segregò pochi giorni prima di sconfiggerti ma... ma non era in grado di ucciderli! Dovrebbero essere ancora vivi e per modificare la realtà in questo modo è necessaria una potenza magica a dir poco spropositata!>>
Nemesis annuì in silenzio, poi girò i tacchi e si diresse verso l'uscita.
<<Torniamo alla mia torre>>, disse. <<Dobbiamo scoprire cos'è successo!>>

* * *

Nikky si sedette su una roccia e sospirò.
<<Darkfire... come si fa a perdere una torre?>> chiese con ironia.
<<Nikyliana, questa situazione ha già messo a dura prova la mia pazienza! Faresti bene a chiudere quella tua stupida bocca!>> la voce di Nemesis era così carica d'odio che la donna fu costretta ad obbedire.
<<Cosa facciamo?>> chiese Julia che non riusciva a star ferma e continuava a passeggiare nervosamente avanti e indietro.
<<Posso rintracciare la torre>>, disse lo stregone. <<Essa è legata a me, posso teletrasportarmi direttamente davanti all'ingresso. Coraggio, venite qui e afferrate il mio braccio>>.
Julia e Nikky obbedirono, Nemesis recitò alcune parole e si sentirono strappare dal luogo in cui si trovavano; un istante dopo, i cancelli della torre si materializzarono davanti ai loro occhi. Le fondamenta erano state conficcate nel versante di una montagna.
<<L'abbiamo trovata!>> esclamò Julia con un sorriso.
<<Sì, ma dove siamo?>> Nikky si voltò e quasi rimase senza parole per lo stupore. <<Non credo ai miei occhi...>>
Quella rivelazione fu sconcertante persino per Nemesis. Alle sue spalle vi era la città in cui Francis e Julia erano cresciuti, la città che Nikyliana aveva scelto come dimora dopo essere scappata nel mondo sottostante.
<<Impossibile!>> ringhiò lo stregone, riprendendo in un istante le sembianze di Francis. <<La torre è particolare, non è come noi! Essa appartiene a Meta-Likana in tutto e per tutto!>>
<<Questo va al di là anche della morte di Arshes Nei e Kall Su...>> mormorò Nikky.
<<Adesso basta!>> esclamò Francis. <<Seguitemi, dobbiamo vederci chiaro in questa faccenda!>>
Il giovane attraversò la porta della torre e, dopo aver percorso lunghi corridoi e salito svariate scale, il trio giunse dinnanzi a una porta particolare che neanche Julia, nei suoi continui giri di esplorazione della torre, aveva mai visto; sembrava essere sorta dal nulla proprio per uno scopo preciso.
Francis aprì la porta con un gesto ed entrò: si trattava di una stanza nera, senza pareti e infinita in cui la porta d'ingresso rappresentava un taglio nell'oscurità; vi era una sezione circolare del pavimento illuminata da una luce bianca al cui centro sorgeva una fontana di marmo raffigurante una donna angelica con ampie ali che gettava l'acqua nella polla da una cornucopia stretta sopra la testa tra le sue piccole mani.
<<Che posto è questo, Darkfire?>> chiese Nikky.
<<Una stanza permeata dalla Visione del Vero>>, disse avvicinandosi alla fontana e affiancato dalla donna; entrambi davano le spalle a Julia. <<All'interno di questa stanza ogni cosa si mostra per quello che è veramente. Analogamente, nell'acqua di questa fonte è possibile vedere ogni evento passato, presente e futuro sotto la luce della verità. Adesso scopriremo cosa è stato modificato>>. Così dicendo, rivolse la sua attenzione all'angelo di marmo. <<Io sono Nemesis Darkfire, il Signore della Fiamma. Per mio ordine che la menzogna sia distrutta e gli eventi purificati. Mostrami!>>
L'acqua nella vasca si increspò e, un istante dopo, delle immagini presero forma sulla sua superficie.
<<Quelli siamo noi!>> esclamò Julia. <<Siamo in quella galleria... Francis sta per aprire la porta>>.
Nikky la zittì.
<<Non succede nulla...>> disse Francis, deluso. <<O forse... aspetta, fammelo rivedere!>>
La scena si ripeté, Nemesis apriva la porta.
<<Fermati!>> ordinò. <<Guardate! C'è del fumo che esce dalla porta nell'istante in cui la apro! Fumo nero!>>
<<Eravamo in un vulcano, mi sembra normale>>, osservò Nikky con freddezza.
<<No, stupida! Nessuno di noi ha percepito del fumo e tu lo sai! Era qualcosa... di particolare. Forse un'entità. Forse l'entità che ha modificato tutto!>>
<<Impossibile, Darkfire! Siamo in grado di percepire qualsiasi tipo di entità e anche sotto la Visione del Vero non scorgiamo niente!>>
<<Eppure ne sono sicuro... non succede nient'altro, dopo quel momento abbiamo avvertito il cambiamento>>. Si rivolse nuovamente all'angelo. <<Fammi vedere le conseguenze dell'alterazione della realtà!>>
Le immagini che seguirono mostrarono la torre di Darkfire che spariva per ricomparire nel mondo sottostante, di Arshes Nei e Kall Su che venivano consumati dal tempo e poi, per un istante, furono visibili i loro spiriti. Anche loro erano stati spediti nel mondo sottostante.
<<Loro... qui?>> Nikky era incredula. <<Ma perché?>>
<<Non lo so>>, ammise Francis a denti stretti. <<Fammi vedere lo spirito di Kall Su!>>
Fu immediatamente visualizzato l'immagine di un giovane dai capelli castani lunghi sino alla base del collo.
<<Quello non è un tuo amico?>> chiese Julia.
<<Sì...>> mormorò Francis. <<Angel, un mio caro amico... ci siamo frequentati spesso in passato, almeno fino a quel giorno in cui ho riacquistato i miei poteri. E Kall Su si è reincarnato in lui... è impossibile!>>
<<Non credo sia una scelta casuale, deve esserci una spiegazione logica>>, affermò Nikky.
<<Fammi vedere Arshes Nei!>> ordinò il giovane.
La figura di Angel fu sostituita da quella di una ragazza: aveva lunghi capelli tinti di biondo platino, la sua pelle era scura, i lineamenti fini e provocanti e sicuramente dimostrava qualche anno in più rispetto alla sua età effettiva. Francis sgranò gli occhi.
<<Valentia?! Questo è davvero...>>
<<Chi è?>> Julia si alzò sulle punte per vedere meglio oltre la spalla del giovane.
<<Una ragazza che mi piaceva alcuni anni fa. Poi lei si è messa con uno che porta il mio stesso nome. Che consolazione>>, aggiunse con un colpo di riso sarcastico.
<<Come... ti piaceva?>> chiese Julia a mezza voce.
<<Non crederai di essere stata l'unica ragazza con cui ci ho provato?>> ghignò Francis senza degnarla neanche di uno sguardo. <<A quel tempo non ti conoscevo ancora, non stupirti tanto. Però tutta questa storia mi sembra sospetta: Arshes Nei che è diventata Valentia. Devo venirne a capo!>>
<<Cosa intendi fare?>> domandò Nikky.
<<Parlerò con Angel e Valentia. Devo scoprire se i loro ricordi e i loro poteri sono intatti, poi deciderò sul da farsi>>. Così dicendo, il giovane e la donna si voltarono.
Quasi fecero un passo indietro quando si trovarono di fronte a Julia.
<<Cosa c'è?!>> la ragazza si guardò intorno, allarmata, come aspettandosi di vedere una creatura mostruosa emergere dalle ombre.
<<Julia... la tua pelle!>> indicò Nikky.
La ragazza si portò una mano davanti agli occhi: la pelle, normalmente bianca e liscia, aveva assunto una colorazione bluastra e lucente.
<<Ma che mi succede?>> strillò.
<<Non preoccuparti, è l'effetto della Visione del Vero>>, la rassicurò Francis. <<Ma... sta comunicandoci qualcosa...>>
<<Vuoi dirmi che anche io sono stata cambiata?>> Julia fissò il suo corpo e si portò le mani tra i capelli senza trovare alcun cambiamento.
<<No, è impossibile...>> Nikky scosse il capo. <<La fonte non ci ha mostrato il tuo cambiamento, è qualcosa che avevi già>>.
<<Dalla nascita, a quanto pare>>. Francis aveva chiuso gli occhi per la concentrazione. <<Vedo che possiedi... qualcosa... di insolito. Mi sembra... ma è...>> scoppiò in una fragorosa risata.
<<Cos'hai da ridere?!>> malgrado la colorazione blu, le guance della ragazza si colorarono di rosa.
<<Ecco spiegato tutto!>> esclamò il giovane, ridacchiando. <<Non so come ma... Julia, hai una capacità soprannaturale di Ammaliamento!>>
<<Io... cosa?!>>
<<Ma come...>> farfugliò Nikky.
<<Ecco svelato il mistero del tuo fascino>>, ghignò Francis. <<Tutti i ragazzi ti venivano dietro perché tu... semplicemente hai operato a tua insaputa su di loro un effetto ammaliante! Tutti pendono dalle tue labbra, tutti ascoltano quello che hai da dire!>>
<<Ma è impossibile!>> sbottò Nikky. <<Darkfire, io sono umana e anche il tuo vecchio corpo lo era! Gli umani non possiedono la benché minima capacità di ammaliamento! Da dove può aver pescato questo potere?>>
<<Non ne ho idea>>.
<<Mi farà... qualcosa?>> chiese timidamente la ragazza.
<<Che domanda idiota... certo che no!>> sospirò Francis. <<Sei vissuta sino ad oggi con questa cosa sfruttandola oltre la tua capacità di comprensione e continuerai a viverci senza che cambi niente!>>
<<Ma io... non la voglio! Toglimi questa cosa!>> strillò Julia.
<<Non posso farlo, è qualcosa che è radicata nel tuo essere come la capacità di parlare. Potrei renderti incapace di produrre alcun suono, è vero, ma ogni incantesimo è reversibile. Quindi goditi il tuo Ammaliamento e tutti gli uomini che riuscirai a procurarti grazie ad esso!>>

* * *

Di nuovo a casa... di nuovo nel proprio mondo.
Julia non era sicura di sentirsi completamente contenta per quella nuova situazione. Forse avrebbe preferito restare a Meta-Likana, forse sarebbe stato meglio.
Era seduta sul letto nella sua stanza, lanciava sguardi obliqui allo specchio sulla parete posto ad un'angolazione tale che impediva alla ragazza di vedere la sua immagine riflessa. Non osava avvicinarsi ma avrebbe tanto voluto vedere il suo viso, specchiarsi, cercare stupidamente qualcosa che era cambiato ma, ogniqualvolta tentava di alzarsi, una forza superiore alla sua la faceva restare immobile.
Alla fine, vincendo la sua paura, si alzò. Era di fronte allo specchio, lo sguardo basso; chiuse gli occhi ed alzò il capo, fece un respiro profondo, contò fino a tre e li aprì: la sua immagine le restituì lo sguardo, i grandi occhi lucidi erano intensamente azzurri come sempre, i capelli rosso fuoco, le labbra rosee, la pelle liscia e morbida e il viso angelico con un'espressione spaventata da fare quasi tenerezza. Non era cambiata per nulla da come si ricordava. Ma se l'Ammaliamento offuscasse la vista? Julia era sempre stata orgogliosa del suo aspetto e l'idea di scoprirsi in realtà brutta la spaventava. Tirò il vestito di seta che l'avvolgeva da dietro la schiena in modo da mettere in risalto il suo corpo. Era sempre uguale, niente di immutato.
<<Nemmeno io sono così narcisista>>.
Julia si voltò di scatto.
<<Francis! Quando fai così non ti sopporto!>>
<<Prometto che cercherò di bussare... ogni tanto>>. Il giovane si avvicinò, la ragazza abbassò il capo. <<Ehi, c'è qualcosa che non va?>> il suo dito indice spinse verso l'alto il mento di lei, costringendola a guardarlo negli occhi.
<<Non mi piace. Non mi piace affatto>>.
<<Cosa?>>
<<Questa... cosa che ho addosso!>>
<<Vuoi un altro vestito?>> ghignò Francis.
<<Stupido!>> Julia gli diede le spalle, incrociò le braccia al petto ed abbassò il capo, nascondendo il viso tra i capelli.
Francis sgranò gli occhi in un'espressione stupita e dispiaciuta che si affrettò a camuffare, poi si avvicinò alla ragazza da dietro e la abbracciò.
<<Scusami, non volevo. Io... stavo scherzando>>.
<<Non mi piace scherzare. Non adesso>>, singhiozzò lei.
<<E perché mai?>>
<<Perché io non sono... quella che sembro. Quella che ho sempre creduto di essere>>.
<<Lo pensi davvero?>> così dicendo, Francis le alzò il viso in modo da farla specchiare e scostò i suoi capelli rossi; le guance di Julia erano rigate di lacrime. <<Guardati, sei davvero molto carina anche quando piangi>>, sorrise. <<Tu sei quello che vedi, non farti problemi che non esistono>>.
<<Sono come quelle sirene... non sono vera>>, fece per abbassare nuovamente il capo ma Francis glielo impedì.
<<Per me sei bellissima, credimi>>, le sussurrò.
<<E come faccio a saperlo con certezza? Forse ti sto ammaliando in questo momento!>>
<<Dai, smetti di piangere e ti confiderò un segreto>>.
<<Un segreto? Che segreto?>>
<<Smetti di piangere>>.
Julia si asciugò le lacrime, poi fissò l'immagine di Francis nello specchio, come aspettandosi qualcosa da parte sua.
<<E adesso fammi un sorriso>>, le disse lui.
<<Perché devi rendere tutto così difficile?>>
<<Perché devi rendere tutto così impossibile?>> rise Francis. <<Su, se non sorridi non ti dico niente!>>
Julia non voleva sorridere ma, quando si accorse della smorfia di Francis nello specchio, non poté fare a meno di scoppiare a ridere.
<<Sei ridicolo!>> sghignazzò lei.
<<Hai visto? Era così difficile? Scommetto che adesso ti senti meglio>>.
<<E allora, questo segreto?>>
<<Giusto>>. Francis la strinse più forte e poggiò la sua guancia su quella di lei. <<Sei bellissima e credimi. Credimi perché con me gli effetti di Ammaliamento non funzionano. Sei bellissima>>.

CAPITOLO XII

Era un tramonto meraviglioso, il sole rosso tingeva d'oro le montagne, il vento soffiava mite tra le fronde degli alberi e il calore estivo era dolcemente piacevole.
Nikyliana stava distesa su di un triclinio mentre sorseggiava una bevanda, godendosi il tepore di quel tramonto così intenso. Tuttavia non si sentiva felice, stringeva i denti e sbuffava.
<<Sempre scontenta, non è così?>> chiese una voce profonda.
<<Nemesis!>> esclamò la giovane donna voltandosi e poggiando il calice sul tavolino lì accanto, si alzò e si pose di fronte all'uomo. <<C'è una cosa che devo dirti...>>
<<Che strana frase...>> commentò Darkfire. <<L'ultima volta che l'ho sentita è stata quando mi hai comunicato che molte delle mie legioni erano state sterminate da quel bastardo di Nywtwilight. Però poi non è finita tanto male... ti sei divertita quella notte, non è vero?>> ghignò.
<<Il problema è proprio quello>>, Nikyliana sospirò. <<Credo che... sono sicura di aspettare un bambino>>.
La giovane donna abbassò timidamente gli occhi: da Darkfire ci si poteva aspettare qualsiasi reazione.
<<E allora?>> chiese lui con sufficienza.
<<Cosa vuol dire questo?>>
<<Provo a tradurre la mia domanda in modo che tu possa capirla: cosa vuoi che me ne importi?>> precisò con la sua ironia pungente.
<<Certo, naturalmente a te non importa!>> urlò Nikyliana, divenendo rossa all'improvviso. <<Ma non ti ho chiamato qui per un motivo idiota come questo! Nemesis, voglio disfarmene!>>
<<Disfarti di cosa?>>
<<Del bambino! Non m'interessa, ci sono cose più importanti da fare che perdere anni preziosi dietro a un mostriciattolo!>>
<<Puoi ben dirlo, Nikyliana. E allora, cosa vuoi chiedermi?>>
<<Chiama qualcuno... un chierico delle tenebre per disfarmene!>>
Darkfire rise, la sua voce di tenebra sembrò far calare giù il sole.
<<Non lo farò>>, dichiarò.
Nikyliana rimase senza parole, poi strinse i denti come una tigre e i suoi occhi mandarono fiamme.
<<Perché?!>>
<<Questa è la mia punizione per te>>.
<<Punizione per cosa? Sono stata un'apprendista, una serva fedele! Sono quasi duecento anni che stiamo insieme, sono qui per ogni tuo più insignificante desiderio! Perché vuoi negarmi una cosa del genere?!>>
<<E va bene. Ti aiuterò se tu mi darai una spiegazione logica per questo>>. Così dicendo, Darkfire mostrò un anello che sembrava fatto di ossidiana e che teneva nel palmo della sua mano.
Nikyliana sgranò gli occhi, un gesto che la tradì.
<<Allora ho ragione>>, ghignò Darkfire. <<Da tempo sospettavo di te... questa è la mia conferma. Dimmi un po', sei con loro? Loro ti hanno mandato da me?>>
<<Non so di cosa parli! Cos'è quell'anello?>>
<<Sei stata brava. Devi essere una vera fanatica, hai persino sacrificato il tuo corpo alla mia passione per raggiungere il tuo obbiettivo! Brava, davvero brava... ma adesso le cose cambiano>>, si voltò e fece per andarsene.
<<Nemesis! Non... non è come pensi! E voglio togliermi questo fardello!>>
Darkfire si voltò.
<<Il tuo bambino nascerà. E tu dovrai accudirlo, Nikyliana. E lo farai perché, prima di venire da te, ho operato un rituale. Adesso la tua vita è legata a quella di tuo figlio e se lui muore... tu muori>>.
<<Legata a...>> mormorò la giovane donna.
<<Sì. Sai cosa vuol dire, vero? Che la sua vita non è legata alla tua. Se tu muori, lui vive. Quindi occupatene, io torno alla mia guerra. Ah... i miei auguri, Nikyliana>>, aggiunse con un ghigno prima di sparire.
Era l'imbrunire, le prime stelle spuntavano nel cielo.


L'aria era fredda quella domenica mattina, il respiro dei passanti si condensava in nuvolette di vapore.
Lì, nel bel mezzo della piazza, due figure passeggiavano vicine: una delle due, alta e con le spalle larghe, indossava una lunga giacca di pelle nera e, di tanto in tanto, si sistemava con una mano i lunghi capelli castani che andavano a coprirgli il volto; l'altra, più piccola, era quella di una ragazza dai capelli rosso fuoco che indossava una giacca nera lunga sino a metà coscia.
<<Sono stanca... perché non ci siamo teletrasportati?>> chiese Julia.
<<Perché ho voglia di camminare un po', mi sembra ovvio>>, rispose Francis con un sorriso.
<<Che ne sapevo io che la tua amica... Valentia o come si chiama, abitasse così lontano?>>
<<Potevi restare a casa con tua madre. Che brava donna che è: appena tornata a casa ha modificato i ricordi di quell'idiota di Bob e del tuo presunto padre... non c'è che dire, un esempio per noi giovani!>>
<<No, non dirlo neanche! Sono tornata in questo posto e la storia si ripete: mia madre non mi parla mai... e pensare che credevo che le cose sarebbero migliorate tra noi>>, sospirò.
<<Di che hai bisogno? Ci sono qui io, i genitori appartengono al passato in ogni momento della nostra vita: prendi da loro quel che ti serve e poi vai per la tua strada costruendo la tua persona! Ora il problema è: cosa puoi prendere di utile da Nikyliana?>>
<<Non so, tu la conosci senza dubbio meglio di me. Che ha fatto di bello nella sua vita?>>
<<Di "bello" come lo intendi tu? Molto poco. Però devo dire che aveva un modo di muoversi veramente...>>
<<Ehi! Non fare lo stupido!>> gridò Julia provando a schiaffeggiare Francis, ma questi riuscì a schivare la sua mano.
<<Va bene, come vuoi>>.
<<E comunque il fatto che tu sia qui non cambia niente!>> aggiunse la ragazza mentre fissava le punte dei suoi piedi.
<<Che vuoi dire? Neghi forse quello che senti quando mi vedi? Non ti vengono i brividi? Sento il tuo cuore battere...>>
<<Sì, batte di rabbia!>>
<<Forse è una questione di aspetto? Mi preferisci con i capelli blu e gli occhi rossi?>>
<<No, anzi... così sei molto meglio>>. Stavolta, Julia alzò il capo e sorrise. <<Senti... perché cambi aspetto? Sei sempre lo stesso anche così... a livello di personalità, intendo>>.
<<Non esattamente. La reincarnazione limita i miei poteri; quello che divento è il vecchio Nemesis Darkfire con le sue capacità intatte>>.
<<Vuoi dire che... prima eri così?>>
<<Non esattamente. Prima "sarei stato" così se avessi avuto questo corpo. I capelli blu... gli occhi colorati... sono trasformazioni che avvengono quando il fisico sopporta un elevato potere magico>>.
<<Dici che il tuo fisico "sopporta" questo potere... quindi in un certo senso lo consuma?>> chiese timidamente Julia.
Francis rimase in silenzio, guardava fisso davanti a sé, vi era qualcosa di strano nella sua espressione.
<<Sì. Normalmente gli incantatori che raggiungono questi livelli sono consumati dal loro stesso potere nel giro di poche migliaia di anni ma... con me non funziona così>>.
<<Perché? Cos'hai tu più degli altri?>>
Francis sospirò.
<<Non lo so. Non ne ho idea o meglio... non me lo ricordo>>.
Julia restò senza parole, fissava Francis in silenzio. Improvvisamente, il giovane gli parve molto cambiato, praticamente una persona diversa da quel ragazzo che passava ore sotto casa sua.
<<Però c'è una cosa>>, continuò il giovane. <<Almeno due volte al mese faccio un sogno... strano. È qualcosa di assolutamente stupido che però, in un certo senso, sento faccia parte del ricordo di me che non possiedo>>.
<<Che... che sogno?>> chiese la ragazza, deglutendo.
<<Nel sogno mi trovo al centro di un quadrato che galleggia nell'oscurità, agli angoli si alzano obelischi altissimi; su uno di essi, incatenati, c'è Francis... ci sono io così come mi vedi adesso; sul secondo vedo il vecchio Nemesis Darkfire, il mio vecchio corpo. Sento che dovrei vedere qualcosa anche su gli altri due obelischi ma... non ci riesco: sono avvolti da una nebbia impenetrabile e, appena muovo un passo per avvicinarmi, mi sveglio sempre>>.
<<È strano...>> commentò Julia.
<<Altrochè. Comunque siamo arrivati, ora citofono e saliamo>>.

