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Messaggi - Il Rosso

#1
Manga ed Anime / Bastard!
17 Ottobre 2005, 22:37:57
Citazione di: cloudenmi sono fatta prestare i primi 4 numeri di bastard... bellissimo!  Un amico mi ha detto che ora come ora l'usicta e prevista per una volta all'anno, bah... ma di cosa mi preoccupo, tanto devo leggerne altri 19

Bè, conta che adesso Hagiwara s'è pure sposato, quindi mi sa che aspetteremo un po' di più.

La cosa irritante è che tra il numero 20 e il 21 è passato un anno; tra il 21 e il 22 due anni; tra il 22 e il 23 tre anni.  :closedeyes:
Voci mi dicono che in Giappone stanno uscendo gli episodi che comporranno il volumetto 24 su rivista, quindi magari nel 2006 ne sentiremo parlare in Italia.

La fregatura è che st'autore benedetto vuole il tratto perfetto, è pignolo, vuole fare le cose in grande... ma da come si sta mettendo la storia e tutte le cose irrisolte che vedo... insomma, spero proprio che campi abbastanza per finire il fumetto.  

P.S. per capire bene Bastard!! bisogna leggerlo due volte.  
#2
Kingdom Hearts / Dubbi
27 Settembre 2005, 19:25:19
Il Vento Alacre te lo danno gli Angel Stars nei Confini del Mondo. Trovarli richiede un po' di tempo ma non è propriamente difficile.
#3
Kingdom Hearts / Dubbi
26 Settembre 2005, 20:32:56
Citazione di: Mithrilio consiglio di usare thundaga, SEMPRE! si risparmia tempo e fatica.

Uhm... mi permetto di contraddire questa affermazione.  
Usando Thundaga fai uso di una magia ad area. Il problema è che, qualora vi siano altri funghi nei dintorni, colpisci anche quelli ed è come se sbagli magia, quindi se ne vanno.
Io, personalmente, ho usato Aero o Antima; non è difficile, ma Thundaga la sconsiglio categoricamente.  

Ah, ma perchè sono così bravo?!  
#4
Kingdom Hearts / Dubbi
20 Settembre 2005, 23:53:21
Per il Behemot il livello 60 va più che bene. Saltagli sulla schiena e colpisci il corno, non è difficile.

Riguardo quello che ha detto fabry... tutto ok, ma contro Sephiroth c'è da fare una precisazione: quando usa Sin Harvest lascia con 1 hp (a patto che abbiate attivata l'abilità Ultima Chance) e zero mp, quindi non ci si può curare con la magia, occorre usare un elisir alla svelta.
Tuttavia, tenendo d'occhio Sephiroth, è possibile colpirlo proprio mentre lancia Sin Harvest e bloccargli la magia, così lo si vince facilmente.  
#5
Kingdom Hearts / Dubbi
20 Settembre 2005, 00:25:58
Ma non ti fa andare in modalità warp? Perchè se è così è normale.
Devi farti il viaggio passando manualmente per lo spazio aperto e saltare nel vortice appena te lo trovi lungo il percorso.

Confermo, il gummi per andare alla Fortezza Oscura te lo da Cid, si trova nelle fognature nell'arazzo che raffigura un sole (che diventa una luna una volta preso il gummi).
#6
Kingdom Hearts / Dubbi
16 Settembre 2005, 01:32:19
Citazionedov'è il trio bianko nel bosco di loto???nn lo trovo..
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Non ricordo bene come raggiungerlo, ma la soluzione dice che devi entrare in un quadro appeso alla parete della Stanza Bizzarra. Se non erro dovresti entrare nella Stanza Bizzarra dalla casetta accanto al tavolo del Cappellaio Matto e la Lepre Marzolina, quando diciamo che "cambia la forza di gravità della stanza".

Controlla un po' ma, se così non fosse, devi entrare (sempre nella Stanza Bizzarra) da uno degli ingressi che si trovano in alto nel Bosco di Loto, credo che si raggiungano saltando sulle piante. Non ricordo bene, prova un po' tutto e facci sapere.  
#7
Ehm... che c'azzeccano i livelli se FFX funge con la Sfereografia?  

Spiegati meglio.
#8
Storie / L'oscuro Darkfire
14 Settembre 2005, 22:45:33
CAPITOLO XVIII

<<Francis! Francis, sveglia!>>
<<Eh?!>>
Francis alzò la testa dal banco, si rese conto che tutti lo stavano fissando e il professore, in piedi davanti alla lavagna con il libro in mano, gli rivolgeva uno sguardo interrogativo.
Il giovane alzò le mani davanti ai suoi occhi e le fissò, stupito. Qualcosa lo turbava... anche se non riusciva a capire con esattezza cosa fosse.
<<Allora?>> lo incalzò il professore. <<Rispondi alla domanda o stavi dormendo come al solito?>>
Qualcuno rise, Francis abbassò lo sguardo... ma non per vergogna, la situazione non gli importava granché, era perlopiù... l'assurdità di quella situazione.
<<No... non voglio rispondere...>> borbottò con sguardo assente.
<<Bene! Quand'è così penso che una bella nota sul registro sia più che opportuna>>.
<<Ma sei matto? Quella cosa la sapevi, me l'hai detta stamattina!>>
Quella voce... quella voce che l'aveva svegliato; Francis si voltò.
<<Angel?!>> sussurrò, stupefatto. <<Che diavolo ci fai qui? Sei più grande di me, che ci fai nella mia classe?>>
Angel sorrise ed inarcò un sopracciglio.
<<Siamo a scuola e decido io cosa imparare>>.
In quel momento suonò la campanella dell'intervallo, i ragazzi si alzarono in piedi senza più prestare ascolto alle parole dell'insegnante ed uscirono fuori dalle aule per godersi quei dieci minuti di svago.
<<Allora, come va con quella?>> ghignò Angel, dando una gomitata nelle costole al suo amico.
<<Che intendi?>> chiese Francis, stupito.
<<Oh, andiamo! Lo sanno tutti, è inutile continuare a fingere! Sì, forse lo sanno in troppi... ma che t'importa? Quel che conta è che adesso stai con la ragazza che hai sempre desiderato!>>
<<Io?>>
<<Ehi, ma lo sai che sembri davvero sorpreso? Su, guarda che sta arrivando!>> Angel indicò qualcosa alle spalle di Francis, il giovane si voltò e vide Julia correre nella sua direzione.
<<Francis!>> esclamò la ragazza, saltandogli con le braccia al collo e baciandolo. <<Non ci vediamo da tre ore e già mi manchi! E sei più bello di quando ti ho lasciato stamattina!>> scherzò lei, baciandolo ancora.
<<Aspetta, Julia!>> si oppose il giovane. <<Non baciarmi, lo sai che poi... ecco, perdo le forze...>>
<<Come sarebbe a dire "perdo le forze"?>> Julia assunse un'espressione offesa. <<Vuoi dire che ti faccio quest'effetto? Che bastardo che sei!>>
<<No, voglio dire... scusami, non volevo>>.
<<Okay, sei perdonato! Angel, noi andiamo a fare un giro!>>
<<Fate pure>>, sorrise l'interpellato. <<Io esco, vado a fumare una sigaretta con Kall Su>>.
<<Con chi?!>> Francis sgranò gli occhi.
<<Ehi, vieni con me!>> Julia lo tirò via.
I due presero a camminare mano nella mano per i corridoi della scuola.
<<Sei molto teso...>> osservò la ragazza. <<Va tutto bene?>>
<<Io... sì>>, il giovane si sentiva osservato, tutti i ragazzi lo trafiggevano con gli occhi. <<Dimmi una cosa, quelle due sono nuove di questa scuola?>> chiese, indicando due ragazze, una con capelli biondo platino e l'altra con una chioma nera e striata d'argento con motivi di fulmini.
<<Chi? Valentia e Arshes Nei? Sì, sono nuove, hanno cambiato istituto un paio di settimane fa. Perché?>>
<<Sai, ho come l'impressione che... ecco, non dovrebbero essere qui>>, sussurrò Francis.
<<Dai, smettila di pensare a queste cose! Ti sei di nuovo addormentato in classe, è vero? Chissà cos'hai sognato! Coraggio, andiamo al solito posto!>>
I due uscirono da una delle porte di emergenza e si ritrovarono all'esterno tra i giardini della scuola; lì, dietro il solito cespuglio, si sedettero sul terreno alla base di un albero.
Sulla corteccia, Francis riuscì a leggere qualcosa che vi era stato inciso: "F&J".
<<Julia... dimmi una cosa... da quanto tempo stiamo insieme?>>
<<Uffa, ma non ricordi neanche questo? Sei un po' carente come ragazzo...>>
<<Forza, dimmelo!>>
<<Sono cinque mesi, una settimana, sei giorni e... quasi tredici ore>>, sorrise la ragazza.
<<Sei sicura?>>
<<Sì... e mi piaci sempre di più>>, lei si avvicinò e lo abbracciò; lui rimase indifferente.
<<Julia...>>
<<Io ti piaccio, Francis?>> chiese con voce mite.
<<Se tu mi... certo che sì>>, il giovane sentì il suo volto avvampare.
<<Allora baciami! Coraggio!>>
<<Ma... perché?>>
<<Perché un ragazzo bacia la sua ragazza, che domande fai? E va bene, non vuoi farlo tu? Lo faccio io!>> alzandosi sulle ginocchia, Julia avvicinò il suo viso a quello del giovane e lo baciò con passione.
Francis ricambiò distrattamente il bacio e, pochi minuti dopo, Julia appoggiò la sua testa sul petto di lui.
<<Ci sarai sabato a scuola?>> gli chiese.
<<Perché, che succede sabato?>>
<<Non ricordi? Oggi sei davvero assonnato>> sghignazzò la ragazza. <<Sabato c'è la riunione del corpo studentesco per eleggere il rappresentante d'istituto. Anche se si sa già chi sarà eletto, pare che tutti abbiano in mente di votare per lui>>.
<<Chi è questo tizio?>> volle sapere Francis.
<<Quello grande che è in questa città da un anno... quel Dart Nywtwilight...>>
Francis sgranò gli occhi, quel nome gli diceva qualcosa... ma decise che non erano affari suoi, per il momento sembrava andare tutto bene: la ragazza che amava da anni, quel momento, il suo bacio senza conseguenze catastrofiche... ma, in fondo, di che conseguenze catastrofiche aveva paura? Lei era lì, era tutto quello che aveva sempre desiderato.
<<Julia... ti ho mai detto che ti amo?>> avvicinò il suo viso a quello di lei.
<<Ci hai provato una volta... ma sei svenuto prima>>, la ragazza gli fece una linguaccia.
<<Davvero? Non ricordo...>>
<<Allora, quando hai intenzione di baciarmi, ragazzo stile dark da quattro soldi?!>> lei rise, prendendolo in giro.
Sorridendo, Francis si chinò su di lei e la baciò.
Il sole accarezzava i loro giovani corpi fin quando, all'improvviso, qualcosa lo coprì. Francis alzò lo sguardo e vide, intento a fissare lui e Julia, un tizio dall'aspetto strano, con capelli blu e occhi rossi dall'iride azzurra con due lunghi canini bianchi.
<<Julia...>> sibilò questi.
Immediatamente, Francis fu in piedi e si ritrovò faccia a faccia con il nuovo venuto; entrambi avevano esattamente la stessa altezza, i loro volti sembravano simili.
<<Che cosa vuoi?>> chiese Francis con aria di sfida.
<<Aspettate, state calmi!>> esclamò la ragazza, scattando in piedi. <<Nemesis, vattene!>> aggiunse, rivolta al giovane dai capelli blu.
<<Perché dovrei?>> la voce di Nemesis era rauca, perversa, sadica. <<Julia, lascia questo inutile idiota e vieni con me! Sai, posso darti molto più di quanto puoi lontanamente immaginare... soprattutto carnalmente...>> si leccò le labbra mentre le sue pupille azzurre si restringevano.
Senza indugiare, con il viso contratto per la collera, Francis sferrò un destro al mento di Nemesis; questi barcollò all'indietro, cadde e si portò la mano alla faccia, sanguinava dal labbro.
<<Dunque è così che vuoi giocare?>> ringhiò Nemesis.
<<Julia... chi è questo esaltato mentale?>> volle sapere Francis.
<<Lui... lui è...>> balbettò la ragazza. <<Nemesis... Nemesis Darkfire. Mi perseguita da mesi, vuole che io stia con lui e... non batterti, ti prego!>> aggiunse, spaventata.
<<Perché no? Quel pagliaccio è già a terra!>>
<<Credi?>> Nemesis ghignò e si rialzò in piedi all'istante sferrando un pugno velocissimo allo stomaco del giovane; Francis si piegò in due, cadde in ginocchio e un calcio lo prese al fianco, rotolò sull'erba, ringhiando per il dolore.
<<Fermati!>> strillò Julia, correndo a fermare l'altro contendente, ma questi la scaraventò di lato e continuò ad infierire con i calci su Francis.
<<Tu con Julia, verme?>> sibilò durante una pausa. <<Lei merita molto di più! Tu non sei niente, sei inutile, sei uno dei tanti! Guarda me: non troverai mai nessuno che mi somigli anche solo vagamente! E sai perché? Perché sono Nemesis Darkfire!>> sferrò un violentissimo calcio che fece rotolare più e più volte il malcapitato giovane sull'erba; quando si fermò, questi fece per alzarsi puntellandosi con i gomiti, tossì e un fiotto di sangue uscì dalla sua bocca.
Intanto, Julia gli corse accanto, si inginocchiò sussurrandogli qualcosa, poi si rivolse a Nemesis.
<<Che diavolo vuoi, maledetto?! Lasciaci in pace, vattene via!>>
<<Altrimenti cosa fai? Chiami in aiuto tua madre? Oppure un affascinante detective?>> Nemesis si avvicinò a Julia, la afferrò per un braccio costringendola ad alzarsi in piedi e lo torse dietro la sua schiena, facendola contorcere su sé stessa tra le urla. <<Guarda, Julia! Guarda il tuo uomo come è in grado di difenderti! Non riesce neanche a reggersi in piedi!>> per sottolineare la veridicità delle sue parole, Nemesis sferrò un calcio violentissimo a Francis.
Il giovane urlò, agonizzante.
<<Fermati! Basta!>> strillò la ragazza.
<<Vuoi che mi fermi?>> un calcio. <<Vuoi davvero che lui non soffra?>> un altro calcio. <<Allora sarai tu a dover fare qualcosa per me>>, terzo calcio. <<Sei d'accordo?>>
<<Sì, farò tutto quello che vuoi! Ma lascialo in pace!>>
<<Bene. Allora io ti chiedo una notte di fuoco con me, va bene?>>
Julia fissò Francis, lo vide tentare di rimettersi in piedi, tremante per la rabbia e il dolore.
<<No...>> ringhiò mentre il sangue colava copioso dalla sua bocca misto a saliva. <<Julia... mandalo al diavolo...>>
<<Parli ancora?>> un calcio possente sulla schiena costrinse il giovane al suolo.
<<Va bene! Farò quello che vuoi, una notte con te! Adesso lascialo!>>
<<No, Julia! Non puoi!>> urlò Francis, incollerito.
<<Mi dispiace...>>
<<No, Julia! Julia! JULIA!>>

