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Il Gatto Nero

Aperto da pulce90, 2 Novembre 2004, 09:14:14

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pulce90

Ciao,spero che la storia di cui vi racconterò non facchia schifo a nessuno.
Non sono molto brava in queste cose......Ma ci provo.....

FIN DALL'INFANZIA, MI DISTINGUEVA IL MIO CARATTERE DOLCE E UMANO. AVEVO UN CUORE TENERO, COSì TENERO DA SEMBRARE AI MIEI COMPAGNI LO ZIMBELLO DI TUTTI. NON AVEVO AMICI E SOPRATUTTO PREDILIGEVO GLI ANIMALI E I MIEI GENITORI MI ASSECONDAVANO DANDOMI IN GRAN NUMERO QUELLI CHE PREFERIVO. CON QUESTI TRASCORREVO TUTTO IL TEMPO E MI SENTIVO FELICE. MI SPOSAI MOLTO GIOVANE, ED ERO FELICE PERCHE' FINALMENTE AVEVO TROVATO LA PERSONA CHE ERA PIU' SIMILE A ME E AMAVA GLI ANIMALI IN TAL MODO DA AVERE QUASI UNO ZOO. AVEVAMO UCCELLI, PESCI DORATI, UN BELLISSIMO CANE, CONIGLI, UNA SCIMMIETTA E un gatto.
QUEST'ULTIMO ERA UN' ANIMELE ECCEZIONALMENTE FORTE E BELLO, TUTTO NERO. IL SUO NOME ERA PLUTO ED ERA ANCHE IL MIO BENIAMINO. LA NOSTRA AMICIZIA DURO' FINO A QUANDO IL MIO CARATTERE AVEVA SUBITO, A CAUSA DEL DEMONE DELL'INTERPERANZA, UN RADICALE PEGGIOAMENTO.
GIORNO DOPO GIORNO DIVENTAVO SEMPRE PIU' LUNATICO, PIU' IRRITABILE, E INIZIAVO AD USARE UN LINGUAGGIO BRUTALE CON MIA MOGLIE FINO A PICCHIARLA. UNA SERA TORNANDO A CASA UBRIACO FRADICIO AFFERRAI PLUTO CON VOLENZA. NON MI RICONOSCEVO PIU'. TRASSI DAL TASCHINO DEL  PANCIOTTO UN TEMPERINO E CAVAI A PLUTO L'OCCHIO FUORI DALL'ORBITA. AL MATTINO, QUANDO MI SVEGLIAI, PROVAI UN SENTIMENTO DI ORRORE, IN PARTE DI RIMORSO MA ERA TUTT'AL PIU' UN SENTIMENTO DEBOLE ED EQUIVOCO, E L'ANIMA NON NE FU TOCCATA..........
il resto alla prossima puntata ciao ciao  :sick:
(SCHIFOSO VERO?!)

ANTO

no e' carina ,ma nn ho capito 1 cosa    
all'ultimo il gatto c'e' l'ha l'occhio fuori dall'orbita il mattino seguente      ?
il male non è di quelli che lo fanno ma di quelli che nn muovono un dito per fermarlo

pulce90

EHI LA'........... NON MI ROVINARE LA STORIA........
SCHERZO. IL GATTO LA MATTINA DOPO NON HA L'OCCHIO MA POI GUARISCE PIU' AVANTI. ORA PERO' NON TI POSSO DIRE ALTRO SE NO LA STORIA E' GIA' CAPITA..........

pulce90

il continuo della storia non mi va di scriverlo....... e mi dispiace ma non o più l'ispirazione. ci proverò forse in futuro va be ciao ciao  :bleh:

bonje


LordVoldemort

#5
Tsk prima fa incuriosire e poi nn conclude la storia, mettici un finale demente ma almeno concludila




...c'è un po di ™ in ognuno di noi...

God 87

Sinceramente mi ricorda un pò troppo IL GATTO NERO di Argento (a sua volta ispiratoa  Poe).

Provaci ancora Sam!
Now watching

- After War Gundam X
- Armored Trooper Votoms
- Aura Battler Dunbine
- Mobile Suit Gundam 00 Second Season
- Kyashan Sins
- Kurogane no Linebarrel
- My-Otome
- Tytania
- Zambot 3


-Gaex89-

.... non è male! anche a me piace scrivere, (vedi la mia storia GAex e il misero delle carte) e devo dire che sei molto brava!
ciao

bonje

:bye2: ma percè nessuno va a leggere la mia storia....devo fagli pubblicità?