* * *

Julia era perplessa: attraverso il citofono, la voce di Valentia era sembrava molto felice quando Francis aveva detto il suo nome, un comportamento del tutto diverso da quello che si aspettava quando il giovane l'aveva definita "appena un'amica".
Quando giunsero sul pianerottolo di fronte alla porta di casa sua, i due non furono costretti neanche a suonare: la bellissima ragazza che Julia aveva visto riflessa nella fontana alla torre aprì la porta immediatamente e si gettò su Francis, abbracciandolo.
<<Francis!>> esclamò. <<Non ci vediamo da un sacco! Entra!>> senza aggiungere altro, lo trascinò dentro l'appartamento; Julia li seguì pensando che la prima impressione che aveva avuto di quella ragazza dai capelli platinati non le era piaciuta.
<<Siediti>>, disse Valentia con un sorriso mentre faceva accomodare forzatamente Francis sul divano del salotto, dimenticandosi di Julia. <<Hai fatto davvero bene a venire, i miei non ci sono e mi stavo annoiando!>> ammiccò.
<<Valentia, ascolta>>, cominciò il giovane ma, prima che potesse aggiungere altro, la ragazza platinata gli saltò addosso gettandogli le braccia al collo.
<<Qualcosa da bere, Francis? Credo di avere della gazzosa... il tè freddo, mi ricordo che ti piace molto! E la birra, naturalmente! O qualcosa di più... passionale?>> aggiunse accarezzando il viso di lui con le sue dita sottili.
<<A dire il vero sono di passaggio. Volevo sapere se...>> ma anche stavolta non fu in grado di terminare la frase: Valentia si avvicinò a lui e lo baciò con forza.
Francis si trovò impreparato, non si aspettava una simile reazione. Quello che però ebbe il potere di fargli riacquistare il controllo sulla realtà fu lo sguardo di Julia, basso e afflitto.
<<Adesso basta!>> esclamò il giovane, visibilmente irritato. <<Valentia, ascoltami bene: devo parlarti ed è importante, pertanto mi piacerebbe che tu tenessi a freno le tue inibizioni almeno per qualche minuto!>>
<<Come sei noioso!>> esclamò ridendo la ragazza dai capelli di platino. <<Una volta non eri così... e ora che mi ci fai pensare... perché ci siamo lasciati?>>
Stavolta, Francis rimase senza parole.
<<Ma che diavolo dici?>> mormorò.
<<Stavamo così bene insieme! Non ricordi? Era un amore segreto, due amanti soli che si facevano strada nel mondo. Com'era romantico...>>
Francis non credeva alle sue orecchie: Valentia era una ragazza bellissima, provocante e sensuale. Di certo non gli sarebbe dispiaciuto sentire quelle parole se non fosse stato per il fatto che erano tutte menzogne, una più falsa dell'altra. E poi c'era dell'altro che lo impensieriva, lo sguardo di Julia. Non doveva essere così, lei stava credendo a tutte quelle assurdità!
<<Com'è che hai detto?>> ghignò. <<Noi siamo stati "Due amanti soli che si facevano strada nel mondo?" Mia cara ragazza, sono belle parole ma non sono tue; tu non hai mai imparato a capire certe cose e di certo il romanticismo non fa parte del tuo essere!>>
Valentia inarcò un sopracciglio.
<<Cosa stai insinuando?>>
<<Ti dice niente il nome "Arshes Nei?">>
<<Ah... quella...>> rispose lei con noncuranza. <<Sì, la vedo ogni tanto...>>
<<La vedi ogni tanto? Tu sei Arshes Nei!>>
<<Oh, no che non lo sono! La vedo, è una mia amica, quando viene a trovarmi passo dei bei momenti, talmente belli che non li ricordo con precisione, è come se fossero avvolti dalla nebbia...>>
<<Questo perché non li vivi, stupida>>, precisò Francis in tono tagliente.
<<Perché mi dici queste cose?>> chiese Valentia che, avvicinandosi, fece per baciare nuovamente il giovane.
<<Adesso basta!>> Francis riuscì a fermarla.
<<Che cos'hai? Sei strano... stanco. Non mi ami più?>>
<<Ti ho amata in passato ma tu hai preferito un mio omonimo. Spiacente per te, Valentia, ma hai perso il turno>>, aggiunse con un ghigno.
A quel punto, la ragazza si allontanò. I suoi occhi mandavano lampi, poi rivolse il suo sguardo a Julia con una ferocia tale da farla indietreggiare di un passo.
<<Oh, capisco...>> ringhiò. <<Ecco perché non sei da solo. Preferisci questa mocciosa a me?!>>
<<Anche se fosse?>> sibilò il giovane.
Julia si sentì strana, era come se l'aria si stesse elettrizzando, la temperatura sembrava alzarsi vertiginosamente, ben presto le sembrò di trovarsi in piena estate.
<<Mi hai giurato eterno amore, Francis! Mi dicevi che saresti morto per me, che non ti importava di nessun altra! Le tue promesse non hanno alcun valore?>>
<<Io non ho mai detto quelle cose semplicemente perché il tuo più profondo atto di affetto nei miei confronti è stato un bacio sulla guancia quando ti ho offerto una lattina di tè freddo!>>
<<Bugiardo!>> a quell'urlo, una corrente d'aria improvvisa si alzò da Valentia con una forza tale che Francis fu sospinto all'indietro e andò a sbattere contro il muro insieme a gran parte dell'arredamento. Non si alzò.
Julia strillò, tentò di chiamare il nome del giovane ma la voce le morì in gola quando la ragazza dai capelli di platino si voltò verso di lei con sguardo assassino.
<<Tu mi hai portato via Francis...>>
<<No, non è come pensi! Non è successo...>>
<<Menti! Menti, stupida sgualdrina! Ti ucciderò lentamente e poi io e il mio amante berremo insieme il tuo sangue!>>
Fu come se una mano fatta d'aria si levasse dal nulla, saettò verso Julia e le strinse la gola in una morsa d'acciaio. La ragazza fece per urlare ma dalla sua bocca uscì solo un rantolo soffocato, lottò per respirare, cercò di serrare le dita intorno a quella mano ma era come tentare di afferrare il nulla; la vista le si offuscò, vedeva solo Valentia sempre più sfumata... e una sagoma scura che si alzava alle sue spalle.
Un urlò di rabbia da parte di una voce profonda, Julia sentì l'incantesimo venire meno e cascò al suolo. Aprì gli occhi giusto in tempo per vedere Valentia che rivolgeva la sua attenzione a Francis.
E, per un istante, la ragazza provò una paura cieca: non aveva mai visto Francis in quello stato, i suoi occhi brillavano di fuoco, il volto era sfigurato dalla collera e i lunghi capelli castani si muovevano come fiamme. Era letteralmente infuriato.
<<Tu...>> sibilò il giovane. <<Osi colpirmi e infierire sulla mia schiava?! Questo affronto è troppo!>>
Valentia fu come attraversata da una scossa elettrica, minuscole saette presero a danzare intorno ai suoi capelli che, in un istante, divennero neri come la notte lasciando alcune striature bianche, le orecchie si allungarono assumendo una forma puntuta e sbucarono dalla chioma fluente, poi alzò lo sguardo e puntò Francis con occhi divenuti gialli e con le pupille viola.
<<Nemesis Darkfire...>> gemette. <<Ti riconosco. Sì, Nemesis, mi hai tradita!>> una saetta sfrigolante partì dalle dita tese della ragazza e attraversò la stanza ma, stavolta, a Francis bastò alzare una mano per bloccarla.
<<Fai silenzio, stupida!>> ribatté il giovane mentre, con una vampata di fuoco, assumeva le sembianze di Nemesis Darkfire. <<Arshes Nei, non c'è stato mai niente tra noi! Né con te, né con Valentia!>>
<<Lascia fuori Valentia da questa faccenda!>> con un urlo, Arshes Nei si gettò sullo stregone e lo spinse contro il muro che cedette e fu oltrepassato; i due si ritrovarono a fluttuare nell'aria, i passanti li additavano stupiti e spaventati al tempo stesso.
Nemesis volò più in alto e fissò la sua avversaria con rabbia.
<<Non intendo ucciderti, Imperatrice del Tuono, perché ho bisogno del tuo aiuto! Ma non spazientirmi, potresti pentirtene!>>
<<Non osare dirmi cosa devo fare, bastardo! Mi hai detto che mi amavi! Erano solo parole? Ma certo, tu preferisci spassartela con una sgualdrina rossa piuttosto che con me!>>
<<Adesso basta!>> tuonò il Signore della Fiamma mentre i suoi occhi si riempivano di luce rossa infernale. <<Enk enkarar, sitiopy guìlfaràs! Sfera di fiamme demoniaca, colpisci! DABUD-HON!>> una palla di fuoco fiammeggiante fu invocata dalle dita dello stregone e venne scagliata contro Arshes Nei, ma quest'ultima disegnò nell'aria un simbolo di protezione annullando l'effetto dell'incantesimo che stava per colpirla.
<<Certi trucchi sono inutili con me, Nemesis! Mi stai sottovalutando... e ora te lo dimostrerò!>> gli occhi di Nei si illuminarono di lampi, protese in avanti la mano destra e ne strinse il polso con la sinistra. <<Regden zan, orilomen tengaràs! Fulmine della folgore celeste, scatena la tua furia! RHEY ZAAD!>> una saetta dalle mille diramazioni fu diretta contro Nemesis alla velocità della luce.
Il Signore della Fiamma non ebbe il tempo di alzare uno scudo, fu colpito e la sua concentrazione venne meno; l'incantesimo che lo teneva in volo fu infranto.
Si udì il tuono, Nemesis cadde violentemente sulla schiena nel bel mezzo della piazza.
Intanto, attraverso lo squarcio che era stato aperto nel muro dell'appartamento, Julia assisteva al duello di magia. Ormai conosceva il potere degli incantatori ma non l'aveva mai visto manifestarsi con tale violenza, era la furia stessa degli elementi sotto il controllo dei mortali, un concetto che la spaventava e le faceva comprendere quanto potere risiedesse effettivamente in stregoni di quel livello. Ma, in quel momento, il suo pensiero andava verso il Signore della Fiamma.
<<Francis...>> mormorò.
Fu come se Arshes Nei l'avesse sentita: si girò e la fissò con i suoi occhi colorati.
<<Adesso tocca a te>>, annunciò l'Imperatrice del Tuono mentre avvicinava le mani e saette sfrigolavano tra le sue unghie viola.
Un urlo furioso si levò, la concentrazione di Arshes Nei venne meno, abbassò lo sguardo giusto in tempo per vedere Nemesis Darkfire che tornava in piedi levandosi come fa un vampiro dalla sua bara, la giacca di pelle nera si gonfiava intorno al suo corpo conferendogli un'aria spettrale, i capelli blu si agitavano come impazziti.
Arshes rivolse la sua attenzione a Nemesis, lo vide operare un nuovo incantesimo.
<<Roibe roiba, instinius orgaretàn! La Prigione dell'Essenza sorga intorno al mio nemico! GAAD ENTIRIO KOLAS!>>
L'Imperatrice del Tuono fu circondata da quella che sembrava una sostanza melmosa di colore verde, sembrò avvolta da una rete, fu trascinata lentamente verso il basso mentre si concentrava per rimanere in volo e liberarsi dalla sostanza; provò a formulare un incantesimo, ma la melma le entrava nella bocca e nel naso, non riusciva a dire nulla di coerente.
Infine, quando la sostanza ricoprì ogni centimetro della pelle di Arshes Nei, essa fu avvolta dalla luce e, un istante dopo, svanì nel nulla.
Nemesis sospirò, si rilassò e ricomparve Francis che, dopo aver lanciato un ultimo sguardo nel vuoto, rientrò nell'appartamento di Valentia attraverso la breccia nella parete.
<<Stai bene?>> chiese a Julia.
<<Credo di sì. Accidenti, mi ha quasi strangolato! Ma dov'è finita?>>
<<Alla torre>>, ghignò Francis. <<Un incantesimo utile quello della Prigione di Essenza ma funziona solo se hai un posto che puoi chiamare "casa" e focalizzato con potenti rituali magici. Adesso dovrebbe trovarsi all'interno di una sfera e più tardi ho intenzione di interrogarla>>.
<<Va bene, ma è meglio sbrigarsi. Guarda, si sta avvicinando troppa gente>>.

* * *

<<Non dovevi andare a trovare Angel?>> chiese Julia.
<<No. Ho cambiato idea, ci andrò domani. Questa storia mi ha incuriosito>>.
I due camminavano per le strade della città, Francis stava accompagnando Julia a casa.
<<Però era alquanto... strana. La tua amica Valentia, intendo>>, precisò la ragazza.
<<La situazione è davvero strana. Insomma, i miei vecchi compagni si reincarnano in nuovi corpi e poi... succede questo! Arshes Nei nel corpo di Valentia, due anime fuse tra loro; il bello è che nessuna delle due ha coscienza dell'altra!>>
<<Questa cosa non succede a te, vero?>>
<<No. Immagino che sia perché io operai un incantesimo per la reincarnazione, Arshes invece no; era qualcosa di indesiderato e non si sono prese le giuste misure magiche. Spero solo che non sia successa la stessa cosa all'altro... e poi vorrei sapere chi diavolo è tanto potente da poter fare qualcosa del genere!>>
<<Non potrebbe essere il frutto di una casualità? Forse tutto è avvenuto perché noi ci siamo addentrati in quel vulcano e... voglio dire, in un certo senso abbiamo interagito con qualcosa che...>>
<<Lo escludo>>, la interruppe Francis. <<Gli stregoni come me sanno benissimo che il "caso" non esiste ma è frutto di una serie di eventi favorevoli o meno. Comunque stai tranquilla, ti vedo preoccupata...>>
<<No, è solo che... accidenti, ho creduto davvero di morire. Se non ci fossi stato tu...>> Julia si interruppe, un dettaglio le tornò alla mente. <<Però... aspetta un momento! Da quando sono la tua "schiava"?>> chiese, avvampando di rabbia.
<<Pensavo che ti piacesse, del resto sono molte le donne che vorrebbero essere schiavizzate da me>>, rispose lui con un ghigno malizioso.
<<Sei un idiota... quel fulmine ti ha rimbecillito del tutto!>>
<<Mi restano ancora abbastanza neuroni per dominare mille piani esistenziali. Va bene, ho voglia di sbrigarmi, ci teletrasportiamo alla torre e vediamo di interrogare la mia cara amica>>.
<<Sì, così puoi farti ripassare per bene da lei...>> borbottò la ragazza.
<<Un tempo mi sarebbe piaciuto, ma adesso ho altri interessi. Coraggio, prendi la mia mano>>.
Appena Julia strinse le dita di Francis, entrambi furono avvolti da una grande luce e, un istante dopo, si ritrovarono tra le mura della torre all'interno di una stanza molto particolare, a pianta circolare, piena di scaffali scavati nella pietra che si alzavano sino al soffitto, distante parecchi metri dal terreno. Gli scaffali erano pieni di sfere di cristallo grandi quanto una testa umana.
<<Cosa sono queste?>> chiese Julia.
<<Qui sono intrappolati coloro che hanno subito la Prigione dell'Essenza. Anche Valentia si trova qui>>.
<<E come farai a trovarla? Sono migliaia!>>
<<Un bravo incantatore ha sempre tutto sotto controllo>>. Francis si avvicinò a uno scaffale ed afferrò una delle sfere. <<Eccola...>> si interruppe.
<<Cosa succede?>> la ragazza si fece avanti.
<<È... vuota! Per tutti i diavoli, è scappata!>>
<<Su, non te la prendere... a tutti capita di fare errori...>>
<<Tu non capisci!>> urlò il giovane, rivoltandosi come una vipera e facendo indietreggiare Julia per lo spavento. <<Dalla Prigione dell'Essenza può sfuggire solo qualcuno dotato di un potere uguale o superiore rispetto all'incantatore che ha lanciato l'incantesimo! E Arshes Nei... non è mai stata matematicamente paragonabile a me!>>

Bahamut

ora me las scairco su world e me la leggo wquando ho tempo^^

Il Rosso

#9
CAPITOLO XIII

Erano le due del mattino, Julia sfrecciava sul suo scooter lontano dalla città, verso la montagna sul cui versante era sorta la torre di Nemesis Darkfire.
Non riusciva a dormire, il suo pensiero andava a Francis, sarebbe dovuto andare a parlare con il suo amico Angel ma, dopo una settimana dallo scontro con Arshes Nei, si era chiuso nella sua torre troncando ogni tipo di contatto con il mondo esterno.
Nikky diceva che era meglio così o, se non altro, lo faceva intendere dai suoi silenzi caratterizzati da sorrisi trionfali e una ritrovata serenità per quanto, pensò la ragazza, fosse appropriata la parola "serenità" per una donna del genere.
Era strano: Nikky parlava molto più con Bob di quanto facesse con Julia; la ragazza aveva da sempre sospettato che vi fosse affinità tra loro ma, da quando aveva scoperto la verità sulla sua famiglia, le veniva spontaneo chiedersi il perché di tanta freddezza.
Alla fine decise di non pensarci. Francis aveva ragione: i genitori sono il passato, lei viveva per il presente e presto sarebbe divenuta il futuro.
Immersa nei suoi pensieri, si accorse infine di essere arrivata; l'ultimo tratto di strada l'avrebbe fatto a piedi, era un terreno troppo impervio per uno scooter; spense il motore, si guardò intorno, vide una macchia di vegetazione in cui nascose il suo mezzo di trasporto, poi cominciò a salire lungo il versante.
Non era una salita particolarmente ripida ma, alla debole luce lunare, la ragazza decise di procedere cautamente. Alzò lo sguardo, la torre si ergeva, alta e impressionante, come un tenebroso guardiano della notte; le pietre nere che la componevano sembravano brillare di una luce eterea, un bagliore che in fondo non esisteva, qualcosa di indefinibile.
Finalmente, Julia raggiunse i cancelli... e quasi urlò per lo spavento: vi erano due sentinelle, due dei soldati di Nemesis Darkfire, gli esseri avvolti da vesti nere con cappuccio. Uno dei due rivolse il capo verso la ragazza, il suo volto era oscurato dalle ombre, si avvicinò a passi lenti, senza emettere un suono nonostante i pesanti stivali ferrati che si intravedevano al di sotto dell'orlo della veste.
Il guardiano si fermò a pochi centimetri dalla ragazza che sentì, quasi immediatamente, un suono sottile e freddo, come un rantolo soffocato, il respiro di quell'essere.
<<Il Maestro ci ha imposto di non uccidere>>, disse la sentinella con la sua voce spettrale ed eterea, mortalmente fredda. <<Tuttavia, l'ordine può essere revocato qualora il visitatore insista nel rimanere>>.
<<Aspettate!>> esclamò Julia, avvertendo una gelida paura salirle in corpo. <<Francis... Nemesis Darkfire mi conosce, è un mio amico! Sono Julia, scommetto che mi farebbe entrare!>>
La sentinella si voltò e sembrò scambiare uno sguardo con il suo compagno, poi fece un gesto con la mano coperta da un guanto di pelle e i cancelli si aprirono.
<<Il Maestro ha detto che solo e soltanto la mortale di nome "Julia" può entrare. Sei la benvenuta>>.
Senza indugiare, la ragazza attraversò il cancello, felice come non mai di abbandonare la compagnia di quei due esseri.
Un rumore metallico alle sue spalle le fece capire che il cancello era stato richiuso.

* * *

L'interno della torre era pieno di sentinelle situate ad ogni ingresso. Julia chiese a una di esse dove si trovasse Francis e le fu indicata quella che doveva essere la sala del trono.
La ragazza, ancora una volta, fu stupita del fatto di non aver mai visto prima quella stanza: la porta era di un metallo nero e splendente, proprio come le mura esterne della torre; i cardini scivolarono senza fare rumore e, quando Julia si trovò all'interno della sala, essi si richiusero altrettanto silenziosamente.
Era una stanza a pianta pentagonale, al vertice estremo si trovava il trono, enormi colonne reggevano la volta lungo i lati, vi erano dovunque stendardi neri con il simbolo della fiamma scarlatta e le pareti, lisce e scure come ossidiana, erano completamente ornate di rune e scritte incomprensibili che brillavano di una debole luce azzurra.
Davanti ai suoi occhi, Julia vide Francis: indossava un ampio mantello nero in cui si era avvolto, sedeva su di un trono decorato da due grandi ali da pipistrello che si ripiegavano come a proteggerlo, il gomito era perpendicolare al bracciolo e la testa completamente appoggiata sul pugno.
Sembrava un giovane re annoiato, un guerriero troppo forte in attesa di nuovi sfidanti, un essere dotato di un potere inimmaginabile che tramava in quel luogo, nascosto dalle ombre.
Stava dormendo eppure... eppure tremava.
<<Francis?>> lo chiamò debolmente Julia.
Il giovane cadde dal trono con la faccia sul pavimento, la ragazza gli corse incontro, fece per aiutarlo quando lui alzò il capo. Julia strillò, gli occhi di Francis non avevano niente di umano, le pupille erano scomparse lasciando posto solo al bianco.
<<Presto!>> esclamò il giovane.
<<Presto cosa?!>>
Poi, la ragazza si accorse che Francis fissava qualcosa; era convinta che i suoi occhi senza vista fossero puntati su di lei, poi si rese conto che miravano oltre, verso un altro soggetto... alle sue spalle.
Julia si voltò, non vide niente e nessuno.
<<Francis, non stai bene! Stai...>>
Ma il giovane si alzò sulle ginocchia e, trascinandosi da quella posizione in avanti, continuò a guardare verso l'alto.
<<Presto! Non preoccuparti, me ne ricorderò! Non disperare, non manca molto, ma te ne prego... ti scongiuro, non lasciarmi!>>
La ragazza non credeva alle sue orecchie, non avrebbe mai creduto di poter sentire una supplica da parte di quell'essere.
<<No, non è niente!>> continuò lui. <<Soffri... e soffro anch'io... perdonami. No, non fate questo... c'è troppo sangue... troppo sangue...>> cominciò a tremare, in preda alle convulsioni.
<<Francis!>> urlò Julia, gli fu davanti, si inginocchio e lo abbracciò. <<Francis, cos'hai?>>
<<Perché me la portate via... perché?! Bastardi, giuro che vi ammazzerò! Ve lo giuro! Ve lo giuro! Non lasciarmi più! Non lasciarmi più!>> in quel momento, i suoi occhi ritornarono normali, il suo sguardo si incrociò con quello di Julia, la ragazza vide le lacrime che sgorgavano... lui stava piangendo. Si abbandonò su di lei, del tutto privo di forze.
<<Francis, ma cosa...>>
<<Non lasciarmi più...>> poi svenne.

* * *

Julia si risvegliò, si trovava sul letto nella stanza di Nemesis Darkfire, era riuscita a trascinare Francis la notte precedente con una fatica immane, poi si era distesa tra i cuscini dopo aver sistemato Francis, la testa di lui appoggiata sul petto di lei.
La ragazza sorrise, si sentì sollevata nel leggere la serenità sul volto del suo amico e al tempo stesso si chiedeva cosa gli fosse successo soltanto poche ore prima.
Sospirando, scostò una ciocca di capelli castani dal viso di Francis, questi sbuffò nel sonno.
Senza rendersi conto di quello che stava facendo, Julia si avvicinò all'orecchio del giovane e sussurrò: <<Chi è Francis?>>
<<È quell'idiota che non allunga le mani quando ne ha l'opportunità?>> ribatté lui con voce assonnata, alzandosi a sedere.
<<Ah, ma allora sei sveglio! E... da quanto?>>
<<Da quando ti viene in mente di soffiarmi nelle orecchie!>> ringhiò Francis. <<Che diavolo ci fai qui?>>
<<Io... non riuscivo a dormire, ho preso lo scooter e sono venuta a trovarti>>.
<<Bella idea, immagina quanto sarà contenta tua madre...>>
<<Oh, che vada a...>>
<<Sì, ho capito>>, la interruppe Francis con un ghigno. <<Non cominciare la mattina con le volgarità, non ti si addicono>>.
<<Va bene... ma poi sono entrata nella torre, fino alla sala del trono... e ti ho visto>>.
<<Lo immagino, era lì che mi trovavo. Difatti non capisco come ho fatto a svegliarmi qui, credo di essermi addormentato. D'altronde, è una settimana che non chiudo occhio>>.
<<Una settimana?!>> ripeté Julia, incredula.
<<Ora più, ora meno...>> il giovane scrollò le spalle. <<E quindi? Come mai mi trovo qui?>>
<<Quando sono arrivata sei come... impazzito. I tuoi occhi sono diventati bianchi, sembravi parlare con qualcuno che vedevi solo tu, dicevi frasi strane come "Non manca molto" o "Non lasciarmi"... qualcosa del genere>>.
Francis inarcò un sopracciglio, rimase in silenzio.
<<E poi sei svenuto>>, aggiunse la ragazza. <<Ti ho portato qui>>.
<<Davvero ho fatto questo?>>
<<Sì... perché?>>
<<Non ricordo niente. Solo... tristezza>>.
<<Ma non è possibile! O stai cercando di nascondermi qualcosa? Se non vuoi rivelarmi niente basta dirlo, non sarebbe la prima volta...>>
<<No, ti assicuro che sto dicendo la verità>>. Francis si alzò in piedi e fece qualche passo per la stanza, poi si fermò. <<Penso che mi farò un altro giro nella stanza della Visione del Vero>>, si affacciò alla finestra, rimase in silenzio, poi sorrise. <<A proposito, ti suggerisco di andare a mangiare qualcosa e metterti in ordine: tua madre sta arrivando... e sarà meglio che mi sbrighi ad avvisare i guardiani prima che faccia una brutta fine>>.