* * *

Un ringhio, Francis aprì gli occhi. Sudava, tremava, era disteso nel suo letto all'interno della torre. Con gambe deboli e traballanti si alzò in piedi, riuscì a trascinarsi sino al piccolo tavolo nella sua stanza e si versò un abbondante bicchiere di liquore. Nel versare il liquido dalla bottiglia, la mano gli tremò facendo rovesciare il bicchiere, il giovane lo sistemò e, cercando di controllarsi, portò praticamente a livello il bicchiere e ne bevve il contenuto in un unico sorso.
Decisamente più rilassato, ritornò a letto... e lo sguardo gli cadde sul comodino dove aveva poggiato la fiala...che Nikyliana gli aveva consegnato in cambio della propria vita. Avrebbe funzionato? In ogni caso, non era il momento per certe sciocchezze!
Il giovane si sedette sul materasso, il respiro ancora troppo veloce e le mani che si portò tra i capelli sudati; che sogno assurdo, si disse. Eppure... spaventoso, inquietante. Ma sapeva che, nel giro di pochi minuti, ci avrebbe ripensato considerandolo solo un sogno e chiedendosi come aveva potuto spaventarsi in quel modo.
Sbuffando, abbassò di scatto il braccio e la sua mano andò sul comodino: sotto le sue dita stava la fiala, il liquido trasparente sembrava scintillare alla debole luce dell'alba; Francis alzò lo sguardo verso il grande specchio attaccato alla parete, la sua immagine riflessa lo fissava dall'altra parte, poi fece un gesto in risposta del quale, all'istante, il riflesso mutò trasformandosi nell'immagine di una camera da letto situata molti piani più in basso.
Julia dormiva, avvolta tra le lenzuola, con il cuscino sotto il capo; era l'immagine dell'innocenza.
Il giovane abbassò lo sguardo sulla sua mano le cui dita rigiravano distrattamente la fiala, poi ritornò a concentrarsi su Julia.
<<Sporca peccatrice...>> ringhiò. Poi sorrise, un ghigno malvagio gli attraversò il volto. <<Così va bene, piccola. Così va bene...>> sospirò, il capo gli ricadde in avanti, i capelli scivolarono a nascondere il volto tra le ombre e, in quell'oscurità, una lacrima, solitaria ed argentea, scivolò dal suo occhio sinistro. <<Lei per me è tutto!>>
Si alzò in piedi, era teso, si sentiva febbricitante e, improvvisamente, le pareti della stanza si trasformarono in fiamme; la porta, divenuta nera come ossidiana, si spalancò facendo entrare un essere di fuoco che indossava un'armatura nera, due ali scheletriche, una grande spada nel pugno.
Come se tutto ciò fosse normale, Francis rivolse un cenno al mostro che era appena entrato nella sua stanza.
<<Stiamo aspettando!>> annunciò l'essere con voce profonda e tenebrosa. <<Presto perderemo la pazienza, troppo tempo... troppo tempo...>>
<<Ed io sto facendo del mio meglio>>, replicò Francis. <<Come prestabilito, Arshes Nei e Kall Su sono dalla mia parte. Meta-Likana è pronta a cadere, entro poche ore rilascerò gli eserciti che ne attaccheranno tutte le città!>>
<<Quanto tempo ti occorre?>>
<<Ancora poco. Pochi mesi e avrò concluso!>>
<<Siamo disposti a perdere ancora un altro anno... poi il nostro accordo sarà rotto!>>
<<Ecco, ora dimmi... della vostra parte dell'accordo! Sta bene? Guarda che non accetterò nulla che sia a pezzi!>>
<<Un unico pezzo, stai tranquillo. E non ti ha dimenticato: di notte, quando il dolore è insopportabile, invoca ancora il tuo nome...>> la creatura rise, il fuoco ruggì.
E Francis ringhiò; le fiamme che lo circondavano si schiarirono e divennero d'oro, nei suoi occhi ardeva una luce bianca, abbagliante.
<<Sarà meglio per voi che tutto sia in ordine! Non mi sono sacrificato per ricevere in cambio qualcosa come un mucchietto di pezzi sanguinolenti! Riferisci ai tuoi superiori che non provino a farmi scherzi... o la mia vendetta sarà così terribile da farvi morire per il puro terrore!>>
<<Tutto sarà come previsto, abbiamo firmato un contratto, ricordi? Bene, adesso io vado... e torna a dormire anche tu, Raziel. Ci vediamo tra un anno>>.
Francis sbatté le palpebre, tutto era in ordine, la stanza era normale, niente bruciava.
<<Che... che stavo facendo?>> sbuffò. Alzando la mano destra davanti agli occhi, si rese conto che aveva stretto con forza il pugno intorno alla fiala, la mano era sudata, il vetro che conteneva il liquido era bollente.

* * *

Julia sedeva all'interno della sua stanza, sul letto, con un grande libro di incantesimi poggiato sulle gambe incrociate. Si era tolta il ciondolo che Francis le aveva regalato, la Roccia di Angelo, che in quel momento stringeva per il laccio nella mano destra, la faceva roteare, ne avvolgeva la stringa intorno al dito in un senso, poi nell'altro.
Sospirò, lanciò uno sguardo alla caraffa d'acqua posta sul suo comodino, strinse gli occhi e si concentrò: poco dopo, l'acqua cominciò a salire dalla caraffa verso l'alto dove si raccolse formando una sfera liquida e trasparente.
In quel momento, Francis comparve alla porta; Julia non si deconcentrò e, cogliendo al volo l'occasione, con un gesto ordinò alla sfera d'acqua di partire nella direzione del giovane... ma questi alzò una mano e bloccò l'acqua a pochi centimetri dal suo naso.
<<Bel tentativo>>, commentò con un sorriso.
<<No!>> esclamò la ragazza. <<Mi stavo friggendo il cervello per fare quella cosa, perché l'hai fermata?>>
<<Per mostrarti quanto sia facile bloccare gli attacchi nemici>>, dichiarò Francis. Poi la fissò, vide sul volto di lei era disegnata una strana espressione e rise sommessamente. <<No, è solo che non volevo bagnarmi>>, ammise mentre eseguiva un gesto che fece scomparire l'acqua fluttuante che ricomparve all'istante nella caraffa.
<<Però sto migliorando, hai visto?>> sorrise lei.
<<Sì, sei molto brava. Come ti senti oggi?>> chiese il giovane con apprensione.
<<Bene... perché?>>
<<Perché ieri non ti reggevi in piedi>>, le fece notare lui.
<<Già. Non ero un bello spettacolo, vero?>> chiese Julia, inarcando un sopracciglio con aria colpevole.
<<Ho visto di peggio>>, Francis si sedette sul materasso, accanto alla ragazza. <<E poi dimmi: perché non dovresti essere un "bello spettacolo"? Per me vai benissimo così, sempre e comunque>>, le assicurò.
<<Tu sei troppo buono con me...>> sghignazzò la ragazza, il volto arrossato.
<<Lo sto diventando, purtroppo>>, sbuffò Francis tra i denti in un sibilo talmente flebile che Julia non se ne rese conto. <<A proposito, ieri mi hai detto qualcosa di strano...>>
<<Davvero? Ne avrò dette un milione di cose strane! A che ti riferisci?>>
<<Qualcosa come... "Francis con le ali">>, le ricordò il giovane con voce profonda.
Silenzio, Julia parve innervosirsi.
<<Davvero... ho detto questo?>>
<<Sì. Potresti spiegarmi come mai hai detto una cosa del genere?>>
<<Insomma, come posso dirti... mi pare di averti raccontato del mio sogno, ieri... giusto? Quello in cui mi stavi soffocando...>> precisò con voce smorzata.
Francis annuì in silenzio.
<<Ecco, ricordo che, un istante prima di svegliarmi, ho visto due ali sbucare dalla tua schiena>>.
Il giovane si acciglio.
<<Dici sul serio?>>
<<Oh, andiamo! Era solo un sogno!>> ammiccò Julia.
<<Non sottovalutare i sogni>>, le consiglio Francis. <<Essi sono una fonte differente di magia che si attiva nelle nostre menti. Ciò che vediamo è un'alterazione della realtà molto simile a quella che creiamo noi per richiamare le forze degli incantesimi ma con una differenza sostanziale: usando un termine improprio, la "lunghezza d'onda" degli eventi che vediamo in sogno abbraccia il passato, il presente e il possibile futuro>>.
Julia si concesse un fischio basso e lungo.
<<Che tipo di ali erano?>> la incalzò il giovane. <<Di metallo? Da pipistrello? Nere come quelle di un corvo?>>
<<No, niente di tutto ciò>>, la ragazza sorrise. <<Nonostante il momento, erano bellissime: grandi, bianche e piumate>>.
<<Stai scherzando?!>>
<<No, perché?>> Julia appariva decisamente perplessa.
Francis si concesse un colpo di riso.
<<Ali angeliche non si addicono a me>>, rispose.