Selphie(la dea)

Confermo i vostri dubbi: la storia è quella di Edgar Allan Poe. :meh:
Comunque (per chi non l'avesse letta) va avanti così:

ARROSSISCO, BRUCIO, RABBRIVIDISCO NELLO SCRIVERE QUESTA DANNATA ATROCITà.
QUANDO MI TORNò LA RAGIONE AL MATTINO PROVAI UN UN SENSO PER METà DI ORRORE E PER METà DI RIMORSO PER IL CRIMINE CHE AVEVO COMMESSO; MA FU SOLO UN SENTIMENTO SUPERFICIALE ED EQUIVOCO, L'ANIMA NON NE FU TOCCATA. MI TUFFAI DI NUOVO NEGLI ECCESSI ED AFFOGAI NEL VINO TUTTI I RICORDI DEL FATTO.
FRATTANTO IL GATTO LENTAMENTE SI ERA RIPRESO(...).
MI ERA RIMASTO ABBASTANZA DEL MIO VECCHIO CUORE DA PROVARE UN CERTO DOLORE PER L'EVIDENTE ANTIPATIA DA PARTE DELLA CREATCRA CHE UNA VOLTA MI AVEVA AMATO. (...) UNA MATTINA, A SANGUE FREDDO, FECI SCORRERE UN CAPPIO INTORNO AL SUO COLLO E L'IMPICCAI AL RAMO D'UN ALBERO; L'IMPICCAI MENTRE LE LACRIME MI CADEVANO DAGLI OCCHI ED IL PIù ATROCE RIMORSO TORMENTAVA IL MIO CUORE. l'IMPICCAI PERCHè SAPEVO CHE MI AVEVA AMATO E PERCHè NON MI AVEVA DATO ALCUN MOTIVO DI SENTIRMI OFFESO, L'IMPICCAI PERCHè COSì FACENDO COMMETTEVO UN PECCATO(...).
UNA NOTTE, MENTRE GIACEVO IN UNA TAVERNA PIù CHE MALFAMATA, MEZZO INTONTITO, LA MIA ATTENZIONE FU ATTRATTA ALL'IMPROVVISO DA QUALCOSA DI NERO CHE RIPOSAVA SULLA SOMMITà DI UNA DELLE ENORMI BOTTI DI GIN E DI RUM, CHE COSTITUIVANO L'ARREDAMENTO PRINCIPALE DEL LOCALE. STAVO GUARDANDO DA MOLTO TEMPO E, CON MIA SORPRESA, NON RIUSCIVO A CAPIRE DI CHE COSA SI TRATTASSE.(...) SI TRATTAVA DI UN GATTONE NERO, DELLA STESSA TAGLIA DI PLUTONE, SOMIGLIANTE A LUI SOTTO OGNI ASPETTO, AD ECCEZIONE DI UNO.

Ve lo continuo la prossima volta (piccola postilla: il gatto non si chiamava Pluto, ma bensì Plutone :meh:    :meh: )

sarai per sempre nei nostri cuori


"la morte temuta
la morte maliarda
la morte fottuta
la morte bastarda"

Sh4dOwsAriEs

mhhhh strana storia comunque povero gatto
FuriKuri^^

Seguite il lato cubo della forza...




cloud

Selphie continua mi ci sono appassionato!!!

Selphie(la dea)

Si, si ora la vostra dea continua...   :wink:

PLUTONE NON AVEVA UN SOLO PELO BIANCO IN TUTTO IL MANTELLO, MENTRE QUESTO GATTO AVEVA UNA MACCHIA BIANCA DI CONTORNO INDEFINITO CHE GLI COPRIVA QUASI INTERAMENTE IL PETTO(...)QUANDO MI APPRESTAI A TORNARE A CASA, L'ANIMALE MOSTRò L'INTENZIONE DI ACCOMPAGNARMI. GLIELO PERMISI ED OGNI TANTO LUNGO LA VIA MI FERMAVO A PER ACCAREZZARLO. QUANDO GIUNSE A CASA SI TRVò SUBITO A SUO AGIO E DIVENNE IMMEDIATAMENTE IL BENIAMINO DI MIA MOGLIE.
DA PARTE MIA, INVECE, SENTII SUBITO SORGERE DENTRO DI ME UNA CUPA ANTIPATIA PER L'ANIMALE.

sarai per sempre nei nostri cuori


"la morte temuta
la morte maliarda
la morte fottuta
la morte bastarda"

Sh4dOwsAriEs

argh,voglio il seguito!!!!(lo so fa male drogarsi)

ti prego,è troppo bello!(io tifo x il cane) :gun:
FuriKuri^^

Seguite il lato cubo della forza...




