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Sequestro Di Silvia Melis.liberazione Paranormal

Aperto da H'ERMES, 18 Agosto 2005, 22:44:55

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H'ERMES

Sequestro di  Silvia  Melis.
Liberazione Paranormale?

Dopo la  tragica fine dell'onorevole Aldo Moro,
trascorso un tempo indefinito decisi di continuare ad aiutare il prossimo,
escludendo gli interventi collaborativi  indiretti con le  istituzioni,
perché  non mi fidavo più di nessuno.
Mi sentivo indirettamente colpevole della sua morte, (di MORO)
tanto da decidere se un domani mi sarebbe capitato un sequestro analogo,
dovevo agire da solo,  non so come,  però dovevo  provarci  lo stesso,  
così da non potermi in futuro rimproverare.
L'occasione si presentò molti anni dopo,
con  il sequestro in Sardegna  di Silvia  Melis  avvenuto nel   febbraio 1997.
(benché in tutti i precedenti sequestri  "stimolavo "  la rapidità della liberazione degli ostaggi.)

Sentendo in televisione i ripetuti appelli per la liberazione di Silvia  Melis,
anche il SANTO PADRE  si era appellato più volte in suo favore,
senza dimenticare le continue manifestazioni di solidarietà della gente del suo paese Tortolì,
cosicché  un giorno  mio figlio minore richiamò la mia attenzione chiedendomi,
se avevo la capacità  (il potere) di poterla  liberare immediatamente.
La cosa mi stupì per il fatto che quello che oggi vado normalmente raccontando,
allora per mia volontà ho sempre lasciato completamente all'oscuro tutta la mia famiglia,
anche se scherzando dicevo sempre a loro,
di non disturbarmi quando dormivo  o ero coricato sul letto:
" perché stavo  lavorando."  
Loro magari ridevano, però non mi disturbavano più.
Questo sequestro per me era occasione  per dimostrare a mio figlio,
che non bisogna mai arrendersi dinanzi al male altrui,
e nello stesso tempo  avere una  fede  immensa,
da non porre mai nessun  limite alla provvidenza.
Però  era anche  occasione per  capacitarmi delle mie facoltà,
e  per sapere se allora potevo anche riuscire a  liberare l'On. Moro da solo.

Così dopo due tentativi andati a vuoto,
forse per il continuo sollecito da parte di mio figlio,
perché la notte prima di addormentarsi  mi ricordava  e raccomandava più volte di liberarla,
mentre la mattina mi svegliava dimostrandomi apertamente tutta la sua delusione,
una volta informatosi con  il telegiornale del mattino,
che non riportava nessuna notizia della sua liberazione,
finalmente la terza  notte sognai di risvegliarmi invisibile all'interno di una casa di montagna.

Era costruita in muratura, con il tetto basso.
Sembrava un  buon  rifugio invernale e ben attrezzato per i   pastori.
Mi ero risvegliato all'interno della casa davanti   al loro portone  d'ingresso,
ben chiuso  dietro le mie spalle.
La stanza misurava 7 metri di lunghezza,  per 5 di larghezza, circa.
Sulla  mia destra,  
c'era  un grande tavolo di legno rettangolare fornito lateralmente di panche rudimentali,
ed in fondo ad esso vedevo  seduti  tre uomini che giocano svogliatamente a carte.
Due erano frontali tra loro, mentre il terzo era seduto nell'estremità del tavolo,
con le spalle rivolte ad un camino.
Giocavano tranquillamente a carte illuminati dalle luci di candele e lumi,
mentre l'ostaggio percepivo che era rinchiuso all'interno di una stanzetta,
la  cui la porta  di accesso era dinnanzi a me.

