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U.F.O.

Aperto da The_Great_Sephiroth, 14 Aprile 2002, 15:26:29

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The_Great_Sephiroth

Tunguska 1918 (fatto realmente accaduto)
Tunguska è una regione remota della Russia, precisamente nella steppa. Questo luogo è poco conosciuto anche perchè è scarsamente abitato a causa delle sue impossibili temperature sia d'estate che in inverno. Tuttavia all'epoca diversi contadini lavoravano la sterile terra russa ogni giorno. Era notte quando successe l'episodio che fece diventare famosa l'ostica regione vicina ai Carpazi più di quanto possiate credere. Gli ultimi contadini stavano tornando alle loro povere abitazioni quando videro una grossa sfera rossa venirgli incontro. Sembrava che il Sole stesse cadendo come nella più oscura Apocalisse. Quella notte in tutto il mondo si vide il bagliore che rese luminosa la terra gran parte della notte. Sul Times, c'era scritto che le persone riuscivano a leggere il giornale senza luci artificiali. Questo fatto fece molto scalpore in tutto il mondo che però seppe solo nel '40-'45 del disastro in Russia. Infatti Tunguska era completamente sconosciuta all'epoca anche dagli stessi russi. Quando gli scienziati si recarono al luogo dell'impatto trovarono i resti del fantomatico "meteorite" nel quale si trovava diversi materiali fabbricati quali ferro e acciaio. Il caso fu chiuso però dai servisi segreti ancora prima di nascere e alla gente fu data la notizia del meteorite. Ma oggi molti sanno che quello non era nient'altro che una nave spaziale in avaria.

Gran Bretannia/Irlanda 2002
Avete mai sentito parlare dei cerchi nel grano?Sono il fenomeno più odiato dai contadini inglesi, gallesi, irlandesi e scozzesi. Nei campi coltivati dell'Empshire, molte volte sono state avvistate delle luci bianche volteggiare sul grano a velocità folle. Il grano dapprima alzato verso il cielo, dopo il passaggio delle sfere luminescenti, è attaccatto al terreno intrecciato in modo complicato. Vedendo dall'alto poi, si possono osservare stupendi disegni nei campi realizzati impeccabilmente e in pochi minuti. E' dalla fine del 1800 che si potevano avvistare gli "artisti luminescenti". Ultimamente poi sembra essere arrivata la risposta al messaggio mandato da noi umani nella fine degli anni '70 con la sonda. Ve lo ricordate?Come no?Ebbene, la NASA mandò nello spazio infinito una sonda. Al suo interno erano stati disposti un giradischi con diversi dischi di autori di musica classica, un disco con il nostro saluto in tutte le lingue mondiali e un messaggio crittografato (lingua universale), basato su segni legati ai numeri. Ebbene recentemente sul grano è apparso un altra scritta sul grano che stiamo ancora decifrando. A pochi chilometri dalla scritta è stata disegnato uno splendido viso di donna che somiglia tanto...anzi è identica alla sfinge marziana!Come cos'è la sfinge marziana?!?Ok, ok mi sa che non avete seguito molto i fatti ufologici diffusi dai bravi ragazzi del Pentagono. La sonda Viking (l'unica che ha mai funzionato), rilevò nella regione di Etiopia di Marte una montagna che dall'alto aveva la forma di un volto faraonico...a destra c'erano quelle che sembravano delle mura di città e davanti una sottospecie di piramide che corrisponde con la piramide di Cheope in Egitto solo che è alta molto ma moooooolto di più. Bene, ora che avete l'idea della sfinge posso andare avanti.