* * *

<<Odio stare qui...>> brontolò Francis.
<<Andiamo, non ci vorrà molto!>> lo esortò Julia.
I due si trovavano nell'appartamento di Nikky, la casa dove Julia era cresciuta. In quel momento, la padrona di casa non c'era e sua figlia, avendo deciso di stabilirsi alla torre almeno per  il momento, era riuscita a convincere Francis a tornare a casa per poter recuperare alcuni oggetti che le erano particolarmente cari.
Così deserto, in disordine e con il pavimento sparso di frammenti di vetro che appartenevano alle lampadine rotte, l'appartamento appariva vagamente spettrale alla luce bianca del cielo mattutino: le nevicate stavano diminuendo e le nubi a est si ammassavano e preannunciavano l'arrivo di un temporale, stavolta di pura pioggia, così come suggeriva il colore scuro del cielo.
Julia rimase particolarmente colpita dall'atmosfera di quell'appartamento, le appariva abbandonato da anni, per un momento le venne anche da chiedersi se sua madre fosse esistita veramente, alla fine non si sarebbe stupita più di nessun altra cosa. Ciò che la lasciava perplessa era, invece, l'improvvisa partenza di Nikky: non aveva detto niente, si era semplicemente dileguata nell'ombra portando con sé qualcosa che apparteneva alla casa, una sorta di "odore" che, in quel momento, non era più possibile percepire. Le bianche pareti erano morte, non vibravano di vita, tensione, odio o affetto.
<<Cos'è che devi prendere?>> le chiese Francis.
<<È tutto di sopra, in camera mia>>, rispose Julia. <<Ho uno zaino, metterò dentro le mie cose. Vuoi salire?>>
<<No, grazie, ma credo che aspetterò qui sul divano>>.
<<Va bene, faccio in un lampo!>> sorrise la ragazza, correndo su per le scale.
Il giovane la seguì con lo sguardo, rimase incantato dalla grazia con cui saliva i gradini, dal movimento di quelle belle gambe, messe in evidenza dai pantaloni attillati, che si alzavano e si abbassavano, scalino dopo scalino; sospirò, si voltò facendo frusciare la lunga giacca di pelle nera e si gettò a sedere sul divano.
Francis rimase in silenzio, incrociò le braccia, si guardò intorno alla ricerca di qualcosa da fare ma, non trovando nulla, gettò il capo all'indietro e chiuse gli occhi: l'immagine di Julia fu immediatamente evocata, quasi inconsciamente; per una strana ragione gli venne in mente che Nikyliana non poteva essersi allontanata troppo, non con la minaccia del legame con sua figlia che incombeva ancora su di lei, era certo che l'avrebbe rivista fin troppo presto.
Ma Julia... si ritrovava a pensare a lei più volte di quanto egli stesso fosse disposto ad ammettere, ne immaginava la pelle liscia, il viso vicino al suo, quel sorriso accattivante, quel suo corpo così perfetto da apparire quasi un insulto per ogni altra donna.
La fiala... senza accorgersene, Francis aveva messo la mano nella tasca della giacca e le sue dita si erano avvolte intorno alla fiala trasparente che, secondo Nikyliana, sarebbe stata in grado di liberarlo dal vincolo per un'ora. Eppure era strano che una come lei potesse sul serio conoscere il modo di rompere una maledizione del genere, vi era qualcosa che non quadrava, forse lei sapeva più di quanto aveva sempre sostenuto di sapere.
<<Sono pronta!>> esclamò Julia, portando un grosso zaino sulle spalle, lo adagiò nel bel mezzo del salotto e si gettò sul divano, accanto a Francis. <<Ehi, stai dormendo, per caso?>> lo stuzzicò.
<<No, tranquilla>>.
<<Però che triste... il caminetto non è neanche acceso...>> commentò la ragazza. <<Non è che potresti... non so, accendere un fuoco?>> sorrise.
<<Perché non ci provi tu?>> sorrise il giovane.
<<Sarebbe bello! Ma per ora non riesco a controllare nessuna fiamma più grande di quella che produce una candela>>.
<<Imparerai>>, la rassicurò lui.
Julia annuì e spostò lo sguardo sul caminetto spento, poi portò in avanti il busto, qualcosa aveva catturato la sua attenzione.
<<Francis, guarda! Cos'è quella cosa?>>
<<Cosa?>>
<<C'è una cosa... nel caminetto. Qualcosa di lucido, la luce della finestra ci si riflette contro>>.
Seguendo la direzione degli occhi di Julia, Francis riuscì a vedere quello che gli era stato indicato: effettivamente, qualcosa catturava la luce che entrava dalle finestre, vide la sua minuscola sagoma comparire riflessa in quel piccolo spazio.
Si avvicinò e, allungando un braccio, toccò quello strano oggetto: tra i mattoni del caminetto vi era qualcosa di stranamente gelido, sferico, grande quanto un pugno. E capì.
<<Trovato niente?>> gli chiese la ragazza.
<<Questa>>, tirando lievemente, il giovane liberò l'oggetto che era stato magicamente incastrato tra i mattoni e lo mostrò. <<Una sfera dei ricordi>>.
<<Cos'è?>> chiese Julia, allungando un dito tremante sulla superficie gelida ed impolverata.
<<Qualcosa che può risultare utile>>, Francis si accigliò, la sua espressione non passò inosservata a Julia, la ragazza si rese conto che doveva essere molto importante e, quasi all'istante, sentì un irrefrenabile curiosità crescerle dentro. <<Oggetti del genere permettono di rivivere esperienze passate, molti incantatori le considerano di vitale importanza>>.
<<E... come funziona?>>
<<Semplice: la si tiene in mano e ci si concentra, le immagini vengono trasferite immediatamente al tuo cervello, è necessaria una minima preparazione magica...>> si interruppe, chiuse gli occhi, il volto contratto.
<<Francis... che succede?>>
<<Aspetta... ci sono io ma... non lo ricordo!>>
Julia deglutì, poteva avvertire un calore sprigionarsi dal corpo del giovane, per un istante fu quasi come condividere la stessa tensione, qualcosa le diceva che non avrebbe dovuto porre la domanda che le vorticava nella testa come un serpente che si contorce, ma la curiosità era troppa, ogni resistenza dovuta al buon senso risultò vana.
<<Dimmi... che ricordi contiene quella sfera? E perché era qui? Apparteneva forse a mia madre?>>
<<Sono stato io a darla a Nikyliana qualche tempo fa>>, ammise il giovane. <<Solo che... non ne avevo visionato il contenuto prima di consegnargliela. Ci sono anche io ma... non ricordo alcune cose>>.
<<Vogliamo vedere insieme?>> propose timidamente la ragazza.
Francis la fissò, lei avvertì i suoi occhi che la studiavano, quasi nutrendosi del suo aspetto; stava valutando la situazione con la straordinaria rapidità della sua mente. Poi, senza accennare niente, il giovane le posò una mano sul capo e mormorò alcune arcane parole.
<<Ho impostato un collegamento tra la tua mente e la mia>>, spiegò. <<Terrò io la sfera e tu vedrai quello che io vedo. Adesso siediti, meglio stare comodi per evitare di cadere quando si fanno viaggi di questo genere>>.
Julia obbedì, Francis le si sedette accanto, nella mano destra stringeva la sfera dei ricordi.
<<Sei pronta?>> le chiese.
<<Sì>>, lei gli afferrò la mano sinistra, la strinse spasmodicamente.
<<Rilassati>>, le sussurrò lui. <<Non avere paura e... fatti coraggio>>.
Vi era un enfasi particolare su quelle ultime due parole che non sfuggì a Julia... ma decise che non era il caso di discuterne ed annuì in silenzio, poi chiuse gli occhi.
Un istante dopo nella sua testa comparve un'immagine così nitida e reale da fare impressione: era notte, il ricordo mostrava un altopiano, una protuberanza della roccia era stata intagliata e decorata sino a renderla un altare.
In lontananza una figura, curva per la fatica, si avvicinava: essa era avvolta da un ampio mantello nero, un cappuccio calato sul volto, tra le braccia stringeva un fagotto bianco; si avvicinò all'altare e depose il fagotto sulla sua superficie, poi si lasciò cadere al suolo e poggiò la schiena contro il lato lungo, finemente lavorato. Con un gesto irritato, si sfilò il cappuccio dal volto liberando una lunghissima treccia rossa, la pelle del suo volto era liscia come quella di una statua meravigliosa, gli occhi a mandorla, le labbra lucide e il volto imperlato di sudore; aveva l'affanno.
<<Ma chi è?>> chiese Julia, perplessa, riconoscendo nella giovane donna qualcosa di familiare.
<<Non la riconosci?>> ghignò Francis.
<<Mia... mia madre?!>>
<<Già>>.
<<Accidenti, era davvero diversa! È bellissima! Ma allora, questo vuol dire che in quel fagotto...>>
<<Sì, ci sei tu. Julia, ci ho ripensato, se vuoi possiamo smettere di vedere...>>
<<No, mi interessa!>> replicò lei, decisa.
Intanto, Nikyliana si stava guardando intorno, come se temesse di veder comparire qualcuno dal nulla. Rendendosi conto di essere sola, sfilò un guanto dalla sua mano: all'anulare sinistro portava un anello di ossidiana nera.
<<Adesso comincia...>> commentò Francis.
<<Cosa?>> chiese Julia.
<<Quell'anello... non lo ricordo affatto. Ma perché?>>
<<Vediamo cosa succede, forse ti verrà qualcosa in mente>>.
Nikyliana aprì lievemente il fagotto che aveva adagiato sull'altare, al suo interno vi era un neonato dalla pelle candida e liscia che dormiva placidamente con il pollice in bocca, sulla testa vi era un sottilissimo strato di capelli biondo scuro, quasi arancio.
Nikyliana si portò la mano che indossava l'anello al petto, come in preghiera.
<<Questa è la figlia di Nemesis Darkfire!>> disse, come parlando a qualcuno. <<La progenie dell'oscuro Signore della Fiamma è malvagia quanto egli stesso!>>
A quelle parole, magicamente, comparve un volto etereo che fluttuava nell'aria al di sopra del neonato, non era ben definito, era solo possibile stabilirne il sesso maschile.
<<Nikyliel, io ti ascolto>>, disse il viso. <<Sei qui, hai posto sull'altare la figlia di Nemesis Darkfire... ma Nemesis Darkfire non può avere figli con una donna qualsiasi, la sua natura glielo impedisce. Chi è la madre?>>
<<La madre... sono io>>, ammise Nikyliana, abbassando il capo nella vergogna.
<<Ciò non cambia nulla>>, dichiarò il volto con fermezza. <<Alla progenie di Nemesis Darkfire non è concesso il privilegio della vita. Perché sua figlia vive ancora? Uccidila adesso, Nikyliel!>>
<<Non posso>>, ribatté la giovane donna a denti stretti. <<Nemesis Darkfire ha eseguito un rituale malefico... e la mia vita è legata a quella di sua figlia. Se la uccidessi morirei anche io>>.
<<Allora hai fatto bene a venire qui, Nikyliel. Io sono in grado di disfare il sortilegio, ucciderò la bambina e tu vivrai>>.
<<Sì! Uccidila! Uccidila e liberami!>> strillò la giovane donna con voce isterica.
<<È giusto che sia così. Nikyliel, per tuo desiderio...>> una folata di vento si alzò all'improvviso, il volto scomparve, il neonato si svegliò di soprassalto e cominciò a piangere.
Nikyliana si alzò in piedi, si voltò, alle sue spalle vi era un uomo imponente dai lunghi capelli blu, gli occhi rossi e le pupille azzurre, Nemesis Darkfire.
Non somigliava per niente a Francis, solo la forma degli occhi era identica, per il resto appariva completamente diverso, possedeva una bellezza indefinibile, qualcosa di etereo. E poi, Francis era ancora un ragazzo, il vecchio Nemesis Darkfire era un uomo adulto, anche se dall'aspetto ancora giovane.
<<N-Nemesis?!>> farfugliò la giovane donna.
<<Mi sono insospettito quando ho visto che quel dannato anello era scomparso...>> disse lo stregone; possedeva un timbro di voce musicale ma terrificante al tempo stesso, profondo e limpido.
<<Nemesis, non penserai certo...>>
<<E invece lo penso, donna! Ma tutto ciò non serve a nulla>>, rise, una risata malvagia che salì sino alle stelle. <<Mi temete, vero?>> urlò, rivolto a nessuno. <<Siete saggi! E purtroppo per voi, niente che abbiate il potere di fare può impensierirmi!>> poi si rivolse a Nikyliana e la macabra parodia di un dolce sorriso affiorò sul suo volto. <<Mia cara, cosa stai facendo? Vuoi uccidere nostra figlia?>> chiese con voce maleficamente dolce.
<<No, Nemesis... io...>>
<<Non mentire con me!>> urlò lo stregone, agitando una mano nell'aria. Nikyliana fu colpita da uno schiaffo inesistente che la sbatté contro l'altare, il neonato piangeva sempre più forte. <<E così vuoi aggirare le mie regole? Stupida, convinci i tuoi superiori che non possono nulla contro me! E tua figlia deve vivere, perché così ho deciso!>>
<<Maledetto bastardo!>> la giovane donna rivolse un'occhiata di fuoco allo stregone, un rivolo di sangue le scendeva dalla bocca.
Senza dire una parola, Nemesis si fece avanti e la afferrò per la lunga treccia, la costrinse ad alzarsi in piedi; lei urlò, lo stregone le pose il volto al di sopra della neonata.
<<Domani affronterò Nywtwilight, ma stanotte siamo una famiglia>>, disse Nemesis. <<Nikyliana, stanotte tu sei una madre ed io sono un padre. Amiamo nostra figlia come è giusto che sia>>.
Il neonato piangeva, agitava le minuscole braccia in preda alla disperazione.
<<Progenie del male...>> sibilò la giovane donna, ma uno strattone alla sua treccia la fece restare in silenzio.
<<Bellissima, non trovi?>> le sussurrò Nemesis, rivolgendo un cenno del capo al neonato. <<Ma non ha un nome. Dalle un nome, Nikyliana>>, le ordinò, ma fu silenzio. <<Dalle un nome!>> urlò, strattonandola con estrema violenza.
La giovane donna strillò, lacrime di dolore sgorgarono dai suoi occhi e bagnarono il viso di sua figlia.
<<Juliel!>> esclamò. <<Si chiama Juliel!>>
<<Un nome bellissimo>>, commentò Nemesis con un ghigno perverso.
Il ricordo svanì così com'era stato evocato, Francis aveva gli occhi ancora serrati.
<<Non ho memoria di quello che le dissi>>, ammise con un sospiro. <<Ricordo solo che la fermai e poi... Julia?>> aprì gli occhi.
Vide la ragazza, lacrime silenziose rigavano il suo volto, tremava convulsamente, era impallidita in volto e fissava il vuoto assoluto, i suoi occhi azzurri erano opachi, privi di vitalità.
<<Julia>>, le sussurrò lui. <<Lo so, forse non dovevi vedere... ti prego, perdonami...>>
Ma lei non disse niente, liberò la sua mano da quella di Francis e, dopo essersi alzata in piedi, si voltò e salì rapidamente le scale sino al piano di sopra; pochi istanti dopo, si udì una porta sbattere.
#9
Off Topic / Immigrati...
12 Settembre 2005, 21:04:52
Citazione
CitazioneGià che ci siamo, lasciamo che un immigrato vada per la presidenza della repubblica e poi eleggiamolo. Che palle con tutti 'sti immigrati, caxxo :angry03:  :angry03:  :angry03:
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Beh, gli immigrati, quando sn qui DEVONO avere i nostri stessi diritti. Nn credo che a nessuno piacerebbe andare in America per viverci e nn poter votare....
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Questo vale se un immigrato acquista la cittadinanza... sennò è troppo comodo! Ci sono delle regole (te lo dice uno che i regolamenti li detesta  :P) che, in fondo, sono di buon senso. Prendendo un esempio di bassa lega, è come se voti per eleggere un membro di un'associazione di cui non fai parte solo perchè ti ritrovi a passare da quelle parti. In fondo, non è che se un immigrato non vota gli cambia molto la vita... e se non gli piacciono i capi di governo in vigore nel nostro paese se ne sta a casa! E' tanto semplice...  
#10
Off Topic / Immigrati...
12 Settembre 2005, 20:13:54
Oh che bello!  :glare:
Visto che noi italiani già non capiamo 'na mazza di politica e facciamo delle scelte epocali, adesso ci mettono pure li immigrati che voteranno tirando i dadi...