Cloud21

Lo continuo io...

Per parte mia mi accorsi ben presto che in me sorgeva contro l'animale una viva
antipatia. Era proprio il contrario di quanto avevo preveduto, ma non so
perche' o come fosse, la sua manifesta tenerezza verso la mia persona mi
indispettiva e disgustava. Gradatamente questi sentimenti di ribrezzo e di
insofferenza si tramutarono in un odio profondo. Evitavo l'animale; un vago
senso di vergogna e il ricordo del mio precedente atto di crudelta' mi impediva
di maltrattarlo fisicamente. Per alcune settimane mi trattenni dal picchiarlo,
o dal fargli comunque del danno, ma a poco a poco, oh, per lentissimi gradi,
giunsi a considerarlo con un ribrezzo indescrivibile e a fuggire
silenziosamente la sua odiosa presenza come sarei fuggito dal lezzo
pestilenziale di una malattia contagiosa.
 
Quel che alimentava senza dubbio il mio odio verso l'animale era stata la
scoperta, il mattino successivo alla sua venuta nella mia casa, che anche
questo gatto, al pari di Pluto, era cieco di un occhio. Questo particolare
invece non aveva fatto che renderlo ancora piu' caro a mia moglie, la quale,
come gia' ho detto, possedeva in sommo grado quella umanita' di sentimenti che
era stata un tempo il mio tratto caratteristico, e la fonte di molte tra le mie
piu' semplici e piu' pure soddisfazioni.
 
Ma quanto piu' la mia avversione per questo gatto cresceva, tanto piu' sembrava
aumentare da parte sua la tenerezza verso di me. Seguiva i miei passi con una
ostinazione che sarebbe difficile far comprendere al lettore. Dovunque mi
sedessi, subito si accovacciava sotto la mia seggiola, o mi balzava sulle
ginocchia, importunandomi con le sue insopportabili feste. Se mi alzavo per
passeggiare, ecco che correva a mettermisi fra i piedie per poco non mi faceva
cadere, oppure conficcando nel mio vestito i suoi unghioli lunghi e aguzzi, si
arrampicava con questo sistema sino al mio petto. In quei momenti, benche' mi
divorasse il desiderio di distruggerlo con un colpo solo, ero trattenuto dal
far cio', in parte dal ricordo del mio precedente delitto, ma soprattutto,
lasciate che lo confessi subito, da un vero e proprio TERRORE dell'animale.
 
Questo terrore non era esattamente il terrore di un possibile male fisico, e
tuttavia non saprei come altrimenti definirlo. Ho quasi vergogna di ammettere -
si', persino in questa cella d'infamia, ho quasi vergogna d'ammettere, - che il
terrore e l'orrore ispiratimi dall'animale erano stati rafforzati da una tra le
piu' chimeriche assurdita' che sia possibile immaginare. Mia moglie aveva piu'
d'una volta richiamata la mia attenzione sulla stranezza della macchia di peli
bianchi di cui ho gia' accennato, e che costituiva la sola differenza visibile
tra questo misterioso gatto e quello che io avevo ucciso. Il lettore si
rammentera' che questo segno, per quanto grande, dapprincipio era molto
indefinito, mentre invece in seguito (per gradi lentissimi, quasi
impercettibili, e che la mia Ragione si rifiuto' a lungo di ammettere,
respingendoli come un'assurda fantasia) aveva infine assunto nettezza di
contorni e una forma precisa. Esso era divenuto ora la rappresentazione di un
oggetto che rabbrividisco a nominare, e per questo soprattutto odiavo e
paventavo e avrei voluto sbarazzarmi di quel mostro SE SOLTANTO LO AVESSI OSATO,
poiche' questo segno, ripeto, si era finalmente trasformato nella figurazione
limpidissima di un oggetto odioso e ributtante: era divenuto una FORCA, oh,
lugubre e terribile macchina di orrore e di delitto, di agonia e di morte!
 
E adesso la mia miseria superava la miseria tutta dell'Umanita' intera. E una
BESTIA BRUTA, il cui simile io avevo cosi' sprezzantemente annientato, una
BESTIA BRUTA doveva foggiare per ME, per me uomo, fatto a immagine
dell'Altissimo Iddio, un cosi' intollerabile tormento? Ahime'! Non conobbi piu'
ne' di notte ne' di giorno la benedizione del riposo! Di giorno l'animale non mi
lasciava solo neppure per un istante; e di notte mi svegliavo di ora in ora
di soprassalto, da incubi grevi di indicibile paura, per sentirmi l'alito caldo
di QUELLA COSA sulla faccia, e la vasta massa del suo corpo. Incubo incarnato
che non avevo il potere di scuotermi di dosso, eternamente incombente sul mio
CUORE!
 