(Ora comincia la vera e propria finzione)

PRESENTAZIONI
Salve, io sono James Hades, e sono un agente federale americano. In verità, fino a poco tempo fa lavoravo per la DEA, l'organizzazione antidroga, ma viste le mie azioni degne di nota, mi è stato dato uno dei migliori incarichi Federali. Era una cosa di tutto riposo, almeno così credevo. Ero stato assegnato alla sezione dei casi anomali, si so cosa pensate. X-Files. Si, ma non è come nel telefilm. Nel serial televisivo c'è una bella rossa ad accompagnarti, hai a che fare con casi di intrighi politici e cazzate del genere...no, qui è tutto diverso. Raramente danno casi interessanti, molto spesso sono delle truffe belle e buone. Comunque la paga era buona e io tutto sommato dovevo solo riscaldare la poltrona in attesa di scovare qualche imbroglione peloso che si spacciava per lo Yeti...ma quel giorno fu diverso....

Fine 1a parte

I am Alpha and Omega,the Beginning and the End, the First and the Last...

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IL GIORNO DEL TRASLOCO
Era una fredda giornata di gennaio, una delle più fredde che si erano mai registrate  a Washington. Ero appena uscito dal mio ufficio, quando ricevetti la chiamata da mia moglie. Mia moglie e io, non avevamo mai avuto un buon rapporto. Io ero troppo impegnato col mio lavoro per accorgermi che lei mi tradiva con il mio collega più fidato. Quella telefonata e la sarei aspettata ma non reagii con calma come speravo. Non potevo mica tornare a casa e rivedere il volto della mia ex consorte quindi affittai una camera d'albergo nella quale sistemai tutte le mie cose. Passò un mese quando qualcuno bussò alla porta. Era il postino con una missiva per me.

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Il tizio che si presentò alla porta non era certo un esempio di bellezza e virilità...
Era un uomo leggermente ricurvo su se stesso con l'evidente peso degli anni sul vlto segnato da profonde rughe. Sul suo capo era posato a mo' di basco un cappellino blu che si intonava con la divisa...
Il postino mi passò una busta giallo sabbia, evidentemente un plico, e sucessivamente mi fece firmare la ricevuta. Fatto questo lo congedai e il vecchio se ne andò fischiettando sulla sua bici. Come un bambino che non sa resistere alla tentazione di scartare il proprio regalo mi liberai della carta buttandola sulla tovaglia vicino al trancio di pizza e tirai fuori diversi documenti di dubbia provenienza. "Federal Bureau Investigation, Confidential"....sembrava proprio una cosa seria. Di corsa andai in salotto e presi i miei occhiali per la lettura. Bene bene....cerchi nel grano?Finalmente-pensai-C'è trippa per gatti!.
Passai tutto il pomeriggio a leggere quell'insieme corposo di fogli di ottima fattura. Verso sera i miei occhi si erano abbastanza affaticati e decisi di mangiare quel trancio oramai in fermentazione per andare poi a ricoverarmi nel letto. In quel mentre squillò il telefono. Avidamente presi la cornetta e risposi col mio solito tono da gentiluomo. Era il capo. -Ho un affare per te, come puoi ben vedere ti ho gia mandato del materiale, se non ti è di troppo disturbo vieni domani mattina alle sette-
Il capo aveva sempre un fare superiore che a me non andava a genio, ma d'altronde era il suo lavoro!La notte dormii poco o niente pensando a ciò che aveva da propormi il mio superiore. Ben presto arrivò l'alba e gia ero in piedi, pronto per gettarmi nel traffico mattutino di una metropoli trafficata. Per fortuna fui puntuale e il capo me lo fece rilevare sorridendomi con un fare che mi metteva a disagio. Infatti il suo tono era indice di superiorità. Qualunque cosa mi volesse proporre doveva essere veramente seria dato un incontro così serio e formale.
-Mister Hades, sappiamo quanto lei ha fatto per il nostro distretto e le siamo grati, ecco perchè le abbiamo affidato un caso di cotanta rilevanza. Avrà di certo dato un'occhiata ai fascicoli che le abbiamo spedito. Ci sono diversi fenomeni abbastanza strani arrivati, presumiamo, dalla Gran Bretannia e l'Irlanda...in questi paesi europei infatti sono stati avvistati oggetti volanti non identificati che lasciavano loro impronte sul grano...ma non sono certo impronte di modesta dimensione, anzi  sono disegni di perfezione artistica. Una cosa strana, la loro diciamo caratteristica, è che sono stati tracciati in pochi minuti piegando e intrecciando chilometri di campi di grano. E bene, questi fenomeni pare che siano arrivati anche nel New England, precisamente nel New Empshire, quindi la provincia di Boston tanto per intenderci. La sola differenza è che sono scomparse nello stesso periodo anche diversi contadini indigeni di diverse età e sesso. Vogliamo che lei vada ad investigare per un mese e se la caccia sarà fruttuosa avrà una grande ricompensa. Il vitto e l'alloggio sono gratis in un hotel di Krickton Town, un paese campagnolo poco conosciuto, dove si sono verificate la maggior parte degli episodi...accetta?-
Io accettai subito, anche perchè un po di aria salubre e un po di lontananza dalla mia ex moglie mi avrebbe di sicuro giovato.
Ecco perchè il giorno dopo feci fagotto e volai alla volta dell'aereoporto di Boston, dove mi avrebbe accolto lo sceriffo della contea.

