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Un lieve rumore costante.doc

Aperto da Enriko12, 7 Gennaio 2002, 15:12:48

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Enriko12

Non riesco a muovermi, i muscoli no rispondono eppure sono cosciente, ma non riesco a muovermi... mi stanno portando via, quindi non mi lasciano qui ... perché non riesco a muovermi?
Loro sono in tre e sono tutti vestiti da preti, viaggiamo su una limousine nera.
Il primo è molto alto, ha un paio di occhiali rotondi vecchio stile e la fronte stempiata, il volto severo, il secondo invece ha i capelli quasi completamente bianchi e molto corti e lo sguardo triste mentre il terzo, al mio fianco, ha capelli rossi e il viso lentigginoso e occhi verdi ed è abbastanza robusto.
La macchina svolta per diverse strade e alla fine si ferma in un vicolo sul retro della chiesa della confraternita domenicana.
Scendono appena la macchina si ferma e mi trascinano fuori come un sacco di patate, aprono una porticina di ferro e scendono diversi gradini in pietra.
Al fondo di essi sento un rumore come di un ufficio.
Entriamo e vengo disteso su un tavolo di marmo freddo. Non posso voltare la testa.
Lo sguardo fisso sul soffitto.
I volti dei tre che mi fissano.
Ronji e Kymi si saranno salvati penso.
Ora dovevo solo salvare me stesso.
Ma ero nelle loro mani.
Mi avrebbero distrutto.
Avrebbero dovuto.
Si allontanano.
Non vedo nulla oltre il soffitto.
C'e gente nella stanza, ma non posso vederla.
Si avvicina una nuova figura.
E' un anziano vestito di nero con la bordature rosso carminio.
Ha in testa uno strano copricapo anch'esso rosso carminio.
Una croce gli pende dal collo.
Mi studia alcuni istanti.
Mi sento come una cavia da laboratorio.

Passò del tempo, non saprei dir quanto, e questi si riavvicinarono in gruppo.
L'anziano di prima ora aveva in mano un libricino, l'altra invece era armata di una boccetta piena di liquido, certamente acqua santa.
Iniziavo a preoccuparmi.
Il tempo passava e non succedeva nulla.
Il rumore di sottofondo era sempre quello di un ufficio.
Lievi parole sussurrate, non riuscivo a percepirle.
Perché aspettavano e non mi distruggevano subito?
Ecco ora riesco a sentire cosa si dicono... " il trattato sull'oscuro simbolo della Stele di Gykoa parla chiaro, è necessario tentare questo prima di procedere con la distruzione definitiva"
"Ma sua eccellenza non possiamo indugiare oltre!"
"No, quando sarà il suo tempo e ora procediamo con il rito."
"Così sia." disse il primo abbassando la testa.
Mi stanno fissando.
Mi sento così impotente.
E poi c'è sempre quel marmo freddo, odio il freddo.

Fu l'anziano "sua eccellenza" a iniziare.
Frasi in latino.
Non capivo.
Sentivo un calore dentro che cresceva.
Cresceva.
Cresceva.
Ora bruciava.
Basta vi prego.
Fermatevi!
Il mio volto restava inespressivo.
Le parole mi morivano dentro senza poter uscire.
Un esorcismo ecco cos'era!
Ma io non ero posseduto dal demonio.
State sbagliando non dovete farlo.
Sto soffrendo inutilmente vi prego smettetela.
L'anziano invece pareva ora infervorato, continuava la sua litania leggendo il libricino e spruzzando quella sua acqua sul mio corpo immobile, la mia anima si tormentava, urlava, soffriva.
Basta non voglio più soffrire.
Basta non voglio più esistere.
Distruggetemi per favore.
Alla fine un urlo scaturì dalla mia gola, questa è l'ultima cosa che ricordo.