Ma (premettendo che non sono razzista o intollerante verso queste persone che vengono in Italia) che cavolo c'entrano con il nostro sistema? E aggiungo, sarebbe troppo comodo andare in massa in America e votare tutti per scalzare Bush! Magari! Sarebbe troppo bello levarcelo dalle scatole in questo modo...  
#11
Off Topic / Amici E Nemici Dell'uomo
12 Settembre 2005, 00:53:41
Il peggior nemico dell'uomo è la banalità e la mediocrità che abbassano il livello dell'umanità in generale. In altre parole, quella sorta di stupidità che impedisce ad una buona percentuale della popolazione mondiale di capire che tutti possono fare qualcosa di meglio; così facendo si uccidono progresso, arte e qualsivoglia ambizione. [Da paradosso   ]

Se ci pensate in Italia abbiamo parecchi esempi...  :devil:
E il bello è che, proprio in Italia, per la storia che abbiamo alle spalle dovremmo essere i migliori in tutti i campi! Ma non andiamo OT.  
#12
Storie / L'oscuro Darkfire
10 Settembre 2005, 13:03:04
CAPITOLO XVII

Un soffio di vento improvviso alzò una nube di polvere che fece tossire Julia, il cappuccio le volò via dal capo lasciando liberi i capelli che si scompigliarono in un istante.
<<Credi di sapere dove stiamo andando?!>> sbottò la ragazza, risistemandosi il cappuccio sul capo e battendo sul vestito blu scuro che Francis aveva creato dal nulla, una veste lunga che copriva i pantaloni facendo intravedere solo gli stivali neri oltre l'orlo e stretta intorno alla vita da una fascia azzurra.
<<Certo che lo so, conosco la strada>>, la rassicurò il giovane stregone con un sorriso. Egli indossava, per l'occasione, un paio di pantaloni, una maglia aderente e un mantello, il tutto rigorosamente in nero; vi era poi un articolo interessante, una sorta di corazza che copriva la parte superiore del torace e comprendeva due artigli scheletrici posti sulle spalle a cui erano agganciati i lembi del mantello.
<<Io non direi! Sono due giorni che giriamo qui intorno, ti ostini a non voler usare la magia per arrivare in quel villaggio schifoso, sono stanca, ho fame e ne ho abbastanza di dormire sul terreno!>>
<<Quanto la fai lunga, questo è un viaggio per temprare lo spirito!>>
<<Oh, certo! Svegliarsi con un serpente che ti striscia sui piedi, secondo te, tempra lo spirito?!>>
<<Era una biscia... e comunque è successo sei ore fa, non puoi continuare a parlarne senza sosta!>>
<<E invece ne parlo! Soprattutto perché ho fame! Non puoi far comparire un bel niente con la tua magia trionfale?>>
<<Ti ho già detto di no, devi imparare a cavartela da sola...>>
<<Come posso imparare a creare il cibo se non mi fai vedere come si fa?>> chiese Julia, astuta.
<<Certi incantesimi puoi impararli anche da sola, ti ho dato il libro nuovo, è scritto tutto lì>>.
Julia si fermò, fissava la schiena di Francis che si allontanava lungo il sentiero in salita e cosparso di rocce.
<<Cosa c'è?>> chiese il giovane, una volta che si fu accorto del fatto di star proseguendo da solo.
<<Voglio riposarmi>>, dichiarò Julia, sedendosi su di un grosso masso.
<<Che cosa?>>
<<Voglio riposarmi! Vai all'inferno... tu e i tuoi stupidi viaggi in montagna!>>
<<Non ricordo di aver mai sentito parole tanto dolci uscire dalla tua bocca...>> Francis si avvicinò con un ghigno disegnato sul volto e si inginocchiò accanto alla ragazza. <<Come mai così di cattivo umore? Ti avevo detto che sarebbe stata dura...>>
<<Mi hai detto anche che avrei imparato qualcosa e, al secondo giorno, l'unica cosa utile che ho capito è sfuggire a tutte quelle bestiacce nella foresta!>>
<<E ti pare poco? Sono cose che devi sapere>>.
<<Non necessariamente! Tu avresti potuto far fuori tutta la fauna di questo posto in un secondo, giusto?>>
Francis annuì.
<<E non l'hai fatto perché credi che "io" abbia bisogno di imparare a badare a me stessa!>>
<<Ma è un favore che ti faccio, non puoi essere così arrabbiata con me!>> sorrise il giovane, allungando una mano per accarezzarle il viso ma, prontamente, Julia lo fermò incastrando le sue dita con quelle di lui e abbassando entrambi i pugni.
<<E vuoi sapere cosa mi fa davvero arrabbiare?!>> ringhiò.
<<Cosa?>> la incalzò lui, senza smettere di sorridere.
<<Ricordi quella specie di lucertolone che abbiamo incontrato ieri pomeriggio?>>
<<Si chiama "basilisco">>, le suggerì Francis.
<<Quel coso!>> sbottò la ragazza. <<Mi ha fatto arrabbiare il fatto che, mentre stavamo scappando, tu non facevi altro che ridere, prendermi in giro e gridarmi di non guardarlo negli occhi!>>
<<Era per incitarti... e poi sapevo che non ti sarebbe successo niente: se si fosse avvicinato troppo l'avrei incenerito all'istante!>>
<<Oh, adesso sì che mi sento protetta dall'unico idiota in questa specie di viaggio che può mantenermi in vita!>>
Francis rise, si protese in avanti e, prima che la ragazza potesse reagire, la abbracciò.
<<Io sarei un idiota? Ma quante brutte parole escono da questa rossa senza un minimo di gratitudine verso il povero Francis!>>
<<Non ho mai detto nulla contro Francis!>> ribatté Julia, ridendo a sua volta. <<L'idiota è Nemesis Darkfire! È lui, quello stregone da quattro soldi che parla in questo momento!>>
<<Non ne vedo la differenza. Comunque sia... come vuoi. Ancora venti minuti di cammino e dovremmo incontrare una locanda. Siamo quasi arrivati, chiederò informazioni e vedremo cosa fare>>. Così dicendo, Francis si rimise in piedi ed aiutò Julia a rialzarsi.
<<Che genere di informazioni?>> volle sapere la ragazza.
<<Solo qualcosa su Dart Nywtwilight>>.
<<Ancora non mi hai detto cosa vuoi da lui...>> gli fece notare Julia.
<<A suo tempo, mia giovane apprendista dall'Ammaliamento facile!>>
<<Sei proprio di buon umore oggi, eh?>> ringhiò la ragazza a denti stretti.
<<E tu no. Mi si spacca qui...>> il giovane poggiò una mano sul petto. <<Proprio in questo punto dove dovrebbe esserci il mio cuore... oh, hai sentito? Ha ticchettato!>>
<<Stupido!>> sorrise Julia.