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La caotica capitale americana si allontanò dalla mia vista lentamente e io la salutai bestemmiando dal finestrino che lasciava intravedere un bel tempo. Il viaggio fu piacevole. Io chiaramente ero in prima linea e infatti mi godetti tutti i privilegi dei nobili. L'aereo di linea si posò dopo quasi due ore sul suolo di Boston, producendo un rumore che fece preoccupare non pochi. Un motore ausiliario stava per andare in avaria e fu una fortuna che riuscimmo ad atterrare senza grossi problemi. Dopo che fu montata la scala mi apprestai a scendere le scale come uno dei divi del cinema di una volta. Giu però non trovai i giornalisti e i produttori cinematografici. Infatti ciò che mi si presentò fu un uomo sulla trentina d'anni alto e robusto con un cappello da ranger e col giubbotto di pelle marrone:lo sceriffo Blaston. Eric Blaston (da tutti chiamato Arci), era un uomo saggio di poche parole con la corazza di torrone e il ripieno di ciocolato. Infatti dal suo aspetto burbero si poteva intravedere un buon uomo sempre pronto a farsi in quattro per gli altri. Io posai la mia valigia e tesi la mano all'uomo di legge che chiaramente non ricambiò. Dopo avermi dato quel caloroso benvenuto mi accompagnò alla sua auto della polizia degna dei mitici Starchy & Hutch, con la quale arrivammo presto a Boston. Quel che mi si presentò agli occhi fu una delusione. Io sono un assiduo lettore dei libri di Lovecraft che descrive la Boston dei primi del 900 come una città densa di misteri e afascinante. Quando la vidi mi venne in mente un'altra città quasi identica e caotica:la tanto odiata Washington. Io mi rallegrai perchè non dovevo alloggiare li, ma in un hotel di un remoto centro urbano semisconosciuto. Krickton Town era ad un ora di marcia dal commissariato di polizia dove mi fermai per farmi conoscere alle autorità. Le forze dell'ordine mi mostrarono la massima riverenza, forse perchè avevano visto il mio distintivo F.B.I. Gia da come mi introdusse Arci avrei dovuto capire che quasi tutti li erano dei lacchè: -Ragazzi è arrivato uno dei pezzi grossi del governo mi raccomando non fatevi riconoscere...-
Verso sera arrivai alla città rurale di Krickton. Avevo trovato forse una possibile Arkam. Nei libri di Lovecraft c'erano diverse cittadine inventate della provincia di Boston e guardando le stradine strette e labirintiche della cittadina di campagna nella quale dovevo soggiornare, capii dove il grande scrittore avesse avuto ispirazione. La piazza era il fulcro della cittadina. In centro infatti c'era un capolavoro di architettura gotico-rinascimentale. Una chiesa gigantesca proteggeva severa la città. La costruzione di primo acchito mi sembrò un grosso demone e ancora oggi a ripensarci mi infonde timore nell'animo. L'auto di Arci pur scoppiettando e annaspando riuscì a portarmi a destinazione:l'hotel "Sunny Faith". A dispetto di quanto credevo, l'albergo non era affatto mal tenuto, anzi!Sembrava un hotel a cinque stelle, ma curiosamente non aveva riconoscimenti a cinque punte sull'insegna. Il suo aspetto tipo cascina si integrava splendidamente al paesaggio e al paese. Dopo essere uscito dalla macchina, mi venne incontro un uomo di tarda età col viso solcato dagli anni ma molto arzillo che mi aiutò a trasportare le valige in camera. L'interno dell'hotel era tutto in legno molto pregiato e mi colpì favorevolmente. La cosa che mi fece più sospettare fu che io sembravo essere l'unico cliente dell'affascinante quanto lugubre albergo. Esitante mi avvia nella mia stanza e cercai di dormire. Il giorno dopo avrei sicuramente visitato la chiesa dagli alti e oscuri pinnacoli dove sembrava non splendere mai il sole............