Enriko12

Fu un urlo innaturale pieno di tutto il dolore e la tristezza che provavo.
Quando ripresi i sensi mossi la mano verso il viso e mi coprii il volto, le mie ustioni erano sparite curate dalla mia innaturale capacità di recupero.
Mi misi a sedere.
Mi sentivo diverso rispetto a prima, ma no percepivo cosa fosse cambiato.
Ero sopravvissuto.
C'era del sangue sul terreno.
Lo sfiorai con le dita.
Un lampo, io che urlo sdraiato e i preti che si portano le mani alle orecchie che colano sangue.
Mi guardo intorno, sono solo.
Alcuni computer accessi riempiono la stanza.
Mi tocco il petto nel punto in cui ero stato colpito per la strada.
Un lampo, il terzo alle mie spalle si avvicina lentamente e mi trafigge con un paletto di legno.
Ecco come erano riusciti a immobilizzarmi.
Mi alzo lentamente constatando che le gambe sono ancora in grado di reggermi.
Faccio un giro per la stanza, pare uno scantinato umido, certamente nei sotterranei della confraternita domenicana.
Cosa ci fanno i computer?
Mi avvicino ad uno di essi e c'è l'immagine di una pietra con scritto sopra "Stele di Gykoa"
Avvicino il dito allo schermo e l'immagine rimpicciolisce mostrando delle scritte.
"Stele di Gykoa, rinvenuta nel deserto omonimo anni or sono non è databile in modo certo. La sua esistenza è segreta, il suo ritrovamento è segreto la sua ubicazione reale sconosciuta.
Traduzione completata al novantasei percento. Segue testo integrale."


Avvicino nuovamente il dito allo schermo.
Ei fu l'inizio,
Primo di noi,
Preda dell'oscuro.
Ei fu lo stolto,
Soggiogato dall'oscuro,
Cacciato dal mondo.
Nostra è la fine,
Vuolsi così l'oscuro,
Creatore et distruttore.
Nostro era l'ingegno di viver colli umani,
Nostra follia di essere liberati,
Nostre le anime che patiron punizione,
Negata era a noi la redenzione.
Stirpe umana poscia perdonarci,
L'oscuro non siamo riusciti a trattenere,
Di suoi seguaci, legioni e schiere,
Vittime cadiamo.
Testimonianza lasciamo dell' inganno,
Dell'oscuro, assassino della prole,
dei corpi vivi usurpatore.
Solo egli sarà restato,
Oscuro mietitore,
Tra voi celato.
Possiate di questo far tesoro,
fino a che non lo scoprirete,
e con esorcismo rievocare nell'abisso.
La vendetta attende,
Con pazienza eterna,
Nell'anima silente:
(30° riga non tradotta)

Enriko12

Sangue.
Avevo lasciato un'impronta, anzi due, su quel monitor.
Però la mia mano era coperta di sangue, ci feci caso solo in quel momento.
Come mi ero sporcato di sangue?
E perché, invece di uccidermi, mi avevano lasciato libero?
Due porte.
Una per uscire.
L'altra per scoprire cos'era successo.
Mi diressi verso la seconda e la aprii.
Scale.
Verso l'alto.
Odore di sangue.
Salgo lentamente con circospezione.
Altra porta.
Apro.
La luce della luna mi acceca per un attimo.
Poi vedo il cortile interno del convento.
Silenzio.
Odore di sangue.
Seguo la scia fiutando come un cane da caccia.
Altre porte lungo il cortile interno, sotto il porticato.
Ne apro una a caso.
Cadaveri, tanto sangue.
Ne provo un'altra.
Stessa scena.
Mi avvicino ad un corpo.
Lo sfioro.
Un lampo: persone che fanno irruzione nel convento e pretendono qualcosa, una negazione, sparatorie, monaci in fuga, i tre inquisitori sono i primi a cadere sotto i colpi.
Chi poteva uccidere dei monaci indifesi?
Altra porta, i corpi degli inquisitori.
Ne sfioro uno.
Un lampo: una corsa giù per le scale per sfilare il paletto che mi teneva immobile, io che mi alzo e come una figura eterea mi dirigo ai piani superiori.
Io non mi ricordavo di averlo mai fatto... questo spiega il sangue sulle mani.
Era certamente degli assalitori.
Ora questi erano spariti senza lasciare traccia.
Anche i monaci superstiti erano spariti.
Ero da solo, in un convento.