* * *

<<Come... come ti salta in mente di fare un'idiozia del genere?!>> urlò Nikky.
Madre e figlia erano sedute intorno al tavolo nella sala da pranzo, Julia mangiava tranquillamente, quasi ignorando le parole della donna.
<<Ma ti rendi conto di cosa poteva succedere?>>
<<Sì, qualcosa è successo: ti sei accorta che non mi trovavo nel mio letto e questo da parte tua è già tanto>>.
<<Ma non riesco a capire, ti diverte mandare all'aria ogni mio tentativo di allontanarti da quell'essere?! Ma lo trovi così interessante? Maledizione, non ti rendi conto che è pericoloso?>>
<<Questa cosa detta da te che hai vissuto con lui per un bel po' mi sembra ridicola...>> la ragazza fece roteare gli occhi.
<<Nel mio caso era diverso! Io conoscevo la magia...>>
<<E allora insegnamela!>> la interruppe Julia.
<<Tu vorresti imparare? Non credo sia possibile: la predisposizione per le arti arcane non è qualcosa di comune, si trova all'interno di pochi prescelti, nel loro sangue...>>
<<A maggior ragione, considerando i miei genitori, dovrei essere in grado di apprendere!>>
Nikky si rese conto di aver parlato in maniera troppo avventata. Si stupì della sottigliezza di Julia, una qualità che prima non possedeva o forse... forse si sarebbe dovuta sforzare di conoscerla meglio.
<<Ma certo, Nikyliana! Lascia che la piccola impari!>> disse Francis comparendo dal nulla con un ghigno dipinto sul volto.
<<Credevo di poter avere un minimo di privacy con mia figlia>>, sibilò la donna.
<<Non ti scaldare, ho sentito solo le ultime parole. E meno male: credo sia giusto che Julia impari>>.
<<Non credo che questa decisione spetti a te, Darkfire>>.
<<No, infatti spetta a Julia>>, rivolse la sua attenzione alla ragazza. <<Allora, ti piacerebbe imparare la magia da me?>>
<<Certo che sì!>> rispose lei, illuminandosi in volto.
<<Ascoltami, Julia!>> esclamò Nikky. <<Imparare la magia è qualcosa di molto pericoloso; non tutti riescono a terminare neanche l'addestramento base e in molti casi... ecco... gli apprendisti muoiono per i loro stessi errori>>.
<<La via arcana è difficile e rischiosa>>, annuì Francis. <<Ma nei suoi geni ha tutto il potenziale per diventare una grande incantatrice. Comunque, mia cara Nikyliana, l'amore che hai per tua figlia è davvero... "commovente"... quando ti preoccupi così per la sua vita...>>
I due si scambiarono uno sguardo eloquente, Nikky era sbiancata in volto ma i suoi occhi ardevano di rabbia.
La ragazza scrollò le spalle.
<<Immagino che se non mi avessi mai portata in questo mondo avrei imparato la magia, quindi... è una cosa giusta. Voglio imparare, anche per potermi difendere nel caso si presentassero altre occasioni come... come quella con Arshes Nei...>>
<<Arshes Nei è l'Imperatrice del Tuono!>> gridò Nikky. <<Custodisce l'elemento del Fulmine, quando speri di cominciare ad intaccare le fondamenta del suo potere?!>>
<<Ora basta, Nikyliana!>> ordinò Francis. <<Fidati, la tua cara figlia ha il miglior maestro di questo patetico universo!>> ghignò.
<<Sì, che è anche il più grosso idiota e incosciente del creato!>>
<<Va bene, Nikyliana. Sai, potrei starti ad ascoltare per tutto il giorno, ma devo andare a preparare la prima lezione per la mia apprendista. Poi oggi pomeriggio andremo a trovare Angel. Julia, ti aspetto nel mio laboratorio tra dieci minuti, non prima>>. Così dicendo, scomparve.

* * *

Francis raccolse alcuni libri dagli scaffali e li posò sulla sua scrivania, poi cominciò a cercare l'attrezzatura di base.
<<Nikyliana, non è te che sto aspettando... e non con otto minuti di anticipo>>, disse.
La donna comparve attraversando una parete.
<<Ti rendi conto di quello che stai facendo, Darkfire?>> ringhiò.
<<Sicuro! Sto per insegnare a Julia le arti arcane, com'è giusto che sia>>.
<<Non approvo per niente questa tua decisione! Lo sai che potrebbe farsi male...>>
<<Io lo so, ma mai quanto te. Non ho dimenticato affatto quello che ti ho detto molti anni fa, quando mi hai dato la... "lieta notizia". Un pensiero che non si scorda facilmente...>>
<<Non avevi il diritto di fare una simile cosa! È stato sleale da parte tua!>>
<<Sentir parlare di slealtà dalla tua persona è ridicolo! Lo sai, mi chiedo cosa mi trattenga, dovrei ucciderti...>>
<<In molti direbbero che ti dispiace perché alla mente ti ritornano i pensieri di tutti i bei momenti passati insieme...>> ghignò Nikky. <<Ma so benissimo che non puoi neanche farmi un graffio altrimenti... Julia non la prenderebbe molto bene se tu ammazzassi sua madre...>>
<<Che cosa vuoi dire?!>> ringhiò il giovane, gli occhi fiammeggianti.
<<Solo quello che ho detto... Francis>>, Nikky scomparve nel nulla.
In quel momento, la porta si aprì.
<<Posso entrare?>> chiese Julia.
<<Vieni avanti>>, sorrise Francis.
La fece accomodare di fronte alla sua scrivania, poi egli stesso prese posto sulla sua sedia dall'ampio schienale.
<<Allora, innanzi tutto devi capire cos'è la magia. Essa si basa su principi ben precisi: tramite le formule magiche, gli incantatori creano dal nulla nuova materia utilizzando la forza della loro mente come base. In pratica, si potrebbe dire che lanciare un incantesimo brucia la forza mentale di uno stregone che si stanca più o meno come un guerriero quando combatte, solo che la fatica di quest'ultimo è solo fisica, mi segui?>>
<<Sì>>, rispose Julia.
<<Bene. Ora, una volta che la mente è del tutto stanca, se vuoi lanciare altri incantesimi dovrai dormire. Il sonno è molto importante per un incantatore perché la sua concentrazione viene ripristinata così come il guerriero del nostro esempio, dopo una notte di sonno, è pronto nuovamente a combattere. La differenza sta nel fatto che il combattente, con la sua spada, può colpire migliaia di volte in un giorno, mentre i nostri incantesimi giornalieri sono limitati... anche se infinitamente più devastanti di una stupida arma>>.
<<Ma se bastassero solo le formule per fare magie, allora tutti sarebbero maghi>>, osservò Julia.
<<Un ottimo commento>>, sorrise Francis. <<Effettivamente, come abbiamo detto, è necessaria una predisposizione. Semplicemente, o possiedi il potenziale o no. Ma non basta questo: bisogna allenarsi nella concentrazione, bisogna avere sangue freddo e determinazione. Tanto per farti un esempio, ogniqualvolta uso un incantesimo, la mia mente deve essere vuota e sgombra da qualsiasi pensiero o emozione. Se io, per esempio, avessi paura nel bel mezzo di un duello e provassi a lanciare una magia, nella migliore delle ipotesi non succederebbe niente>>.
<<E... nella peggiore?>>
<<L'incantesimo si rivolterebbe contro di me. Ma non preoccuparti, inizierai con cose facili. Adesso leggi questi libri>>.
Julia abbassò lo sguardo sulla scrivania: due tomi grossi come enciclopedie erano poggiati sulla superficie di marmo.
<<Questi due... libri? Ma sono enormi!>>
<<Il prezzo del successo>>, sogghignò il giovane. <<Li ho incantati in modo che tu possa vedere i caratteri della tua lingua. Leggi, non preoccuparti, vedrai che ne varrà la pena>>.
<<Ma io non ho mai letto niente di... voglio dire... non mi piace leggere cose tanto lunghe!>>
<<Lo credo bene...>> Francis disperse lo sguardo. <<Forse Nikyliana aveva ragione, non penso che tu sia portata per le arti arcane...>>
<<Ah, no! Questo non è vero!>> così dicendo, Julia afferrò il primo libro e lo aprì, cominciando a leggere avidamente.

CAPITOLO XIV

"Non lasciarmi più! Non lasciarmi più! ... Non lasciarmi più! Non lasciarmi più!"
Francis era in piedi, i suoi occhi fissavano le acque della fonte nella stanza della Visione del Vero. Continuava a rivedere i momenti di follia che gli erano stati descritti da Julia, non ricordava niente di quello che gli era successo, non aveva idea di cosa significassero quelle parole ma... qualcosa gli diceva che era tutto di vitale importanza, che un dettaglio gli sfuggiva, qualcosa di essenziale.
Sconsolato, sospirò e abbassò il capo; stupidamente, un ricordo gli tornò nella memoria e, in risposta, le immagini furono trasferite dalla sua mente nelle acque della fonte.
Si rivide nella stanza di Julia, lei piangeva di fronte allo specchio dopo aver scoperto di esercitare sulla gente un effetto di Ammaliamento, lui le stava parlando. Poi la ragazza rise.
"Sei bellissima e credimi. Credimi perché con me gli effetti di Ammaliamento non funzionano. Sei bellissima".
Francis ghignò, poi fu come folgorato.
<<Aspetta!>> urlò. <<Fammelo rivedere! Ripeti la scena!>>
Le acque si incresparono; Julia piangeva ancora.
"Sei bellissima e credimi. Credimi perché con me gli effetti di Ammaliamento non funzionano. Sei bellissima".
<<"Sei bellissima?!">> sibilò il giovane. <<Io l'ho detto una sola volta, ne sono sicuro! Non ricordo di aver ripetuto quelle parole!>> urlò mandando fiamme dagli occhi, poi cadde in ginocchio ansimando e portandosi una mano sulla fronte sudata. <<Che diavolo... mi sta succedendo?>>
Avvertì improvvisamente una presenza che si avvicinava, l'aveva riconosciuta.
<<Due volte in un giorno... stai sfidando la fortuna>>, borbottò.
<<Sono solo venuta a dirti che sto per andarmene>>, disse Nikky quando fu comparsa accanto al giovane.
<<Molto bene. Spero di non rivederti mai più in questa torre>>.
<<Non fraintendermi, Darkfire, perché il piacere è reciproco>>. La donna si voltò e fece per andarsene, poi si bloccò e tornò sui propri passi. <<Sai una cosa? Stavo pensando... il tuo potere è rimasto immutato, sei forte come il giorno in cui ti hanno sconfitto, se non superiore; eppure...>>
<<Eppure cosa?>>
<<Hai perso... la tua saggezza millenaria>>, sghignazzò Nikky. <<Me ne sono resa conto solo ora che adesso sei costretto a farti strada nel pericoloso mondo arcano con uno stupido cervello da adolescente quale sei! Non trovi che sia... divertente?>>
<<Dimmi, Nikyliana, cosa sta ribollendo in quella tua mente paranoica?>>
<<Molte cose. Sei stato tu ad insegnarmi che solo gli sciocchi si pongono un solo problema per volta. Adesso, io mi chiedo se tu non stia portando avanti un gioco troppo stupido e sconveniente>>.
<<A cosa ti riferisci?>>
<<Andiamo, Darkfire! Non vorrai farmi credere che Julia non significa niente per te?! È davvero una situazione singolare, lei dovrebbe essere tua figlia eppure... non lo è. E questo a te non importa minimamente perché senti qualcosa per lei...>>
Francis rimase in silenzio, il suo volto era totalmente inespressivo.
<<Queste sono tue convinzioni>>, ribatté un istante dopo.
<<Oh, io stessa spero che lo siano... e lo spero per te, mio caro "Francis">>, ghignò Nikky. <<Julia è una ragazza molto volubile, ma immagino che tu la conosca. Adesso forse ti trova vagamente interessante, sì, ma tutto questo è dovuto unicamente al fatto che alla sua lista di esperienze amorose manca la sezione "Incantatori Malefici">>, sibilò con sarcasmo. <<Una volta che si sarà annoiata e perderà la voglia di imparare la magia e tu non avrai più trucchi da mostrarle... allora ti lascerà solo come un cane in cerca di nuovi modi per soddisfare i suoi desideri>>.
Il giovane si concesse un colpo di riso sarcastico.
<<Ho le mie ragioni per insegnare la magia a Julia e ti assicuro che nessuna di queste segue minimamente il tuo filo logico. Nikyliana, io sono cambiato... e meno male! Adesso posso tutto e se volessi tua figlia non avrei esitato a farla mia! E poi, ricordati che tu stessa mi hai fatto promettere di non sfiorarla neanche con un dito>>.
<<Un giuramento molto particolare che, in effetti, non funziona nel senso di Julia. Quindi credi di poter sedurla in modo tale che sia lei a prendere l'iniziativa?>>
<<Mi pareva di aver già puntualizzato questo punto>>, le fece notare Francis con voce seccata.
<<Già, hai ragione...>> annuì Nikky con un'aria palesemente angelica e volutamente falsa. <<Ci sono anche altri problemi, non è così? Che mi dici del vincolo che si è creato fra voi quando lei ha liberato la tua antica essenza?>>
<<Vincolo?>>
<<Tu stesso me ne hai parlato, non ricordi? Dicesti che, quando le hai dato un bacio, la maledizione è stata sciolta liberando i poteri e i ricordi di Nemesis Darkfire. Tuttavia, vi fu un prezzo: la persona che ti ha liberato è entrata a far parte del vincolo magico e adesso, ogniqualvolta è vicina a te e ti trasmette al cervello alcuni particolari impulsi derivati dall'eccitazione, tu semplicemente perdi le forze e il controllo>>.
Francis sospirò, cominciava a stancarsi.
<<Conosco la storia, non mi stai dicendo nulla di nuovo. Cos'è che oggi ti turba tanto, Nikyliana?>>
<<Qualcosa che mi turba da anni!>> ringhiò la donna facendosi avanti. <<Darkfire, Julia mi appartiene. Malgrado ciò, sono pronta a cedertela a patto che tu sciolga il sortilegio che lega la mia vita alla sua!>>
Francis rise, piegò il capo all'indietro e chiuse gli occhi; malgrado ciò, la donna ghignava nella semioscurità.
<<Questa è davvero divertente! Vorresti offrirmi tua figlia? Cedermela di tua spontanea volontà?>>
<<Lo sai che non mi è mai importato niente di quella sgualdrina! E sai benissimo che, se fosse stato per me, me ne sarei liberata quel giorno stesso in cui te ne feci richiesta!>>
<<Non so che farmene della tua amata figlia! Non può neanche servirmi come svago, sai che non posso toccarla...>>
<<Ah, già... dimenticavo il vincolo. Ebbene, sei sicuro di aver considerato il problema da tutte le angolazioni? Sei convinto del fatto che questa limitazione non possa essere abbattuta?>>
<<Che cosa vuoi dire, che sai come risolvere questo problema?>>
<<Io posso farlo. Pensaci, Darkfire: lasciami libera e goditi i piaceri che quella piccola stupida saprà darti... se è questo che vuoi. A presto>>. Svanì nel nulla, lasciando Francis da solo con i suoi pensieri.
Nikyliana che aveva scoperto il modo per annullare il vincolo? Sarebbe stato bello, Julia era così vicina eppure, al tempo stesso, irraggiungibile.
Ma il giovane scosse il capo: non doveva dare ragione a quella donna! Julia era solo un divertimento passeggero, non era il caso di legarsi troppo a lei; persino insegnarle la magia era solo il frutto di un capriccio, uno svago, niente di più.
Era tardi, con un gesto della mano di Francis le acque della fonte si svuotarono di ogni immagine. Il sole calava, era il momento di andare a trovare Angel... e di capire quanto di lui aveva subito la stessa sorte che era toccata a Valentia.

* * *

<<A cosa pensi?>>
Francis alzò lo sguardo e fissò Julia, un soffio di vento improvviso gli scompigliò i capelli, sospirò. Già, bella domanda... a che stava pensando? Non ne era certo, stavano succedendo così tante cose...
<<A niente>>, rispose il giovane con sincerità.
<<Mi sembri preoccupato, oggi sei troppo silenzioso. Sei sicuro di star bene?>>
<<Sono solo un po' stanco, niente di particolare. E comunque devo cercare di prepararmi ad ogni evenienza: non sappiamo cosa sia successo ad Angel>>.
<<Perché non hai visto com'era la situazione attraverso quella fontana magica che mostra solo la verità? Ti saresti potuto preparare>>.
<<No, in questi casi preferisco scendere in campo personalmente perché la Visione del Vero può ingannare. Essa ti mostra gli eventi così come sono ma non li interpreta per te... e tu potresti sbagliare, c'è differenza tra vedere per mezzi magici e trovarsi sul posto, questa è una lezione importante>>.
<<Non ti stai calando troppo nel ruolo di maestro?>> sghignazzò la ragazza.
<<Forse, ma tu non stai entrando nell'ottica dell'allieva>>, replicò lui con un sorriso. <<A tal proposito, cerca di osservarmi e di imparare da qualsiasi cosa, presta il massimo dell'attenzione e ricorda sempre che vi sono lezioni che non si ripeteranno mai>>.
<<Detto così rende tutto più difficile>>, sospirò Julia.
<<Non ho mai detto che sarebbe stato facile... ma ti assicuro che ne vale la pena>>.
I due camminavano nella notte, faceva freddo, un vento gelido soffiava da nord e, se per Francis non vi erano problemi legati alla temperatura, il viso di Julia cominciava ad arrossarsi e la ragazza alzò la sciarpa per proteggersi il naso e la bocca.
<<Hai freddo?>> le chiese il giovane.
<<Sì, accidenti! Mi sono mordicchiata le labbra e la saliva non si asciuga!>>
<<Cos'è, un modo per sedurmi?>> sogghignò Francis.
<<Se è questo che pensi, allora caschi male! Fa così freddo e io mi sento così gelida che non ti concederei un bel niente, adesso!>>
Il giovane abbassò lo sguardo, strinse i denti, sospirò e nuvolette di vapore si alzarono dalla sua bocca. La strada era deserta anche se i negozi erano ancora aperti, la luce delle vetrine illuminava il viale. Improvvisamente prese a nevicare, piccoli fiocchi di neve scendevano lentamente dal cielo e, entro pochi minuti, sopraggiunse una tempesta con chiara disapprovazione da parte della ragazza. Senza pensarci due volte, il giovane afferrò Julia per il polso e la trascinò via.
<<Ehi, che fai?!>> strillò lei.
<<Vieni con me>>.
La condusse sotto un portico, la furia del vento si attenuò all'istante, i due furono riparati dalla neve. Francis camminò per qualche metro ancora, trascinandosi dietro la ragazza sino a condurla all'estremità del portico dove le colonne nascondevano parzialmente la vista della strada; si avvicinò al muro e senza difficoltà vi spinse Julia contro.
La ragazza fissò il giovane con aria stupita, lo squadrò stupidamente dalla testa ai piedi, si rese conto di come la lunga giacca di pelle nera si confondesse in maniera innaturale con la notte.
<<Francis... che ti salta in mente?>> sibilò.
Lui la fissò senza battere ciglio, fu colpito dal rossore del suo viso, dai capelli color fuoco che uscivano dal cappuccio e dai fiocchi di neve che vi si erano impigliati e stavano sciogliendosi lentamente.
<<Voglio vedere fino a che punto sei gelida>>, rispose.
<<Potrei mai avere una risposta chiara da te?>> sospirò lei.
Francis sorrise, poi avvicinò il suo volto a quello della ragazza e la baciò. Julia rimase immobile, stordita; le sue labbra erano gelide ma quelle del giovane  bollenti in maniera innaturale, sentì il calore giungerle con tale prepotenza che un formicolio violento le si propagò per tutta la testa, sentiva il corpo forte di lui premuto contro il suo, le sue braccia muscolose le cingevano la vita con passione, lei alzò le mani e le portò tra quei lunghi capelli castani che avvolgevano ormai entrambi, le parve quasi di sentire delle fiamme nel suo corpo, era una sensazione strana ed indescrivibile.
Poi, però, così come tutto era iniziato, terminò: la presa di Francis venne meno, egli sentì la mente svuotarsi, il viso di Julia non era più così nitido, la vista gli si era offuscata.
<<Francis?>> lo chiamò lei.
Il giovane cadde in ginocchio e si portò una mano sulla fronte, ansimando. Lei gli fu accanto.
<<Dannazione...>> sibilò lui tra i denti.
Julia gli cinse le spalle.
<<Però... sai, se vuoi qualcosa del genere... ecco... basta chiedere. Mi avevi quasi spaventata>>.
Francis alzò lo sguardo e fissò la ragazza negli occhi; quest'ultima vide un sorriso disegnarsi sul volto stanco di lui.
<<Chiedere? E tu avresti accettato? No, nel tuo caso è meglio prendere senza troppe cerimonie>>.
<<E allora sai che ti dico? Che ti sta bene quello che ti è successo!>> replicò lei, fingendosi offesa.
La neve continuava a scendere, la strada, le auto e le case erano già ricoperte da uno spesso strato bianco. I due ragazzi si erano rimessi in piedi e stavano percorrendo il viale, diretti verso la casa di Angel.
<<E comunque mi sembrava giusto>>, disse Francis all'improvviso.
<<Giusto cosa?>>
<<Prendermi quel che dovevo... in ogni caso, oggi mi spetta>>.
<<Perché, oggi è diverso in qualche modo? Oh, sì, nevica e magari hai qualche possibilità>>. Julia fece una smorfia.
<<Non mi meraviglia il fatto che tu non sappia che giorno è oggi>>, il giovane sorrise e roteò gli occhi. <<D'altronde, tu hai sempre avuto delle date particolari in mente e non puoi ricordarti di tutti...>>
<<Date? Aspetta... ma è il tuo compleanno!>>
Francis scrollò le spalle.
<<Già>>.
<<Allora auguri!>> esclamò lei, alzandosi sulle punte dei piedi per baciarlo sulle guance. <<Però... avrei dovuto ricordarmene, dovevo farti un regalo...>>
<<Che puoi regalare a me che ho tutto?>> il giovane inarcò le sopracciglia.
<<Un pizzico di umiltà!>>
<<Ma tu senti chi parla di umiltà! E comunque sia, se può farti star meglio, ho appena avuto il mio regalo>>, aggiunse a mezza voce mentre attorcigliava una ciocca di capelli rossi intorno al suo dito.
<<Non fare il dongiovanni da quattro soldi>>, sghignazzò lei.
<<Solo quattro soldi? Tu mi spezzi il cuore!>> esclamò in tono melodrammatico.
<<In mille frantumi!>>
<<Sei troppo cattiva oggi... e non ti meriti il regalo>>.
<<Cosa?>> Julia sgranò gli occhi.
<<Ecco, quando mi fai quello sguardo da cucciolo bastonato, proprio non so resistere>>, disse Francis, fingendosi commosso.
<<Scemo!>>
<<Ecco>>, il giovane fece scivolare una mano nella tasca della giacca e tirò fuori una collana: era un laccio nero cui era stata legata una pietra azzurra e ovale che sfumava di colore man mano che ci si allontanava dal centro, liscia e splendente, di un colore intensissimo del tutto simile agli occhi di Julia. <<Ti piace? È una pietra rarissima chiamata "Roccia di Angelo" perché una leggenda dice che i suoi frammenti siano stati inviati dal cielo; un pensierino per la mia apprendista crudele>>.
<<È bellissima! Grazie, Fra!>> afferrò la pietra e lo baciò ancora una volta sulla guancia.
Francis sospirò.
<<Ah, le donne...>> disse a voce alta. <<Bastano solo tanti soldi, far loro dei regali costosi e saranno tue per sempre>>.
<<Avviso per Francis: diventi più scemo per ogni passo che fai!>>
<<Avviso per Julia: Francis diventa più "affascinante" per ogni passo che fa!>>