Sotto l'incalzare di siffatte torture, quel poco di bene che ancora restava in
me scomparve. Pensieri malvagi divennero i miei soli compagni, ed erano i piu'
tetri, i piu' malvagi dei pensieri. L'ombrosita' abituale del mio carattere si
tramuto' in un odio forsennato di tutte le cose e dell'intera umanita'; mentre
degli scoppi improvvisi, frequenti, incontrollabili di collera ai quali ora io
ciecamente mi abbandonavo, la mia docile moglie, era divenuta, ahime! la vittima
piu' consueta e piu' paziente.
 
Un giorno ella mi accompagno' per necessita' domestiche nello scantinato del
vecchio edificio dove la nostra poverta' ci costringeva ora ad abitare. Il gatto
naturalmente mi aveva seguito giu' per i ripidi scalini, e, avendo io evitato
per vero miracolo di cadere lungo disteso per causa sua, mi aveva esasperato
sino alla follia. Sollevai una scure e dimenticando nella mia collera il terrore
puerile che sino a quel momento mi aveva trattenuto la mano, diressi contro
l'animale un colpo che certo lo avrebbe ucciso all'istante se fosse calato come
io avrei voluto. Ma questo colpo fu arrestato dalla mano di mia moglie. La sua
intromissione mi colmo' di furore demoniaco e liberando violentemente il mio
braccio dala sua stretta le affondai la scure nel cervello. Ella cadde morta
stecchita, senza emettere un gemito.
 
Appena compiuto questo odioso crimine, mi posi immediatamente e con frdda
deliberazione all'impresa di occultare il cadavere. Sapevo che non mi era
possibile rimuoverlo dalla casa, ne' di giorno ne' di notte, senza correre il
rischio di essere notato dai vicini. Formai nella mia mente molti progetti. A
tutta prima pensai di tagliare il cadavere in pezzi minuti e di distruggerli nel
fuoco. In un secondo tempo decisi di scavare una fossa nel pavimento della
cantina. Poi architettai di gettarlo nel pozzo del cortile, oppure di porlo
dentro una scatola, come se fosse della merce, e ordinare al portiere di
portarlo via da casa. Infine escogitai quello che mi parve l'espediente
migliore. Decisi di murarlo nella cantina stessa, come si narra solessero murare
le proprie vittime i monaci medievali.
 
La cantina era adattissima a uno scopo come il mio. Le sue pareti erano state
costruite rozzamente, e di fresco intonacate con cemento grossolano, cui
l'umidita' atmosferica aveva impedito d'indurirsi. Inoltre in una delle pareti
vi era uno sporto, provocato da un falso camino, o caminetto, che era stato
riempito e trasformato in modo da somigliare al resto dello scantinato. Mi
assicurai che mi sarebbe stato facile spostare i mattoni in quel punto,
inserirvi il cadavere, e tornare a murare il tutto come prima, in modo che
nessun occhio umano potesse scorgervi alcunche' di sospetto.
 
I miei calcoli non dovevano ingannarmi. Con l'aiuto di una sbarra di ferro
scostai facilmente i mattoni, e dopo avere accuratamente deposto il cadavere
contro la parete interna, lo puntellai in quella posizione mentre andavo via via
riaccomodando senza fatica l'intera opera muraria cosi' come era stata
originariamente costruita. Mi ero procurato con tutte le possibili cautele della
calce e della sabbia, avevo preparato l'intonaco in modo che non era
assolutamente possibile distinguerlo dal vecchio, e con esso ricopersi
accuratamente la nuova opera muraria. Quando ebbi finito mi accorsi con
soddisfazione di aver compiuto un buon lavoro. Il muro non sembrava essere stato
manomesso minimamente. Spazzai con attenzione minutissima il pavimento dei
rifiuti e delle scorie di cui lo avevo sporcato. Mi guardai attorno trionfante e
dissi a me stesso: "Meno male! Le mie fatiche non sono state vane".
 
Subito dopo, il mio primo pensiero fu quello di andare in cerca dell'animale che
era stata la causa di tanta sciagura, poiche' ero ormai fermamente deciso ad
ucciderlo. Se fossi stato in grado di acchiapparlo in quel momento, il suo
destino sarebbe stato indubbiamente segnato, ma, a quel che pareva, l'astuta
bestia si era spaventata del mio precedente accesso di collera, e si guardava
bene dal presentarsi al mio cospetto, date le attuali condizioni del mio umore.
Mi e' impossibile descrivere, o fare immaginare al lettore, il senso profondo,
quasi estatico di sollievo che la constatazione della scomparsa dell'odiata
creatura suscito' nel mio petto. Per tutta quella notte non si fece vedere, e
cosi' per una notte almeno, da quando si era introdotto nella mia casa, riuscii
a dormire di un sonno profondo e pacifico; si', DORMII nonostante il peso del
delitto che mi gravava sull'anima!
 