Ritornai nei piani sotterranei, il computer di prima era ora spento.
La stampante invece pareva indemoniata.
Stampava ininterrottamente un testo.
La fine è vicina, rivedrai presto il mondo dei morti, addio Joshua.La fine è vicina, rivedrai presto il mondo dei morti, addio Joshua.La fine è vicina, rivedrai presto il mondo dei morti, addio Joshua.La fine è vicina, rivedrai presto il mondo dei morti, addio Joshua.
La stampante vomitava pagine in continuazione.
Tutte uguali.
Strappai i fili della corrente.
Continuava.
Feci un passo indietro, sbattendo contro un altro tavolo dal quale caddero dei fogli.
Ero confuso.
Sfondai la porta di uscita e mi allontanai nella notte con l'animo inquieto.
Ronji era con Kymi al cimitero.
Ne ero certo.
Scappai verso quel luogo.

Fei



"Goodbye, Amano Ginji-Kun"

You lift my spirit, take me higher, make me fly,
Touch the moon up in the sky, when you are mine
You lift me higher, take my spirit, make it fly,
Where all new wonders will appear


On FFXI: Uryu MNK43/WAR21 [Retired]

On L2: Jackal Tyrant 50+ [Active]
Clan: DraconisLegio - Alliance: Malavida

Enriko12

grazie
ora ne scirvo una altro paio

p.s. repla sull'altro che qua seno' incasina, tnx ^__^

Enriko12

Uscendo recuperai tutti miei "effetti personali" tra cui l'enorme croce a cui era stata crocefissa Kymi giorni prima.
La rimirai un attimo in silenzio, poi uscii.
Il vento soffiava ancora maestoso nella notte, spostando le nubi a gran velocità che a tratti oscuravano la forte luce lunare.
Il cimitero era silenzioso e nessun rumore violava quel luogo di riposo, solo i miei passi creavano un lieve fruscio che si confondeva con quello delle foglie trasportate dal vento.
Un temporale era in arrivo e lo si sentiva nell'aria, dal suo odore.
Di Kymi e Ronji nessuna traccia.
Un'ombra.
Qualcosa si era mosso.
Dietro una piccola cappella mortuaria.
Volto l'angolo.
Nessuno.
Un tuono scuote il cielo.
Le nuvole si raggruppano sopra di me, buie, tetre.
Solo cammino per le vie deserte tra le lapidi.
Un lampo.
Una goccia mi sfiora il viso.
Inizia a piovere.
Resto lì sotto la pioggia bloccato con un'espressione indefinibile.
Un altro lampo e in lontananza illumina una lapide per una frazione di secondo.
C'e scritto: Joshua.
Piove a dirotto ormai e il vento soffia scotendo tutto quello che trova nella sua folle corsa.
Un tuono scuote l'aria e il terreno stesso trema.
Poco lontano un braccio spunta dal terreno.
Scavando con tutte le sue forze lotta contro il terreno che vuole trattenerlo, vuole uscire.
Uscire da quel caldo grembo di terra che lo trattiene.
Si appoggia alla lapide su cui c'e scritto: Joshua.
Patisce la pioggia che gli cade sul corpo, si allontana verso l'albero.
Non sopporta quel lieve rumore costante.

Chi ero io?
Chi era lui?
Eravamo la stessa cosa?
Eppure io ero lì e guardavo la scena quindi non potevo essere lui.
Ma era così simile a me.
Ero nato forse così?
Ma lui era umano.
Ma anche io ero umano, solo che non me lo ricordavo...
Eppure qualcosa non andava... sembrava il primo giorno della mia memoria, ma era macabro, era corrotto.
Cado in ginocchio sotto la pioggia incessante.
Il vento sferzava e rendeva i vestiti umidi aderenti al corpo.
Quell' essere si volta, mi guarda.
La sua espressione è vuota. Morta.
Io non mi ricordo molto bene quel giorno, era iniziato così?
Viene verso di me con passo incerto, quasi strascicato.
Le braccia pendono dal corpo.
Mi raggiunse.
Fu una pugnalata nel cuore.

Il suo viso si stava decomponendo e dalla sua bocca cadevano piccole larve bianche che rigurgitava lentamente, i suoi occhi vitrei erano oramai molli al punto che un fuscello li avrebbe bucati, un braccio era differente dall'altro, pareva di una persona differente e poi attaccato con un po' di spago giusto per rimanere attaccato, il suo ventre era solo più costituito da pelle e costole tanto che le sue membra si erano già scomposte da giorni alcune costole erano visibili anche perché oramai avevano forato la pelle che era aderente come un vestito, i capelli lunghi, come le unghie.
Io non ero così.
Io ero ancora intero.
Io ero diverso.
Io... ero in un incubo di certo.