Avevo percepito  che erano soltanto quei  tre i sequestratori presenti in tutta la casa,
cosi mentalmente ordinai a tutti e tre,
di addormentarsi immediatamente e di non svegliarsi per nessuna ragione  prima di tre ore.
Così loro si addormentarono velocemente con braccia e volto appoggiati sul tavolo,  
mentre io aprii (mentalmente) la porta frontale dove  all'interno sapevo che c'era l'ostaggio.
In fondo alla stanzetta  semibuia  sulla sinistra in angolo,
su di un  letto orizzontalmente posizionato,
c'era incatenata una donna semi sveglia,
rannicchiata, esile, minuta, con lo sguardo terrorizzato ed impaurito.
Prima  di  entrare in quella stanza,
mi ero reso MATERIALMENTE  VISIBILE,
per cui quando anche senza chiavi,
però mentalmente  aprivo i lucchetti che la incatenavano,
nascondendo  l'operazione  trafugando con  le mie mani,
liberandola le dissi:

" SONO  VENUTO A LIBERARTI - NON AVERE PAURA - E' TUTTO FINITO."
(erano frasi che mi ero preparato molto tempo prima)
Una volta  liberata  dalle catene  " prendendola  per la mano sinistra, "
attraversammo insieme (prima lei) la porta di quella  STANZA  PRIGIONE,
per passare nell'altra stanza grande  dove c'erano i  tre sequestratori addormentati.
Per non farmi notare dal lei  girandomi di spalle, (coprendo la sua visuale  alla serratura)
mi  apprestai  a  chiudere (mentalmente)  per maggior sicurezza quella stanza,
cosi da non insospettire subito i sequestratori una volta che si sarebbero svegliati.  
(la chiusura  di quella porta,  aveva una serratura esterna  del  tipo scorrevole)
Mentre mi accingevo ad aprire (sempre mentalmente) la porta che conduceva  fuori di casa,
solo allora   lei si rende conto che ero  venuto da solo,
mentre  guardava i suoi  sequestratori  che erano  addormentati con il volto riverso sul tavolo.
Forse incominciò a   riflettere e dubitare maggiormente.

"" È   venuto da solo?
I lucchetti delle catene del letto mi sembra che si siano  aperti  senza chiavi:
l'ho  visto  perché  un lucchetto era  vicino alla visuale al mio volto,
mentre lui l'apriva  cercando  di tranquillizzarmi.
Non ho visto nessun tipo di  chiave nelle sue mani, ne prima ne dopo.  
La serratura della porta, e la porta stessa  per l'esterno si è aperta da sola:
non poteva aprirla lui  a distanza,
nemmeno si era avvicinato più di tanto ad essa.
Cosa  sta succedendo:  
non capisco se  questo  mi vuole veramente liberare,
chi è;  cosa vuole? ""

Nell'entusiasmo per la sua liberazione avevo sbagliato accelerandomi nelle soluzioni,
perché avevo aperto mentalmente la porta  per l'esterno senza  avvicinarmi  molto ad essa.  
" Ormai ero sicuro  di essere  riuscito nella sua liberazione."
Mentre  invece   lei  ora cominciava  ad avere paura anche di me.
La guardai  nel volto  notando  che stava  iniziando a  terrorizzarsi.
Mi guardava  con terrore e sospetto, forse scambiandomi per  un delinquente.
Ho paura che possa cominciare a gridare istericamente svegliando i suoi sequestratori.
Con tutte e due le mie  mani presi  il suo volto dolcemente e lo avvicino al mio.
(me l'ero studiata prima,  per i casi estremi)
La baciai   teneramente sulle labbra  chiuse per  trasmettergli fiducia, energia, coraggio,
e chiudendo gli occhi  proiettavo nella sua mente il seguente messaggio:

" ricordati che sei mamma,  a casa tuo figlio è solo,   aspetta te,  
tu sei la sua mamma,   lui vuole solo te."

Benché ancora confusa e stordita,
al pensiero di suo figlio  si tranquillizzò immediatamente,
decidendosi a seguirmi fuori oltre quella  maledetta porta.
Uscendo fuori e  chiudendo accuratamente  la porta  dietro di noi, (mentalmente, ormai....)
mi accorsi che eravamo su di una grande altura con la vegetazione bassa,
però sufficiente per nascondere  completamente tutta la casa,
anche perché  priva di piani rialzati:
per questo   gli elicotteri  delle forze dell'ordine,
non potevano individuarla facilmente dall'alto.  
Era coperta  gran parte dagli alberi intorno,
con ramificazioni distese che protendevano verso il tetto;  coprendolo.