* * *

La locanda non era un frutto della fantasia di Francis: essa era stata costruita al margine di un bosco con un fiume che le passava di lato, vi erano alcuni pescatori lungo la riva, numerosi cavalli occupavano le stalle e, dall'interno, giungeva una musica allegra e le risa degli avventori.
Francis e Julia sedevano a un tavolo rotondo, il giovane aveva ordinato i migliori piatti e le bevande più costose; l'oste, vedendo arrivare un Lord vestito in maniera così appariscente e una giovane donna dalla bellezza abbagliante, aveva subito scacciato due uomini seduti al tavolo migliore posto proprio di fronte al palco dove si esibivano una piccola orchestra e un gruppo di danzatrici; tuttavia, i due giovani avevano declinato l'offerta ordinando il tavolo più isolato e tranquillo e, a questa richiesta, erano stati condotti nell'angolo più buio della sala comune illuminati solo da una lanterna appesa al soffitto.
<<Cosa offre di buono la locanda?>> aveva chiesto Francis con un ampio sorriso.
<<Oh, molte cose, mio Lord!>> aveva esclamato l'oste, mettendosi sull'attenti e facendo rimbalzare il ventre rotondo. <<Abbiamo dell'ottimo stufato, carne di prima qualità, patate e prosciutto...>>
<<Bene!>> l'aveva interrotto il giovane. <<Portami quest'ultimo piatto. E tu, Julia? Cosa prendi?>>
<<Io... va bene, uno anche per me>>.
<<E porta del vino, oste!>> aveva ordinato Francis. <<Il migliore che hai nella tua cantina! E in fretta, la mia donna è impaziente!>>
L'oste si era inchinato quanto più poteva, date le dimensioni del suo ventre, per poi andarsene verso le cucine indietreggiando.
Tutto ciò era accaduto solo pochi istanti prima.
<<La smetti con questa farsa della "tua donna"?>> sbuffò Julia.
<<E perché mai dovrei? In questo modo non dubitare che ci serviranno quanto prima!>>
<<Non serviva che tu specificassi questa idiozia! Quello lì era già pronto a correre per te, scommetto che se ti avesse visto sputare per terra si sarebbe chinato con le mani a coppa!>>
<<Buona questa!>> rise il giovane. <<Coraggio, July! Non pensarci e goditi lo spettacolo!>>
<<Non c'è niente da vedere, solo quelle oche che ballano e questa musica... odiosa!>>
<<E cosa vuoi farci... qui da loro non è ancora arrivata la musica che ascoltiamo noi, dovrai farci l'abitudine>>.
<<Va bene, va bene. Comunque chiedi in giro, hai detto che eri venuto qui per cercare informazioni su quel tipo...>>
<<Lo farò, ma dopo aver pranzato!>> esclamò Francis mentre vedeva una delle cameriere più avvenenti portare i piatti che avevano ordinato.
Julia divorò letteralmente il contenuto del suo piatto: quando Francis era appena a metà, la ragazza aveva già finito e stava ordinando una seconda porzione; il giovane, peraltro, si assicurava che il bicchiere della sua compagna di viaggio non fosse mai al di sotto della metà e continuava a riempirlo con il risultato che, in meno di un'ora, l'oste serviva al loro tavolo già la terza bottiglia.
L'oste, da parte sua, si sentiva alquanto lusingato dal fatto che due signori apprezzassero tanto la sua locanda e già pregustava una cospicua mancia adocchiando le borse rigonfie che pendevano dalle cinture di entrambi gli stranieri.
Il nervosismo di Julia era svanito nel nulla lasciando posto ad un'allegria smisurata, le guance erano arrossate, la fronte sudata e cominciava a non essere più coerente inciampando spesso nelle parole mentre portava avanti un discorso.
<<Franscisc... ho detto "Franscisc"?!>> rise con le lacrime agli occhi. <<Da oggi in poi ti chiamerò... Franscisc...>> rise ancora.
<<Julia, non hai bevuto abbastanza?>> chiese lui, riempiendole prontamente il bicchiere. Il giovane era serio, l'effetto del vino era praticamente nullo su di lui.
<<Ma che dici! Mi sembri mia madre!>> sbottò lei con voce lenta.
<<Non potevi dirmi una cosa più brutta!>> esclamò Francis, fingendo un brivido.
Julia scoppiò a ridere, gettò il capo all'indietro e poi la testa prese a girarle vorticosamente.
<<Fran... o che... ho sonno! Sono stanca...>>
<<Ci credo, con tutto quello che hai mangiato...>> Francis fu in piedi e l'oste, prontamente, gli fu accanto.
<<Mio Lord, c'è qualcosa che non va?>> chiese con reverenza.
<<Sì. Vogliamo una stanza. La migliore!>>
<<Certamente, mio Lord. Volete che chiami qualcuno per aiutare la signora a salire?>>
<<No, grazie. Faccio da me>>, così dicendo, il giovane prese Julia fra le braccia e la sollevò con facilità. <<Fammi strada>>, ordinò.
Il giovane seguì il corpulento uomo su per le scale con Julia tra le braccia che canticchiava qualcosa di incomprensibile, gli fu presentata una stanza con un grande letto, un caminetto e qualche mobile. Quando l'oste se ne fu andato, Francis adagiò la ragazza sul letto e fece per andarsene.
<<Fran!>> lo chiamò lei, allungando un braccio. <<Aspetta, dove vai?>>
<<Credevo che volessi riposarti un po'>>, le rispose lui, fermo nel mezzo della stanza.
<<Aspetta... resta un po' con me... c'è tanto spazio>>, propose Julia inciampando più volte nelle sue stesse parole.
Sorridendo, il giovane si distese accanto alla ragazza, di fianco, puntellandosi la testa con una mano. Julia stava provando a fischiare un motivetto ma, non essendone capace, quello che ne usciva era solo un soffio senza alcun senso.
<<Lo sai che da ubriaca sei proprio divertente?>> sorrise lui.
<<Io non sono ubriaca!>> strillò lei cercando di mettersi a sedere ma, quando si rese conto della stanza che girava come impazzita, decise che era meglio restare ferma. <<Sì, forse lo sono>>, ammise.
<<Peccato che tu non possa vedere la tua faccia... rossa come i capelli!>>
<<E tu sei contento... perché adesso puoi farmi quello che vuoi...>> sghignazzò la ragazza, piegandosi dal ridere e tirando con poca forza una ciocca dei capelli di Francis.
<<Sì, sei decisamente ubriaca. Julia, ti ricordi della maledizione che ci unisce? Non è consigliabile che io perda le forze in questo mondo... anche se a te piacerebbe molto>>.
<<Cosa mi piacerebbe molto?>>
<<Niente, niente... posso dirti tutto tanto domani non ti ricorderai un bel niente!>>
Julia rise, afferrò Francis per il collo e le sue dita si persero tra i capelli castani, lo strattonò e lui si ritrovò su di lei.
<<Questa cosa... già fatta...>> farfugliò lei.
<<Che dici?>> il giovane inarcò un sopracciglio.
<<Anzi no, stavo sognando!>>
<<Sì, anche questo è un sogno>>, disse Francis, ironico. <<Io in realtà sono un frutto della tua mente di Ammaliatrice adolescente, un po' pazzo ma simpatico>>.
<<No...>> Julia continuò a ridere, accarezzò i capelli del giovane. <<Francis... Francis con le ali!>>
<<Francis con le ali!>> ripeté lui, facendole il verso.
Julia rise ancora, poi le sue mani scivolarono sul materasso e chiuse gli occhi, esausta.
Francis si distese lontano da lei, la fissò, perplesso. "Francis con le ali..."
Qualcosa si accese in lui, una consapevolezza. Qualcosa di essenziale che, tuttavia, non riusciva a cogliere del tutto.
<<Julia! Julia!>> la scosse.
<<Cosa... cosa c'è?>> chiese lei, assonnata, aprendo lievemente gli occhi.
<<Perché hai detto che ho le ali? Come ti è venuto in mente?>>
La ragazza inarcò un sopracciglio, perplessa.
<<Tu hai le ali?>> chiese.
<<Lasciamo perdere>>, sospirò il giovane. <<Ne riparliamo quando sarai lucida>>.
<<Okay... porta fuori il cane...>> e, così dicendo, si addormentò di nuovo.
Nonostante tutto, Francis non riuscì a trattenersi dal ridere.

* * *

Francis si trovava nuovamente nella sala comune della locanda, prese posto al bancone e chiamò l'oste.
<<Cosa posso fare per vostra grazia?>> chiese l'uomo.
<<Portami qualcosa di forte... due bicchieri, uno per me e uno per te, offro io>>.
Felice come non mai, l'oste eseguì l'ordine.
<<Ascoltami...>> cominciò il giovane, distrattamente. <<sto cercando il santuario di Dart Nywtwilight, lo ricordi?>>
<<Sì, mio Lord. Nessuno si scorderà mai la guerra di Nemesis Darkfire! Io allora ero solo un ragazzo e, quando Nywtwilight lo sconfisse, portò la pace e la speranza in queste terre!>>
<<Io sto cercando il chierico in persona, ho bisogno di parlargli con una certa urgenza>>.
<<Oh, mi duole mettere al corrente vostra grazia... ma Dart Nywtwilight è morto...>> così dicendo, l'oste abbassò lo sguardo in segno di rispetto.
<<Morto?!>> urlò Francis, interrompendo la musica e le risa degli avventori.
Tutti i presenti fissavano il giovane, alcuni erano perplessi, altri furiosi.
<<Ehi, spero che tu abbia un buon motivo per interrompere le danze!>> esclamò un grosso uomo, facendosi avanti con aria minacciosa.
Francis alzò lo sguardo, i suoi occhi mandavano fiamme.
<<Spero che tu abbia un buon motivo per seccarmi... o ti è venuta a noia la vita?>>
<<Insolente, non sai con chi hai a che fare! Io sono un cacciatore di orchi, qui tutti mi conoscono!>>
<<Ai miei occhi resti un incapace>>.
L'uomo si fece avanti ed afferrò Francis per una spalla, facendolo alzare in piedi.
<<Signori, vi prego!>> urlò l'oste, aggirando il bancone e ponendosi dinnanzi ai due nel tentativo di separarli.
<<Fatti da parte, locandiere!>> ringhiò l'uomo.
<<No, insisto!>> strillò l'oste. <<Non voglio risse qui dentro... né cadaveri! Andate a risolvere le vostre faccende fuori di qui!>>
<<Tranquillo, non resterà traccia>>, ghignò Francis.
<<Fai lo spaccone, moccioso?!>> urlò il cacciatore di orchi con occhi iniettati di sangue.
Il giovane restò impassibile, levò la mano e cominciò a pronunciare arcane parole.
<<Zaizard kelzard. Spiriti della Morte Senza Ombra, giungete ad infliggere la punizione. NECRON KADB!>> dalle dita dello stregone si sprigionò un vento maledetto che fece curvare il corpo dell'uomo cose se fosse la fiamma di una candela e, un istante dopo, si spense esattamente come una fiammella, senza lasciare traccia; neanche un granello di polvere.
Francis batté una mano sulla sua spalla, come per spolverarla.
<<Pagliaccio...>> ringhiò tra i denti, poi si rivolse alla sala: <<Allora? Il disordine è finito, tornate a divertirvi!>>
I presenti obbedirono senza fiatare, la musica riprese... anche se era più forzata e l'atmosfera elettrizzata.
<<Dov'eravamo rimasti?>> chiese il giovane all'oste.
<<Oh... mio Lord, mi dispiace... ma non sapevo che vostra grazia fosse un incantatore!>>
<<Smettila di leccarmi i piedi! Hai detto che Nywtwilight è morto. Come? E quando?>>
<<A dire il vero non ne è mai stato ritrovato il corpo, mio Lord. Si dice che egli sconfisse Nemesis Darkfire e che ne rimase a sua volta ucciso; girano strane leggende: alcune dicono che il grande chierico sia stato bandito in un piano infernale, altre affermano che, prima di morire, Darkfire riuscì a trasmettergli una sorta di veleno che bruciò letteralmente le carni del sacerdote. La verità, in questo caso come in tanti altri, è nota solo agli Dèi>>.
<<E... il suo santuario?>>
<<Si trovava qui vicino... ma dopo la morte del sacerdote è stato preso di mira dai briganti: l'hanno saccheggiato e demolito mattone per mattone nella speranza di trovare qualche tipo di tesoro. Inutile dire che la ricerca è stata infruttuosa>>.

* * *

Tarda notte, Francis aprì lievemente la porta della stanza.
Julia era ancora distesa sul letto, il suo respiro era regolare, profondo e sereno. Il giovane si distese accanto alla ragazza e il materasso si abbassò sotto il suo peso.
Julia si mosse nel sonno, le sue mani si protesero come a cercare qualcosa e, una volta trovato il braccio di Francis, lo strinsero con affetto.
<<Che pazza...>> commentò Francis a mezza voce con un sorriso.
Julia si schiarì la voce nel sonno e mormorò alcune parole: <<Mamma... non odiarmi, ti prego...>>
Francis sgranò gli occhi per la sorpresa. Nikyliana?! Perché? Julia provava davvero affetto per sua madre? Che cosa assurda, se avesse saputo la verità...
Il giovane le accarezzò affettuosamente la testa dalle ciocche rosse, fissò il viso di lei dalla pelle liscia, così bello e perfetto, il naso arrotondato, i grandi occhi chiusi e le labbra rosee. Nikyliana non meritava una figlia così bella in grado di perdonare... e la verità... quella verità meschina che lei non conosceva. Già, forse le cose sarebbero cambiate su Julia avesse scoperto che sua madre era pronta a sbarazzarsi di lei il giorno stesso in cui aveva scoperto di aspettare un figlio, che l'aveva spudoratamente offerta in sacrificio a Nemesis Darkfire per il proprio tornaconto e che si preoccupava della vita di lei solo perché anche la sua era in gioco.
Così facile... e così difficile al tempo stesso. Francis allungo la mano destra intrecciando le sue dita a quelle della ragazza addormentata, con la sinistra cominciò a sbottonare la tunica blu di lei all'altezza della gola scendendo lentamente verso il basso per evitare di svegliarla; la pelle bianca del suo petto affiorò dalle pieghe scure della veste, la luce lunare che filtrava dalla finestra metteva tutto in risalto.
Francis si avvicinò a Julia, le fu sopra e cominciò a baciarle il collo, sentiva le pulsazioni del suo cuore sulle labbra, il profumo di quella pelle liscia, le sue dita si persero tra le ciocche rosse, poi la sua vista cominciò ad appannarsi e lui allontanò lievemente il capo, respirando affannosamente come se avesse appena compiuto una gran fatica.
<<Perché ti sei fermato?>> chiese Julia con un sussurro.
<<Sei... sei sveglia...>> osservò il giovane, stingendo i denti.
<<Ma sono stanca... più stanca di quando mi sono addormentata>>, disse lei con il medesimo sussurro sfinito.
Francis alzò il capo, fissò gli occhi di lei, l'azzurro reso abbagliante dalla luce argentea della Luna. Le accarezzò la testa, le dita affondate nei capelli, poi le sue mani scesero lungo il collo ed entrambe accarezzarono la gola di lei.
<<No!>> strillò la ragazza, contorcendosi.
<<Ehi, stai calma...>> Francis inarcò un sopracciglio. <<Ma cosa...>>
Julia alzò la mano destra e se la passò, tremante, sulla gola.
<<Scusa, non volevo...>>
<<Stai tremando>>, le disse Francis. <<Ti senti bene? Non stai male, vero?>>
<<Francis, non... non mettermi le mani alla gola. Ti prego, non farlo! Dove vuoi, non ti fermerò... ma... non alla gola!>>
Il giovane stregone si sedette sul materasso, la schiena appoggiata contro lo schienale del letto, aiutò Julia ad alzarsi e la fece adagiare sul suo petto.
<<Perché?>> le chiese. <<Ti sei fatta male, forse? Scusa, non volevo... ma...>>
<<No, non è questo>>, mormorò lei. <<È solo che... il mio sogno... ma era solo un sogno>>, si costrinse a ridere, una risata palesemente forzata e nervosa.
<<Parlamene, ti prego. Non avere paura>>.
<<Non è niente... ho solo sognato che... ecco sì, mi strozzavi>>.
<<Julia>>, il giovane le sollevò il mento in modo da poterla vedere in faccia e sorrise. <<Farei mai una cosa simile? Non devi preoccuparti, di me non dovrai mai temere nulla>>.
<<Sì, ma... anche nel sogno... avevo la sensazione che non fosse la prima volta... che provavo qualcosa del genere>>.
<<Che vuoi dire?>> chiese lui, perplesso.
<<Oh, Francis...>> la ragazza cominciò a tremare come in preda alla febbre. <<Per anni ho... cercato di dimenticare. Era riusciva a convincermi che si trattasse di un incubo, di un frutto della mia fantasia. Ma non... ora ricordo, ora so che è vero>>.
<<Cosa è vero?>> la incalzò.
<<Mia madre>>, rispose Julia. <<Avevo quattro anni e... suo marito e Bob erano via, in campeggio per una settimana. Lei era sola, doveva badare a me... ed io cercavo di aiutarla ma combinavo un guaio dopo l'altro. Alla fine si... gettò su di me e provò a strozzarmi. E mentre lo faceva gridava qualcosa come: "Meglio morire...non ti sopporto più". Poi però si è fermata, io quasi non ci vedevo più, ricordo che mi ha fatto bere e poi mi ha portata a sedere sul divano... e per ore mi ha ripetuto che era tutto un sogno, che non era vero niente, che... tante altre cose. Ed io non lo ricordavo più... come ho fatto...>> una lacrima silenziosa le rigò il viso.
Francis la strinse a sé, una rabbia incontrollabile sconvolse le sue membra, se Julia avesse potuto guardarlo in faccia avrebbe visto una luce rossa e omicida riflessa nei suoi occhi.
<<Julia... credo sia ora di tornare a casa. Il chierico non c'è, non abbiamo motivo di restare qui>>.