* * *

Sirene della polizia, le luci blu lampeggiavano attraverso la neve, le auto sostavano al margine della strada, vi erano anche vigili del fuoco e ambulanze.
<<Ma che è successo?>> mormorò Julia a mezza voce.
Laddove ci sarebbe dovuta essere la casa di Angel vi erano solo rovine fumanti, mattoni sparsi, frammenti di vetro. Il palazzo era letteralmente saltato in aria.
<<Togliamoci di mezzo>>, consiglio Francis e, afferrando la ragazza, la trascinò in un vicolo da cui poteva vedere la scena da lontano.
<<Perché ci nascondiamo? Dovresti essere più forte dei poliziotti!>> gli fece notare Julia.
<<Sì, lo sono... ma sospetto che non sia frutto di una coincidenza tutto ciò. Meglio togliersi dalla vista, Arshes Nei potrebbe arrivare da un momento all'altro se fiuta questa confusione. Adesso lasciami sentire>>. Così dicendo, Francis tese l'orecchio.
Julia immaginò che il giovane fosse in grado di leggere le labbra ma, successivamente, fu costretta a ricredersi quando lui accennò a un uomo in modo particolare.
<<Quel tizio di spalle dice che deve essersi trattata di una fuga di gas>>, disse alludendo a uno dei vicini, ancora scosso. <<Dice che c'è stato un gran botto ed è saltato tutto per aria. Stupido>>.
<<Perché? Forse ha ragione, in fondo ci sono tracce di bruciature, non vedi?>>
<<Questo perché, quando è accaduto quel che è accaduto, ci sono andati di mezzo anche i tubi del gas>>.
<<E... cos'è accaduto esattamente?>>
<<Magia. Sento ancora le vibrazioni nell'aria dovute al lancio di un incantesimo... un incantesimo potente... l'atmosfera è elettrizzata!>>
<<Arshes Nei?>>
<<Probabile. Ma ci sono anche delle tracce di un incantesimo differente... c'è stato un duello tra Arshes Nei e, probabilmente, Angel. L'esito lo ignoro>>.
Julia sospirò e alzò lo sguardo fissando i poliziotti che si aggiravano come lupi famelici intorno alle rovine del palazzo; poi, un istante dopo, la ragazza sgranò gli occhi.
<<Charl!>> esclamò.
<<Cos'hai detto?>> chiese Francis.
<<Il detective Charl! Quello lì>>, glielo indicò. <<Mia madre l'aveva assunto con l'incarico di scoprire chi fosse il mio rapitore quando scappai dalla tua torre>>.
Silenzio.
<<Quello con i capelli neri?>> volle sapere il giovane.
<<Sì. Cos'è, lo trovi affascinante?>> sghignazzò la ragazza ma, dall'espressione che aveva assunto Francis, capì immediatamente che non era il momento di scherzare.
<<Nikyliana ha assunto... quel tipo per trovarmi?!>>
<<Sì... forse lo conosci?>>
<<Dovrei conoscerlo>>.
Julia inarcò un sopracciglio.
<<Che razza di risposta è questa?>>
<<Non lo so... "Charl", hai detto? Dannazione, mi è terribilmente familiare, sento che dovrei conoscerlo eppure... non ho ricordi di lui>>.
<<Forse hai avuto a che fare con lui quando eri... sì insomma, quando eri completamente Francis...>> suggerì Julia.
<<No, non credo proprio>>, replicò lui con disprezzo. <<A quel tempo ero troppo stupido e non avevo il fegato per mettermi nei guai con la polizia!>>
<<Ehi, ti faccio notare che stai mettendo in risalto le tue debolezze!>> lei fece una smorfia. <<Però non è da tutti ammettere i propri limiti, bisogna essere forti per farlo>>.
A quell'affermazione, Francis girò la testa e fissò la ragazza; lei sussultò, negli occhi del giovane ardevano fiamme e il suo volto era contratto.
<<Non fraintendermi, Julia... ma io... "odio" Francis!>> sibilò.
<<Ehi, voi due!>>
I ragazzi furono abbagliati da una luce elettrica, uno degli agenti li aveva trovati, nella mano reggeva una torcia.
Julia si coprì il volto con le mani, Francis si alzò in piedi.
<<Che seccatura>>, ringhiò tra i denti.
<<Cosa stavate facendo?>> intimò il poliziotto.
Il giovane sorrise, sulle labbra gli ardevano già le parole di un incantesimo, presto quell'idiota sarebbe esploso dall'interno... ma fu interrotto.
<<Che succede qui?>>
Il detective Charl si era fatto avanti; Julia abbassò lo sguardo e cercò di nascondere il viso nel cappuccio sperando che le ciocche di capelli rossi non fossero troppo evidenti sulla giacca nera.
<<Ho sorpreso questi due in atteggiamento sospetto, signore>>, replicò il poliziotto, zelante.
Francis fissava Charl, dal suo volto non traspariva alcuna emozione. Improvvisamente aveva avuto la sensazione pungente che usare la magia sarebbe stato un grosso errore in presenza di quell'uomo ma non avrebbe saputo spiegarne la ragione.
<<Chi siete?>> chiese il detective, avvicinandosi. <<Favorite i documenti!>>
<<Non abbiamo documenti>>, rispose Francis con voce cupa. <<Siamo entrambi minorenni e voi non avete il diritto di fermarci e fare domande>>.
<<Cosa ti fa pensare che io non abbia questo diritto?>> Charl infilò le mani nelle tasche della giacca.
In quel momento, Julia si avvicinò al giovane; quest'ultimo sentì il corpo di lei premuto contro il suo con un'aggressività strana, innaturale, quasi perversa. Poi capì.
<<Senti, bel pupo, non è il caso che voi perdiate tempo in questo modo>>, Francis esibì un ghigno ed avvolse un braccio intorno alla vita di Julia dandole uno strattone. <<Io e la mia pollastra vogliamo solo divertirci... e avremmo già cominciato se questo emulo del tenente Colombo non ci avesse interrotto!>>
Charl abbassò lo sguardo sulla ragazza, non sembrava molto convinto.
<<La tua amica non parla?>>
<<Lei è timida... e non presta confidenza agli sconosciuti>>, sibilò il giovane con sarcasmo.
<<E vi sembra il posto adatto per fare le vostre cose? Sono morte delle persone, ci sono ambulanze e auto della polizia qui intorno!>>
<<Che vuoi farci... lei è eccitata dalle sirene!>>
Credendo che quell'ultima affermazione necessitasse di un gesto di approvazione, Julia accarezzò il mento di Francis in un gesto seducente e gli baciò sonoramente la guancia.
Intanto, il giovane stava fissando il detective e il poliziotto con aria annoiata.
<<Allora, volete andarvene o preferite restare? Perché se è così, vi informo che lo spettacolo non è gratis!>>
<<Non sono cose da fare per strada, queste>>, disse Charl congedando l'agente con un gesto della mano. <<Andatevene da qualche altra parte o vi arresto per oltraggio al pudore>>.
<<Ti serve proprio una scusa per portarci dentro, eh? Questa minaccia non regge: chi si spoglia con questo freddo?>>
<<Va bene, va bene. Ora andate via. E... complimenti, ragazzo. Hai la parlantina sciolta>>. Così dicendo, il detective si allontanò.
Francis abbassò lo sguardo.
<<Julia, andiamocene prima che succeda qualcosa>>.
La ragazza annuì e, un istante dopo, entrambi scomparvero nel nulla.

* * *

Il detective Charl uscì dal vicolo e girò a destra trovandosi immediatamente faccia a faccia con un agente.
<<Hai registrato tutto?>> chiese.
<<Sì, signore. Ma... perché?>>
<<Ricordi il caso della ragazza rapita che sosteneva di essere stata portata in un posto che non esiste?>> chiese, fissando la neve che cadeva costante.
<<Sì, ma...>>
<<Era lei. Ha tentato di nascondersi ma l'ho vista da lontano. È strano perché per più di un mese se ne sono perse nuovamente le tracce... poi è tornata e nessuno sa come>>.
<<Credete che sia stata costretta in qualche modo al gioco del rapitore?>>
<<Non lo so... perché quel ragazzo che stava con lei corrispondere perfettamente alla descrizione del rapitore che ella stessa ci ha fornito. E prima che mi avvicinassi lui non si preoccupava che lei potesse sfuggirgli... ma le dava le spalle>>.
Un fiocco di neve dopo l'altro, sempre più fitti, senza fine nel caos turbinante del vento.

Il Rosso

CAPITOLO XV

La neve continuava a scendere, per tutta la notte la tempesta aveva infuriato.
Era mattina, Francis aveva deciso di andare a fare una visita a casa di Julia; Nikky era uscita per delle commissioni, suo marito si era recato in ufficio la mattina presto e Bob aveva telefonato la sera prima per avvisare che non avrebbe potuto tornare tanto presto a casa: era partito con degli amici per un fine settimana in montagna e adesso, a causa della neve, tutte le strade erano bloccate.
Francis e Julia erano in salotto, seduti sul divano, accanto al caminetto con il fuoco che scoppiettava; la ragazza aveva letteralmente le lacrime agli occhi per le risate, stavano vedendo la televisione e Francis utilizzava la sua magia per modificare gli spot pubblicitari mentre andavano in onda con il risultato che già quattro canali avevano interrotto le trasmissioni per "problemi tecnici".
<<Guarda, la pubblicità della telefonia>>, stava dicendo lui. <<Ma che avranno quei due cretini da lanciarsi certe occhiate senza motivo? Aspetta, adesso a lui gli metto un po' di rossetto...>>
Julia rise più forte mentre vedeva le labbra dell'attore colorarsi di un rosso acceso.
<<E fai la barba a lei!>> suggerì.
<<Ma certo>>, ghignò il giovane. <<E le faccio anche saltare un paio di denti...>>
In quel momento, lo schermo divenne blu e comparve il messaggio per avvisare i telespettatori del problema tecnico.
<<E con questa siamo a cinque>>, sorrise Francis. <<Vogliamo continuare?>>
<<No, ti prego, basta!>> rise la ragazza, tentando di riprendere fiato. <<Accidenti, ho creduto di morire! Ma come fai? Che c'entra la magia con la televisione?>>
<<La magia c'entra con tutto>>, spiegò il giovane. <<Con il giusto livello di esperienza puoi fare qualsiasi cosa, non vi sono limiti alle tue azioni. In questo caso riesco a manipolare e distorcere il segnale radio aggiungendo onde simili che modificano quelle originali, non è niente di difficile>>.
<<Non so se questo è un comportamento onorevole da parte di un grande stregone>>, disse Julia con una smorfia.
<<Questo perché tu vivi negli stereotipi. Se hai il potere puoi fare tutto quello che vuoi... e dato che ho sempre odiato la pubblicità, mi sembra più che doveroso riprendermi le ore che ho perso guardandola>>.
<<Però mi piacerebbe uscire>>, sbuffò la ragazza. <<Accidenti a questa neve, non si riesce a vedere a due metri! L'unica a guadagnarci è la tua stupida torre che si mimetizza meglio laddove ha avuto la bella idea di piazzarsi!>>
<<Tanto non l'avrebbe vista ugualmente nessuno>>, sogghignò il giovane. <<La torre è incantata e finché qualcuno non te la indica potresti anche andare a sbatterci contro senza vederla>>.
Julia inarcò un sopracciglio.
<<Sul serio?>>
<<Ma di che ti stupisci? La torre è lì, svetta imponente, la si vede per chilometri eppure nessun idiota del comune è ancora venuto a chiedermi con quale autorità ho costruito qualcosa in quel luogo. Non ti pare che sia strano?>>
<<Sì, in effetti...>>
<<Su, non te la prendere. A proposito, hai continuato a leggere i tuoi libri?>>
<<Sì. Sono al quindicesimo capitolo del primo, ho letto tutta la notte e sono a pezzi>>, come per sottolineare quell'affermazione, la ragazza si stropicciò gli occhi.
<<Già al quindicesimo? Sono davvero sorpreso>>, sorrise Francis.
<<Cosa vuol dire questo? Che non mi ritieni all'altezza?>>
<<No, voglio dire che è un salto di qualità per te che dicevi che leggere molto non ti piace>>.
<<E a proposito, volevo chiederti una cosa>>.
<<Dimmi pure>>.
<<Leggendo il capitolo tredici mi è venuto da chiedermi se la fiamma creata da un incantesimo è reale o solo frutto di una deformazione della realtà>>.
Francis rise e scosse il capo.
<<Non hai idea di cosa ti sei chiesta! A dire il vero è una domanda che non conosce ancora risposta, i grandi pensatori dei maghi portano avanti dibattiti che continuano da secoli proprio su questo quesito. E sono davvero stupito, hai del talento se ti sei già posta un problema del genere>>.
<<Grazie!>> esclamò la ragazza, raggiante. <<E anche tu ti sei fatto questa domanda?>>
Il giovane si schiarì la voce.
<<A dire il vero... quando arrivai al quindicesimo capitolo, ricordo che mi chiesi se fosse possibile agire sul tempo per scagliare un incantesimo e vederne gli effetti nel futuro>>.
<<Accidenti, ti fa sentire inutile...>>
<<No, non preoccuparti. Pochissimi apprendisti sono acuti come te, diventerai davvero grande, fidati>>.
<<E la tua domanda ha trovato risposta?>>
Francis sorrise, agitò una mano e mormorò alcune parole. Non successe nulla.
<<Che hai fatto?>>
<<Aspetta...>>
Circa trenta secondi dopo sul tavolino di fronte al divano si materializzò una scacchiera con i pezzi già disposti e pronti alla partita, erano vere miniature di soldati, i re sembravano potenti incantatori, le regine avevano entrambe i capelli rossi e i cavalli erano unicorni da una parte ed incubi dall'altra.
<<Accidenti... l'hai portato nel futuro? L'incantesimo, intendo...>>
<<Già...>>
<<Chi ti ha insegnato qualcosa del genere? Deve essere difficile...>>
<<Molto difficile. In quanto al maestro... ecco, credo proprio di aver sviluppato io stesso questo modo di incantare>>.
<<Ti prenderei a pugni!>>
<<Perché non lo fai?>>
<<Perché...>> Julia fu zittita da Francis, il giovane si guardò intorno.
<<Credo che dovrò andare...>> disse.
<<Perché? È successo qualcosa?>>
<<Niente di importante... ma non sono dell'umore per litigare. Ci vediamo presto>>, avvicinò il suo capo a quello di lei e le baciò la guancia, poi scomparve.
In quello stesso istante sì udì la chiave che si faceva strada nella serratura della porta di casa e Nikky entrò con le braccia stracolme dalle buste della spesa.
Julia sorrise, un vago rossore le inondò il volto e la sua mano sfiorò il punto dove Francis l'aveva baciata; fu la voce di sua madre a riportarla alla realtà che le gridava di darle una mano. La ragazza saltò giù dal divano e corse a sorreggere le buste che stavano per cadere.
<<Grazie...>> sbuffò Nikky. <<Che razza di freddo che fa fuori! E siamo già in primavera!>>
Julia annuì in silenzio, posò la spesa sul tavolo e cominciò a frugare tra le buste, Nikky andò ad appendere la giacca, poi tornò in cucina e cominciò a sistemare alcuni dei prodotti nel frigorifero.
<<Allora, ha intenzione di continuare ancora a lungo questa storia?>> chiese.
<<Che storia?>> replicò la ragazza, staccando un pezzo di una tavoletta di cioccolato.
<<Star sveglia fino al mattino per leggere quei libri... e non fingere di non sapere di cosa stiamo parlando>>.
<<Sarà la pratica che mi manca... comunque non sono stata sveglia fino al mattino>>, aggiunse davanti all'espressione accigliata di sua madre intuendo che non era il momento migliore per fare dell'ironia.
<<Julia, te lo ripeto ancora una volta: lascia perdere la magia, non esiste niente al mondo di più pericoloso. Sei ancora giovane, ti assicuro che sarebbe davvero sciocco da parte tua sacrificarti in questo modo>>.
<<Per te non è stato pericoloso, però>>, ribatté Julia a capo chino. <<Perché non dovrei fare qualcosa che tu hai fatto? Non è giusto!>>
<<Forse perché io sono cresciuta diversamente e avevo una vaga idea di quello che mi aspettava quando ho cominciato a studiare>>, disse la donna con freddezza. <<Julia, tu non sai niente! Renditi conto che non hai idea di cosa significa addentrarsi nelle arti arcane. E ascoltami, sono solo una madre che cerca di proteggerti!>>
Julia pensò che c'era qualcosa che non andava in quell'ultima frase. Nikky era troppo melodrammatica, quel tono di voce non le apparteneva assolutamente.
<<Mamma, io... non preoccuparti. Non mi accadrà niente, c'è Francis che mi insegna...>>
<<Darkfire!>> sbuffò la donna con disprezzo. <<Che cosa ha mai fatto di buono nella sua vita? Non farti incantare dalle sue intenzioni velate di ipocrisia: egli in realtà è contorto, malvagio, crudele... è tutto ciò che non fa del bene a te, credimi>>.
<<Ti sbagli! Forse quello che conoscevi tu ma questo... questo è diverso!>>
<<Ah, lo so...>> bisbigliò Nikky con un lieve ghigno mentre si voltava per riporre qualcosa nella credenza.
<<Che cosa hai detto?>>
<<Niente. Ascolta, lascia perdere queste lezioni, sarà molto meglio per tutti>>. Così dicendo, la donna si recò in salotto. Julia abbassò il capo, sospirò ma, quando alzò nuovamente lo sguardo, vide sua madre ferma sulla porta che le dava le spalle. Sembrava stesse fissando qualcosa... qualcosa di...
La scacchiera!
Sia lei che Francis se ne erano dimenticati, era accaduto tutto così in fretta...
La ragazza si avvicinò, vide sua madre recarsi verso il centro del salotto e osservare i pezzi del gioco, allungò la mano ed afferrò la regina bianca portandola davanti agli occhi, con il pollice accarezzò i capelli rossi della statuetta.
<<Cosa sono questi scacchi?>> chiese con voce piatta.
<<Io... me li ha regalati Francis insieme... insieme ai libri di magia>>.
<<Che strano regalo... considerando che tu non sai giocare a scacchi>>, sibilò Nikky, poi si guardò intorno come cercando di intuire qualcosa di inconsistente. <<Ma tu menti. Darkfire è stato qui!>> e, così dicendo, rivolse tutta la sua attenzione alla ragazza mentre stringeva tra le dita la regina bianca.
Senza accorgersene, Julia abbassò lo sguardo e si portò una mano alla guancia laddove Francis l'aveva baciata, poi si rese conto che quel gesto avrebbe potuto incriminarla e si grattò la tempia con il dito.
<<No... certo che no, cosa ti salta in mente?>> abbassò il capo.
<<Non funziona così!>> esclamò Nikky facendo un gesto con la mano: in risposta a quell'ordine, la ragazza sentì una forza estranea che le alzava il capo con prepotenza. <<Guardami negli occhi quando ti parlo!>> ringhiò la donna.
Julia rimase in silenzio, la bocca semiaperta in un'espressione di vago stupore, vide sua madre avvicinarsi.
<<Stai arrossendo>>, commentò Nikky. <<Perché? Non sarai per caso... no, è impossibile!>> la lasciò andare, il potere venne meno e la ragazza barcollò. <<Tu... tu ti stai innamorando di Darkfire?!>> urlò, scagliando la regina bianca nel caminetto.
<<No!>> strillò Julia. <<Siamo amici, niente di più!>>
<<Stupida, io ho vissuto molto più a lungo di te e certi dettagli non mi sfuggono! Perché arrossisci? Perché la voce ti trema mentre parli di lui? Perché lui era qui e non hai voluto dirmelo? E perché... soprattutto perché lo consideri un "amico" dopo tutto quello che ti ha fatto passare? Non ti ricordi le torture psichiche, la prigionia?>>
<<Ma adesso è diverso! È cambiato! Non mi sto innamorando di lui, credimi!>>
<<Taci! Sono molto delusa dal tuo comportamento! Speravo che ti avessi perlomeno insegnato a distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo, ma non è stato così! Ho cercato di proteggerti, di farti capire quello che stavi facendo e tu ti sei innamorata dell'essere più pericoloso del nostro tempo!>>
<<Non ho mai detto che mi sono innamorata di Francis, queste sono cose che stai dicendo tu!>>
Nikky sospirò, abbassò lo sguardo, poi alzò di nuovo gli occhi su Julia e le si avvicinò; la ragazza indietreggiò di un passo ma sua madre riuscì ad afferrarla e la strinse nel suo abbraccio.
Era tutto così assurdo, così strano... e Julia non ricordava mai di essere stata abbracciata in quel modo così... freddo, febbrile e, in un certo senso, anche perverso. Senza accorgersene, la ragazza portò la mano al petto laddove, attraverso la maglia, afferrò la pietra che Francis le aveva regalato, la Roccia di Angelo, stringendola convulsamente come se fosse in grado di infonderle forza e si rese conto di stare tremando.
<<Bambina mia...>> le sussurrò Nikky all'orecchio con voce suadente. <<Mia cara Julia, apri gli occhi>>. Così dicendo le portò una mano sul capo che si perse tra le ciocche rosso fuoco. Julia sentì qualcosa di strano, era un formicolio che passava dalla testa e le scendeva lungo la schiena, per le braccia e per le gambe, la realtà venne meno intorno a lei, tutto fu annebbiato ed ebbe la sgradevole sensazione di non essere più in grado di possedere l'assoluto controllo sui suoi pensieri.
<<Perché?>>
<<Apri gli occhi, ho detto! Ma come, pensi che Darkfire possa innamorarsi? Stupida, egli ti userà, soddisferà i suoi desideri e poi ti abbandonerà gettandoti nel fango. È questo che vuoi?>>
<<No!>> esclamò Julia.
<<E allora io posso aiutarti. Però tu devi prima rispondere ad una semplice domanda>>.
<<Va... va bene>>. Si sentiva la lingua intorpidita.
<<Tu ami Nemesis Darkfire?>>
<<Io...>> si interruppe, le sue labbra si mossero come per dire qualcosa ma non ne uscì alcun suono.
Nikky strinse i denti, la sua mano si serrò intorno alle ciocche rosse di Julia e la strattonò, allontanandola dal suo abbraccio. <<Rispondi!>>
La ragazza strillò, si portò le mani alla testa.
<<Lasciami, mi fai male!>>
<<Rispondi e ti lascio! Tu ami Darkfire?>>
<<Lasciami!>>
<<Rispondimi!>> urlò, alzando il braccio.
<<Io... non lo so!>>
La presa venne meno e Julia cadde sul pavimento. Il formicolio era aumentato, le gambe erano come addormentate e non avevano più la forza di sorreggerla. Si portò una mano alla testa nel punto dolorante, i suoi occhi lacrimavano per il dolore, tremava come se avesse la febbre ma alzò lo sguardo ed incontrò la sagoma di sua madre, indistinta ed offuscata.
<<Sei impazzita!>> sibilò.
Nikky si inginocchiò su sua figlia.
<<Siamo tutti pazzi>>, rispose con un sussurro. <<Io, tu... Darkfire... e questo perché tutti vogliamo qualcosa che non riusciamo ad ottenere... e che ci rende folli. Ma puoi incolparmi per questo? Julia, io non sono diventata una madre per mia scelta, questo lo sai. Però speravo che tra noi avrebbe potuto esserci un'amicizia ma io... no, ho preferito rinunciare a questa opportunità>>.
Julia si stringeva la testa, le parole di sua madre le giungevano da molto lontano, le sentiva rimbombare nelle sue orecchie, le stava accadendo qualcosa di strano e continuava a tremare.
<<Perché?>> riuscì a chiedere.
<<Perché tu non meriti tutto questo. Non sono trascorsi nemmeno venti anni da quando ti conosco eppure... adesso ti vedo per quello che sei veramente: una ragazza sporca dei suoi peccati, con troppi pensieri impuri che ha abusato della sua influenza, del suo potere! Sei una peccatrice proprio come me... anzi, molto più di me!>>
<<Non è vero...>>
<<Sì che è vero!>> ancora una volta, Nikky le afferrò i capelli e la sentì gemere. <<A questo punto c'è un solo modo per risolvere tutto questo e purificarti!>>
<<Come?>>
<<Seduci Darkfire! Non dovrebbe essere difficile per te, seducilo e fagli desiderare di poterti avere completamente! E a quel punto lui verrà da me e mi implorerà di liberarlo dal vincolo...>>
<<Cosa hai detto?>>
<<Ah, niente. Dimentica la mia ultima frase>>. Così dicendo, Nikky passò la mano sugli occhi di Julia. <<È semplice: seducilo, è quello che fai da sempre. Sei bella, stupida ma bella. Fai come ti dico>>.
<<Ma perché?>>
La donna sbuffò.
<<Perché è quello che vuoi, no? Adesso dormi e dimentica quello che è successo tra noi... sì, dimentica tutto, lascia solo gli ordini>>.