Altre braccia spuntavano dal terreno e l'intero cimitero pareva risvegliarsi come se fosse iniziata una festa a sorpresa in cui io ero l'ospite d'onore.
Orde di zombie vagavano verso di me in maniera confusa, apparentemente senza la voglia di farlo, disturbati nel loro sonno eterno.
Corpi di uomini, donne, bambini e anziani che erano passati nel mondo dei morti ora vagavano in quel luogo per me.
Che danza macabra.
Indietreggiai.
Quel lieve rumore costante non cessava.
Imbracciai la mia croce per il lato più lungo e inizia a colpire quei corpi che si avvicinavano inesorabilmente, volavano a terra, perdevano qualche pezzo ma si rialzavano o strisciavano verso di me ripetendo il mio nome.
Joshua.
Joshua.
Joshua.

Ero circondato di braccia e gambe che si muovevano nonostante fossero state amputate dai loro corpi, colpivo con forza tutto ciò che mi circondava roteando la croce.
Tornate nella terra.
Tornate a riposare.
Non è più il vostro tempo.
Urlavo.
E intanto la mia croce inesorabile abbatteva un corpo e altri dieci prendevano il suo posto, ero circondato.
Mi sollevai in volo per sfuggire cercando di resistere alla spinta del vento e della pioggia e dall'alto guadavo quegli esseri infelici senza pace che si sforzavano di raggiungermi nel cielo.
Un fulmine.
Forse fu la croce ad attirarlo, ma la scossa mi passò attraverso e persi le forze cadendo a terra.
I corpi tornavano ora verso di me inarrestabili.
Sotto di me urla disperate, nella terra.
Erano Kymi e Ronji che urlavano?
Si, non vi era dubbio.
Cosa ci facevano?
Scavai lanciando via zolle intere di terra riportando alla luce due bare seppellite di fresco e le scoperchiai facendo uscire i miei due fidati compagni.
Ora l'incubo era meno brutto.
Ora non ero solo.

Enriko12

Accidenti quanto ho scritto :P
ma la storia continua... presto arriva il nuovo capitolo  :devil:

achille

nooooooooooooooooo... voglio sapere come continua!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!1 :devil:  :devil:

Enriko12

#83
FATTO 5: la rete

Mi accendo una delle mie sigarette al gusto di vaniglia e dò le spalle a quei corpi scomposti che giacciono a terra.
Guardo Ronji, pare essere d'accordo con me, uno stupido e inutile diversivo.
L'enorme croce che mi portavo dietro era imbrattata di interiora varie che nei colpi erano schizzate fuori dai morti ed ora era piantata nel terreno soffice.
Kymi era distratta dalla grazia di un fiore bianco e puro nato in quel luogo.
Un applauso lontano e un rumore di passi: "Bravi, avete agito in maniera efficente" disse una voce.
Lo vidi solo per un secondo ma tanto mi bastò per sapere tutto di lui, la sua mente era un libro aperto per me.
Poi svanì.

"Padron Zaghael ho studiato le loro capacità e pare siano un pericolo per noi".
Un attimo di silenzio.
"Epek siete sempre stato uno stolto, cosa credevate di ottenere con quei ridicoli burattini? Sapevo già che sarebbero stati un problema e per questo ho provveduto. Ora non annoiarmi ulteriormente ho sempre un impero da mandare avanti" e fece un leggero sorriso verso l'anziano Lonmir.

La luce del monitor le illuminava la faccia rendendo la pelle quasi azzurrina al posto del solito pallore.
Era seduta dietro la sua "postazione di lavoro" e studiava tutte le loro mosse. Aveva accesso a ogni tipo di apparecchio elettronico e aveva delle vittime con cui giocare.
Il giochetto della stampante le era parso molto melodrammatico e scenografico, non aveva saputo resistere e poi le telecamere interne a quella sottospecie di convento le avevano dato il gusto di vedere la faccia ammutolita del suo giocattolino.
Una volta il suo nome era Vijola.
Lei aveva accesso a tutta la rete.
Lei ora era la rete.