Le indicai  sulla destra,
nel forte  pendio erboso con piccoli e numerosi  alberi  sparsi disordinatamente,
la direzione che doveva percorrere per arrivare prima a casa sua; da suo figlio,
trovando sicuramente un passaggio automobilistico  una volta arrivata sulla strada asfaltata,
preoccupandomi  poi mentalmente che trovasse realmente un passaggio  alla bisogna,
(non mi interessava chi fosse, l'importante era che c'era)
rassicurandola ulteriormente  dicendogli:
"non preoccuparti  dei tuoi sequestratori,
dormiranno per almeno due o tre ore,  tu  pensa a correre,  correre, senza fermarti. "

L 'ho vista correre scendendo verso destra il rapido pendio:
era così  veloce  come se fosse stata  rigenerata da una nuova  forza,
fino a sparire  subito dalla mia visuale,
perché  i  numerosi piccoli  alberi disseminati scompostamente sul terreno,
rendevano difficile la sua individuazione,
anche perché io rimasi sopra, il alto.  
Rimasi li pochi  secondi ancora,
guardandomi intorno soddisfatto,
perché  tutto era proceduto secondo i miei piani precedentemente studiati,
e guardando la casa dietro di me mi accorsi che oltre alla porta,
sulla destra c'era anche una piccola finestra.
FINALMENTE  stanco ma  soddisfatto,  
rientrai nel mio corpo  riaddormentandomi pesantemente.

La mattina ancora stanco ed assonnato appresi della sua liberazione dalla televisione,
che  aggiunse che si era liberata da sola scappando dai suoi sequestratori.
Era arrivata prima a casa sua con un passaggio.
Era stato mio figlio a svegliarmi per la terza volta consecutiva prima di andare a scuola,
perché seguiva il telegiornale per cercare la conferma della sua liberazione.
Questa volta invece di rimproverarmi del fallimento,
con gli  occhi lucidi e brillanti  di felicità come mai  visto prima,
mi abbracciò con  gratitudine e gioia in  un  trasporto di vera felicità,  
mai  conosciuto e dimostrato  precedentemente.
Lo visto andare a scuola senza fare tante storie,
come normalmente fanno tutti i bambini svegliandosi  la mattina per andare a scuola.
Era elettrizzato e percorso di  felicità  in  tutto il suo corpo:
come se avesse avuto il regalo più bello e più grande  della sua vita.
Al ritorno da scuola guardandoci negli occhi  (con mio figlio)
decidemmo che tutto questo era  stato soltanto un bel sogno:
il sogno di un grande desiderio realizzato da tutti e due.
Però eravamo  contenti lo stesso!

Questa sua felicità mi fece comprendere  e riflettere,
sull'importanza  della fine  dei  sequestri,
che avvenivano normalmente  in Sardegna e Calabria.
Dovevano cessare immediatamente: a qualsiasi costo!
Un popolo sofferto  come quello calabrese e sardo,
fondato principalmente sul rispetto dei valori e tradizioni della famiglia,  
ospitale per tradizione  verso chiunque,
non poteva distruggere la propria  peculiarità ed umanità per colpa di pochi,
che di calabrese o sardo  avevano ben poco,
se non il rancore totale verso tutta la società.

Non fu felicità apprendere mesi dopo,
la notizia del  suicidio di un magistrato in servizio a Cagliari:  
lo stesso che era  stato  assegnato   al caso " Sequestro  Silvia Melis."
Era successo che mesi dopo la  liberazione della stessa  Melis,
da parte di un'altra  Procura  competente  per territorio,
la stessa  attuò un blitz  spettacolare  presso i suoi uffici di Cagliari,
per  un indagine giudiziaria  parallela  all'analogo  sequestro,
nell'ipotesi  e  grave sospetto,
dell'esistenza di una struttura parallela  ed indipendente dalle istituzioni,
di cui la gestione della stessa era sospettabile il magistrato in questione,
che   conseguì  direttamente o indirettamente la effettiva  liberazione della stessa  Melis.