* * *

Francis si sedette sul suo trono, il mantello frusciante alle sue spalle.
Aveva ricevuto un messaggio, con un gesto evocò una grande bolla d'acqua che si posizionò, fluttuando, dinnanzi al trono; poi chiuse gli occhi, una vampata di calore si sprigionò dal suo corpo e scomparve per lasciare il posto a Nemesis Darkfire in tutto il suo terrificante potere.
Immediatamente, nella bolla comparvero delle immagini: un giovane dai capelli azzurri e lisci e gli occhi verdi, vestito di bianco, si presentò al Signore della Fiamma.
<<Kall Su... o Angel?>> chiese Nemesis.
<<Kall Su>>, rispose l'uomo all'interno della bolla con un inchino. <<Angel avrebbe voluto conoscerti, potente Nemesis Darkfire... ma non è potuto venire>>, la sua voce era gelida, possedeva l'armonia dei cristalli.
<<Un'altra coscienza divisa...>> sibilò il Signore della Fiamma tra i denti.
<<Posso dire che per me è un vero piacere rivederti>>, continuò Kall Su.
<<Oh, lo comprendo>>, rispose Nemesis con un ghigno. <<Kall Su, Re dei Ghiacci... è passato molto tempo da quando ci siamo visti l'ultima volta...>>
<<Ricordo quel bastardo... Dart Nywtwilight che mi ha colpito... e poi la prigione>>.
<<Il tempo della prigione è finito, adesso ricominceremo da dove ci eravamo fermati>>.
<<La conquista del mondo?>>
<<Sì... anche se c'è un problema...>>
<<Quale?>>
<<Arshes Nei. Si è ribellata e tu sai che ci serve l'elemento del fulmine per fare nostro il mondo!>>
<<Stento a crederlo! Maledetta cagna traditrice, non mi sarei aspettato questo cambio di bandiera, non dopo la storia che ha avuto con te!>>
Nemesis restò a bocca aperta... la sua presunta relazione con Arshes... si schiarì la gola.
<<Sì, è stata una sorpresa per tutti noi. Adesso però dobbiamo fermarla: pare che sia diventata più forte>>.
<<Non c'è alcun problema: il suo potere non è mai stato paragonabile al nostro!>>
<<Ma si è liberata dalla mia Prigione di Essenza>>.
Questa volta fu Kall Su ad essere ammutolito.
<<Lei... liberata...>>
<<Continueremo la conquista del mondo. Le mie truppe si stanno occupando di Meta-Likana, io adesso mi trovo nel mondo sottostante. Avrai due compiti: il primo, più importante, è trovare Arshes Nei ed imprigionarla; presta attenzione perché la voglio viva, non accetterò un cadavere!>>
<<Ai suoi ordini, Lord Darkfire>>.
<<E il secondo compito... devi indagare su un uomo, un certo "Charl" che si trova nel mondo sottostante. I miei servitori sapranno indicartelo ma non essere avventato: ho percepito del potere in lui e il mio sesto senso mi ha consigliato di non usare la magia in sua presenza>>.
<<Un fenomeno del genere può avere mille spiegazioni... ma io troverò la verità per te! C'è dell'altro?>>
<<Nient'altro>>.
<<Allora invierò delle truppe alla tua torre per proteggerla!>>
<<No, ti ringrazio ma non ce n'è bisogno. Ricorda che con me c'è sempre... il caro Dark Schneider...>> sogghignò Nemesis.
Kall Su scoppiò a ridere, imitato quasi immediatamente dal Signore della Fiamma. Le loro risate divennero sempre più forti e malvagie mentre l'oscurità si addensava.

Darkblade

Me la son letta tutto d'un fiato! Fantastica!
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Il Rosso

CitazioneMe la son letta tutto d'un fiato! Fantastica!
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Ah, finalmente ho la prova che non sto postando invano.   Grazie mille! Allora continuo!  :P

CAPITOLO XVI

<<Sei rinato... Dark Schneider...>>
Lo stregone dai capelli bianchi aprì gli occhi e si alzò in piedi. Il suo cuore era stato strappato e poi ricollocato all'interno del suo torace ma, malgrado ciò, respirava ancora. Il sangue aveva cessato di scorrere dalle sue ferite e gli occhi erano spenti. Tuttavia, egli viveva.
<<Darkfire?!>> ringhiò.
Nemesis Darkfire era seduto sull'altare della Fiamma. Entrambi si trovavano all'interno del Tempio del Fuoco, si respirava un'aria di morte.
<<Allora, cosa ne pensi?>> chiese il giovane stregone, allargando le braccia alla volta del tempio e facendo rimbombare la sua voce. <<Sono potente, non trovi? Non ho un graffio e tutti gli altri sono morti>>.
<<Sei sempre stato forte ma... non immaginavo...>>
<<Hai sbagliato>>.
<<Che cosa mi hai... mi hai fatto?>>
<<Sei morto, non ricordi? Ti ho strappato il cuore e ne ho bevuto il sangue gocciolante. Poi l'ho rimesso a posto ed ho scaricato nel tuo corpo una quantità di energia magica sufficiente a riattivare le tue funzioni vitali>>.
<<Tu mi hai riportato in vita... così?>> Dark Schneider sgranò gli occhi.
Nemesis annuì, un ghigno malvagio gli sfigurava il volto.
<<Ma allora... allora la mia anima è nel mio corpo o no?!>>
<<Chi può dirlo?>> il giovane stregone scrollò le spalle. <<Forse è solo la tua ragione che parla e la tua anima forse, in questo momento, si trova nell'aldilà. Non sono un chierico e non saprei darti una risposta>>.
<<Maledetto! Perché non mi hai lasciato morto?!>>
<<Che domande, perché mi servi! Mi serve la tua materia per poterla modellare in modo da usarla come ponte di comunicazione verso i piani esterni>>.
<<Piani esterni? No, non mi convinci! Cosa puoi volere dai piani esterni? E con quale di essi intendi metterti in contatto?>>
<<I Nove Inferi>>.
Dark Schneider fu ammutolito, fissava il suo giovane interlocutore con uno sguardo indecifrabile.
<<Perché?>>
<<Ho le mie ragioni. Adesso però è tempo di sistemare le cose... e di modificare te!>> Nemesis si avvicinò allo stregone, questi indietreggiò di un passo ma fu immobilizzato magicamente.
<<Perché, Darkfire?! Sei impazzito! Cosa vuoi dai Nove Inferi?>>
<<Non ti riguarda!>> i due erano o pochi centimetri di distanza.
E Dark Schneider abbassò gli occhi, il suo sguardo fu attirato da una pietra che Nemesis portava al collo, una pietra blu... splendente.
<<Roccia di Angelo?>> sussultò. <<Ma come puoi essere qui? È impossibile! Tu non puoi essere...>>
Ma Nemesis non prestava ascolto a quelle parole, stava già recitando il suo incantesimo. E Dark Schneider avvertiva il suo corpo cambiare e crescere.
<<Raziel! Raziel! Fermati, Raziel!>> urlava in preda alla collera.
<<Non c'è più Raziel! Il vecchio Nemesis è morto ed è nato il nuovo Nemesis! Rassegnati, Dark Schneider! E ti confido un segreto: io... amo... tutta la razza umana!>>


Le violente nevicate non cessarono: dopo una settimana la città era stata completamente sommersa ed i soccorsi erano iniziati; i camion spazzaneve pattugliavano costantemente le strade, le scuole erano state tutte chiuse e la gente evitava di uscire se non era strettamente necessario o c'era il rischio di ritrovarsi ad attendere fuori mentre i soccorsi liberavano la porta di casa.
Seduta alla sua scrivania, Julia ricopiò su di un foglio di carta un simbolo a penna preso dal secondo libro di incantesimi che aveva ricevuto, si disse che le era venuto abbastanza bene, afferrò una candela e la pose al centro del disegno.
La ragazza diede un ultimo sguardo alle parole del libro, poi pose le sue mani parallele ai lati della candela e chiuse gli occhi, concentrandosi; pochi istanti dopo spalancò bruscamente le palpebre e, nello stesso momento, la candela si accese magicamente da sola con una fiamma blu e brillante. Sorridendo, Julia fece un gesto con la mano destra e la fiamma si spostò dalla candela, lasciandola spenta,  sino alla punta del suo dito indice; la fiamma continuò ad ardere senza causarle alcun male, poi dall'indice si spostò al medio ed infine, puntando la mano, fu rispedita con un lineare alla candela, riaccendendola.
<<Bene!>> esclamò la ragazza, alzandosi in piedi. Era stanca ma quello che aveva raggiunto era un gran risultato, spense la candela con un soffio e si diresse verso il letto felice, dopo tante ore di esercizio, di potersi finalmente riposare.
Senza troppe cerimonie si gettò di schiena sul materasso, un braccio di lato sugli occhi che le proteggeva la vista dal bianco accecante del cielo fuori dalla finestra. Sentiva di aver fatto molti progressi negli ultimi sette giorni, avrebbe voluto vedere Francis, almeno per dirgli che aveva quasi finito il secondo libro... ma lui era scomparso, non si era fatto vivo da quel giorno in cui la sua visita era stata bruscamente interrotta dall'arrivo di Nikky; e poi... cos'era successo? Julia doveva essersi addormentata sul divano perché non ricordava niente, si disse che probabilmente era stanca per aver letto tutta la notte, forse le era venuto in mente di far finta di dormire e si era addormentata sul serio.
Decise che, in fondo, non le andava di stare sul letto, si alzò a sedere e saltò alla porta con la grazia di un gatto, la spalancò e scese di fretta le scale, sino in cucina: vide immediatamente sua madre, seduta al tavolo, con gli occhiali che non usava quasi mai dritti sul naso mentre leggeva il giornale e posava la cenere della sigaretta in una tazzina da caffé.
<<Ciao, mamma>>, la salutò la ragazza.
Nikky rispose annuendo, si portò la sigaretta alle labbra e gettò fuori il fumo dal naso.
<<Tuo padre è un vero idiota!>> esclamò la donna.
<<Chi, tuo marito?>> chiese Julia.
<<Lui>>, sibilò Nikky, decidendo di ignorare la precisazione di sua figlia. <<Ma insomma... sai dirmi come si fa ad essere così incompetenti?>>
<<Non arrabbiarti, poteva succedere a chiunque...>>
<<No, ti sbagli! Poteva succedere solo a un idiota come lui! Ma insomma, è possibile che tu prendi la macchina, vai in montagna per recuperare tuo figlio... e resti a tua volta bloccato dalla neve?!>>
Julia abbassò il capo per nascondere un sorriso divertito. In effetti non le dispiaceva quella situazione, da quando aveva scoperto che Bob e suo padre non erano i suoi famigliari si sentiva molto a disagio in loro presenza, quasi se ne vergognava e passava molto più tempo in camera sua.
<<Se vuoi posso chiedere a Francis se può aiutarli>>, propose la ragazza.
<<Sì, sono certa che tornerebbero... ma con il lavaggio del cervello! E poi Darkfire non lo farebbe mai, lo sai benissimo che non si spreca per simili cose>>.
Julia scrollò le spalle ed aprì la credenza.
<<Ehi, dov'è finita la mia cioccolata?>>
<<E che vuoi che ne sappia? Considerato che Bob non c'è tu sei l'unica che mangia quella roba! L'ho comprata una settimana fa e te ne ricordi adesso... meglio tardi che mai!>>
<<Sono stata un po' impegnata...>>
<<Ah, lo so... a leggere i tomi del tuo affascinante incantatore>>, sogghignò Nikky, ignorando l'occhiata rovente della figlia. <<Ti offro di sentire delle parole che nessuna madre dice a sua figlia: ti va di dedicarti a qualcosa di più intelligente?>>
<<Tipo cosa?>>
<<Non so... vuoi una sigaretta?>>
<<No, grazie>>, replicò freddamente Julia, continuando a cercare nella credenza.
<<Meglio per te, mia cara>>. La donna spense il filtro sul fondo della tazzina e, senza indugiare un solo istante, afferrò una seconda sigaretta dal pacchetto sul tavolo, la portò alle labbra e la accese respirandone avidamente il fumo. <<Perché non ti dedichi ai ragazzi?>>
Julia si immobilizzò per la sorpresa, poi si schiarì la voce.
<<Che strano... suggerimento da parte tua. Ma non penso che lo farò, di ragazzi ne ho avuti fin troppi>>.
<<Oh, ma io non mi riferisco a storielle stupide. Sai, credo che sia ora che tu trovi un vero fidanzato>>.
<<Un... che?>>
<<Ma certo! Guardati, sei quasi una donna! Manca poco, devi iniziare a pensare al matrimonio!>>
La ragazza si concesse un colpo di riso sarcastico.
<<Credevo di essere troppo giovane per sposarmi!>>
<<Troppo giovane, che assurdità!>> esclamò Nikky. <<A Meta-Likana le ragazze della tua età sono già sposate da tempo e hanno perlomeno un figlio!>>
<<Ma... perché mi dici questo?>>
Nikky tirò dalla sigaretta e ne fece uscire lentamente il fumo dalla bocca prima di rispondere.
<<Sono tua madre, Julia. So che in passato ci sono state delle incomprensioni tra noi ma... il mio desiderio è che tu possa avere una vita felice, trovare la felicità che io non ho mai avuto. Sappi che io sarò felice se tu troverai un uomo di sani principi, sincero, innamorato e... in grado di "proteggerti da tutto e da tutti">>.
Julia annuì, imbarazzata. Si rimise a frugare nella credenza.
<<Oh, eccola!>> esclamò, felice di avere altro a cui pensare.
<<Cosa?>>
<<La mia cioccolata!>>
<<Ah... già...>> Nikky tornò al suo giornale.
<<Però è strano... manca un pezzo!>>
<<Che... che cosa?>> la donna alzò lo sguardo, si rese conto di essersi dimenticata di quel dettaglio: Julia aveva staccato un pezzo e lei... lei ne aveva cancellati i ricordi da prima.
<<Guarda: ne manca uno. Strano...>>
<<Oh... ecco... perché non chiedi al tuo maestro? Non mi stupirebbe se facesse tappa nottetempo per la nostra casa. D'altronde da quella sua mente perversa è il minimo che ci si possa aspettare!>>
Julia abbassò il capo per nascondere, ancora un volta, un sorriso: nonostante tutto, l'idea non le dispiaceva.

* * *

<<Maledetto perverso! Bastardo! Ti odio! Lasciami andare, schifoso surrogato di un essere umano!>>
Nemesis Darkfire era senza parole, i suoi occhi sgranati, le pupille dilatate mentre spostava lo sguardo da una Arshes Nei in ginocchio, legata al pavimento della torre con catene magiche, a Kall Su che sorrideva in silenzio.
<<Ma come hai fatto?>> chiese.
<<Sciocchezze, potente Nemesis. So che tu avresti potuto fare senz'altro meglio di me>>.
<<Sì, ma... dannazione, incantare delle catene richiede troppi secondi e necessita di un contatto visivo con l'essere che si desidera imprigionare. Arshes avrebbe potuto ammazzarti dieci volte prima del completamento del tuo incantesimo!>>
<<E lo farò, stanne certo! Morirete entrambi!>> strillò l'Imperatrice del Tuono.
<<Rumorosa, però>> ,commentò Kall Su con un sogghigno.
<<Eppure c'è qualcosa che non mi convince...>> Nemesis si portò una mano al mento, pensieroso.
<<Potente Nemesis, mi dispiace contraddirti ma siamo usciti adesso dalla stanza della Visione del Vero dove hai potuto assistere al duello; hai anche constatato che non vi sono alleanze tra me e Arshes Nei come sospettavi>>.
<<Lo so, lo so. Quel che mi lascia perplesso è... perché Arshes si sia messa a recitare un incantesimo così lungo mentre tu cercavi di imprigionarla? Lanciando qualcosa di elementare ti avrebbe distolto dalla tua concentrazione e sarebbe sfuggita alla cattura>>.
<<Volevo incenerirlo con un colpo solo!>> strillò la mezzelfa. <<Avanti, Nemesis! Liberami! Coraggio, se lo fai subito potrei riconsiderare il nostro rapporto e concederti una notte di passione!>>
<<Bel tentativo, Arshes>>, ghignò il Signore della Fiamma. <<Mi spiace per te, ma non funziona>>.
<<Ma come, non vuoi avere questo corpo?>> così dicendo, Arshes alzò le sue mani, incatenate per i polsi, facendole scivolare dalla gola fino alle ginocchia. <<Non ti eccita la mia pelle morbida, il mio aspetto indifeso?>>
Nemesis rimase in silenzio a fissare la mezzelfa, Kall Su rimaneva composto e glaciale ma i suoi occhi erano attenti e vigili, si chiedeva come sarebbe andata a finire la provocazione dell'Imperatrice del Tuono.
<<Per niente>>, ghignò il giovane stregone. <<Sono più freddo di Kall Su, in questo momento>>.
<<Figlio di...>> Arshes Nei si alzò in piedi e corse verso i suoi carcerieri, ma le catene erano troppo corte e rimase bloccata, il suo corpo sprigionò fulmini che furono prontamente assorbiti dagli anelli di acciaio incantato. <<Io lo so, Darkfire! Preferisci quella mocciosa a me! Pagherai! Pagherai! Pagherai!>>
<<Andiamocene>>, disse Nemesis a Kall Su con voce piatta, i due diedero le spalle alla mezzelfa, i mantelli fruscianti alle loro spalle, lasciandola sola nella grande stanza che era divenuta la sua prigione.
Pochi minuti dopo, i due stregoni si trovavano seduti nello studio della torre, l'uno di fronte all'altro, sorseggiando calici di liquore viola.
<<A chi si riferiva Arshes Nei?>> chiese il Re dei Ghiacci.
<<Riguardo cosa?>> ribatté Nemesis.
<<Ha detto che tu preferisci... una "mocciosa" a lei. Di chi stava parlando?>>
<<Oh, niente... vaneggiava in preda alla collera>>.
<<Non ti fidi di me?>> Kall Su sorrise, inarcando un sopracciglio. <<Eppure abbiamo combattuto mille battaglie insieme, più volte mi hai salvato la vita... e più volte io l'ho salvata a te. Adesso siamo soli, Nemesis, lasciamo perdere il rispetto che ti devo e parliamo come due amici>>.
<<A proposito di amici... vorrei vedere Angel>>.
<<Lo vorrei anch'io ma mi duole informarti che non sta molto bene: è costretto a letto, tremante di freddo, mormorando parole confuse tra le cui si può intuire che un gelo irreale lo tortura>>.
<<Immagino...>> commentò Nemesis, disperdendo lo sguardo.
<<E quindi? Chi è questa donna di cui parlava l'imperatrice Nei?>>
Nemesis sorrise mostrando i lunghi canini e svuotò il suo bicchiere in un unico sorso.
<<Solo una mia apprendista che mi sta molto a cuore per il suo particolare talento. Arshes Nei dovrà accettare il fatto che adesso desidero divertirmi con il corpo di questa nuova allieva e che forse, in futuro, le concederò nuovamente l'onore della mia attenzione>>.
Kall Su sorrise, chiuse gli occhi e scosse il capo.
<<Non sei cambiato nonostante questa tua reincarnazione>>.
<<E tu? Non hai proprio voglia di pensare alle donne?>>
<<Ma ci penso, credimi. Solo che non ho voglia di prenderne una adesso>>.
<<Paura di impegnarti?>>
<<Noia>>.
<<Va bene, parliamo di cose più urgenti>>. Nemesis si sistemò meglio sullo schienale della sedia e rivolse al Re dei Ghiacci uno sguardo eloquente. <<Hai scoperto qualcosa riguardo quell'uomo?>>
<<Sì. Non è una buona notizia ma dipende dall'uso che ne faremo>>.
<<Parla>>.
Kall Su si schiarì la voce.
<<Sono riuscito ad identificarlo: è un "Siddartha">>.
Per la sorpresa, Nemesis si alzò di scatto in piedi, fissando Kall Su con occhi sgranati e le pupille ristrette.
<<Stai scherzando?!>>
<<Mi spiace dirlo ma... no>>.
Il Signore della Fiamma ritornò a sedere con gesti febbrili.
<<Un Siddartha? Uno Sterminatore di Incantatori?! Credevo fossero estinti!>>
<<Questo "Charl" non ha consapevolezza delle sue capacità; questo potrebbe venire a nostro vantaggio ma... dobbiamo stare attenti: non possiamo permetterci di farcelo nemico>>.
<<Dobbiamo cercare di determinarne l'effettivo livello di potere a capire da che punto in poi è possibile proteggersi con gli incantesimi di scudo. Il problema è che mi cerca, sono ricercato in questa città, temo di essere il più pericoloso criminale minorenne in circolazione>>, il giovane stregone sogghignò, soddisfatto. <<Tuttavia, se dovesse catturarmi non potrei scappare>>.
<<Allora dobbiamo ucciderlo!>> suggerì Kall Su. <<Il problema è trovare qualcuno che possa farlo! Mi hai detto che la tua apprendista è nuova, per caso non ha ancora acquisito la padronanza...>>
<<No, so che riesce già a manipolare il fuoco, dovremo trovare un'altra persona>>.
<<Va bene. Credo sia tutto. Mi spiace lasciarti, ma il lavoro mi attende>>.
<<Fai pure>>.
Kall Su si alzò ed avvolse il mantello intorno alle sue spalle.
<<Ah, porta i miei saluti ad Angel>>, disse Nemesis.
<<Lo farò. A presto, amico mio>>.
Il Signore della Fiamma rimase nuovamente solo. Nel silenzio, riusciva a sentire le urla di rabbia di Arshes Nei, aveva la mano sulla bocca, era pensieroso.
<<"Non lasciarmi più...">> mormorò fra sé. <<"Non lasciarmi più". Cosa significa tutto questo? E cosa scoprirò una volta che avrò conquistato il mondo di Meta-Likana? Troppe cose non quadrano>>. Si alzò in piedi ed andò alla finestra: la neve scendeva impetuosa, il giovane stregone batté furiosamente il pugno sulla parete di pietra. <<Dannato Nywtwilight! Per colpa tua non ricordo! Se tu fossi...>> si interruppe, una luce si accese nei suoi occhi. <<Se tu fossi? Ma tu sei!>>