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La notte non dormii per niente. Pensai ai cerchi nel grano, alla cattedrale dagli alti pinnacoli e ai suoi misteri, alla mia ex moglie di cui in fondo ero ancora innamorato...il giorno dopo, alle prime luci dell'alba, mi trovavo gia per le vie di Krickton Town. Esse erano strette e lunghe, tipo quelle che si possono trovare nei borghi antichi delle città dell' Italia meridionale. Le vecchiette filavano la lana fuori, i passerotti cinghuettavano felici e il sole splendeva alto nel cielo infinito e celeste. Era una giornata bellissima. L'aria frizzante del mattino mi fece drizzare i capelli e il lieve vento mi scompigliò lievemente la chioma castana. Le alte cupole bbizantine della cattedrale nera mi osservavano cupe dall'alto della loro magnificenza e mi afascinavano e turbavano allo stesso tempo. Io cercai di non pensare alla cattedrale e mi avviai verso una stradina semispopolata. Un vecchio col bastone mi si avvixcinò e mi intimò di non avvicinarmi di un altro passo alla zona detta sconsacrata. Mi disse che li era stato commesso un misfatto e le stracce di quest'ultimo erano rimaste indelebili nel luogo. L'uomo mi informò che nella cattedrale un male cosmico dormiva, segregato nel più alto pinnacolo bizantino. Io lo congedai con la cortesia che mi distingueva e mi avviai vicino alla ciclopica costruzione. Appena ebbi davanti il luogo sconsacrato scattai una foto che avrei sviluppato in seguito e cercai di forzare il luchcetto del cancello per poter visitare il luogo. Un poliziotto si avvicinò e mi costrinse ad allontanarmi. -Non è luogo per turisti, li dentro succedono cose turistiche. So chi è lei, ma per la sua incolumità non la farò passare signore!.
Dispiaciuto mi avviai verso il noleggio auto e presi una vecchia auto. Accompagnato da Arci Blaston, lascia il villaggio e mi avviai verso il luogo del delitto.

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Ah la campagna!Che luogo rilassante, con le sue tinte gialle del grano....che luogo riposante con la sua aria fresca....L'auto noleggiata era un relitto. Era un vecchio veicolo italiano...la Duna mi sembra di ricordare...ma una cosa era certa: il viaggio lo faceva divenire una tortura!All'intersezione con la strada che portava sulla statale un uomo si avvicinò al finestrino e chiese di abbassare. Arci spense la radio dove trasmettevano irritante musica country e riconobbe l'uomo. Era la vittima, il proprietario del terreno dove si erano formati i cerchi misteriosi. La sua aria incazzata e i suoi modi da uomo delle caverne me lo fecero intuire. Il suo dialetto mi infastidiva. L'uomo ci portò verso il suo terreno e ci fece vedere lo spettacolo. Da terra non mi sembrò niente di spettacolare come lo definivano le autorità e i documentari. Era solo un viale nel grano. La cosa strana era la bizzara posizione delle spighe. Esse non erano state strappate, ma abbassate e intrecciate. Se fosse stata davvero una burla, ci sarebbero voluti giorni e settimane per attuarla....invece il tempo effettivo si aggirava intorno ai 3 minuti...una cosa tanto impossibile quanto intrigante e spaventosa. Mentre strappavo una spiga per analizzarla in laboratorio mi parve di vedere un uomo con un binocolo che mi spiava....semplice suggestione o c'era davvero qualcuno interessato come me al caso?Abbassai lo sguardo e quando lo rialzai non vidi più l'ombra osservatrice...