Passo' il secondo giorno, passo' il terzo, ma il mio tormentatore non comparve.
Tornai a respirare come un uomo libero. Certo il mostro, spaventato, era fuggito
dalla mia casa per sempre! Non lo avrei piu' veduto! La mia felicita' era al
colmo! Non sentivo quasi la colpa del mio truce misfatto. Mi erano state rivolte
alcune domande, ma avevo saputo rispondere a tutte in modo soddisfacente. Era
stata persino ordinata un'inchiesta, ma naturalmente nessuno aveva scoperto
nulla. Ero certo di avere ormai assicurato un avvenire tranquillo e sereno.
 
Il quarto giorno successivo all'assassinio entro' pero' inaspettatamente in casa
mia una squadra di poliziontti che procedette a un rigoroso esame dei locali.
Sicuro pero' della inaccessibilita' del mio nascondiglio non provai alcun
imbarazzo. I funzionari di polizia mi pregarono di accompagnarli nela loro
perquisizione. Ogni angolo, ogni ripostiglio fu attentamente esplorato. Infine
scesero in cantina per la terza o quarta volta. Non uno solo dei miei muscoli
tremo'. Il mio cuore batteva calmo come batte a chi dorme nel sonno
dell'innocenza. Percorsi la cantina da un capo all'altro, tenendo le braccia
incrociate sul petto, e aggirandomi di qua e di la' con disinvoltura. I
poliziotti si dichiararono soddisfatti e si disposero ad andarsene. L'esultanza
del mio cuore era troppo intensa perche' potessi trattenerla.
Bruciavo dal dire ancora una parola sola, per rafforzare il mio trionfo, e
rassicurarli doppiamente dela mia innocenza.
 
- Signori, - dissi infine, mentre gia' stavano salendo i gradini, - sono lieto
di avere calmato i vostri sospetti. Vi auguro buona salute, e vi porgo i miei
omaggi. A proposito, signori, questa... questa e' una casa costruita
meravigliosamente bene. - (Nel desiderio morboso di parlare con disinvoltura,
quasi non mi rendevo conto delle parole che proferivo). - Posso dire anzi che e'
una casa costruita in maniera ECCELLENTE. Queste pareti, ve ne state gia'
andando, signori? queste pareti, guardate come sono solide! - E a questo punto,
in una vera frenesia di sfida, picchiai pesantemente con la mazza che tenevo in
mano proprio su quel tratto di opera muraria dietro al quale stava il cadavere
della moglie che io avevo tanto amata.
 
Ma possa Iddio proteggermi e liberarmi dagli artigli dell'Arcidemonio! Non
appena gli echi dei miei colpi si furono spenti nel silenzio, ecco che ad essi
una voce rispose dal segreto loculo! Era un pianto, dapprima soffocato e
interrotto, come il singhiozzare di un bambino, che rapidamente si enfio' sino a
divenire un unico lungo, alto, continuo urlo, indicibilmente strano e inumano,
un ululato, uno strido guaiolante, per meta' di orrore e per meta' di trionfo,
quale solo avrebbe potuto levarsi dal fondo dell'inferno, se le gole di tutti i
dannati nella loro angoscia e tutti i demoni nell'esultanza della dannazione
umana si fossero insieme congiunte.
 
Di quel che fossero i miei pensieri in quel momento e' follia parlare.
Sentendomi venir meno, arretrai barcollando verso la parete opposta. Per un
attimo i poliziotti, giunti gia' in cima alle scale ristettero immobili,
raggelati dall'orrore e da una specie di arcana paura. Un attimo dopo dodici
braccia robuste si davano da fare attorno alla parete. Questa cadde di colpo in
tutta la sua massa. Il cadavere, gia' quasi interamente decomposto e chiazzato
di sangue raggrumato, apparve eretto dinazi agli occhi degli agenti. Sul suo
capo, con la sua rossa bocca spalancata e l'unico occhio di fiamma, sedeva lo
spaventoso animale la cui malizia mi aveva indotto al delitto, e la cui voce
rivelatrice mi aveva consegnato al boia.
 
Avevo murato il mostro entro la tomba!