* * *

 Julia sbuffò nel sonno. Si era addormentata seduta alla sua scrivania, la testa era poggiata su una delle ultime pagine del libro magico che stava leggendo, i capelli rossi le ricadevano sulla schiena, arruffati, le spalle si alzavano e si abbassavano durante la respirazione.
Stava sognando di leggere e studiare il libro di Francis, sognava proprio gli ultimi righi che aveva letto.
"Alcuni incantatori ritengono che il sonno... verso altri mondi, un occhio onnisciente; a volte, gli incantatori più potenti sono in grado di dominare i sogni ed avventurarsi nel Mondo dei Sogni ma, per la maggior parte... puramente casuale. L'ingresso al Mondo dei Sogni è varcato da tutte le creature, che lo desiderino o meno, nel momento in cui si addormentano; i sogni non sono immagini che risiedono nella mente del soggetto ma appartengono ad un piano in cui la psiche viene trasportata. Quando un incantatore è cosciente del proprio sogno e si trova nel Mondo dei Sogni, è in grado di viaggiare attraverso le menti di altre creature appartenenti anche a piani esistenziali differenti. Qualora dovesse svegliarsi, l'incantatore... nel piano corrispondente alla psiche che occupa in quel momento.
Infine, il sogno può fungere come un'efficace Visione del Vero visualizzando tutte le creature che stanno sognando nel medesimo istante".
Il sogno di Julia cambiò, era di nuovo a scuola, nevicava, stava bevendo dalla lattina di cola che il suo amico le aveva offerto... o meglio, che lei aveva fatto in modo di farsi offrire. Ma chi era quell'amico che la divorava con gli occhi?
<<Che vita schifosa...>> balbettò lui.
<<Questo l'hai già detto>>, gli fece notare la ragazza che sentiva la sua stessa voce provenire da molto, molto lontano.
<<La vita fa schifo>>, scandì bene questa volta. <<Ed è ingiusta!>> aggiunse con rabbia.
<<Adesso dovrei chiederti se c'è qualcosa che non va... e se ti va di parlarne>>, borbottò la ragazza con voce monotona.
<<Passi tutta la vita cercando di essere qualcosa che non sei!>> disse lui, amareggiato. <<E quando ti accorgi che tutto ciò è impossibile... non sei niente>>.
<<Tu sei molto, Francis. Lo so, adesso non puoi saperlo, ma stai per baciarmi. E quando lo farai ti renderai conto di quello che sei veramente e sarai fiero di te stesso, felice, potrai finalmente fare tutto quello che vuoi>>.
Julia continuò a fissare il suo amico, si aspettava qualcosa, lui avrebbe dovuto saltarle addosso, stringerla con forza e baciarla violentemente ma con quella passione che non avrebbe mai dimenticato. Eppure, lui restava immobile, si limitava a guardarla con occhi colmi di desiderio.
<<Aspetti che ti baci?>> chiese lui.
<<Sì>>, annuì la ragazza. <<È così che deve andare>>.
<<No>>, il giovane scosse il capo. <<No, non penso. Perché, invece, non sei tu a baciarmi?>>
<<Io? No, non deve andare così. So che dovresti essere tu a baciare me!>>
<<E perché mai? Ascolta, sappiamo entrambi che questo bacio è necessario, quindi non ha importanza chi sia a farlo... basta che lo facciamo!>>
<<Sì, però... aspetta, perché è necessario?>> chiese, arrossendo.
<<Perché non si può cambiare il passato che è già passato. Questo condizionerebbe il tuo presente che è il nostro futuro, capisci? E poi come sarebbe il futuro del tuo presente?>>
<<Non so, non posso sapere delle cose che devono ancora accadere>>.
Silenzio, Francis fissava la ragazza con occhi ardenti, lei si sentì terribilmente fuori posto.
<<Julia, dimmi il nome di tuo padre>>.
<<Il nome di mio padre?>>
<<Certo. Solo il suo nome, pronuncialo!>>
La ragazza sorrise con amarezza.
<<Mio padre è morto. È stato ucciso>>.
<<Da chi?>>
<<Non lo so... non lo conosco. Ma era un chierico>>.
<<E tu sai cos'è un chierico?>>
<<No... l'hanno accennato in classe ma... io non ero attenta alla spiegazione>>.
<<Lo immagino. A cosa pensavi?>>
<<Stavo... compilando una lista con tutti i ragazzi che ho avuto... e mettevo dei voti che andavano da uno a dieci>>.
<<Quanti ragazzi hai avuto?>>
<<Centotrentasette. Molti non sono durati neanche due settimane>>.
<<E qualcuno ha preso un "dieci" come voto?>>
<<No... nessuno. Al massimo nove e mezzo, ma mai dieci>>.
<<Julia...>> Francis si avvicinò alla ragazza. <<Ma per cosa stanno quei voti? Cosa deve fare un ragazzo per avere un "dieci"? Deve essere più... spaccone degli altri? Deve farti sentire unica? Deve farti fremere quando ti stringe? Dimmelo, non avere paura>>.
<<Senti, adesso basta! Perché dovrei dire a te queste cose?!>>
<<Sto solo cercando di metterti a tuo agio>>.
<<E mi fai queste domande? Non sei molto pratico di queste cose!>>
<<No... ma forse è anche un po' colpa tua...>>
<<Smettila! Dobbiamo baciarci: lo fai tu o lo faccio io?!>>
<<Io non lo farò>>, rispose Francis. <<Mi piace questo momento, è eterno... e so che non può andare avanti se non ci baciamo. Quindi per me va bene così>>.
<<E va bene>. Julia si avvicinò, protese le mani sulle spalle del giovane, poi intorno alla sua testa; le dita sottili si persero tra gli arruffati capelli castani, avvicinò il suo viso dalle labbra rosee alla faccia di lui, sfregò la sua guancia su quella dei Francis, fu punta dal sottile strato di barba incolta.
<<Julia...>> mormorò.
<<Cosa c'è?>> sussurrò lei.
<<Ho pochi rimorsi nella mia vita... ma niente che ha a che vedere con le vite che ho tolto. Solo per le cose che... che non ho fatto>>.
<<Questo non dovevi dirlo>>.
<<Cosa non dovevo dire?>>
<<Zitto. Chiudi gli occhi>>.
Il giovane obbedì, quasi subito sentì il respiro della ragazza sul suo viso... e poi le sue labbra morbide che si premevano contro le sue, la passione li travolse entrambi, si strinsero l'un l'altro per parecchi minuti e poi, quando si staccarono, Julia aveva il respiro affannoso e appariva sudata nonostante la temperatura gelida... Francis era impassibile, la fissava con occhi freddi.
<<Adesso dovresti... dovresti scappare...>> sbuffò lei.
<<No, non lo farò>>.
Lei lo guardò mordendosi il labbro inferiore, si accorse all'improvviso di provare rabbia nei confronti del giovane e, senza pensarci due volte, lo schiaffeggiò con tutte le sue forze. Il rumore dello schiaffo fu ripetuto come un'eco che non finiva mai, tutto sembrò andare al rallentatore, poi gli occhi di Francis ritornarono su Julia.
<<Mancava questa parola per completare l'incantesimo. Julia, quando prepari i tuoi incantesimi ne reciti tutta la formula tranne l'ultima parola; in combattimento, ti basterà dire una sola parola per completare l'incantesimo e scatenarne la potenza. Questa regola non vale per i maghi di alto livello. Julia, io posso recitare tutti gli incantesimi che voglio... o meglio, "potrei" recitare tutti gli incantesimi che voglio... se fossi Nemesis Darkfire>>.
Silenzio, la ragazza non riusciva a capire.
<<Ma come... tu "sei" Nemesi Darkfire!>>
Ma Francis scosse il capo.
<<Dovrei esserlo ma non lo sono. Perché l'ultima parola dell'incantesimo è stata pronunciata... ma l'accento era sulla vocale sbagliata. Julia...>> si avvicinò e le accarezzò dolcemente la guancia.
<<Cosa?>> mormorò lei.
<<Tu non sei vergine!>> ringhiò. La mano che accarezzava si trasformò in una presa vigorosa che le tirò con forza i capelli, facendola urlare di dolore.
<<No, aspetta, ma che dici?!>> strillò, contorcendosi nel tentativo di liberarsi.
<<Con quanti uomini l'hai fatto?>> ruggì il giovane. <<Cinquanta? Cento? No, centotrentasette! Senza contare le storie durate una notte senza neanche un impegno! Per quelle perderei il conto!>>
<<Non è vero! Io non l'ho mai fatto, lo giuro!>>
<<Davvero? E perché no?>>
<<Perché è un cambiamento e mi spaventa! Lasciami, fa male!>>
<<Non dire bugie, stupida! In confronto a te, una prostituta sembra una santa!>>
<<Lasciami!>>
<<Ammettilo! Ammetti che sei una sgualdrina e ti lascio andare... o ti strappo tutti i capelli!>>
<<No, ti prego!>>
<<Ammettilo!>> urlò.
Julia si strinse con forza le mani al capo, le lacrime di dolore scendevano copiose dai suoi occhi.
<<Io sono... una...>> ma non riuscì ad andare oltre: con un movimento così repentino da sembrare quasi irreale, Francis le aveva afferrato la gola con entrambe le mani e la stava strozzando. Lei cadde sulla neve, la schiena al suolo e il giovane sopra che accentuava la stretta.
<<Purificare... questa... ragazza... sporca...>> mormorò Francis che scandiva ogni parola alzando lievemente il capo di lei e sbattendolo violentemente sulla neve. <<Figlia... del... peccato. Figlia... del... demonio. Figlia... di Nemesis... Darkfire!>>
La vista di Julia si annebbiò, nell'ultimo istante vide due grandi ali piumate sulla schiena di Francis.

* * *

<<Buona... buona...>> disse una voce gentile.
Julia si svegliò, era notte, si trovava ancora seduta alla sua scrivania e una mano forte le serrava la bocca. Avrebbe urlato per lo spavento senza quella precauzione, gemette.
<<Julia, sono io>>, le sussurrò Francis all'orecchio. <<Non urlare, ora ti lascio andare>>.
Lentamente e con cautela, il giovane allontanò la mano. Fu allora che Julia si gettò fra le sue braccia e cominciò a piangere lacrime silenziose e disperate.
<<Francis...>> mormorò tra i singhiozzi.
<<Cosa c'è?>> le chiese lui, confortandola, alquanto perplesso. <<Ti ho spaventata? Mi dispiace, non volevo...>>
<<No! Ho fatto un sogno... bruttissimo...>>
<<Ah, ecco>>, sorrise il giovane, comprensivo. <<Non preoccuparti, è brutto solo adesso. Domani mattina ci ripenserai e ti renderai conto di quanto sia stupido>>.
<<Lo so, ma... non ce la faccio>>.
<<E allora piangi, nessuno te lo impedisce. Non temere, ci sono qui io>>.
La ragazza continuò a piangere ancora per alcuni minuti, poi deglutì, si asciugò gli occhi e corse verso la sua scrivania, aprì il cassetto e cominciò a frugarci dentro.
<<Cosa cerchi?>> le chiese Francis.
<<Eccola!>> esclamò lei con voce ancora stridula. <<La mia lista di ragazzi! Sono centotrentasette>>.
<<Un bel record>>, commentò il giovane con un sorriso indecifrabile. <<Ma perché l'hai tirata fuori proprio adesso?>>
<<Perché non voglio segreti tra noi. Francis, ho avuto centotrentasette ragazzi fino ad oggi, ci tenevo che tu lo sapessi>>.
<<Io... non so cosa cambi ma comunque... grazie per la sincerità>>.
Silenzio.
<<Julia, ascoltami: io sto per partire, devo incontrare un uomo. Ho pensato che avresti potuto venire con me, sarà molto istruttivo e potresti imparare qualcosa di nuovo>>.
<<Certo!>> esclamò la ragazza, sorridendo debolmente. <<Dove si va?>>
<<A Meta-Likana. Devo assolutamente incontrarlo>>.
<<Chi?>>
<<Dart Nywtwilight>>.

Il Rosso

CAPITOLO XVII

Un soffio di vento improvviso alzò una nube di polvere che fece tossire Julia, il cappuccio le volò via dal capo lasciando liberi i capelli che si scompigliarono in un istante.
<<Credi di sapere dove stiamo andando?!>> sbottò la ragazza, risistemandosi il cappuccio sul capo e battendo sul vestito blu scuro che Francis aveva creato dal nulla, una veste lunga che copriva i pantaloni facendo intravedere solo gli stivali neri oltre l'orlo e stretta intorno alla vita da una fascia azzurra.
<<Certo che lo so, conosco la strada>>, la rassicurò il giovane stregone con un sorriso. Egli indossava, per l'occasione, un paio di pantaloni, una maglia aderente e un mantello, il tutto rigorosamente in nero; vi era poi un articolo interessante, una sorta di corazza che copriva la parte superiore del torace e comprendeva due artigli scheletrici posti sulle spalle a cui erano agganciati i lembi del mantello.
<<Io non direi! Sono due giorni che giriamo qui intorno, ti ostini a non voler usare la magia per arrivare in quel villaggio schifoso, sono stanca, ho fame e ne ho abbastanza di dormire sul terreno!>>
<<Quanto la fai lunga, questo è un viaggio per temprare lo spirito!>>
<<Oh, certo! Svegliarsi con un serpente che ti striscia sui piedi, secondo te, tempra lo spirito?!>>
<<Era una biscia... e comunque è successo sei ore fa, non puoi continuare a parlarne senza sosta!>>
<<E invece ne parlo! Soprattutto perché ho fame! Non puoi far comparire un bel niente con la tua magia trionfale?>>
<<Ti ho già detto di no, devi imparare a cavartela da sola...>>
<<Come posso imparare a creare il cibo se non mi fai vedere come si fa?>> chiese Julia, astuta.
<<Certi incantesimi puoi impararli anche da sola, ti ho dato il libro nuovo, è scritto tutto lì>>.
Julia si fermò, fissava la schiena di Francis che si allontanava lungo il sentiero in salita e cosparso di rocce.
<<Cosa c'è?>> chiese il giovane, una volta che si fu accorto del fatto di star proseguendo da solo.
<<Voglio riposarmi>>, dichiarò Julia, sedendosi su di un grosso masso.
<<Che cosa?>>
<<Voglio riposarmi! Vai all'inferno... tu e i tuoi stupidi viaggi in montagna!>>
<<Non ricordo di aver mai sentito parole tanto dolci uscire dalla tua bocca...>> Francis si avvicinò con un ghigno disegnato sul volto e si inginocchiò accanto alla ragazza. <<Come mai così di cattivo umore? Ti avevo detto che sarebbe stata dura...>>
<<Mi hai detto anche che avrei imparato qualcosa e, al secondo giorno, l'unica cosa utile che ho capito è sfuggire a tutte quelle bestiacce nella foresta!>>
<<E ti pare poco? Sono cose che devi sapere>>.
<<Non necessariamente! Tu avresti potuto far fuori tutta la fauna di questo posto in un secondo, giusto?>>
Francis annuì.
<<E non l'hai fatto perché credi che "io" abbia bisogno di imparare a badare a me stessa!>>
<<Ma è un favore che ti faccio, non puoi essere così arrabbiata con me!>> sorrise il giovane, allungando una mano per accarezzarle il viso ma, prontamente, Julia lo fermò incastrando le sue dita con quelle di lui e abbassando entrambi i pugni.
<<E vuoi sapere cosa mi fa davvero arrabbiare?!>> ringhiò.
<<Cosa?>> la incalzò lui, senza smettere di sorridere.
<<Ricordi quella specie di lucertolone che abbiamo incontrato ieri pomeriggio?>>
<<Si chiama "basilisco">>, le suggerì Francis.
<<Quel coso!>> sbottò la ragazza. <<Mi ha fatto arrabbiare il fatto che, mentre stavamo scappando, tu non facevi altro che ridere, prendermi in giro e gridarmi di non guardarlo negli occhi!>>
<<Era per incitarti... e poi sapevo che non ti sarebbe successo niente: se si fosse avvicinato troppo l'avrei incenerito all'istante!>>
<<Oh, adesso sì che mi sento protetta dall'unico idiota in questa specie di viaggio che può mantenermi in vita!>>
Francis rise, si protese in avanti e, prima che la ragazza potesse reagire, la abbracciò.
<<Io sarei un idiota? Ma quante brutte parole escono da questa rossa senza un minimo di gratitudine verso il povero Francis!>>
<<Non ho mai detto nulla contro Francis!>> ribatté Julia, ridendo a sua volta. <<L'idiota è Nemesis Darkfire! È lui, quello stregone da quattro soldi che parla in questo momento!>>
<<Non ne vedo la differenza. Comunque sia... come vuoi. Ancora venti minuti di cammino e dovremmo incontrare una locanda. Siamo quasi arrivati, chiederò informazioni e vedremo cosa fare>>. Così dicendo, Francis si rimise in piedi ed aiutò Julia a rialzarsi.
<<Che genere di informazioni?>> volle sapere la ragazza.
<<Solo qualcosa su Dart Nywtwilight>>.
<<Ancora non mi hai detto cosa vuoi da lui...>> gli fece notare Julia.
<<A suo tempo, mia giovane apprendista dall'Ammaliamento facile!>>
<<Sei proprio di buon umore oggi, eh?>> ringhiò la ragazza a denti stretti.
<<E tu no. Mi si spacca qui...>> il giovane poggiò una mano sul petto. <<Proprio in questo punto dove dovrebbe esserci il mio cuore... oh, hai sentito? Ha ticchettato!>>
<<Stupido!>> sorrise Julia.

* * *

La locanda non era un frutto della fantasia di Francis: essa era stata costruita al margine di un bosco con un fiume che le passava di lato, vi erano alcuni pescatori lungo la riva, numerosi cavalli occupavano le stalle e, dall'interno, giungeva una musica allegra e le risa degli avventori.
Francis e Julia sedevano a un tavolo rotondo, il giovane aveva ordinato i migliori piatti e le bevande più costose; l'oste, vedendo arrivare un Lord vestito in maniera così appariscente e una giovane donna dalla bellezza abbagliante, aveva subito scacciato due uomini seduti al tavolo migliore posto proprio di fronte al palco dove si esibivano una piccola orchestra e un gruppo di danzatrici; tuttavia, i due giovani avevano declinato l'offerta ordinando il tavolo più isolato e tranquillo e, a questa richiesta, erano stati condotti nell'angolo più buio della sala comune illuminati solo da una lanterna appesa al soffitto.
<<Cosa offre di buono la locanda?>> aveva chiesto Francis con un ampio sorriso.
<<Oh, molte cose, mio Lord!>> aveva esclamato l'oste, mettendosi sull'attenti e facendo rimbalzare il ventre rotondo. <<Abbiamo dell'ottimo stufato, carne di prima qualità, patate e prosciutto...>>
<<Bene!>> l'aveva interrotto il giovane. <<Portami quest'ultimo piatto. E tu, Julia? Cosa prendi?>>
<<Io... va bene, uno anche per me>>.
<<E porta del vino, oste!>> aveva ordinato Francis. <<Il migliore che hai nella tua cantina! E in fretta, la mia donna è impaziente!>>
L'oste si era inchinato quanto più poteva, date le dimensioni del suo ventre, per poi andarsene verso le cucine indietreggiando.
Tutto ciò era accaduto solo pochi istanti prima.
<<La smetti con questa farsa della "tua donna"?>> sbuffò Julia.
<<E perché mai dovrei? In questo modo non dubitare che ci serviranno quanto prima!>>
<<Non serviva che tu specificassi questa idiozia! Quello lì era già pronto a correre per te, scommetto che se ti avesse visto sputare per terra si sarebbe chinato con le mani a coppa!>>
<<Buona questa!>> rise il giovane. <<Coraggio, July! Non pensarci e goditi lo spettacolo!>>
<<Non c'è niente da vedere, solo quelle oche che ballano e questa musica... odiosa!>>
<<E cosa vuoi farci... qui da loro non è ancora arrivata la musica che ascoltiamo noi, dovrai farci l'abitudine>>.
<<Va bene, va bene. Comunque chiedi in giro, hai detto che eri venuto qui per cercare informazioni su quel tipo...>>
<<Lo farò, ma dopo aver pranzato!>> esclamò Francis mentre vedeva una delle cameriere più avvenenti portare i piatti che avevano ordinato.
Julia divorò letteralmente il contenuto del suo piatto: quando Francis era appena a metà, la ragazza aveva già finito e stava ordinando una seconda porzione; il giovane, peraltro, si assicurava che il bicchiere della sua compagna di viaggio non fosse mai al di sotto della metà e continuava a riempirlo con il risultato che, in meno di un'ora, l'oste serviva al loro tavolo già la terza bottiglia.
L'oste, da parte sua, si sentiva alquanto lusingato dal fatto che due signori apprezzassero tanto la sua locanda e già pregustava una cospicua mancia adocchiando le borse rigonfie che pendevano dalle cinture di entrambi gli stranieri.
Il nervosismo di Julia era svanito nel nulla lasciando posto ad un'allegria smisurata, le guance erano arrossate, la fronte sudata e cominciava a non essere più coerente inciampando spesso nelle parole mentre portava avanti un discorso.
<<Franscisc... ho detto "Franscisc"?!>> rise con le lacrime agli occhi. <<Da oggi in poi ti chiamerò... Franscisc...>> rise ancora.
<<Julia, non hai bevuto abbastanza?>> chiese lui, riempiendole prontamente il bicchiere. Il giovane era serio, l'effetto del vino era praticamente nullo su di lui.
<<Ma che dici! Mi sembri mia madre!>> sbottò lei con voce lenta.
<<Non potevi dirmi una cosa più brutta!>> esclamò Francis, fingendo un brivido.
Julia scoppiò a ridere, gettò il capo all'indietro e poi la testa prese a girarle vorticosamente.
<<Fran... o che... ho sonno! Sono stanca...>>
<<Ci credo, con tutto quello che hai mangiato...>> Francis fu in piedi e l'oste, prontamente, gli fu accanto.
<<Mio Lord, c'è qualcosa che non va?>> chiese con reverenza.
<<Sì. Vogliamo una stanza. La migliore!>>
<<Certamente, mio Lord. Volete che chiami qualcuno per aiutare la signora a salire?>>
<<No, grazie. Faccio da me>>, così dicendo, il giovane prese Julia fra le braccia e la sollevò con facilità. <<Fammi strada>>, ordinò.
Il giovane seguì il corpulento uomo su per le scale con Julia tra le braccia che canticchiava qualcosa di incomprensibile, gli fu presentata una stanza con un grande letto, un caminetto e qualche mobile. Quando l'oste se ne fu andato, Francis adagiò la ragazza sul letto e fece per andarsene.
<<Fran!>> lo chiamò lei, allungando un braccio. <<Aspetta, dove vai?>>
<<Credevo che volessi riposarti un po'>>, le rispose lui, fermo nel mezzo della stanza.
<<Aspetta... resta un po' con me... c'è tanto spazio>>, propose Julia inciampando più volte nelle sue stesse parole.
Sorridendo, il giovane si distese accanto alla ragazza, di fianco, puntellandosi la testa con una mano. Julia stava provando a fischiare un motivetto ma, non essendone capace, quello che ne usciva era solo un soffio senza alcun senso.
<<Lo sai che da ubriaca sei proprio divertente?>> sorrise lui.
<<Io non sono ubriaca!>> strillò lei cercando di mettersi a sedere ma, quando si rese conto della stanza che girava come impazzita, decise che era meglio restare ferma. <<Sì, forse lo sono>>, ammise.
<<Peccato che tu non possa vedere la tua faccia... rossa come i capelli!>>
<<E tu sei contento... perché adesso puoi farmi quello che vuoi...>> sghignazzò la ragazza, piegandosi dal ridere e tirando con poca forza una ciocca dei capelli di Francis.
<<Sì, sei decisamente ubriaca. Julia, ti ricordi della maledizione che ci unisce? Non è consigliabile che io perda le forze in questo mondo... anche se a te piacerebbe molto>>.
<<Cosa mi piacerebbe molto?>>
<<Niente, niente... posso dirti tutto tanto domani non ti ricorderai un bel niente!>>
Julia rise, afferrò Francis per il collo e le sue dita si persero tra i capelli castani, lo strattonò e lui si ritrovò su di lei.
<<Questa cosa... già fatta...>> farfugliò lei.
<<Che dici?>> il giovane inarcò un sopracciglio.
<<Anzi no, stavo sognando!>>
<<Sì, anche questo è un sogno>>, disse Francis, ironico. <<Io in realtà sono un frutto della tua mente di Ammaliatrice adolescente, un po' pazzo ma simpatico>>.
<<No...>> Julia continuò a ridere, accarezzò i capelli del giovane. <<Francis... Francis con le ali!>>
<<Francis con le ali!>> ripeté lui, facendole il verso.
Julia rise ancora, poi le sue mani scivolarono sul materasso e chiuse gli occhi, esausta.
Francis si distese lontano da lei, la fissò, perplesso. "Francis con le ali..."
Qualcosa si accese in lui, una consapevolezza. Qualcosa di essenziale che, tuttavia, non riusciva a cogliere del tutto.
<<Julia! Julia!>> la scosse.
<<Cosa... cosa c'è?>> chiese lei, assonnata, aprendo lievemente gli occhi.
<<Perché hai detto che ho le ali? Come ti è venuto in mente?>>
La ragazza inarcò un sopracciglio, perplessa.
<<Tu hai le ali?>> chiese.
<<Lasciamo perdere>>, sospirò il giovane. <<Ne riparliamo quando sarai lucida>>.
<<Okay... porta fuori il cane...>> e, così dicendo, si addormentò di nuovo.
Nonostante tutto, Francis non riuscì a trattenersi dal ridere.