* * *

Nikky sedeva sul divano in salotto, la stanza era buia e solo le luci del televisore la illuminavano di bagliori spettrali; il fumo di una sigaretta si alzava lentamente verso il soffitto.
La donna respirò intensamente e spense il filtro nel posacenere.
<<Non Francis... ma Nemesis Darkfire!>> commentò.
Dalle ombre emerse la tenebrosa figura di Nemesis, i capelli blu, gli occhi rossi che brillavano nella semioscurità.
<<Nikyliana... come hai osato...>> ringhiò.
<<Non ti capisco... ma se vuoi spiegarmi meglio...>>
Nemesis ringhiò, sembrava più che mai simile a un animale e il televisore esplose; Nikky sussultò, concentrò la sua attenzione sullo stregone e vide due punti luminosi color sangue fluttuare nel buio, gli occhi rossi del Signore della Fiamma.
<<Che cosa vuoi?!>> si alzò in piedi, indietreggiando mentre lui avanzava, un incantesimo di scudo pronto sulle labbra.
<<Discutiamo!>> ringhiò Nemesis. <<Voglio vedere se esiste una buona ragione per non ammazzarti! Sentiamo la tua versione dei fatti sul lavaggio del cervello che hai fatto a Julia!>>
<<Cervello? Oh, figuriamoci... mia figlia con un cervello...>>
<<Non divagare!>> urlò lo stregone; tutte le lampadine del salotto si accesero di una luce intensissima e, in un istante, esplosero con degli scoppi simili a spari. <<Nikyliana, sono stanco dei tuoi giochetti, dei tuoi giri di parole, delle tue pretese e della tua farsa! La mia pazienza, a differenza del mio potere, ha un limite! Julia dice che, all'età di quattro anni, hai tentato di ammazzarla. E giuro che, se con la prossima frase non tenti di spiegare cos'è successo, ti incenerisco senza pensarci due volte!>>
Nikky deglutì, prese fiato.
<<Credevo... che si fosse dimenticata di quell'evento>> disse con voce tremante. <<Niente di particolare, ho solo perso le staffe per un momento... ma non potevo ucciderla... è sempre mia figlia...>>
<<Risparmiati la scena melodrammatica ed ipocrita per qualcuno disposto a crederti! Come mai io non sapevo di questi eventi?>>
<<Non vorrai punirmi per qualcosa che è avvenuto più di dodici anni fa! E per giunta con mia figlia! Non puoi dirmi tu in che modo educarla!>>
<<Chiariamo una cosa, Nikyliana: Julia appartiene anche a me... e ti garantisco che non ho intenzione di discutere su chi dei due abbia il diritto di educarla. Se proprio desideri batterti per lei... allora risolveremo con la magia!>>
Nikky si morse il labbro: su quel terreno, non aveva alcuna possibilità contro Nemesis Darkfire. Doveva continuare a giocare d'astuzia.
<<Aspetta, Darkfire!>> esclamò. <<Aspetta, scendiamo a patti!>>
<<Non ho nulla da discutere con te, vipera!>>
<<E invece sì!>> con un gesto, Nikky evocò dal nulla una minuscola fiala contenente un liquido trasparente. <<Credo che questo ti farebbe comodo>>.
La donna si sentì improvvisamente rassicurata quando vide i due bagliori rossi, che erano gli occhi di Nemesis, dilatarsi per la curiosità.
<<Cos'è?>> chiese lo stregone.
<<Ti ricordi che avevo detto di poterti liberare dal vincolo con Julia? Ecco, questo è un assaggio>>.
<<Un... che?!>>
<<Questa pozione ti renderà immune per un'ora agli effetti del vincolo; il tempo che ti serve per... "spassartela">>.
<<Mi prendi in giro?!>> tuonò il Signore della Fiamma.
<<Ti assicuro di no!>>
<<E allora... se vuoi rimanere viva, dimmi il modo di sciogliere del tutto il vincolo!>>
<<Mi spiace, ma quello solo dopo che avrai annullato il tuo rituale!>>
<<Allora vuoi morire...>> Nemesis protese una mano verso l'alto e una sfera di fuoco comparve tra le sue dita.
In risposta, Nikky pose la fiala in corrispondenza del proprio petto.
<<Fa' come meglio credi>>, sorrise. <<Avanti, scaglia il tuo incantesimo! Distruggi la fiala, me e l'unico modo che hai di sciogliere il tuo vincolo!>>
La sfera continuò ad ardere ancora per alcuni istanti, poi si spense. Nell'oscurità, Nemesis si fece avanti e strappò la fiala dalle mani di Nikky.
<<Julia è sotto la mia protezione>>, disse. <<Resterà con me alla torre... e se ti avvicini senza il mio invito non vivrai abbastanza per pentirtene!>> così dicendo, lo stregone sparì.
La donna sospirò, cadde in ginocchio, nell'oscurità, tremante di paura e con il fiato corto.
Respirò e quando, dopo parecchi minuti, fu di nuovo in grado di parlare, alzò lo sguardo al soffitto tenebroso e cominciò a ridere.
#13
Kingdom Hearts / Dubbi
10 Settembre 2005, 12:45:13
Sì, le Gocce Ricordo sembrano le più difficili... ma alla fine sono insulse.  

La vera sfida è per i Cristalli Umidi che servono ad elaborare gli altri oggetti, te li danno i Defender una volta ogni 30.000   ma ovviamente, Sua Eccellenza (io  ) ha trovato una soluzione facile facile anche per questo: nella Città di Mezzo, alla fine, puoi trovare i Defender nel corridoio dell'albergo. Tu li ammazzi e, se non ti danno niente, entra in una delle stanze dell'albergo e poi torna subito in corridoio. In molti posti non accade ma, nello specifico, i Defender si saranno rigenerati e potrai continuare a farli fuori all'infinito.  

Per quanto riguarda le Gocce Ricordo... sì, la via più facile è quella di esaudire le richieste (in pratica faranno dei gesti e, a seconda del gesto, vorranno essere colpiti da una magia particolare). L'unico accorgimento è di andare su internet, prendere i gesti, segnarli e tenerli davanti agli occhi mentre si gioca. MAI andare a memoria (io mi sono sempre confuso tra Fira e Blizzard  :waaa:), altrimenti si impreca solo.  :devil:
#14
Kingdom Hearts / Dubbi
10 Settembre 2005, 01:02:03
Citazioneke oggetti servono x l'ultima wepon?
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5 Trastele, 5 Stele Potente, 5 Stele Tuono, 3 Goccia Ricordo e 3 Vento Alacre. Tuttavia ti è un po' inutile come informazione... dato che, prima di poterla sviluppare, devi elaborare gli altri 25 oggetti.  
#15
Storie / L'oscuro Darkfire
9 Settembre 2005, 15:08:32
CitazioneMe la son letta tutto d'un fiato! Fantastica!
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Ah, finalmente ho la prova che non sto postando invano.   Grazie mille! Allora continuo!  :P

CAPITOLO XVI

<<Sei rinato... Dark Schneider...>>
Lo stregone dai capelli bianchi aprì gli occhi e si alzò in piedi. Il suo cuore era stato strappato e poi ricollocato all'interno del suo torace ma, malgrado ciò, respirava ancora. Il sangue aveva cessato di scorrere dalle sue ferite e gli occhi erano spenti. Tuttavia, egli viveva.
<<Darkfire?!>> ringhiò.
Nemesis Darkfire era seduto sull'altare della Fiamma. Entrambi si trovavano all'interno del Tempio del Fuoco, si respirava un'aria di morte.
<<Allora, cosa ne pensi?>> chiese il giovane stregone, allargando le braccia alla volta del tempio e facendo rimbombare la sua voce. <<Sono potente, non trovi? Non ho un graffio e tutti gli altri sono morti>>.
<<Sei sempre stato forte ma... non immaginavo...>>
<<Hai sbagliato>>.
<<Che cosa mi hai... mi hai fatto?>>
<<Sei morto, non ricordi? Ti ho strappato il cuore e ne ho bevuto il sangue gocciolante. Poi l'ho rimesso a posto ed ho scaricato nel tuo corpo una quantità di energia magica sufficiente a riattivare le tue funzioni vitali>>.
<<Tu mi hai riportato in vita... così?>> Dark Schneider sgranò gli occhi.
Nemesis annuì, un ghigno malvagio gli sfigurava il volto.
<<Ma allora... allora la mia anima è nel mio corpo o no?!>>
<<Chi può dirlo?>> il giovane stregone scrollò le spalle. <<Forse è solo la tua ragione che parla e la tua anima forse, in questo momento, si trova nell'aldilà. Non sono un chierico e non saprei darti una risposta>>.
<<Maledetto! Perché non mi hai lasciato morto?!>>
<<Che domande, perché mi servi! Mi serve la tua materia per poterla modellare in modo da usarla come ponte di comunicazione verso i piani esterni>>.
<<Piani esterni? No, non mi convinci! Cosa puoi volere dai piani esterni? E con quale di essi intendi metterti in contatto?>>
<<I Nove Inferi>>.
Dark Schneider fu ammutolito, fissava il suo giovane interlocutore con uno sguardo indecifrabile.
<<Perché?>>
<<Ho le mie ragioni. Adesso però è tempo di sistemare le cose... e di modificare te!>> Nemesis si avvicinò allo stregone, questi indietreggiò di un passo ma fu immobilizzato magicamente.
<<Perché, Darkfire?! Sei impazzito! Cosa vuoi dai Nove Inferi?>>
<<Non ti riguarda!>> i due erano o pochi centimetri di distanza.
E Dark Schneider abbassò gli occhi, il suo sguardo fu attirato da una pietra che Nemesis portava al collo, una pietra blu... splendente.
<<Roccia di Angelo?>> sussultò. <<Ma come puoi essere qui? È impossibile! Tu non puoi essere...>>
Ma Nemesis non prestava ascolto a quelle parole, stava già recitando il suo incantesimo. E Dark Schneider avvertiva il suo corpo cambiare e crescere.
<<Raziel! Raziel! Fermati, Raziel!>> urlava in preda alla collera.
<<Non c'è più Raziel! Il vecchio Nemesis è morto ed è nato il nuovo Nemesis! Rassegnati, Dark Schneider! E ti confido un segreto: io... amo... tutta la razza umana!>>