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Quando tornai in albergo chiamai la scientifica. Mi rispose il mio vecchio amico di accademia Peter Claston, che sarebbe arrivato il giorno dopo per portare le spighe in laboratorio. La giornata era volata in men che non si dica e arrivarono le tenebre che dipinsero le campagne di un blu tetro e spaventoso. La giornata era finita ma avevo ancora tante cose da fare. Finora tutti si erano astenuti dal comunicare ma io non volevo demordere. Volevo arrivare presto alla soluzione del problema così da archiviare il caso. Io speravo in un imbroglio come per il caso dello yeti ma non fu così facile scoprire la verità. Presto arrivò la pioggia e le mie speranze di fare una passeggiata nel borgo si dileguarono. L'unica cosa che potevo fare era guardare la fitta pioggia scivolare giu dalla finestra che dava sui campi. Dalla finestra che dava ad ovest potevo vedere la cattedrale che mi intimoriva. Le sue guglie sembravano allungarsi verso il cielo per contaminare di sadica perversione infernale il paradiso. Le sue punte dorate sembravano cercare appigli per salire sempre più su ed arrivare ad una misteriosa meta. Io non ero solito spaventarmi per così poco ma quella sera mi sembrò che quella costruzione bizantina fosse viva...organica...e che volesse ritornare a casa. Alla televisione davano poco e niente. Passando in rassegna i canali notai che qualcuno vestito i nero mi fissava dal marciapiede. Subito mi afacciai alla finestra bagnandomi e vidi che c'era solo un gatto nero. Subito scesi le scale e uscii finendomi di bagnare. Subito corsi verso la stradina che portava alla piazza. Dalle finestre la gente mi osservava esterefatta. Io ero l'unico stolto che correva sotto quel diluvio. Corsi per tutte le strade. Andai verso Katz Street, arrivai a Levin Street per passare poi per New Kensinghton. Niente. Arrivai alla fine del paese. Il cartello con su scritto Krickton Town e non osai addentrarmi tra i campi in piena notte. Analizzai nella mia mente glie elementi utili a dare un'identità al misterioso uomo. Era alto e magro. Portava sempre una felpa nera col cappuccio che copriva il volto e celava la sua identità. Pantaloni di tuta neri lo facevano mimetizzare col buio. L'uomo sembrava volare quindi azzardai l'ipotesi di un karateca. In un attimo era sparito...strano. Arrivato a quel punto, niente mi poteva fermare ed era il momento di giocare di astuzia e di usare i miei poteri giurisdizionali. Se la gente non voleva parlarmi io la potevo obbligare col potere persuasivo del distintivo. C'era tempo...avevo tutto un mese a disposizione. Tornai all'hotel dove la signora Pitmarks dalla reception mi osservò alquanto irritata. Stavo lasciando impronte di fango dappertutto sul pavimento di legno. Dopo essermi fatto una rapida doccia mi infilai sotto le coperte e feci sogni alquanto tormentati. Forse era lla strana cattedrale a farmi paura o quellap resenza invisibile che mi osservava e che io non riuscivo ad identificare.
Il giorno dopo non mi alzai dal letto, anche se cercavo di muovere i muscoli non riuscivo nemmeno a girarmi. Ero profondamente influenzato. Passai tutta la giornata girato a guardare programmi squallidi alla vecchia tv. Peter Claston arrivò quel giorno e mi portò i risultati di laboratorio delle spighe. Io allungai la mano e congedai il mio amico con una voce alquanto debole. Aprii il plico con lo stemma dei servizi federali e gli diedi uno sguardo: nella prima pagina c'erano numeri e lettere, formule matematiche per me incomprensibili. Allegato c'era un bigliettino: "Porterò il resto tra una settimana.Rimettiti presto!-Peter Claston".
Il resto della settimana non riuscii a muovermi e fissai molto attentamente la cattedrale terribile. Lunedì aspettai Peter per il resto della diagnosi. Il pomeriggio lo squillo del telefono ruppe la mia meditazione da malato. Allungai la mano per cercare la cornetta e risposi. Era la polizia di Georgen Town che confinava con Krickton che mi informava che il mio collega era deceduto per incidente stradale. Subito accorsi sul luogo dell'incidente. Me ne fregai dei miei dolori che scomparvero per qualche istante rimpiazzati dall'orrore e dal profondo dispiacere.