"Chi era?" chiese Ronji
"Sicuramente un pessimo giocatore di scacchi" risposi.
In quel momento la ragnatela stessa si stava rivelando in minima parte, le implicazioni e i coinvolgimenti stessi che ne usivano mi preoccupavano.
"Quell'uomo, come coloro che lo hanno preceduto e hanno cercato di distruggerci, ha agito contro di noi ma solo per studiarci, è un pò più cauto dei predecessori" dissi.
Kymi si alzò e chiese: "Perchè non possiamo finirla qui? Perchè combattere ancora?"
"Perchè ho un compito da portare avanti e rispetterò i miei obblighi fino alla fine" dissi, poi estraetti la croce conficcata nel terreno e me la misi sulla spalla.
"L'alba si avvicina.." fece notare Ronji
In effetti il cielo mostrava i primi segnali del sorgere del sole e noi non avevamo un riparo.
C'era una cappella lì vicino che sembrava fatta ad arte proprio per questa evenienza, in fondo eravamo già morti e quel luogo era la nostra "casa", ci dirigemmo prima che l'alba potesse sfiorare i nostri corpi.
Pensavo tra me e me, che ironia... siamo già morti ma è come se per noi il tempo si fosse fermato nell'istante stesso in cui la "oscura signora" era venuta a prenderci, come se la luce potesse svelare ai nostri occhi questa inevitabile fatalità e noi non volessimo accettarla.

L'interno della cappella era molto austero, praticamente una stanza semi-interrata, con una statua di donna al centro, pareva in posizione di preghiera, ma soffriva come se le fosse stato spezzato il cuore.
Infondo per le persone normali la morte era una inevitabile sofferenza, ma se l'ideale Prometiano di convivenza tra umani e non-morti avesse preso piede forse... mah, inutili illazzioni, infondo quando si ha l'eternità davanti forse l'idea della morte fà meno paura, anzi diviene una liberazione.
Con questi pensieri cedetti il passo a quello stato che durante il giorno riporta le cose alla normalità, ovvero caddi nel sonno profondo molto simile alla morte che a ogni sorgere del sole ci colpiva.
Fù allora che ebbi una visione, fugace e densa di emozioni. La statua che si muoveva e veniva verso di me con un pugnale per colpirmi al cuore. Usando tutta la forza di volontà che possedevo riaprii gli occhi e vidi ciò che già avevo visto. Un pugnale. Dritto al cuore. Ma la lama non affondò nella mia carne morta, si ruppe.
Mi alzai di scatto e allungai il braccio con la mano aperta. La statua venne scaraventata contro il muro, ma non si ruppe, non cadde... solo sparì nel muro.
Attesi ancora e ancora.
Nulla.
Era una Garguglia, voleva ucciderci o meglio doveva farlo.
Non aveva più una volontà propria era anche lei come un burattino mosso da qualcun altro.
Qualcuno che voleva distruggerci.
Povera Eruho.

Al loro risveglio Ronji e Kymi mi trovarono in un angolo ancora sveglio.
Non dissi nulla a loro.
Uscimmo dal cimitero senza dire una parola, ma io sapevo benissimo dove andare e cosa fare.
Giustizia sarebbe stata fatta.

Enriko12

#84
Quel giorno (o meglio quella notte) il vento soffiava forte e le nubi passavano veloci nel cielo oscurando a tratti la luna.
Il Dipartimento Archeologico aveva sede poco fuori città e si stagliava immenso all'interno di un parco in cui le siepi avevano forma di animali preistorici e mostri vari, molto caratteristico.
Kymi gurdò le piante mutilate per il semplice gusto estetico. Le cadde una lacrima.
Ronji aveva il suo solito metodo per entrare, passando attraverso le ombre come fossero porte verso il nulla ci condusse all'interno.
Una telecamera ci inquadrò, non ci feci caso.
Vijola da dietro un monitor fece una risatina e disse:" Beccati!"