A discapito del segreto istruttorio  che per norma di legge è coperto dal massimo riserbo,
ci fecero vedere in TV  il  grande dispiegamento di forze di polizia,
mentre a sirene accese arrivavano al Tribunale di Cagliari.
Le riprese continuarono mentre   perquisivano  l'ufficio della  Procura di Cagliari,
in delega alla stesso magistrato.
Ci fu un impiego di mezzi e uomini che necessitavano per logica investigativa ed inquisitoria,
la presenza di in pericoloso delinquente latitante,
non di un magistrato umano, laborioso,  silenzioso, ma soprattutto INNOCENTE.
Il tutto avvenne con la ripresa in  diretta TV  e numerosa presenza  della stampa nazionale.
Senza contare poi il  risalto della grande stampa nazionale e non.
"  Per  tanto  oltraggio e preventiva condanna  mediatica  costantemente  subita, "
l'umano magistrato inquisito si lasciò andare all'estremo ed insano gesto del suicidio,
come estrema difesa principalmente per la sua famiglia.
Il povero magistrato (suicida)  aveva amaramente constatato,
l'assurdità  e gravità di tale manovra giudiziaria  apparsa persecutoria nei suoi confronti,
e nel tentativo estremo di difendere la sua famiglia,  
l'onorabilità di uomo, padre, marito, e magistrato,
si tolse la vita  perché  sapeva che ormai nel  GIRO  assurdo delle colpevolezze da ricercare:
" dantescamente  era entrato  soltanto lui."
Era stato ingiustamente   inquisito,  perquisito, e  pubblicamente già condannato.
 
Personalmente mi è molto dispiaciuto " non averlo incontrato fisicamente in vita: "
è sempre impossibile  incontrare (da vive) vere  persone umane  operose e silenziose.
La  morte  di un giusto è sempre un ammonimento severo ed allarmante,
per tutte  quelle coscienze sempre pronte a scalare il proprio successo,
a discapito degli umili, degli onesti,
di coloro che sanno ancora amare,  la famiglia,  la gente comune,  
il proprio lavoro in silenzio,  con  riservatezza  ed onestà interiore e superiore!  
Il suo più grande errore non fu l'applicazione  e l'interpretazione delle leggi,
diversamente  ed umanamente ha   tentato  di  realizzare  il  desiderio di tutti:
" la liberazione di una mamma "
applicando  il  vero sentimento della pietà,  (ricchezza dell'animo umano)  
normalmente assente  nei codici,  leggi,  normative e cavilli  dello Stato.

Forse la liberazione della  Melis  non è avvenuta precisamente come descritta,
però il nostro desiderio per la sua liberazione  si è realizzato comunque,
anche se non posso dimenticare l'estremo gesto disperato,
di un  magistrato che ragionava prima con il cuore, eppoi applicava  la legge.
La speranza mi dice che magistrati come lui,
sono la grande maggioranza silenziosa,
ecco perché non ne conosciamo i  loro nomi,  (eppure sono più di 8.000)
" diversamente dai pochi  (sempre gli stessi)
che amano preferibilmente   le cronache in primo piano.

Conclusive  riflessioni:  molto amare.
Analogie casuali nel sequestro MORO-MELIS.   M.- M.

Un bimbo di nome:
LUCA era il nome del nipotino di MORO,
sempre presente  nei suoi  affettuosi  pensieri e disperate lettere dalla prigione delle B.R.
LUCA è il nome del bimbo  della MELIS,
sua invisibile forza interiore  e speranze di vita futura assieme.

A distanza di decenni,
sempre la stessa  competente ed  altamente  professionale,  presenza  istituzionale:
come ESPERTO  prima  in commissione  MORO,
come  (super)  G.I.P.  nel sequestro  MELIS.

Sempre in comune un morto eccellente ed innocente:
il primo ucciso dall'arroganza delle B.R. e dall'abbandono della politica amica e fraterna,
il secondo è  morto ...........................
" ORA  LO  SAPPIAMO  PERCHE  E'  MORTO! "

Sh4dOwsAriEs

ho solo un dubbio:
ma questi,chiamiamoli fatti,avvengono la sera tarda a letto;o anche durante la vita quotidiana?
e sopratutto da quanto hai questa facoltà di "rivivere"fatti accaduti nel passato?
FuriKuri^^

Seguite il lato cubo della forza...




LordVoldemort

e sopratutto, visto che tutti questi post tuoi nessuno li fila, perche continui a postarli?