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Arrivato sul posto vomitai. Il mio cuore pianse. Il mio caro amico e collega giaceva nel suo pick up distrutto e deforme. Il corpo fuoriusciva dal finestrino e i suoi occhi erano fissi sul pavimento. Sul viso reso irriconoscibile vigeva una smorfia di dolore, sorpresa e terrore. I nervi erano contratti e avevano tirato i nervi facciali trasformando il mio amico in un mostro deforme. Dappertutto c'erano grafi da cui sgorgava sangue ancora caldo e denso. Un pezzo di lamiera aveva trapassato il torace della vittima formando un buco grande quanto un pugno. Un agente mi alzò dall'asfalto sul quale mi ero inginocchiato. Le mie gambe non ce la facevano più. Il poliziotto mi chiese chi fossi. Una volta identificatomi egli azzardò un'ipotesi avvalorata dai testimoni. Peter volontariamente era finito nella corsia opposta sfondando il guard-reil e sucessivamente si era schiantato contro un albero. Tutto portava allipotesi dell'omicidio. Diverse persone avevano visto la scena. Per loro non c'era nessun dubbio. Per me tutto non quadrava. Peter era un uomo fortunato, pieno di vita, sempre felice e cordiale con tutti. Non avrebbe mai pensato di suicidarsi e mai e poi mai su quella strada normalmente trafficata. Ero deciso ad abbandonare il caso pur di far luce su quest'altro mistero. Tornando in albergo mi venne in mente una cosa. Forse il caso centrava con la morte del mio caro amico e collega!Scioccato mi misi al letto cercando di dormire ma non ci riuscii. Una morsa mi stringeva la pancia e mi spingeva a vomitare ma non rigurgitai ciò che avevo mangiato. Il giorno dopo mi avviai al coroner per assistere all'autopsia di Peter. La stanza bianca metteva in soggezione un uomo come me da sempre claustrofobico. Sembrava una qualche dimensione parallela. Tutto era bianco. Io, i dottori, la stanza. L'unica cosa rossa era il sangue di Claston che giaceva sul lettino. I medici si allontanarono per prendere gli attrezzi del mestiere e mi lasciarono soli con la salma di colui che una volta era stato il mio migliore amico. Li qualcosa successe. Non pretendo che voi mi crediate ma il corpo si mosse. Peter allungò il braccio d'improvviso e me lo afferrò forte fermandomi la circolazione e procurandomi dolore. Io provai a gridare ma il fiato non usciva dalla mia gola. Le labbra del cadavere si mossero come per comunicarmi qualcosa ma sentii solo un debole respiro. Pian piano la presa si allentò fino a staccarsi dal mio braccio e io potei finalmente gridare. Chiamai i dottori e spiegai quello che era appena successo. Loro mi risposero che le labbra non si erano veramente mosse e che era stata solo suggestione, mente il braccio si era mosso per un effetto nervoso dovuto ad una morte improvvisa. Io annuii ma sapevo che il mio amico era tornato dalla terra dei morti per comunicare con me e allora pensai che qualcosa di grosso stava davvero succedendo per riuscire a smuovere anche l'aldilà. Era l'inizio del caso della mia vita...il mio destino. Fu in quela sala operatoria che cominciò la mia Iliade...la mia storia....