La nostra meta era nei sotterranei, si trattava del luogo in cui Kymi era stata tenuta prigioniera prima di essere stata crocefissa.
Cercai le scale che conducevano ai piani interrati e quando le trovammo scesi giù per i gradini bui dalla cui roccia trasudava umidità tanto da formare muffe e incrostazioni.
Una porticina in legno nascondeva una ampia sala che pareva una grotta, era tutta coperta di incisioni, al centro del quale vi era un tavolo in legno. Sfiorai il tavolo e nella mia mente vidi Kymi che soffriva.
"Alif hai scoperto qualcosa che doveva restare segreto. Sai certe verotà sono scomode e nonostante lottino per venire a galla c'è sempre qualcuno che cerca di seppellirle di nuovo".
"Ssseppellire... parola strana in bocca un non-morto", la voce ironica proveniva da un angolo buio.
"E così eri alla ricerca delle Stele di Gykoa e hai scoperto tutta la verità, ma hai fatto l'errore di fidarti del famoso archeologo Epek T.Gibsey e chi ne ha fatto le spese è stata la tua amata collaboratrice e compagna, Eruho. Il ricatto è la forma più abbietta di controllo della gente. Mio Dio Alif cosa hai fatto!" voltai lo sguardo verso Kymi, ma non aggiunsi altro.
La lingua di Alif usciva dalla bocca quasi non riuscisse a contenerla e pareva quela di un serpente.
"Posso dirti chi controlla la tua Eruho." dissi.
Ronji e Kymi restavano impassibili anche se davano segno di non capire tutto quello che stavo dicendo.
"Tu non puoi corregere ciò che è stato, NESSUNO POTRA' MAI RIDARMI LA MIA ERUHO, LEI ERA INNOCENTE E IO SONO COLPEVOLE PER AVERLA COINVOLTA." urlò in preda alla disperazione.
Si mosse leggermente e le sue sembianze parevano sempre più simili a quelle di un serprente.
La sua pelle era squamosa e verdognola e la sua lingua biforcuta usciva e rientrava velocemente dal suo involucro di carne.

Da dietro le mie spalle notai un movimento nella roccia, era lei, ne ero certo.
Era lì per colpirmi.
Fu un solo istante per tutti. Per me fu un lungo lasso di tempo. Fu come distorcere il tempo: mi voltai e notai il pugno della garguglia dirigersi verso di me, aveva le ali spiegate e stava avanzando velocemente, mi spostai notando che sia Kymi che Ronji erano al sicuro e poi la scena riprendette come se non fosse mai stata interrotta.
Un solo secondo.
Alif contro il muro, la cassa toracica sfodata, il pugno della garguglia al suo interno.
Che ironia.
Proprio lei lo aveva colpito.
La lingua di Alif la avvolse rapidamente e dalla sua bocca uscì un vapore verdognolo.
Disse solo: "Andiamo via insieme, Eruho. Insieme per sempre." e poi si dissolsero entrambi in quel fetore acido che li aveva avvolti.

Enriko12

L'umidità colava a gocce dalle pareti in leggeri rivoli che parevano indecisi sulla direzione da seguire per raggiungere il pavimento.
Le iscrizioni fatte col sangue erano ideogrammi rituali di natura vagamente egizia e l'intera "grotta sotterranea" sapeva di chiuso, probabilmente un umano non avrebbe apprezzato il tanfo che vi aleggiava...
"Vedi Ronji è stato come un lampo" dissi, "è bastato guardare negli occhi quella povera ragazza per capire, non so come descrivertelo, ma ho visto tutta la sua vita scorrermi innanzi. Ho visto quando ha fatto i suoi primi passi, ho visto le sue prime gioie e le sue prime delusioni, ho visto ogni suo più recondito segreto ed è stato piacevole all'inizio. Poi ho visto cosa le hanno fatto, di come l'hanno trasformata in quell'essere che più nulla aveva di umano se non la sua anima, racchiusa all'interno, rannicchiata in un angolo di se stessa a piangere. Questo era ciò che lei infondo voleva. Voleva la libertà per la sua anima."
"E con lei la persona che le stava a cuore..." aggiunse Kymi.
"Tutto questo in un secondo?" chiese Ronji.
"Per voi un secondo, per me un tempo abbastanza lungo, quasi una vita." dissi.
Poi mi acciliai un attimo.
Infondo io non avevo una vita da ricordare.
Quella donna era riuscita a farmi provare un qualcosa che io non avevo mai posseduto.
Per un breve istante fu come se fosse stata la mia vita.
Era come se mi fossi cibato delle sue emozioni.
Mi avevano dato un nuovo vigore.
Anzi ero certo che queste mi avessero dato nuove capacità.
Non so ancora spiegarne il motivo... ma mi sentivo diverso.
Mi sentivo leggero.
Vagavo, anzi la mia anima aleggiava sopra quel luogo.
Riuscivo a stagliarmi al di sopra dell'edificio e a vedere tutto il parco nella sua estensione sotto la pallida luce lunare.
Poi mi sentii come risucchiato verso il basso e mi ridestai mentre Ronji mi scrollava.
Ero come uscito dal mio corpo per vedere oltre.