* * *

Francis si trovava nuovamente nella sala comune della locanda, prese posto al bancone e chiamò l'oste.
<<Cosa posso fare per vostra grazia?>> chiese l'uomo.
<<Portami qualcosa di forte... due bicchieri, uno per me e uno per te, offro io>>.
Felice come non mai, l'oste eseguì l'ordine.
<<Ascoltami...>> cominciò il giovane, distrattamente. <<sto cercando il santuario di Dart Nywtwilight, lo ricordi?>>
<<Sì, mio Lord. Nessuno si scorderà mai la guerra di Nemesis Darkfire! Io allora ero solo un ragazzo e, quando Nywtwilight lo sconfisse, portò la pace e la speranza in queste terre!>>
<<Io sto cercando il chierico in persona, ho bisogno di parlargli con una certa urgenza>>.
<<Oh, mi duole mettere al corrente vostra grazia... ma Dart Nywtwilight è morto...>> così dicendo, l'oste abbassò lo sguardo in segno di rispetto.
<<Morto?!>> urlò Francis, interrompendo la musica e le risa degli avventori.
Tutti i presenti fissavano il giovane, alcuni erano perplessi, altri furiosi.
<<Ehi, spero che tu abbia un buon motivo per interrompere le danze!>> esclamò un grosso uomo, facendosi avanti con aria minacciosa.
Francis alzò lo sguardo, i suoi occhi mandavano fiamme.
<<Spero che tu abbia un buon motivo per seccarmi... o ti è venuta a noia la vita?>>
<<Insolente, non sai con chi hai a che fare! Io sono un cacciatore di orchi, qui tutti mi conoscono!>>
<<Ai miei occhi resti un incapace>>.
L'uomo si fece avanti ed afferrò Francis per una spalla, facendolo alzare in piedi.
<<Signori, vi prego!>> urlò l'oste, aggirando il bancone e ponendosi dinnanzi ai due nel tentativo di separarli.
<<Fatti da parte, locandiere!>> ringhiò l'uomo.
<<No, insisto!>> strillò l'oste. <<Non voglio risse qui dentro... né cadaveri! Andate a risolvere le vostre faccende fuori di qui!>>
<<Tranquillo, non resterà traccia>>, ghignò Francis.
<<Fai lo spaccone, moccioso?!>> urlò il cacciatore di orchi con occhi iniettati di sangue.
Il giovane restò impassibile, levò la mano e cominciò a pronunciare arcane parole.
<<Zaizard kelzard. Spiriti della Morte Senza Ombra, giungete ad infliggere la punizione. NECRON KADB!>> dalle dita dello stregone si sprigionò un vento maledetto che fece curvare il corpo dell'uomo cose se fosse la fiamma di una candela e, un istante dopo, si spense esattamente come una fiammella, senza lasciare traccia; neanche un granello di polvere.
Francis batté una mano sulla sua spalla, come per spolverarla.
<<Pagliaccio...>> ringhiò tra i denti, poi si rivolse alla sala: <<Allora? Il disordine è finito, tornate a divertirvi!>>
I presenti obbedirono senza fiatare, la musica riprese... anche se era più forzata e l'atmosfera elettrizzata.
<<Dov'eravamo rimasti?>> chiese il giovane all'oste.
<<Oh... mio Lord, mi dispiace... ma non sapevo che vostra grazia fosse un incantatore!>>
<<Smettila di leccarmi i piedi! Hai detto che Nywtwilight è morto. Come? E quando?>>
<<A dire il vero non ne è mai stato ritrovato il corpo, mio Lord. Si dice che egli sconfisse Nemesis Darkfire e che ne rimase a sua volta ucciso; girano strane leggende: alcune dicono che il grande chierico sia stato bandito in un piano infernale, altre affermano che, prima di morire, Darkfire riuscì a trasmettergli una sorta di veleno che bruciò letteralmente le carni del sacerdote. La verità, in questo caso come in tanti altri, è nota solo agli Dèi>>.
<<E... il suo santuario?>>
<<Si trovava qui vicino... ma dopo la morte del sacerdote è stato preso di mira dai briganti: l'hanno saccheggiato e demolito mattone per mattone nella speranza di trovare qualche tipo di tesoro. Inutile dire che la ricerca è stata infruttuosa>>.

* * *

Tarda notte, Francis aprì lievemente la porta della stanza.
Julia era ancora distesa sul letto, il suo respiro era regolare, profondo e sereno. Il giovane si distese accanto alla ragazza e il materasso si abbassò sotto il suo peso.
Julia si mosse nel sonno, le sue mani si protesero come a cercare qualcosa e, una volta trovato il braccio di Francis, lo strinsero con affetto.
<<Che pazza...>> commentò Francis a mezza voce con un sorriso.
Julia si schiarì la voce nel sonno e mormorò alcune parole: <<Mamma... non odiarmi, ti prego...>>
Francis sgranò gli occhi per la sorpresa. Nikyliana?! Perché? Julia provava davvero affetto per sua madre? Che cosa assurda, se avesse saputo la verità...
Il giovane le accarezzò affettuosamente la testa dalle ciocche rosse, fissò il viso di lei dalla pelle liscia, così bello e perfetto, il naso arrotondato, i grandi occhi chiusi e le labbra rosee. Nikyliana non meritava una figlia così bella in grado di perdonare... e la verità... quella verità meschina che lei non conosceva. Già, forse le cose sarebbero cambiate su Julia avesse scoperto che sua madre era pronta a sbarazzarsi di lei il giorno stesso in cui aveva scoperto di aspettare un figlio, che l'aveva spudoratamente offerta in sacrificio a Nemesis Darkfire per il proprio tornaconto e che si preoccupava della vita di lei solo perché anche la sua era in gioco.
Così facile... e così difficile al tempo stesso. Francis allungo la mano destra intrecciando le sue dita a quelle della ragazza addormentata, con la sinistra cominciò a sbottonare la tunica blu di lei all'altezza della gola scendendo lentamente verso il basso per evitare di svegliarla; la pelle bianca del suo petto affiorò dalle pieghe scure della veste, la luce lunare che filtrava dalla finestra metteva tutto in risalto.
Francis si avvicinò a Julia, le fu sopra e cominciò a baciarle il collo, sentiva le pulsazioni del suo cuore sulle labbra, il profumo di quella pelle liscia, le sue dita si persero tra le ciocche rosse, poi la sua vista cominciò ad appannarsi e lui allontanò lievemente il capo, respirando affannosamente come se avesse appena compiuto una gran fatica.
<<Perché ti sei fermato?>> chiese Julia con un sussurro.
<<Sei... sei sveglia...>> osservò il giovane, stingendo i denti.
<<Ma sono stanca... più stanca di quando mi sono addormentata>>, disse lei con il medesimo sussurro sfinito.
Francis alzò il capo, fissò gli occhi di lei, l'azzurro reso abbagliante dalla luce argentea della Luna. Le accarezzò la testa, le dita affondate nei capelli, poi le sue mani scesero lungo il collo ed entrambe accarezzarono la gola di lei.
<<No!>> strillò la ragazza, contorcendosi.
<<Ehi, stai calma...>> Francis inarcò un sopracciglio. <<Ma cosa...>>
Julia alzò la mano destra e se la passò, tremante, sulla gola.
<<Scusa, non volevo...>>
<<Stai tremando>>, le disse Francis. <<Ti senti bene? Non stai male, vero?>>
<<Francis, non... non mettermi le mani alla gola. Ti prego, non farlo! Dove vuoi, non ti fermerò... ma... non alla gola!>>
Il giovane stregone si sedette sul materasso, la schiena appoggiata contro lo schienale del letto, aiutò Julia ad alzarsi e la fece adagiare sul suo petto.
<<Perché?>> le chiese. <<Ti sei fatta male, forse? Scusa, non volevo... ma...>>
<<No, non è questo>>, mormorò lei. <<È solo che... il mio sogno... ma era solo un sogno>>, si costrinse a ridere, una risata palesemente forzata e nervosa.
<<Parlamene, ti prego. Non avere paura>>.
<<Non è niente... ho solo sognato che... ecco sì, mi strozzavi>>.
<<Julia>>, il giovane le sollevò il mento in modo da poterla vedere in faccia e sorrise. <<Farei mai una cosa simile? Non devi preoccuparti, di me non dovrai mai temere nulla>>.
<<Sì, ma... anche nel sogno... avevo la sensazione che non fosse la prima volta... che provavo qualcosa del genere>>.
<<Che vuoi dire?>> chiese lui, perplesso.
<<Oh, Francis...>> la ragazza cominciò a tremare come in preda alla febbre. <<Per anni ho... cercato di dimenticare. Era riusciva a convincermi che si trattasse di un incubo, di un frutto della mia fantasia. Ma non... ora ricordo, ora so che è vero>>.
<<Cosa è vero?>> la incalzò.
<<Mia madre>>, rispose Julia. <<Avevo quattro anni e... suo marito e Bob erano via, in campeggio per una settimana. Lei era sola, doveva badare a me... ed io cercavo di aiutarla ma combinavo un guaio dopo l'altro. Alla fine si... gettò su di me e provò a strozzarmi. E mentre lo faceva gridava qualcosa come: "Meglio morire...non ti sopporto più". Poi però si è fermata, io quasi non ci vedevo più, ricordo che mi ha fatto bere e poi mi ha portata a sedere sul divano... e per ore mi ha ripetuto che era tutto un sogno, che non era vero niente, che... tante altre cose. Ed io non lo ricordavo più... come ho fatto...>> una lacrima silenziosa le rigò il viso.
Francis la strinse a sé, una rabbia incontrollabile sconvolse le sue membra, se Julia avesse potuto guardarlo in faccia avrebbe visto una luce rossa e omicida riflessa nei suoi occhi.
<<Julia... credo sia ora di tornare a casa. Il chierico non c'è, non abbiamo motivo di restare qui>>.

* * *

Nikky sedeva sul divano in salotto, la stanza era buia e solo le luci del televisore la illuminavano di bagliori spettrali; il fumo di una sigaretta si alzava lentamente verso il soffitto.
La donna respirò intensamente e spense il filtro nel posacenere.
<<Non Francis... ma Nemesis Darkfire!>> commentò.
Dalle ombre emerse la tenebrosa figura di Nemesis, i capelli blu, gli occhi rossi che brillavano nella semioscurità.
<<Nikyliana... come hai osato...>> ringhiò.
<<Non ti capisco... ma se vuoi spiegarmi meglio...>>
Nemesis ringhiò, sembrava più che mai simile a un animale e il televisore esplose; Nikky sussultò, concentrò la sua attenzione sullo stregone e vide due punti luminosi color sangue fluttuare nel buio, gli occhi rossi del Signore della Fiamma.
<<Che cosa vuoi?!>> si alzò in piedi, indietreggiando mentre lui avanzava, un incantesimo di scudo pronto sulle labbra.
<<Discutiamo!>> ringhiò Nemesis. <<Voglio vedere se esiste una buona ragione per non ammazzarti! Sentiamo la tua versione dei fatti sul lavaggio del cervello che hai fatto a Julia!>>
<<Cervello? Oh, figuriamoci... mia figlia con un cervello...>>
<<Non divagare!>> urlò lo stregone; tutte le lampadine del salotto si accesero di una luce intensissima e, in un istante, esplosero con degli scoppi simili a spari. <<Nikyliana, sono stanco dei tuoi giochetti, dei tuoi giri di parole, delle tue pretese e della tua farsa! La mia pazienza, a differenza del mio potere, ha un limite! Julia dice che, all'età di quattro anni, hai tentato di ammazzarla. E giuro che, se con la prossima frase non tenti di spiegare cos'è successo, ti incenerisco senza pensarci due volte!>>
Nikky deglutì, prese fiato.
<<Credevo... che si fosse dimenticata di quell'evento>> disse con voce tremante. <<Niente di particolare, ho solo perso le staffe per un momento... ma non potevo ucciderla... è sempre mia figlia...>>
<<Risparmiati la scena melodrammatica ed ipocrita per qualcuno disposto a crederti! Come mai io non sapevo di questi eventi?>>
<<Non vorrai punirmi per qualcosa che è avvenuto più di dodici anni fa! E per giunta con mia figlia! Non puoi dirmi tu in che modo educarla!>>
<<Chiariamo una cosa, Nikyliana: Julia appartiene anche a me... e ti garantisco che non ho intenzione di discutere su chi dei due abbia il diritto di educarla. Se proprio desideri batterti per lei... allora risolveremo con la magia!>>
Nikky si morse il labbro: su quel terreno, non aveva alcuna possibilità contro Nemesis Darkfire. Doveva continuare a giocare d'astuzia.
<<Aspetta, Darkfire!>> esclamò. <<Aspetta, scendiamo a patti!>>
<<Non ho nulla da discutere con te, vipera!>>
<<E invece sì!>> con un gesto, Nikky evocò dal nulla una minuscola fiala contenente un liquido trasparente. <<Credo che questo ti farebbe comodo>>.
La donna si sentì improvvisamente rassicurata quando vide i due bagliori rossi, che erano gli occhi di Nemesis, dilatarsi per la curiosità.
<<Cos'è?>> chiese lo stregone.
<<Ti ricordi che avevo detto di poterti liberare dal vincolo con Julia? Ecco, questo è un assaggio>>.
<<Un... che?!>>
<<Questa pozione ti renderà immune per un'ora agli effetti del vincolo; il tempo che ti serve per... "spassartela">>.
<<Mi prendi in giro?!>> tuonò il Signore della Fiamma.
<<Ti assicuro di no!>>
<<E allora... se vuoi rimanere viva, dimmi il modo di sciogliere del tutto il vincolo!>>
<<Mi spiace, ma quello solo dopo che avrai annullato il tuo rituale!>>
<<Allora vuoi morire...>> Nemesis protese una mano verso l'alto e una sfera di fuoco comparve tra le sue dita.
In risposta, Nikky pose la fiala in corrispondenza del proprio petto.
<<Fa' come meglio credi>>, sorrise. <<Avanti, scaglia il tuo incantesimo! Distruggi la fiala, me e l'unico modo che hai di sciogliere il tuo vincolo!>>
La sfera continuò ad ardere ancora per alcuni istanti, poi si spense. Nell'oscurità, Nemesis si fece avanti e strappò la fiala dalle mani di Nikky.
<<Julia è sotto la mia protezione>>, disse. <<Resterà con me alla torre... e se ti avvicini senza il mio invito non vivrai abbastanza per pentirtene!>> così dicendo, lo stregone sparì.
La donna sospirò, cadde in ginocchio, nell'oscurità, tremante di paura e con il fiato corto.
Respirò e quando, dopo parecchi minuti, fu di nuovo in grado di parlare, alzò lo sguardo al soffitto tenebroso e cominciò a ridere.

Il Rosso

CAPITOLO XVIII

<<Francis! Francis, sveglia!>>
<<Eh?!>>
Francis alzò la testa dal banco, si rese conto che tutti lo stavano fissando e il professore, in piedi davanti alla lavagna con il libro in mano, gli rivolgeva uno sguardo interrogativo.
Il giovane alzò le mani davanti ai suoi occhi e le fissò, stupito. Qualcosa lo turbava... anche se non riusciva a capire con esattezza cosa fosse.
<<Allora?>> lo incalzò il professore. <<Rispondi alla domanda o stavi dormendo come al solito?>>
Qualcuno rise, Francis abbassò lo sguardo... ma non per vergogna, la situazione non gli importava granché, era perlopiù... l'assurdità di quella situazione.
<<No... non voglio rispondere...>> borbottò con sguardo assente.
<<Bene! Quand'è così penso che una bella nota sul registro sia più che opportuna>>.
<<Ma sei matto? Quella cosa la sapevi, me l'hai detta stamattina!>>
Quella voce... quella voce che l'aveva svegliato; Francis si voltò.
<<Angel?!>> sussurrò, stupefatto. <<Che diavolo ci fai qui? Sei più grande di me, che ci fai nella mia classe?>>
Angel sorrise ed inarcò un sopracciglio.
<<Siamo a scuola e decido io cosa imparare>>.
In quel momento suonò la campanella dell'intervallo, i ragazzi si alzarono in piedi senza più prestare ascolto alle parole dell'insegnante ed uscirono fuori dalle aule per godersi quei dieci minuti di svago.
<<Allora, come va con quella?>> ghignò Angel, dando una gomitata nelle costole al suo amico.
<<Che intendi?>> chiese Francis, stupito.
<<Oh, andiamo! Lo sanno tutti, è inutile continuare a fingere! Sì, forse lo sanno in troppi... ma che t'importa? Quel che conta è che adesso stai con la ragazza che hai sempre desiderato!>>
<<Io?>>
<<Ehi, ma lo sai che sembri davvero sorpreso? Su, guarda che sta arrivando!>> Angel indicò qualcosa alle spalle di Francis, il giovane si voltò e vide Julia correre nella sua direzione.
<<Francis!>> esclamò la ragazza, saltandogli con le braccia al collo e baciandolo. <<Non ci vediamo da tre ore e già mi manchi! E sei più bello di quando ti ho lasciato stamattina!>> scherzò lei, baciandolo ancora.
<<Aspetta, Julia!>> si oppose il giovane. <<Non baciarmi, lo sai che poi... ecco, perdo le forze...>>
<<Come sarebbe a dire "perdo le forze"?>> Julia assunse un'espressione offesa. <<Vuoi dire che ti faccio quest'effetto? Che bastardo che sei!>>
<<No, voglio dire... scusami, non volevo>>.
<<Okay, sei perdonato! Angel, noi andiamo a fare un giro!>>
<<Fate pure>>, sorrise l'interpellato. <<Io esco, vado a fumare una sigaretta con Kall Su>>.
<<Con chi?!>> Francis sgranò gli occhi.
<<Ehi, vieni con me!>> Julia lo tirò via.
I due presero a camminare mano nella mano per i corridoi della scuola.
<<Sei molto teso...>> osservò la ragazza. <<Va tutto bene?>>
<<Io... sì>>, il giovane si sentiva osservato, tutti i ragazzi lo trafiggevano con gli occhi. <<Dimmi una cosa, quelle due sono nuove di questa scuola?>> chiese, indicando due ragazze, una con capelli biondo platino e l'altra con una chioma nera e striata d'argento con motivi di fulmini.
<<Chi? Valentia e Arshes Nei? Sì, sono nuove, hanno cambiato istituto un paio di settimane fa. Perché?>>
<<Sai, ho come l'impressione che... ecco, non dovrebbero essere qui>>, sussurrò Francis.
<<Dai, smettila di pensare a queste cose! Ti sei di nuovo addormentato in classe, è vero? Chissà cos'hai sognato! Coraggio, andiamo al solito posto!>>
I due uscirono da una delle porte di emergenza e si ritrovarono all'esterno tra i giardini della scuola; lì, dietro il solito cespuglio, si sedettero sul terreno alla base di un albero.
Sulla corteccia, Francis riuscì a leggere qualcosa che vi era stato inciso: "F&J".
<<Julia... dimmi una cosa... da quanto tempo stiamo insieme?>>
<<Uffa, ma non ricordi neanche questo? Sei un po' carente come ragazzo...>>
<<Forza, dimmelo!>>
<<Sono cinque mesi, una settimana, sei giorni e... quasi tredici ore>>, sorrise la ragazza.
<<Sei sicura?>>
<<Sì... e mi piaci sempre di più>>, lei si avvicinò e lo abbracciò; lui rimase indifferente.
<<Julia...>>
<<Io ti piaccio, Francis?>> chiese con voce mite.
<<Se tu mi... certo che sì>>, il giovane sentì il suo volto avvampare.
<<Allora baciami! Coraggio!>>
<<Ma... perché?>>
<<Perché un ragazzo bacia la sua ragazza, che domande fai? E va bene, non vuoi farlo tu? Lo faccio io!>> alzandosi sulle ginocchia, Julia avvicinò il suo viso a quello del giovane e lo baciò con passione.
Francis ricambiò distrattamente il bacio e, pochi minuti dopo, Julia appoggiò la sua testa sul petto di lui.
<<Ci sarai sabato a scuola?>> gli chiese.
<<Perché, che succede sabato?>>
<<Non ricordi? Oggi sei davvero assonnato>> sghignazzò la ragazza. <<Sabato c'è la riunione del corpo studentesco per eleggere il rappresentante d'istituto. Anche se si sa già chi sarà eletto, pare che tutti abbiano in mente di votare per lui>>.
<<Chi è questo tizio?>> volle sapere Francis.
<<Quello grande che è in questa città da un anno... quel Dart Nywtwilight...>>
Francis sgranò gli occhi, quel nome gli diceva qualcosa... ma decise che non erano affari suoi, per il momento sembrava andare tutto bene: la ragazza che amava da anni, quel momento, il suo bacio senza conseguenze catastrofiche... ma, in fondo, di che conseguenze catastrofiche aveva paura? Lei era lì, era tutto quello che aveva sempre desiderato.
<<Julia... ti ho mai detto che ti amo?>> avvicinò il suo viso a quello di lei.
<<Ci hai provato una volta... ma sei svenuto prima>>, la ragazza gli fece una linguaccia.
<<Davvero? Non ricordo...>>
<<Allora, quando hai intenzione di baciarmi, ragazzo stile dark da quattro soldi?!>> lei rise, prendendolo in giro.
Sorridendo, Francis si chinò su di lei e la baciò.
Il sole accarezzava i loro giovani corpi fin quando, all'improvviso, qualcosa lo coprì. Francis alzò lo sguardo e vide, intento a fissare lui e Julia, un tizio dall'aspetto strano, con capelli blu e occhi rossi dall'iride azzurra con due lunghi canini bianchi.
<<Julia...>> sibilò questi.
Immediatamente, Francis fu in piedi e si ritrovò faccia a faccia con il nuovo venuto; entrambi avevano esattamente la stessa altezza, i loro volti sembravano simili.
<<Che cosa vuoi?>> chiese Francis con aria di sfida.
<<Aspettate, state calmi!>> esclamò la ragazza, scattando in piedi. <<Nemesis, vattene!>> aggiunse, rivolta al giovane dai capelli blu.
<<Perché dovrei?>> la voce di Nemesis era rauca, perversa, sadica. <<Julia, lascia questo inutile idiota e vieni con me! Sai, posso darti molto più di quanto puoi lontanamente immaginare... soprattutto carnalmente...>> si leccò le labbra mentre le sue pupille azzurre si restringevano.
Senza indugiare, con il viso contratto per la collera, Francis sferrò un destro al mento di Nemesis; questi barcollò all'indietro, cadde e si portò la mano alla faccia, sanguinava dal labbro.
<<Dunque è così che vuoi giocare?>> ringhiò Nemesis.
<<Julia... chi è questo esaltato mentale?>> volle sapere Francis.
<<Lui... lui è...>> balbettò la ragazza. <<Nemesis... Nemesis Darkfire. Mi perseguita da mesi, vuole che io stia con lui e... non batterti, ti prego!>> aggiunse, spaventata.
<<Perché no? Quel pagliaccio è già a terra!>>
<<Credi?>> Nemesis ghignò e si rialzò in piedi all'istante sferrando un pugno velocissimo allo stomaco del giovane; Francis si piegò in due, cadde in ginocchio e un calcio lo prese al fianco, rotolò sull'erba, ringhiando per il dolore.
<<Fermati!>> strillò Julia, correndo a fermare l'altro contendente, ma questi la scaraventò di lato e continuò ad infierire con i calci su Francis.
<<Tu con Julia, verme?>> sibilò durante una pausa. <<Lei merita molto di più! Tu non sei niente, sei inutile, sei uno dei tanti! Guarda me: non troverai mai nessuno che mi somigli anche solo vagamente! E sai perché? Perché sono Nemesis Darkfire!>> sferrò un violentissimo calcio che fece rotolare più e più volte il malcapitato giovane sull'erba; quando si fermò, questi fece per alzarsi puntellandosi con i gomiti, tossì e un fiotto di sangue uscì dalla sua bocca.
Intanto, Julia gli corse accanto, si inginocchiò sussurrandogli qualcosa, poi si rivolse a Nemesis.
<<Che diavolo vuoi, maledetto?! Lasciaci in pace, vattene via!>>
<<Altrimenti cosa fai? Chiami in aiuto tua madre? Oppure un affascinante detective?>> Nemesis si avvicinò a Julia, la afferrò per un braccio costringendola ad alzarsi in piedi e lo torse dietro la sua schiena, facendola contorcere su sé stessa tra le urla. <<Guarda, Julia! Guarda il tuo uomo come è in grado di difenderti! Non riesce neanche a reggersi in piedi!>> per sottolineare la veridicità delle sue parole, Nemesis sferrò un calcio violentissimo a Francis.
Il giovane urlò, agonizzante.
<<Fermati! Basta!>> strillò la ragazza.
<<Vuoi che mi fermi?>> un calcio. <<Vuoi davvero che lui non soffra?>> un altro calcio. <<Allora sarai tu a dover fare qualcosa per me>>, terzo calcio. <<Sei d'accordo?>>
<<Sì, farò tutto quello che vuoi! Ma lascialo in pace!>>
<<Bene. Allora io ti chiedo una notte di fuoco con me, va bene?>>
Julia fissò Francis, lo vide tentare di rimettersi in piedi, tremante per la rabbia e il dolore.
<<No...>> ringhiò mentre il sangue colava copioso dalla sua bocca misto a saliva. <<Julia... mandalo al diavolo...>>
<<Parli ancora?>> un calcio possente sulla schiena costrinse il giovane al suolo.
<<Va bene! Farò quello che vuoi, una notte con te! Adesso lascialo!>>
<<No, Julia! Non puoi!>> urlò Francis, incollerito.
<<Mi dispiace...>>
<<No, Julia! Julia! JULIA!>>