Le violente nevicate non cessarono: dopo una settimana la città era stata completamente sommersa ed i soccorsi erano iniziati; i camion spazzaneve pattugliavano costantemente le strade, le scuole erano state tutte chiuse e la gente evitava di uscire se non era strettamente necessario o c'era il rischio di ritrovarsi ad attendere fuori mentre i soccorsi liberavano la porta di casa.
Seduta alla sua scrivania, Julia ricopiò su di un foglio di carta un simbolo a penna preso dal secondo libro di incantesimi che aveva ricevuto, si disse che le era venuto abbastanza bene, afferrò una candela e la pose al centro del disegno.
La ragazza diede un ultimo sguardo alle parole del libro, poi pose le sue mani parallele ai lati della candela e chiuse gli occhi, concentrandosi; pochi istanti dopo spalancò bruscamente le palpebre e, nello stesso momento, la candela si accese magicamente da sola con una fiamma blu e brillante. Sorridendo, Julia fece un gesto con la mano destra e la fiamma si spostò dalla candela, lasciandola spenta,  sino alla punta del suo dito indice; la fiamma continuò ad ardere senza causarle alcun male, poi dall'indice si spostò al medio ed infine, puntando la mano, fu rispedita con un lineare alla candela, riaccendendola.
<<Bene!>> esclamò la ragazza, alzandosi in piedi. Era stanca ma quello che aveva raggiunto era un gran risultato, spense la candela con un soffio e si diresse verso il letto felice, dopo tante ore di esercizio, di potersi finalmente riposare.
Senza troppe cerimonie si gettò di schiena sul materasso, un braccio di lato sugli occhi che le proteggeva la vista dal bianco accecante del cielo fuori dalla finestra. Sentiva di aver fatto molti progressi negli ultimi sette giorni, avrebbe voluto vedere Francis, almeno per dirgli che aveva quasi finito il secondo libro... ma lui era scomparso, non si era fatto vivo da quel giorno in cui la sua visita era stata bruscamente interrotta dall'arrivo di Nikky; e poi... cos'era successo? Julia doveva essersi addormentata sul divano perché non ricordava niente, si disse che probabilmente era stanca per aver letto tutta la notte, forse le era venuto in mente di far finta di dormire e si era addormentata sul serio.
Decise che, in fondo, non le andava di stare sul letto, si alzò a sedere e saltò alla porta con la grazia di un gatto, la spalancò e scese di fretta le scale, sino in cucina: vide immediatamente sua madre, seduta al tavolo, con gli occhiali che non usava quasi mai dritti sul naso mentre leggeva il giornale e posava la cenere della sigaretta in una tazzina da caffé.
<<Ciao, mamma>>, la salutò la ragazza.
Nikky rispose annuendo, si portò la sigaretta alle labbra e gettò fuori il fumo dal naso.
<<Tuo padre è un vero idiota!>> esclamò la donna.
<<Chi, tuo marito?>> chiese Julia.
<<Lui>>, sibilò Nikky, decidendo di ignorare la precisazione di sua figlia. <<Ma insomma... sai dirmi come si fa ad essere così incompetenti?>>
<<Non arrabbiarti, poteva succedere a chiunque...>>
<<No, ti sbagli! Poteva succedere solo a un idiota come lui! Ma insomma, è possibile che tu prendi la macchina, vai in montagna per recuperare tuo figlio... e resti a tua volta bloccato dalla neve?!>>
Julia abbassò il capo per nascondere un sorriso divertito. In effetti non le dispiaceva quella situazione, da quando aveva scoperto che Bob e suo padre non erano i suoi famigliari si sentiva molto a disagio in loro presenza, quasi se ne vergognava e passava molto più tempo in camera sua.
<<Se vuoi posso chiedere a Francis se può aiutarli>>, propose la ragazza.
<<Sì, sono certa che tornerebbero... ma con il lavaggio del cervello! E poi Darkfire non lo farebbe mai, lo sai benissimo che non si spreca per simili cose>>.
Julia scrollò le spalle ed aprì la credenza.
<<Ehi, dov'è finita la mia cioccolata?>>
<<E che vuoi che ne sappia? Considerato che Bob non c'è tu sei l'unica che mangia quella roba! L'ho comprata una settimana fa e te ne ricordi adesso... meglio tardi che mai!>>
<<Sono stata un po' impegnata...>>
<<Ah, lo so... a leggere i tomi del tuo affascinante incantatore>>, sogghignò Nikky, ignorando l'occhiata rovente della figlia. <<Ti offro di sentire delle parole che nessuna madre dice a sua figlia: ti va di dedicarti a qualcosa di più intelligente?>>
<<Tipo cosa?>>
<<Non so... vuoi una sigaretta?>>
<<No, grazie>>, replicò freddamente Julia, continuando a cercare nella credenza.
<<Meglio per te, mia cara>>. La donna spense il filtro sul fondo della tazzina e, senza indugiare un solo istante, afferrò una seconda sigaretta dal pacchetto sul tavolo, la portò alle labbra e la accese respirandone avidamente il fumo. <<Perché non ti dedichi ai ragazzi?>>
Julia si immobilizzò per la sorpresa, poi si schiarì la voce.
<<Che strano... suggerimento da parte tua. Ma non penso che lo farò, di ragazzi ne ho avuti fin troppi>>.
<<Oh, ma io non mi riferisco a storielle stupide. Sai, credo che sia ora che tu trovi un vero fidanzato>>.
<<Un... che?>>
<<Ma certo! Guardati, sei quasi una donna! Manca poco, devi iniziare a pensare al matrimonio!>>
La ragazza si concesse un colpo di riso sarcastico.
<<Credevo di essere troppo giovane per sposarmi!>>
<<Troppo giovane, che assurdità!>> esclamò Nikky. <<A Meta-Likana le ragazze della tua età sono già sposate da tempo e hanno perlomeno un figlio!>>
<<Ma... perché mi dici questo?>>
Nikky tirò dalla sigaretta e ne fece uscire lentamente il fumo dalla bocca prima di rispondere.
<<Sono tua madre, Julia. So che in passato ci sono state delle incomprensioni tra noi ma... il mio desiderio è che tu possa avere una vita felice, trovare la felicità che io non ho mai avuto. Sappi che io sarò felice se tu troverai un uomo di sani principi, sincero, innamorato e... in grado di "proteggerti da tutto e da tutti">>.
Julia annuì, imbarazzata. Si rimise a frugare nella credenza.
<<Oh, eccola!>> esclamò, felice di avere altro a cui pensare.
<<Cosa?>>
<<La mia cioccolata!>>
<<Ah... già...>> Nikky tornò al suo giornale.
<<Però è strano... manca un pezzo!>>
<<Che... che cosa?>> la donna alzò lo sguardo, si rese conto di essersi dimenticata di quel dettaglio: Julia aveva staccato un pezzo e lei... lei ne aveva cancellati i ricordi da prima.
<<Guarda: ne manca uno. Strano...>>
<<Oh... ecco... perché non chiedi al tuo maestro? Non mi stupirebbe se facesse tappa nottetempo per la nostra casa. D'altronde da quella sua mente perversa è il minimo che ci si possa aspettare!>>
Julia abbassò il capo per nascondere, ancora un volta, un sorriso: nonostante tutto, l'idea non le dispiaceva.

* * *

<<Maledetto perverso! Bastardo! Ti odio! Lasciami andare, schifoso surrogato di un essere umano!>>
Nemesis Darkfire era senza parole, i suoi occhi sgranati, le pupille dilatate mentre spostava lo sguardo da una Arshes Nei in ginocchio, legata al pavimento della torre con catene magiche, a Kall Su che sorrideva in silenzio.
<<Ma come hai fatto?>> chiese.
<<Sciocchezze, potente Nemesis. So che tu avresti potuto fare senz'altro meglio di me>>.
<<Sì, ma... dannazione, incantare delle catene richiede troppi secondi e necessita di un contatto visivo con l'essere che si desidera imprigionare. Arshes avrebbe potuto ammazzarti dieci volte prima del completamento del tuo incantesimo!>>
<<E lo farò, stanne certo! Morirete entrambi!>> strillò l'Imperatrice del Tuono.
<<Rumorosa, però>> ,commentò Kall Su con un sogghigno.
<<Eppure c'è qualcosa che non mi convince...>> Nemesis si portò una mano al mento, pensieroso.
<<Potente Nemesis, mi dispiace contraddirti ma siamo usciti adesso dalla stanza della Visione del Vero dove hai potuto assistere al duello; hai anche constatato che non vi sono alleanze tra me e Arshes Nei come sospettavi>>.
<<Lo so, lo so. Quel che mi lascia perplesso è... perché Arshes si sia messa a recitare un incantesimo così lungo mentre tu cercavi di imprigionarla? Lanciando qualcosa di elementare ti avrebbe distolto dalla tua concentrazione e sarebbe sfuggita alla cattura>>.
<<Volevo incenerirlo con un colpo solo!>> strillò la mezzelfa. <<Avanti, Nemesis! Liberami! Coraggio, se lo fai subito potrei riconsiderare il nostro rapporto e concederti una notte di passione!>>
<<Bel tentativo, Arshes>>, ghignò il Signore della Fiamma. <<Mi spiace per te, ma non funziona>>.
<<Ma come, non vuoi avere questo corpo?>> così dicendo, Arshes alzò le sue mani, incatenate per i polsi, facendole scivolare dalla gola fino alle ginocchia. <<Non ti eccita la mia pelle morbida, il mio aspetto indifeso?>>
Nemesis rimase in silenzio a fissare la mezzelfa, Kall Su rimaneva composto e glaciale ma i suoi occhi erano attenti e vigili, si chiedeva come sarebbe andata a finire la provocazione dell'Imperatrice del Tuono.
<<Per niente>>, ghignò il giovane stregone. <<Sono più freddo di Kall Su, in questo momento>>.
<<Figlio di...>> Arshes Nei si alzò in piedi e corse verso i suoi carcerieri, ma le catene erano troppo corte e rimase bloccata, il suo corpo sprigionò fulmini che furono prontamente assorbiti dagli anelli di acciaio incantato. <<Io lo so, Darkfire! Preferisci quella mocciosa a me! Pagherai! Pagherai! Pagherai!>>
<<Andiamocene>>, disse Nemesis a Kall Su con voce piatta, i due diedero le spalle alla mezzelfa, i mantelli fruscianti alle loro spalle, lasciandola sola nella grande stanza che era divenuta la sua prigione.
Pochi minuti dopo, i due stregoni si trovavano seduti nello studio della torre, l'uno di fronte all'altro, sorseggiando calici di liquore viola.
<<A chi si riferiva Arshes Nei?>> chiese il Re dei Ghiacci.
<<Riguardo cosa?>> ribatté Nemesis.
<<Ha detto che tu preferisci... una "mocciosa" a lei. Di chi stava parlando?>>
<<Oh, niente... vaneggiava in preda alla collera>>.
<<Non ti fidi di me?>> Kall Su sorrise, inarcando un sopracciglio. <<Eppure abbiamo combattuto mille battaglie insieme, più volte mi hai salvato la vita... e più volte io l'ho salvata a te. Adesso siamo soli, Nemesis, lasciamo perdere il rispetto che ti devo e parliamo come due amici>>.
<<A proposito di amici... vorrei vedere Angel>>.
<<Lo vorrei anch'io ma mi duole informarti che non sta molto bene: è costretto a letto, tremante di freddo, mormorando parole confuse tra le cui si può intuire che un gelo irreale lo tortura>>.
<<Immagino...>> commentò Nemesis, disperdendo lo sguardo.
<<E quindi? Chi è questa donna di cui parlava l'imperatrice Nei?>>
Nemesis sorrise mostrando i lunghi canini e svuotò il suo bicchiere in un unico sorso.
<<Solo una mia apprendista che mi sta molto a cuore per il suo particolare talento. Arshes Nei dovrà accettare il fatto che adesso desidero divertirmi con il corpo di questa nuova allieva e che forse, in futuro, le concederò nuovamente l'onore della mia attenzione>>.
Kall Su sorrise, chiuse gli occhi e scosse il capo.
<<Non sei cambiato nonostante questa tua reincarnazione>>.
<<E tu? Non hai proprio voglia di pensare alle donne?>>
<<Ma ci penso, credimi. Solo che non ho voglia di prenderne una adesso>>.
<<Paura di impegnarti?>>
<<Noia>>.
<<Va bene, parliamo di cose più urgenti>>. Nemesis si sistemò meglio sullo schienale della sedia e rivolse al Re dei Ghiacci uno sguardo eloquente. <<Hai scoperto qualcosa riguardo quell'uomo?>>
<<Sì. Non è una buona notizia ma dipende dall'uso che ne faremo>>.
<<Parla>>.
Kall Su si schiarì la voce.
<<Sono riuscito ad identificarlo: è un "Siddartha">>.
Per la sorpresa, Nemesis si alzò di scatto in piedi, fissando Kall Su con occhi sgranati e le pupille ristrette.
<<Stai scherzando?!>>
<<Mi spiace dirlo ma... no>>.
Il Signore della Fiamma ritornò a sedere con gesti febbrili.
<<Un Siddartha? Uno Sterminatore di Incantatori?! Credevo fossero estinti!>>
<<Questo "Charl" non ha consapevolezza delle sue capacità; questo potrebbe venire a nostro vantaggio ma... dobbiamo stare attenti: non possiamo permetterci di farcelo nemico>>.
<<Dobbiamo cercare di determinarne l'effettivo livello di potere a capire da che punto in poi è possibile proteggersi con gli incantesimi di scudo. Il problema è che mi cerca, sono ricercato in questa città, temo di essere il più pericoloso criminale minorenne in circolazione>>, il giovane stregone sogghignò, soddisfatto. <<Tuttavia, se dovesse catturarmi non potrei scappare>>.
<<Allora dobbiamo ucciderlo!>> suggerì Kall Su. <<Il problema è trovare qualcuno che possa farlo! Mi hai detto che la tua apprendista è nuova, per caso non ha ancora acquisito la padronanza...>>
<<No, so che riesce già a manipolare il fuoco, dovremo trovare un'altra persona>>.
<<Va bene. Credo sia tutto. Mi spiace lasciarti, ma il lavoro mi attende>>.
<<Fai pure>>.
Kall Su si alzò ed avvolse il mantello intorno alle sue spalle.
<<Ah, porta i miei saluti ad Angel>>, disse Nemesis.
<<Lo farò. A presto, amico mio>>.
Il Signore della Fiamma rimase nuovamente solo. Nel silenzio, riusciva a sentire le urla di rabbia di Arshes Nei, aveva la mano sulla bocca, era pensieroso.
<<"Non lasciarmi più...">> mormorò fra sé. <<"Non lasciarmi più". Cosa significa tutto questo? E cosa scoprirò una volta che avrò conquistato il mondo di Meta-Likana? Troppe cose non quadrano>>. Si alzò in piedi ed andò alla finestra: la neve scendeva impetuosa, il giovane stregone batté furiosamente il pugno sulla parete di pietra. <<Dannato Nywtwilight! Per colpa tua non ricordo! Se tu fossi...>> si interruppe, una luce si accese nei suoi occhi. <<Se tu fossi? Ma tu sei!>>