E avevo visto lampeggianti blu che si avvicinavano.

Enriko12

"Maledizione la polizia sta venendo qua" disse Ronji sputando a terra.
Io mi accesi l'ennesima sigaretta, aspirai un'ampia boccata di fumo e poi con tutta la quiete di questo mondo dissi: "Ragazzi è ora di andare."
Presi la croce, salii le scale, attraversai corridoi e sbucai all'esterno nel giardino.
Il tutto in due secondi netti.
Non me ne resi neppure conto.
Ronji e Kymi arrivarono qualche minuto più tardi senza commentare.

Una giornata come tante altre, fai le commissioni, mangi cena, un saluto veloce alla moglie e poi via verso il fantastico turno di notte.
Come odiava il suo lavoro da "testa di cuoio" il sergente Finnigan.
Un giorno a dare la caccia a dei rapinatori, un altro a fare retate in loschi bordelli e bische clandestine, altri in cui salvare ostaggi in balia di terroristi.
Questa sera invece il loro compito era catturare tre ricercati, due uomini e una donna.
Semplice routine.
Stressante.
Ma infondo dava quel brivido di emozione che rendeva interessante la sua vita altrimenti monotona.
Una segnalazione del computer li dava per nascosti all'interno del Dipartimento Archeologico, magari a trafugare notizie importanti (tutta robaccia che lui avrebbe bruciato con tanta benzina e un po' di cherosene) oppure intenti a rubare ossa di qualche animale morto secoli prima... cielo, quelli si che erano veri terroristi!
Si chiese se non era il caso di cambiare lavoro.
Si spalancano le porte del furgone.
"Forza ragazzi accerchiamoli e facciamoli secchi quei maledetti", il termine <rompicoglioni> se lo tenne per sè.
Vestiti di nero con passamontagna e giubbotti anti-proiettile avanzarono lentamente in mezzo alle foglie del parco senza far rumore, armi spianate e tanta voglia di finire in fretta.

Dopo alcuni minuti di appostamento il campo pareva sgombro e nessun segno dei ricercati.
Poi il soldato semplice Rupert inciampò in una radice e cercò di liberarsi, ma l'edera intorno a lui parve avvolgerlo in pochi istanti lasciando il sergente ammutolito.
Dietro di lui un altro soldato venne assalito da un lupo che lo morse alla gamba e scomparve in pochi istanti lasciandolo a terra in preda al panico, il difficile fu farlo stare zitto mentre con sedativi e bende l'uffciale medico cercava di tranquillizzarlo.
Qualcosa non quadrava.
Prese la decisione di mandare in avanscoperta il soldato scelto Cruzel, il suo uomo più addestrato.
Questi partì rapidamente verso l'ingresso facendosi scudo tra gli alberi.
Fu di ritorno dopo alcuni minuti.
Lo sguardo perso nel vuoto.
Disse:"Mi ha ordinato di tornare a casa" gettò a terra l'arma e tornò verso il furgone.
Questa poi... sarebbe rimasta la barzelletta del dipartimento.
Accesero tutti le torce sopra i fucili e dopo il segnale del sergente corsero tutti verso l'ingresso, aperto e deserto.

Fuori dal parco una macchina della polizia si allontanò rapidamente.