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La sera tornai all'albergo e cercai di riconnettere gli avvenimenti...magari per trovare qualche spiegazione razionale!Avevo assistito ad un fenomeno difficilmente spiegabile. Il mio collega Peter Clayton era tornato in vita per dirmi qualcosa. A pensarci bene...stava tornando col risultato delle analisi e la possibile soluzione al caso!Qualcosa non quadrava. Non so perchè, ma mi tornò in mente l'uomo incappucciato e la cattedrale dagli alti pinnacoli che si intravedeva dalla finestra. No, non poteva essere, in macchina c'era solo lui. Io avrei teorizzato l'assassinio se qualcuno fosse stato trovato insieme al cadavere di Peter. D'altronde nessuno era stato visto nell'auto.Non potevo pensare al suicidio comunque!
La notte dormii poco ma quel poco non fu piacevole. Sognai l'uomo incappucciato, la cattedrale onnipresente sullo sfondo che mi osservava, il mio amico defunto, i cerchi nel grano con le loro elaborate immagini...il paesino mi inghiotteva e sentii nel sonno una morsa di malvagità invadermi il cervello.
La mattina dopo il gallo mi svegliò di soprassalto. Il letto era una pozza di sudore. Dopo essermi lavato mi diressi subito accompagnato dal fedele Arci sul luogo dell'incidente per investigare.

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Alle prima luci dell'alba il paese si tinge di rosso fuoco come al tramonto. Le cupole nere della cattedrale sembrano essere pezzi di carbone. In quei grandi massi posti uno sopra l'altro con impressionante maestria mi revocavano brutti ricordi. Più mi avvicinavo alla sconsacrata costruzione e pi mi ritornavano alla mente brutti ricordi di quando ero solo un ragazzo. E' brutto quando vostro padre non torna dal suo giro di ispezione vero?E' brutto dover uscire di casa e trovarlo impiccato!Quel cappio era teso e il suo corpo sembrava rigido come il marmo. Cercai di pensare a qualcos altro. Mare....belle donne....no, i miei ricordi tornavano a quella tragica sera o al corpo straziato del mio collega morto la sera prima. Il mio istinto mi suggeriva che quel posto era impregnato da sadica malvagità ma io tendevo a sopprimere il mio istinto. Il mio credo era:sopprimi gli istinti animaleschi e ragiona invece di buttarti di capo fitto nelle situazioni...oh adesso non la penso così!Quel giorno avrei dovuto girare e tornare alla mia città riabbracciare mia figlia e tornare nel mio buco di Lincoln Street....avrei dovuto....ma non lo feci. Posteggiai la macchina nella piazzetta e a nulla servirono i tentativi di persuasione del buon Arci. Mentre mi avvicinavo a quella buia e stretta stradina mi accorgevo sempre più che faceva freddo...un freddo anormale vista la calda giornata. Nessuno passava di li, in quel viale c'erano ancora i segni lasciati dalla venuta della polizia tanti decenni addietro. Nei muri era impregnato l'odore della polvere da sparo...era come se il tempo si era fermato. L'odore del sangue si poteva ancora sentire, era diventato tuttuno con il marmo nero di cui era composto l'ingresso. Sotto un rosone senza vetri c'era un mosaico raffigurante il Cristo contro gli inferi. Era tutto ciò che rimaneva di una sacralità oramai persa. Il portone era semichiuso, prova che l'accesso era consentito a tutti, ma tuttavia, ne curiosi, ne ragazzi con la voglia di bere e fare sesso, ne clandestini entravano oramai da decenni...qualcosa era successo in quel posto che la gente e il mio cuore giudicavano malsano e io ero disposto a sapere la verità. Appena aprii le due robuste porte di legno invaso dai tarli un vento freddo mi investì e mi scompigliò i capelli. Dentro era tutto buio e c'era puzza di vuoto e sudore stantio. Dentro era impressionante. Le panchine erano state rimosse da molto tempo così come le porte interne. Sicuramente il luogo era stato depredato da derelitti che avevano bisogno di legno per appiccare un fuoco sui marciapiedi le gelide notti invernali. Le finestre erano tutte sbarrate e l'unico modo per farmi strada nell'oscurità fu accendere la mia fedele torcia in dotazione a noi federali. Quello che mi si presentò davanti avevo dell'incredibile.....ebbi l'impulso di vomitare per il disgusto di quello che vidi ma mi trattenni....quel luogo era troppo lurido e non avevo certo la voglia di lasciare qualche mio ricordino in quel luogo immondo....