* * *

 Julia sbuffò nel sonno. Si era addormentata seduta alla sua scrivania, la testa era poggiata su una delle ultime pagine del libro magico che stava leggendo, i capelli rossi le ricadevano sulla schiena, arruffati, le spalle si alzavano e si abbassavano durante la respirazione.
Stava sognando di leggere e studiare il libro di Francis, sognava proprio gli ultimi righi che aveva letto.
"Alcuni incantatori ritengono che il sonno... verso altri mondi, un occhio onnisciente; a volte, gli incantatori più potenti sono in grado di dominare i sogni ed avventurarsi nel Mondo dei Sogni ma, per la maggior parte... puramente casuale. L'ingresso al Mondo dei Sogni è varcato da tutte le creature, che lo desiderino o meno, nel momento in cui si addormentano; i sogni non sono immagini che risiedono nella mente del soggetto ma appartengono ad un piano in cui la psiche viene trasportata. Quando un incantatore è cosciente del proprio sogno e si trova nel Mondo dei Sogni, è in grado di viaggiare attraverso le menti di altre creature appartenenti anche a piani esistenziali differenti. Qualora dovesse svegliarsi, l'incantatore... nel piano corrispondente alla psiche che occupa in quel momento.
Infine, il sogno può fungere come un'efficace Visione del Vero visualizzando tutte le creature che stanno sognando nel medesimo istante".
Il sogno di Julia cambiò, era di nuovo a scuola, nevicava, stava bevendo dalla lattina di cola che il suo amico le aveva offerto... o meglio, che lei aveva fatto in modo di farsi offrire. Ma chi era quell'amico che la divorava con gli occhi?
<<Che vita schifosa...>> balbettò lui.
<<Questo l'hai già detto>>, gli fece notare la ragazza che sentiva la sua stessa voce provenire da molto, molto lontano.
<<La vita fa schifo>>, scandì bene questa volta. <<Ed è ingiusta!>> aggiunse con rabbia.
<<Adesso dovrei chiederti se c'è qualcosa che non va... e se ti va di parlarne>>, borbottò la ragazza con voce monotona.
<<Passi tutta la vita cercando di essere qualcosa che non sei!>> disse lui, amareggiato. <<E quando ti accorgi che tutto ciò è impossibile... non sei niente>>.
<<Tu sei molto, Francis. Lo so, adesso non puoi saperlo, ma stai per baciarmi. E quando lo farai ti renderai conto di quello che sei veramente e sarai fiero di te stesso, felice, potrai finalmente fare tutto quello che vuoi>>.
Julia continuò a fissare il suo amico, si aspettava qualcosa, lui avrebbe dovuto saltarle addosso, stringerla con forza e baciarla violentemente ma con quella passione che non avrebbe mai dimenticato. Eppure, lui restava immobile, si limitava a guardarla con occhi colmi di desiderio.
<<Aspetti che ti baci?>> chiese lui.
<<Sì>>, annuì la ragazza. <<È così che deve andare>>.
<<No>>, il giovane scosse il capo. <<No, non penso. Perché, invece, non sei tu a baciarmi?>>
<<Io? No, non deve andare così. So che dovresti essere tu a baciare me!>>
<<E perché mai? Ascolta, sappiamo entrambi che questo bacio è necessario, quindi non ha importanza chi sia a farlo... basta che lo facciamo!>>
<<Sì, però... aspetta, perché è necessario?>> chiese, arrossendo.
<<Perché non si può cambiare il passato che è già passato. Questo condizionerebbe il tuo presente che è il nostro futuro, capisci? E poi come sarebbe il futuro del tuo presente?>>
<<Non so, non posso sapere delle cose che devono ancora accadere>>.
Silenzio, Francis fissava la ragazza con occhi ardenti, lei si sentì terribilmente fuori posto.
<<Julia, dimmi il nome di tuo padre>>.
<<Il nome di mio padre?>>
<<Certo. Solo il suo nome, pronuncialo!>>
La ragazza sorrise con amarezza.
<<Mio padre è morto. È stato ucciso>>.
<<Da chi?>>
<<Non lo so... non lo conosco. Ma era un chierico>>.
<<E tu sai cos'è un chierico?>>
<<No... l'hanno accennato in classe ma... io non ero attenta alla spiegazione>>.
<<Lo immagino. A cosa pensavi?>>
<<Stavo... compilando una lista con tutti i ragazzi che ho avuto... e mettevo dei voti che andavano da uno a dieci>>.
<<Quanti ragazzi hai avuto?>>
<<Centotrentasette. Molti non sono durati neanche due settimane>>.
<<E qualcuno ha preso un "dieci" come voto?>>
<<No... nessuno. Al massimo nove e mezzo, ma mai dieci>>.
<<Julia...>> Francis si avvicinò alla ragazza. <<Ma per cosa stanno quei voti? Cosa deve fare un ragazzo per avere un "dieci"? Deve essere più... spaccone degli altri? Deve farti sentire unica? Deve farti fremere quando ti stringe? Dimmelo, non avere paura>>.
<<Senti, adesso basta! Perché dovrei dire a te queste cose?!>>
<<Sto solo cercando di metterti a tuo agio>>.
<<E mi fai queste domande? Non sei molto pratico di queste cose!>>
<<No... ma forse è anche un po' colpa tua...>>
<<Smettila! Dobbiamo baciarci: lo fai tu o lo faccio io?!>>
<<Io non lo farò>>, rispose Francis. <<Mi piace questo momento, è eterno... e so che non può andare avanti se non ci baciamo. Quindi per me va bene così>>.
<<E va bene>. Julia si avvicinò, protese le mani sulle spalle del giovane, poi intorno alla sua testa; le dita sottili si persero tra gli arruffati capelli castani, avvicinò il suo viso dalle labbra rosee alla faccia di lui, sfregò la sua guancia su quella dei Francis, fu punta dal sottile strato di barba incolta.
<<Julia...>> mormorò.
<<Cosa c'è?>> sussurrò lei.
<<Ho pochi rimorsi nella mia vita... ma niente che ha a che vedere con le vite che ho tolto. Solo per le cose che... che non ho fatto>>.
<<Questo non dovevi dirlo>>.
<<Cosa non dovevo dire?>>
<<Zitto. Chiudi gli occhi>>.
Il giovane obbedì, quasi subito sentì il respiro della ragazza sul suo viso... e poi le sue labbra morbide che si premevano contro le sue, la passione li travolse entrambi, si strinsero l'un l'altro per parecchi minuti e poi, quando si staccarono, Julia aveva il respiro affannoso e appariva sudata nonostante la temperatura gelida... Francis era impassibile, la fissava con occhi freddi.
<<Adesso dovresti... dovresti scappare...>> sbuffò lei.
<<No, non lo farò>>.
Lei lo guardò mordendosi il labbro inferiore, si accorse all'improvviso di provare rabbia nei confronti del giovane e, senza pensarci due volte, lo schiaffeggiò con tutte le sue forze. Il rumore dello schiaffo fu ripetuto come un'eco che non finiva mai, tutto sembrò andare al rallentatore, poi gli occhi di Francis ritornarono su Julia.
<<Mancava questa parola per completare l'incantesimo. Julia, quando prepari i tuoi incantesimi ne reciti tutta la formula tranne l'ultima parola; in combattimento, ti basterà dire una sola parola per completare l'incantesimo e scatenarne la potenza. Questa regola non vale per i maghi di alto livello. Julia, io posso recitare tutti gli incantesimi che voglio... o meglio, "potrei" recitare tutti gli incantesimi che voglio... se fossi Nemesis Darkfire>>.
Silenzio, la ragazza non riusciva a capire.
<<Ma come... tu "sei" Nemesi Darkfire!>>
Ma Francis scosse il capo.
<<Dovrei esserlo ma non lo sono. Perché l'ultima parola dell'incantesimo è stata pronunciata... ma l'accento era sulla vocale sbagliata. Julia...>> si avvicinò e le accarezzò dolcemente la guancia.
<<Cosa?>> mormorò lei.
<<Tu non sei vergine!>> ringhiò. La mano che accarezzava si trasformò in una presa vigorosa che le tirò con forza i capelli, facendola urlare di dolore.
<<No, aspetta, ma che dici?!>> strillò, contorcendosi nel tentativo di liberarsi.
<<Con quanti uomini l'hai fatto?>> ruggì il giovane. <<Cinquanta? Cento? No, centotrentasette! Senza contare le storie durate una notte senza neanche un impegno! Per quelle perderei il conto!>>
<<Non è vero! Io non l'ho mai fatto, lo giuro!>>
<<Davvero? E perché no?>>
<<Perché è un cambiamento e mi spaventa! Lasciami, fa male!>>
<<Non dire bugie, stupida! In confronto a te, una prostituta sembra una santa!>>
<<Lasciami!>>
<<Ammettilo! Ammetti che sei una sgualdrina e ti lascio andare... o ti strappo tutti i capelli!>>
<<No, ti prego!>>
<<Ammettilo!>> urlò.
Julia si strinse con forza le mani al capo, le lacrime di dolore scendevano copiose dai suoi occhi.
<<Io sono... una...>> ma non riuscì ad andare oltre: con un movimento così repentino da sembrare quasi irreale, Francis le aveva afferrato la gola con entrambe le mani e la stava strozzando. Lei cadde sulla neve, la schiena al suolo e il giovane sopra che accentuava la stretta.
<<Purificare... questa... ragazza... sporca...>> mormorò Francis che scandiva ogni parola alzando lievemente il capo di lei e sbattendolo violentemente sulla neve. <<Figlia... del... peccato. Figlia... del... demonio. Figlia... di Nemesis... Darkfire!>>
La vista di Julia si annebbiò, nell'ultimo istante vide due grandi ali piumate sulla schiena di Francis.

* * *

<<Buona... buona...>> disse una voce gentile.
Julia si svegliò, era notte, si trovava ancora seduta alla sua scrivania e una mano forte le serrava la bocca. Avrebbe urlato per lo spavento senza quella precauzione, gemette.
<<Julia, sono io>>, le sussurrò Francis all'orecchio. <<Non urlare, ora ti lascio andare>>.
Lentamente e con cautela, il giovane allontanò la mano. Fu allora che Julia si gettò fra le sue braccia e cominciò a piangere lacrime silenziose e disperate.
<<Francis...>> mormorò tra i singhiozzi.
<<Cosa c'è?>> le chiese lui, confortandola, alquanto perplesso. <<Ti ho spaventata? Mi dispiace, non volevo...>>
<<No! Ho fatto un sogno... bruttissimo...>>
<<Ah, ecco>>, sorrise il giovane, comprensivo. <<Non preoccuparti, è brutto solo adesso. Domani mattina ci ripenserai e ti renderai conto di quanto sia stupido>>.
<<Lo so, ma... non ce la faccio>>.
<<E allora piangi, nessuno te lo impedisce. Non temere, ci sono qui io>>.
La ragazza continuò a piangere ancora per alcuni minuti, poi deglutì, si asciugò gli occhi e corse verso la sua scrivania, aprì il cassetto e cominciò a frugarci dentro.
<<Cosa cerchi?>> le chiese Francis.
<<Eccola!>> esclamò lei con voce ancora stridula. <<La mia lista di ragazzi! Sono centotrentasette>>.
<<Un bel record>>, commentò il giovane con un sorriso indecifrabile. <<Ma perché l'hai tirata fuori proprio adesso?>>
<<Perché non voglio segreti tra noi. Francis, ho avuto centotrentasette ragazzi fino ad oggi, ci tenevo che tu lo sapessi>>.
<<Io... non so cosa cambi ma comunque... grazie per la sincerità>>.
Silenzio.
<<Julia, ascoltami: io sto per partire, devo incontrare un uomo. Ho pensato che avresti potuto venire con me, sarà molto istruttivo e potresti imparare qualcosa di nuovo>>.
<<Certo!>> esclamò la ragazza, sorridendo debolmente. <<Dove si va?>>
<<A Meta-Likana. Devo assolutamente incontrarlo>>.
<<Chi?>>
<<Dart Nywtwilight>>.