Enriko12

L'automobile che avevamo "preso in prestito" era un modello alquanto recente, dotato di apparecchi sofisticati che non conoscevo, ma sapevo guidare... quando avevo imparato?
Mentre mi ponevo la questione Ronji interruppe i miei pensieri: "Perchè non abbiamo semplicemente eliminato il problema?"
"Perchè il problema, come lo chiami tu, erano esseri umani innocenti" disse Kymi dal sedile posteriore.
"Loro non centrano con le nostre questioni." dissi.
"Al diavolo le nostre questioni, volevano farci la pelle!" rispose Ronji.
"Bè oramai siamo lontani e non ci daranno ulteriormente fastidio..."
A tutte le unità, auto rubata della polizia in fuga con tre ricercati a bordo, sono pericolosi ed armati... da uccidere a vista...
Ronji dal sedile del passeggero mi fece solo un cenno di disappunto.
Il ronzare della radio mi aveva distratto, ma oramai c'era solo una cosa da fare: trovare un posto in cui fuggire, svoltai sulla cinquataquattresima diretto al centro cittadino.
Quale nascondiglio migliore se non un posto affollato?
zzz...procedono lungo la cinquantaquattresima...zz
"Dannazzione!" ci stanno individuando.
Un paio di auto con lampeggianti blu erano ferme in mezzo alla strada.
Un posto di blocco!
Frenai facendo una violenta sterzata e la macchina si girò di lato schiantandosi contro le altre auto ferme che si spostarono di alcuni centimetri nell'urto.
I polizziotti in tenuta anti-sommossa si erano allontanati quando avevano intuito quello che facevo.
Scesi dalla macchina.
Un'altra auto della polizia sopraggiungeva ad alta velocità, ci era quasi addosso.
Misi la mano destra avanti.
Rallentò bruscamente a pochi metri da me e mentre restavo impassibile con il braccio teso la macchina si accartocciò nel muso come se avesse centrato un palo e si arrestò rimbalzando sugli ammortizzatori posteriori.
Ronji e Kymi intanto uscirono dall'auto un pò scossi, ma subito una decina di agenti ci aveva circondato.
"FERMI, MANI ALLA NUCA E IN GINOCCHIO" urlarono.
Ronji diede uno sguardo al polizziotto e vidi chiaramente (almeno io) che la sua stessa ombra lo afferrò e lo fece cadere.
Kymi invece lanciò un profondo lamento e centinaia di gatti comparvero dai tetti e dai vicoli.
La gente per la strada si teneva a debita distanza e osservava la scena incuriosita nonostante gli appelli di star lontani.
Io mi avvicinai alla macchina di prima e ripresi la mia enorme croce, quando mi girai un agente, chiaramente teso dalla scena, fece partire una scarica di colpi di mitraglietta verso di me.

In quel momento dilatai il tempo.

Vidi i proiettili che si avvicinavano ad una velocità irrisoria e li scansai uno ad uno, mi avvicinai al tizio e gli diedi una gomitata nelle costole, poi gli presi la mitraglietta, la spezzai e la gettai a terra.
Il tutto in una frazione di secondo.

Da quel momento fu il caos.
Gli agenti disorientati aprirono il fuoco verso di noi, distorsi nuovamente il tempo e più veloce che potei afferrai Kymi e Ronji, correndo in un vicolo.
Nel mentre un'orda impazzita di gatti si avventò sul posto di blocco dandoci il tempo di nasconderci.

Ronji accovacciato in angolo disse ridendo:" Te l'avevo detto che era meglio eliminare il problema" poi fece una smorfia, era stato colpito e stava sanguinando.
"Proeittili perforanti ad espansione, luridi bastardi" aggiunse poi.
Anche Kymi era ferita, solo io non avevo subito un colpo, o forse si ma non ero ferito.
Eravamo in uno scantinato nei paraggi e dovevamo allontanarci ancora, c'era puzza di urina e alcuni sacchi di immondizia abbandonati da chissà quanto tempo.
"Ho sete" dissi solo, cercando di controllare il mio bisogno che avanzava incessante nella mia mente rendendo difficili i pensieri razionali.

achille


fabry

Citazione[span style=\'font-size:21pt;line-height:100%\']  Inviato il: Dec 7 2002, 03:55 AM [/span]


secondo te ?

-.-