...c'è un po di ™ in ognuno di noi...

lukelf

Lord, sei cortese come un caprone azzoppato. -.-

LordVoldemort

vabbe luke, se io vedessi che in tutti i miei post, o nessuno risponde, o qualcuno risponde solo per scherzare ( trattandosi di un argomento che impone un discussione serie) io ste cose non le posterei affatto.
il mio è un consiglio che gli ho dato, poi lui è libero o meno di ascoltarlo...




...c'è un po di ™ in ognuno di noi...

H'ERMES

Le mie sensazioni  a parer di  molti,
catalogate   "strane"
sono tali perchè  molti  non le   esercitano  nel giusto contesto spirituale,
o diversamente da esse   cercano   un profitto personale.

Perché a me succedono ed altri no?
Semplicemente perché quando mi predispongo,
con volontà, sacrifici e rinunce  l'uscita astrale,
non mi prefiggo mai un obiettivo.
Preventivamente mi soddisfo sapendo che comunque sarà,
sempre un esperienza  indimenticabile ed utile.

Sh4dOwsAriEs

CitazioneLe mie sensazioni  a parer di  molti,
catalogate   "strane"
sono tali perchè  molti  non le   esercitano  nel giusto contesto spirituale,
o diversamente da esse   cercano   un profitto personale.

Perché a me succedono ed altri no?
Semplicemente perché quando mi predispongo,
con volontà, sacrifici e rinunce  l'uscita astrale,
non mi prefiggo mai un obiettivo.
Preventivamente mi soddisfo sapendo che comunque sarà,
sempre un esperienza  indimenticabile ed utile.
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mhhh,
secondo me hai ragione,insomma,
una persona magari credente potrebbe benissimo fare esperienze simili(ovviamente tutto ciò comporta sacrifici)
comincio ad interessarmi :lol:

puoi parlarmi meglio di come succedono questi fatti?
grazie
FuriKuri^^

Seguite il lato cubo della forza...




H'ERMES

Tutto ha avuto inizio con l'esperienza  INCONTRO CON DIO,
dove senza accorgermi immediatamente avevo avuto in dono,
la possibilità del  " soccorso della fede altrui,"
del resto era quello che volevo per intervenire e difendere i più deboli.

Il primo fallimento perché inesperto ed incapace di comprendere immediatamente  questo dono,
l'ho avuto subito nei giorni susseguenti,
quando mi ritrovai sveglio in un porto militare dell'UNIONE SOVIETICA. (1969-70)
Prima ho visto  il grande porto con diverse  navi da guerra agli ormeggi,
con molti militari nelle loro funzioni ordinarie,
sommergibili a lato in sosta,
ordinatamente altri piccoli navigli  alle navi  ormeggiati,
girandomi per guardare all'interno:
diversi mezzi militari non cingolati che trasportavano su e giù truppe,
recinzioni marcate dal filo spinato nelle  diverse aree fabbricate,
movimenti di militari a piedi,
costruzioni tipo caserma sparse a vista d'occhio,
e nel momento che mi domandavo che facessi li,
un'onda abbagliante e calda mi trapassò violentemente  da parte a parte,
lasciandomi il solo testimone in un  deserto del dopo nucleare:
ERA UNA COLLINA affacciata sul  mare,
dove a vista d'occhio  non restò alcuna traccia della presenza umana.
È  la prima volta in assoluto che  racconto questa esperienza,
perché  solo ora  la sto ricordando.

Con il senso del dopo,
compresi che ero stato li proiettato,
perché richiamato da  un atto di fede di un militare sovietico,
che attraverso un incidente di carico navale,
comprese che la sua vita era ormai segnata.
Ecco perché sono brutti i miei ricordi.
Passai giorni convinto di essere stato irradiato anch'io;
mi controllavo spesso le mani, specchiandomi più volte,
e quando potevo mi spogliavo  tutto per cercare di vedere i  segni delle radiazioni.
Non sapevo a chi raccontare questa storia assurda per averne i giusti consigli e conforto,
mentre i giorni passavano facendo il mio normale servizio di agente di custodia a Palermo.
Arrivai anche a pensare che questa era stata la vendetta di DIO.

Dentro di me AVEVO accettato  in silenzio l'idea della mia morte imminente:
non lo dissi  nemmeno a  MIA  MADRE.
Avevo 20 anni,
da anni già orfano di padre ed ero  figlio unico.