* * *

Un ringhio, Francis aprì gli occhi. Sudava, tremava, era disteso nel suo letto all'interno della torre. Con gambe deboli e traballanti si alzò in piedi, riuscì a trascinarsi sino al piccolo tavolo nella sua stanza e si versò un abbondante bicchiere di liquore. Nel versare il liquido dalla bottiglia, la mano gli tremò facendo rovesciare il bicchiere, il giovane lo sistemò e, cercando di controllarsi, portò praticamente a livello il bicchiere e ne bevve il contenuto in un unico sorso.
Decisamente più rilassato, ritornò a letto... e lo sguardo gli cadde sul comodino dove aveva poggiato la fiala...che Nikyliana gli aveva consegnato in cambio della propria vita. Avrebbe funzionato? In ogni caso, non era il momento per certe sciocchezze!
Il giovane si sedette sul materasso, il respiro ancora troppo veloce e le mani che si portò tra i capelli sudati; che sogno assurdo, si disse. Eppure... spaventoso, inquietante. Ma sapeva che, nel giro di pochi minuti, ci avrebbe ripensato considerandolo solo un sogno e chiedendosi come aveva potuto spaventarsi in quel modo.
Sbuffando, abbassò di scatto il braccio e la sua mano andò sul comodino: sotto le sue dita stava la fiala, il liquido trasparente sembrava scintillare alla debole luce dell'alba; Francis alzò lo sguardo verso il grande specchio attaccato alla parete, la sua immagine riflessa lo fissava dall'altra parte, poi fece un gesto in risposta del quale, all'istante, il riflesso mutò trasformandosi nell'immagine di una camera da letto situata molti piani più in basso.
Julia dormiva, avvolta tra le lenzuola, con il cuscino sotto il capo; era l'immagine dell'innocenza.
Il giovane abbassò lo sguardo sulla sua mano le cui dita rigiravano distrattamente la fiala, poi ritornò a concentrarsi su Julia.
<<Sporca peccatrice...>> ringhiò. Poi sorrise, un ghigno malvagio gli attraversò il volto. <<Così va bene, piccola. Così va bene...>> sospirò, il capo gli ricadde in avanti, i capelli scivolarono a nascondere il volto tra le ombre e, in quell'oscurità, una lacrima, solitaria ed argentea, scivolò dal suo occhio sinistro. <<Lei per me è tutto!>>
Si alzò in piedi, era teso, si sentiva febbricitante e, improvvisamente, le pareti della stanza si trasformarono in fiamme; la porta, divenuta nera come ossidiana, si spalancò facendo entrare un essere di fuoco che indossava un'armatura nera, due ali scheletriche, una grande spada nel pugno.
Come se tutto ciò fosse normale, Francis rivolse un cenno al mostro che era appena entrato nella sua stanza.
<<Stiamo aspettando!>> annunciò l'essere con voce profonda e tenebrosa. <<Presto perderemo la pazienza, troppo tempo... troppo tempo...>>
<<Ed io sto facendo del mio meglio>>, replicò Francis. <<Come prestabilito, Arshes Nei e Kall Su sono dalla mia parte. Meta-Likana è pronta a cadere, entro poche ore rilascerò gli eserciti che ne attaccheranno tutte le città!>>
<<Quanto tempo ti occorre?>>
<<Ancora poco. Pochi mesi e avrò concluso!>>
<<Siamo disposti a perdere ancora un altro anno... poi il nostro accordo sarà rotto!>>
<<Ecco, ora dimmi... della vostra parte dell'accordo! Sta bene? Guarda che non accetterò nulla che sia a pezzi!>>
<<Un unico pezzo, stai tranquillo. E non ti ha dimenticato: di notte, quando il dolore è insopportabile, invoca ancora il tuo nome...>> la creatura rise, il fuoco ruggì.
E Francis ringhiò; le fiamme che lo circondavano si schiarirono e divennero d'oro, nei suoi occhi ardeva una luce bianca, abbagliante.
<<Sarà meglio per voi che tutto sia in ordine! Non mi sono sacrificato per ricevere in cambio qualcosa come un mucchietto di pezzi sanguinolenti! Riferisci ai tuoi superiori che non provino a farmi scherzi... o la mia vendetta sarà così terribile da farvi morire per il puro terrore!>>
<<Tutto sarà come previsto, abbiamo firmato un contratto, ricordi? Bene, adesso io vado... e torna a dormire anche tu, Raziel. Ci vediamo tra un anno>>.
Francis sbatté le palpebre, tutto era in ordine, la stanza era normale, niente bruciava.
<<Che... che stavo facendo?>> sbuffò. Alzando la mano destra davanti agli occhi, si rese conto che aveva stretto con forza il pugno intorno alla fiala, la mano era sudata, il vetro che conteneva il liquido era bollente.

* * *

Julia sedeva all'interno della sua stanza, sul letto, con un grande libro di incantesimi poggiato sulle gambe incrociate. Si era tolta il ciondolo che Francis le aveva regalato, la Roccia di Angelo, che in quel momento stringeva per il laccio nella mano destra, la faceva roteare, ne avvolgeva la stringa intorno al dito in un senso, poi nell'altro.
Sospirò, lanciò uno sguardo alla caraffa d'acqua posta sul suo comodino, strinse gli occhi e si concentrò: poco dopo, l'acqua cominciò a salire dalla caraffa verso l'alto dove si raccolse formando una sfera liquida e trasparente.
In quel momento, Francis comparve alla porta; Julia non si deconcentrò e, cogliendo al volo l'occasione, con un gesto ordinò alla sfera d'acqua di partire nella direzione del giovane... ma questi alzò una mano e bloccò l'acqua a pochi centimetri dal suo naso.
<<Bel tentativo>>, commentò con un sorriso.
<<No!>> esclamò la ragazza. <<Mi stavo friggendo il cervello per fare quella cosa, perché l'hai fermata?>>
<<Per mostrarti quanto sia facile bloccare gli attacchi nemici>>, dichiarò Francis. Poi la fissò, vide sul volto di lei era disegnata una strana espressione e rise sommessamente. <<No, è solo che non volevo bagnarmi>>, ammise mentre eseguiva un gesto che fece scomparire l'acqua fluttuante che ricomparve all'istante nella caraffa.
<<Però sto migliorando, hai visto?>> sorrise lei.
<<Sì, sei molto brava. Come ti senti oggi?>> chiese il giovane con apprensione.
<<Bene... perché?>>
<<Perché ieri non ti reggevi in piedi>>, le fece notare lui.
<<Già. Non ero un bello spettacolo, vero?>> chiese Julia, inarcando un sopracciglio con aria colpevole.
<<Ho visto di peggio>>, Francis si sedette sul materasso, accanto alla ragazza. <<E poi dimmi: perché non dovresti essere un "bello spettacolo"? Per me vai benissimo così, sempre e comunque>>, le assicurò.
<<Tu sei troppo buono con me...>> sghignazzò la ragazza, il volto arrossato.
<<Lo sto diventando, purtroppo>>, sbuffò Francis tra i denti in un sibilo talmente flebile che Julia non se ne rese conto. <<A proposito, ieri mi hai detto qualcosa di strano...>>
<<Davvero? Ne avrò dette un milione di cose strane! A che ti riferisci?>>
<<Qualcosa come... "Francis con le ali">>, le ricordò il giovane con voce profonda.
Silenzio, Julia parve innervosirsi.
<<Davvero... ho detto questo?>>
<<Sì. Potresti spiegarmi come mai hai detto una cosa del genere?>>
<<Insomma, come posso dirti... mi pare di averti raccontato del mio sogno, ieri... giusto? Quello in cui mi stavi soffocando...>> precisò con voce smorzata.
Francis annuì in silenzio.
<<Ecco, ricordo che, un istante prima di svegliarmi, ho visto due ali sbucare dalla tua schiena>>.
Il giovane si acciglio.
<<Dici sul serio?>>
<<Oh, andiamo! Era solo un sogno!>> ammiccò Julia.
<<Non sottovalutare i sogni>>, le consiglio Francis. <<Essi sono una fonte differente di magia che si attiva nelle nostre menti. Ciò che vediamo è un'alterazione della realtà molto simile a quella che creiamo noi per richiamare le forze degli incantesimi ma con una differenza sostanziale: usando un termine improprio, la "lunghezza d'onda" degli eventi che vediamo in sogno abbraccia il passato, il presente e il possibile futuro>>.
Julia si concesse un fischio basso e lungo.
<<Che tipo di ali erano?>> la incalzò il giovane. <<Di metallo? Da pipistrello? Nere come quelle di un corvo?>>
<<No, niente di tutto ciò>>, la ragazza sorrise. <<Nonostante il momento, erano bellissime: grandi, bianche e piumate>>.
<<Stai scherzando?!>>
<<No, perché?>> Julia appariva decisamente perplessa.
Francis si concesse un colpo di riso.
<<Ali angeliche non si addicono a me>>, rispose.

* * *

<<Odio stare qui...>> brontolò Francis.
<<Andiamo, non ci vorrà molto!>> lo esortò Julia.
I due si trovavano nell'appartamento di Nikky, la casa dove Julia era cresciuta. In quel momento, la padrona di casa non c'era e sua figlia, avendo deciso di stabilirsi alla torre almeno per  il momento, era riuscita a convincere Francis a tornare a casa per poter recuperare alcuni oggetti che le erano particolarmente cari.
Così deserto, in disordine e con il pavimento sparso di frammenti di vetro che appartenevano alle lampadine rotte, l'appartamento appariva vagamente spettrale alla luce bianca del cielo mattutino: le nevicate stavano diminuendo e le nubi a est si ammassavano e preannunciavano l'arrivo di un temporale, stavolta di pura pioggia, così come suggeriva il colore scuro del cielo.
Julia rimase particolarmente colpita dall'atmosfera di quell'appartamento, le appariva abbandonato da anni, per un momento le venne anche da chiedersi se sua madre fosse esistita veramente, alla fine non si sarebbe stupita più di nessun altra cosa. Ciò che la lasciava perplessa era, invece, l'improvvisa partenza di Nikky: non aveva detto niente, si era semplicemente dileguata nell'ombra portando con sé qualcosa che apparteneva alla casa, una sorta di "odore" che, in quel momento, non era più possibile percepire. Le bianche pareti erano morte, non vibravano di vita, tensione, odio o affetto.
<<Cos'è che devi prendere?>> le chiese Francis.
<<È tutto di sopra, in camera mia>>, rispose Julia. <<Ho uno zaino, metterò dentro le mie cose. Vuoi salire?>>
<<No, grazie, ma credo che aspetterò qui sul divano>>.
<<Va bene, faccio in un lampo!>> sorrise la ragazza, correndo su per le scale.
Il giovane la seguì con lo sguardo, rimase incantato dalla grazia con cui saliva i gradini, dal movimento di quelle belle gambe, messe in evidenza dai pantaloni attillati, che si alzavano e si abbassavano, scalino dopo scalino; sospirò, si voltò facendo frusciare la lunga giacca di pelle nera e si gettò a sedere sul divano.
Francis rimase in silenzio, incrociò le braccia, si guardò intorno alla ricerca di qualcosa da fare ma, non trovando nulla, gettò il capo all'indietro e chiuse gli occhi: l'immagine di Julia fu immediatamente evocata, quasi inconsciamente; per una strana ragione gli venne in mente che Nikyliana non poteva essersi allontanata troppo, non con la minaccia del legame con sua figlia che incombeva ancora su di lei, era certo che l'avrebbe rivista fin troppo presto.
Ma Julia... si ritrovava a pensare a lei più volte di quanto egli stesso fosse disposto ad ammettere, ne immaginava la pelle liscia, il viso vicino al suo, quel sorriso accattivante, quel suo corpo così perfetto da apparire quasi un insulto per ogni altra donna.
La fiala... senza accorgersene, Francis aveva messo la mano nella tasca della giacca e le sue dita si erano avvolte intorno alla fiala trasparente che, secondo Nikyliana, sarebbe stata in grado di liberarlo dal vincolo per un'ora. Eppure era strano che una come lei potesse sul serio conoscere il modo di rompere una maledizione del genere, vi era qualcosa che non quadrava, forse lei sapeva più di quanto aveva sempre sostenuto di sapere.
<<Sono pronta!>> esclamò Julia, portando un grosso zaino sulle spalle, lo adagiò nel bel mezzo del salotto e si gettò sul divano, accanto a Francis. <<Ehi, stai dormendo, per caso?>> lo stuzzicò.
<<No, tranquilla>>.
<<Però che triste... il caminetto non è neanche acceso...>> commentò la ragazza. <<Non è che potresti... non so, accendere un fuoco?>> sorrise.
<<Perché non ci provi tu?>> sorrise il giovane.
<<Sarebbe bello! Ma per ora non riesco a controllare nessuna fiamma più grande di quella che produce una candela>>.
<<Imparerai>>, la rassicurò lui.
Julia annuì e spostò lo sguardo sul caminetto spento, poi portò in avanti il busto, qualcosa aveva catturato la sua attenzione.
<<Francis, guarda! Cos'è quella cosa?>>
<<Cosa?>>
<<C'è una cosa... nel caminetto. Qualcosa di lucido, la luce della finestra ci si riflette contro>>.
Seguendo la direzione degli occhi di Julia, Francis riuscì a vedere quello che gli era stato indicato: effettivamente, qualcosa catturava la luce che entrava dalle finestre, vide la sua minuscola sagoma comparire riflessa in quel piccolo spazio.
Si avvicinò e, allungando un braccio, toccò quello strano oggetto: tra i mattoni del caminetto vi era qualcosa di stranamente gelido, sferico, grande quanto un pugno. E capì.
<<Trovato niente?>> gli chiese la ragazza.
<<Questa>>, tirando lievemente, il giovane liberò l'oggetto che era stato magicamente incastrato tra i mattoni e lo mostrò. <<Una sfera dei ricordi>>.
<<Cos'è?>> chiese Julia, allungando un dito tremante sulla superficie gelida ed impolverata.
<<Qualcosa che può risultare utile>>, Francis si accigliò, la sua espressione non passò inosservata a Julia, la ragazza si rese conto che doveva essere molto importante e, quasi all'istante, sentì un irrefrenabile curiosità crescerle dentro. <<Oggetti del genere permettono di rivivere esperienze passate, molti incantatori le considerano di vitale importanza>>.
<<E... come funziona?>>
<<Semplice: la si tiene in mano e ci si concentra, le immagini vengono trasferite immediatamente al tuo cervello, è necessaria una minima preparazione magica...>> si interruppe, chiuse gli occhi, il volto contratto.
<<Francis... che succede?>>
<<Aspetta... ci sono io ma... non lo ricordo!>>
Julia deglutì, poteva avvertire un calore sprigionarsi dal corpo del giovane, per un istante fu quasi come condividere la stessa tensione, qualcosa le diceva che non avrebbe dovuto porre la domanda che le vorticava nella testa come un serpente che si contorce, ma la curiosità era troppa, ogni resistenza dovuta al buon senso risultò vana.
<<Dimmi... che ricordi contiene quella sfera? E perché era qui? Apparteneva forse a mia madre?>>
<<Sono stato io a darla a Nikyliana qualche tempo fa>>, ammise il giovane. <<Solo che... non ne avevo visionato il contenuto prima di consegnargliela. Ci sono anche io ma... non ricordo alcune cose>>.
<<Vogliamo vedere insieme?>> propose timidamente la ragazza.
Francis la fissò, lei avvertì i suoi occhi che la studiavano, quasi nutrendosi del suo aspetto; stava valutando la situazione con la straordinaria rapidità della sua mente. Poi, senza accennare niente, il giovane le posò una mano sul capo e mormorò alcune arcane parole.
<<Ho impostato un collegamento tra la tua mente e la mia>>, spiegò. <<Terrò io la sfera e tu vedrai quello che io vedo. Adesso siediti, meglio stare comodi per evitare di cadere quando si fanno viaggi di questo genere>>.
Julia obbedì, Francis le si sedette accanto, nella mano destra stringeva la sfera dei ricordi.
<<Sei pronta?>> le chiese.
<<Sì>>, lei gli afferrò la mano sinistra, la strinse spasmodicamente.
<<Rilassati>>, le sussurrò lui. <<Non avere paura e... fatti coraggio>>.
Vi era un enfasi particolare su quelle ultime due parole che non sfuggì a Julia... ma decise che non era il caso di discuterne ed annuì in silenzio, poi chiuse gli occhi.
Un istante dopo nella sua testa comparve un'immagine così nitida e reale da fare impressione: era notte, il ricordo mostrava un altopiano, una protuberanza della roccia era stata intagliata e decorata sino a renderla un altare.
In lontananza una figura, curva per la fatica, si avvicinava: essa era avvolta da un ampio mantello nero, un cappuccio calato sul volto, tra le braccia stringeva un fagotto bianco; si avvicinò all'altare e depose il fagotto sulla sua superficie, poi si lasciò cadere al suolo e poggiò la schiena contro il lato lungo, finemente lavorato. Con un gesto irritato, si sfilò il cappuccio dal volto liberando una lunghissima treccia rossa, la pelle del suo volto era liscia come quella di una statua meravigliosa, gli occhi a mandorla, le labbra lucide e il volto imperlato di sudore; aveva l'affanno.
<<Ma chi è?>> chiese Julia, perplessa, riconoscendo nella giovane donna qualcosa di familiare.
<<Non la riconosci?>> ghignò Francis.
<<Mia... mia madre?!>>
<<Già>>.
<<Accidenti, era davvero diversa! È bellissima! Ma allora, questo vuol dire che in quel fagotto...>>
<<Sì, ci sei tu. Julia, ci ho ripensato, se vuoi possiamo smettere di vedere...>>
<<No, mi interessa!>> replicò lei, decisa.
Intanto, Nikyliana si stava guardando intorno, come se temesse di veder comparire qualcuno dal nulla. Rendendosi conto di essere sola, sfilò un guanto dalla sua mano: all'anulare sinistro portava un anello di ossidiana nera.
<<Adesso comincia...>> commentò Francis.
<<Cosa?>> chiese Julia.
<<Quell'anello... non lo ricordo affatto. Ma perché?>>
<<Vediamo cosa succede, forse ti verrà qualcosa in mente>>.
Nikyliana aprì lievemente il fagotto che aveva adagiato sull'altare, al suo interno vi era un neonato dalla pelle candida e liscia che dormiva placidamente con il pollice in bocca, sulla testa vi era un sottilissimo strato di capelli biondo scuro, quasi arancio.
Nikyliana si portò la mano che indossava l'anello al petto, come in preghiera.
<<Questa è la figlia di Nemesis Darkfire!>> disse, come parlando a qualcuno. <<La progenie dell'oscuro Signore della Fiamma è malvagia quanto egli stesso!>>
A quelle parole, magicamente, comparve un volto etereo che fluttuava nell'aria al di sopra del neonato, non era ben definito, era solo possibile stabilirne il sesso maschile.
<<Nikyliel, io ti ascolto>>, disse il viso. <<Sei qui, hai posto sull'altare la figlia di Nemesis Darkfire... ma Nemesis Darkfire non può avere figli con una donna qualsiasi, la sua natura glielo impedisce. Chi è la madre?>>
<<La madre... sono io>>, ammise Nikyliana, abbassando il capo nella vergogna.
<<Ciò non cambia nulla>>, dichiarò il volto con fermezza. <<Alla progenie di Nemesis Darkfire non è concesso il privilegio della vita. Perché sua figlia vive ancora? Uccidila adesso, Nikyliel!>>
<<Non posso>>, ribatté la giovane donna a denti stretti. <<Nemesis Darkfire ha eseguito un rituale malefico... e la mia vita è legata a quella di sua figlia. Se la uccidessi morirei anche io>>.
<<Allora hai fatto bene a venire qui, Nikyliel. Io sono in grado di disfare il sortilegio, ucciderò la bambina e tu vivrai>>.
<<Sì! Uccidila! Uccidila e liberami!>> strillò la giovane donna con voce isterica.
<<È giusto che sia così. Nikyliel, per tuo desiderio...>> una folata di vento si alzò all'improvviso, il volto scomparve, il neonato si svegliò di soprassalto e cominciò a piangere.
Nikyliana si alzò in piedi, si voltò, alle sue spalle vi era un uomo imponente dai lunghi capelli blu, gli occhi rossi e le pupille azzurre, Nemesis Darkfire.
Non somigliava per niente a Francis, solo la forma degli occhi era identica, per il resto appariva completamente diverso, possedeva una bellezza indefinibile, qualcosa di etereo. E poi, Francis era ancora un ragazzo, il vecchio Nemesis Darkfire era un uomo adulto, anche se dall'aspetto ancora giovane.
<<N-Nemesis?!>> farfugliò la giovane donna.
<<Mi sono insospettito quando ho visto che quel dannato anello era scomparso...>> disse lo stregone; possedeva un timbro di voce musicale ma terrificante al tempo stesso, profondo e limpido.
<<Nemesis, non penserai certo...>>
<<E invece lo penso, donna! Ma tutto ciò non serve a nulla>>, rise, una risata malvagia che salì sino alle stelle. <<Mi temete, vero?>> urlò, rivolto a nessuno. <<Siete saggi! E purtroppo per voi, niente che abbiate il potere di fare può impensierirmi!>> poi si rivolse a Nikyliana e la macabra parodia di un dolce sorriso affiorò sul suo volto. <<Mia cara, cosa stai facendo? Vuoi uccidere nostra figlia?>> chiese con voce maleficamente dolce.
<<No, Nemesis... io...>>
<<Non mentire con me!>> urlò lo stregone, agitando una mano nell'aria. Nikyliana fu colpita da uno schiaffo inesistente che la sbatté contro l'altare, il neonato piangeva sempre più forte. <<E così vuoi aggirare le mie regole? Stupida, convinci i tuoi superiori che non possono nulla contro me! E tua figlia deve vivere, perché così ho deciso!>>
<<Maledetto bastardo!>> la giovane donna rivolse un'occhiata di fuoco allo stregone, un rivolo di sangue le scendeva dalla bocca.
Senza dire una parola, Nemesis si fece avanti e la afferrò per la lunga treccia, la costrinse ad alzarsi in piedi; lei urlò, lo stregone le pose il volto al di sopra della neonata.
<<Domani affronterò Nywtwilight, ma stanotte siamo una famiglia>>, disse Nemesis. <<Nikyliana, stanotte tu sei una madre ed io sono un padre. Amiamo nostra figlia come è giusto che sia>>.
Il neonato piangeva, agitava le minuscole braccia in preda alla disperazione.
<<Progenie del male...>> sibilò la giovane donna, ma uno strattone alla sua treccia la fece restare in silenzio.
<<Bellissima, non trovi?>> le sussurrò Nemesis, rivolgendo un cenno del capo al neonato. <<Ma non ha un nome. Dalle un nome, Nikyliana>>, le ordinò, ma fu silenzio. <<Dalle un nome!>> urlò, strattonandola con estrema violenza.
La giovane donna strillò, lacrime di dolore sgorgarono dai suoi occhi e bagnarono il viso di sua figlia.
<<Juliel!>> esclamò. <<Si chiama Juliel!>>
<<Un nome bellissimo>>, commentò Nemesis con un ghigno perverso.
Il ricordo svanì così com'era stato evocato, Francis aveva gli occhi ancora serrati.
<<Non ho memoria di quello che le dissi>>, ammise con un sospiro. <<Ricordo solo che la fermai e poi... Julia?>> aprì gli occhi.
Vide la ragazza, lacrime silenziose rigavano il suo volto, tremava convulsamente, era impallidita in volto e fissava il vuoto assoluto, i suoi occhi azzurri erano opachi, privi di vitalità.
<<Julia>>, le sussurrò lui. <<Lo so, forse non dovevi vedere... ti prego, perdonami...>>
Ma lei non disse niente, liberò la sua mano da quella di Francis e, dopo essersi alzata in piedi, si voltò e salì rapidamente le scale sino al piano di sopra; pochi istanti dopo, si udì una porta sbattere.