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Posai la mano sulla mia pistola e la tenni ben salda. su un pavimento pieno di grasso e terra potevo vedere la sorgente di quella puzza di sangue stantio: steso per terra c'era un cadavere di un poliziotto. Non sono mai stato un dottore, ma a giudicare dal buon stato di conservazione l'uomo doveva essere stato ucciso da poche ore. Ma se non c'era una processione in maschera c'era di che preoccuparsi. Gli abiti dell'uomo di legge erano alquanto...antichi...si la definizione calza a pennello. Dal berretto a due centimetri di distanza dal capo, dall'acconciatura dei capelli, dall'uniforme blu, capii che c'era qualcosa di strano...quegli abiti si indossavano durante i primi anni del '900...istintivamente balzai indietro e illuminai l'altare...sulla croce vi era crocifisso un uomo sfigurato...gridai come non mai e fui tentato di fuggire in un primo tempo. Ma non mi potevo tirare indietro...illuminai ancora la croce ma non trovai più il cadavere. Stavo forse impazzendo?Anche il poliziotto deceduto scomparve, ma il suo odore di morte restò impregnato nell'aria e nei miei abiti. Quello che sentii sucessivamente fu un rumore di passi felpati provenienti da tutte le parti. A giudicare dal ruore soffocato dei passi il mio inseguitore doveva indossare dei sandali...o no?Subito spostai la torcia nella mano destra e presi la mia calibro 9 con quella sinistra. I passi si facevano sempre più vicini...come un pazzo cominciai ad urlare al vento:-Non muoverti, qui è l'FBI, vieni allo scoperto!-. La parte razionale del mio essere mi suggeriva di non gridare, che era tutta suggestione....l'altra parte sapeva solo dire:-Corri!-...si sa, in questi casi la ragione viene spazzata via e in ogni caso, se avessi dato ascolto alla parte razionale della mia mente, probabilmente adesso sarei morto. Indietreggiai velocemente, tremando e sudando come non mai. Non volevo girarmi e guardare l'altare, non ne avevo il coraggio...i passi si fecero più vicini. Li individuai...erano dietro di me!Non osai girarmi, corsi verso l'uscita. Appena aprii le due robute porte di legno fui investito da una luce calda e piacevole come non mai. Il cielo mi sembrò più bello che mai. Appena uscii da quell'inferno, inciampai sui miei passi e questa fu una scusa per guardare quel luogo maledetto da Dio. Cristo mi guardava dall'alto, nel suo mosaico con sfondo dorato. I diavoli cercavano di prenderlo ma lui era leggero...etereo. In quel momento, per la prima volta, ringraziai Dio anche se non ci ho mai creduto.
Con le poche forze rimaste in corpo mi trascinai giu per la strada. I vecchietti che mi videro fecero una smorfia di disgusto...beh di certo non dovevo sembrare un bel ragazzo!Riuscii ad arrivare all'auto di Arci dove il mio robusto amico mi soccorse. -Cos'è successo?-mi chiese....ancora oggi non lo so nemmeno io!

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La notte seguente non dormii ma passai tutto il tempo davanti allo specchio. Credevo di essere impazzito...e forse lo ero...o lo sono...fatto è che dovevo andare in fondo a quella storia. Potevo sembrare un pazzo ma dovevo documentarmi sulla chiesa. Qualcosa era successo in quel luogo un tempo di fede. Il posto era evitato come la peste da tutti, evidentemente era successo qualcosa...e io avevo i mezzi giusti per sapere tutto quello che riguardava quelle quattro mura nere!
I giorni seguenti non mi lasciai andare nella paranoia ma visitai Krickton Press.

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